Uomini che decidono per le donne, sia in politica che in tv. Questo lo scenario de-genere che continua ad essere propinato sul diritto all’aborto. La domanda scottante è però una: può un uomo lontanamente percepire cosa avviene nel corpo e nella mente di una donna con la gravidanza? Che si sia a favore o contro il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, poco importa. Ciò che conta è che la famigerata parità di genere con questo ennesimo scacco matto della politica non viene né contemplata, né garantita. E dispiace che i dibattiti televisivi non coinvolgano la libertà di espressione femminile, né cerchino di avvicinarsi a comprendere neppure lontanamente le ragioni delle eventuali scelte delle donne.
La conseguente polemica montata post-trasmissione al talk Rai sull’aborto era logica e conseguenziale, soprattutto alla luce del claim diffuso dalla presidente Rai Soldi, che con la Commissione europea si era data da fare nel progetto ‘No women no panel’. La stessa pare infatti che abbia telefonato a Vespa richiamandolo sul tema che convoca in causa il corpo delle donne.
La vicenda dovrebbe ora arrivare in Commissione bicamerale di vigilanza, a detta del Pd. Se da un lato è giusto parlare di associazioni pro-life garantendo comunque un’informazione equilibrata, è altrettanto necessario analizzare la psicologia femminile, e a farlo non possono certo essere gli uomini, che nell’ottica della procreazione non riescono né possono biologicamente comprendere cosa avvenga in primis da un punto di vista ormonale in una donna, ed in secundis da un punto di vista gestazionale. Senza trascurare l’impatto che la maternità ha sulle scelte di vita femminile. Spesso la sua presenza diventa incidenza negativa sulla carriera lavorativa del gentil sesso, costretto a valutare in modo discriminante, se essere madre o professionista. Mentre sulla carta tutto questo risulterebbe scontato, nella pratica non lo è affatto. Solo le donne sanno. Per entrare nel loro mondo bisognerebbe dunque ascoltarle, e fare in modo che la politica, che è donna da un punto di vista meramente semantico, lo fosse anche nell’applicazione di leggi fondate sui loro bisogni e non sulla retorica laica o religiosa.