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	<title>Redazione, Autore presso Pubblica Now</title>
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	<description>Articoli, news e consigli da Pubblica Now</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 14:54:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Redazione, Autore presso Pubblica Now</title>
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		<title>Delitti, misteri e grandi firme: il Neroma Noir Festival accende Roma. E già si pensa alla 10a edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra grandi maestri, premi ed esordi d’eccezione, la Capitale celebra la nona edizione del festival crime dal Campidoglio al Libraccio di Claudia Proietti “C’è un cuore che batte nel cuore di Roma”, cantava Antonello Venditti. E quel cuore, lo scorso weekend, ha pulsato con un ritmo più scuro, misterioso e avvincente che mai. Da venerdì [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra grandi maestri, premi ed esordi d’eccezione, la Capitale celebra la nona edizione del festival crime dal Campidoglio al Libraccio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Claudia Proietti</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“C’è un cuore che batte nel cuore di Roma”</em>, cantava Antonello Venditti. E quel cuore, lo scorso weekend, ha pulsato con un ritmo più scuro, misterioso e avvincente che mai. Da venerdì 16 a domenica 18 ottobre, la Capitale è diventata la scenografia d’eccezione del <strong><a href="https://www.facebook.com/NeromaNoirFestival/?locale=it_IT">Neroma Noir Festival</a></strong>, la kermesse letteraria interamente dedicata alle molteplici sfaccettature del <em>crime</em> che da anni riunisce le migliori penne del panorama italiano e internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa amatissima manifestazione, giunta con successo alla sua nona edizione, si è aperta nell’autorevole e solenne cornice del Campidoglio, all’interno della splendida Sala Laudato Si’. A inaugurare l’evento sono stati ospiti di grande rilievo come Federico Ruffo, giornalista e conduttore di <em>Mi manda Rai3</em>, Mauro Valentini, giornalista d’inchiesta e scrittore, e Francois Morlupi, firma di punta per Salani e Feltrinelli. Ad arricchire l’apertura si è inoltre aggiunto il prezioso intervento di Tiziana Ciavardini, giornalista, scrittrice e direttrice dell’emittente televisiva Canale 122, che ha trasmesso l’evento in diretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due giornate successive si sono svolte, come di consueto, in quella che è ormai considerata la vera e propria “casa” del festival: la libreria Libraccio di Via Nazionale. Per un intero fine settimana, questo spazio si è trasformato nel crocevia ideale di incontri, presentazioni e concorsi letterari, tutto rigorosamente all’insegna del genere <em>crime</em>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mattinata del sabato si è aperta con la presentazione della seconda edizione della fortunata antologia <em>Tarocchi e Delitti</em>, edita da Tra le righe libri nella collana <em>Nero</em>, con il patrocinio dello sponsor Tarot Luna. Ben ventidue autori si sono cimentati nella stesura di racconti di genere ispirati agli arcani maggiori estratti a sorte dalla curatrice Chiara De Magistris.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente ricca è stata anche la parentesi legata ai concorsi e ai consolidati sodalizi della manifestazione. Il contest per racconti inediti in collaborazione con Il Giallo Mondadori ha premiato Tiziana Colosimo con il suo <em>La danza delle alghe</em>, mentre l’appuntamento annuale dedicato al <em>true crime</em>, che mette in palio la pubblicazione sul settimanale <em>Giallo</em> di Albina Perri, è andato a Dimitri Favre con il racconto <em>Primo febbraio</em>. Per la sezione romanzi inediti a trionfare è stato <em>La catena del male</em> di Luigi Guiccardi, opera che verrà pubblicata da Libraccio Editore. Grande attesa anche per la Giuria d’Onore che, con votazione e spoglio in diretta nella serata di sabato, ha incoronato Marco Proietti Mancini con il suo <em>Nero Romano</em> (Fratelli Frilli Editori), seguito al secondo posto da Wladimiro Borchi con <em>Meglio un morto in casa</em> (Fratelli Frilli Editori) e al terzo da <em>Il vizio del lupo</em> (Piemme Edizioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ampliare il respiro internazionale della kermesse ha contribuito la partnership, ormai divenuta un vero e proprio gemellaggio, con il Tenerife Noir. In rappresentanza del festival canario hanno presenziato l’organizzatore Alejandro Martin Perera e l’assessore alla letteratura Ignacio Valdes Ruiz, i quali hanno nominato vincitore del primo premio il racconto <em>La buena hija</em> di Jose María Mayorga García, opera di prossima pubblicazione – con traduzione – su Il Giallo Mondadori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il Neroma è e rimane soprattutto un punto di ritrovo vivo e attivo per le presentazioni editoriali e un contatto diretto tra autori e lettori. Negli spazi di Via Nazionale si sono avvicendati nomi del calibro di Filippo Venturi, Livia Sambrotta, Paola Barbato, Carlo Lucarelli e Salvatore Basile, insieme a moltissimi altri protagonisti della scena noir, dando vita a una delle edizioni più partecipate e calorose di sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organizzatori della manifestazione – Fabio Mundadori, Simona Teodori e Chiara De Magistris – si sono detti entusiasti del riscontro del pubblico. Un successo che getta basi solidissime per la decima edizione del prossimo anno, una ricorrenza speciale per la quale si preannunciano già novità e grandi sorprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perdete di vista questo evento letterario d’eccellenza che, in perfetto stile &#8220;caravaggesco&#8221;, riesce a plasmare l’ombra ed estrarre dal fondo oscuro delle vicende le storie più avvincenti, donando loro la luce che meritano: quella della grande creatività narrativa, anche quando i fatti raccontati si rivelano cupi, crudi e terribilmente attuali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Neroma tornerà il prossimo autunno pronto ad ammaliarvi ancora. Una pagina dopo l’altra.</p>



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		<title>Vi spiego perché il guard rail della ciclabile sulla salita del Quadraro è un errore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È polemica, a Roma, sui lavori che hanno interessata la ciclabile di via Tuscolana all’altezza della salita del Quadraro, nel cuore del Municipio VII A Roma c’è una pista ciclabile che sta facendo discutere la cittadinanza. Nel Municipio VII, all’altezza del Quadraro, è stata da poco inaugurato un tratto della ciclabile su via Tuscolana che [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>È polemica, a Roma, sui lavori che hanno interessata la ciclabile di via Tuscolana all’altezza della salita del Quadraro, nel cuore del Municipio VII</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Roma c’è una pista ciclabile che sta facendo discutere la cittadinanza. Nel Municipio VII, all’altezza del Quadraro, è stata da poco inaugurato un tratto della ciclabile su via Tuscolana che ha lasciato non poche perplessità: è comparso un<em> guard rail </em>particolarmente alto, in buona parte già arrugginito, non ci sono segnali che indicano la presenza di una ciclabile e, inoltre, in cima alla piccola salita non c’è un passaggio per le biciclette. Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di <strong>Luigi Astorino</strong>, geometra ed esponente di Forza Italia, che spiega da un punto di vista normativo perché l’intervento presenta delle criticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La salita di via Tuscolana/Quadraro, strada martoriata dai lavori, è una pista ciclabile pericolosissima dalla quale improvvisamente è sparita tutta la segnaletica a terra.&nbsp; In Italia, l&#8217;integrazione della Normativa barriere stradali EN 1317, normativa tecnica, si applica ai sensi del D.M. 21.06.2004 principalmente sulle strade con velocità consentita pari o superiore a 70 km/h. La protezione è tassativa in punti critici quali bordi di ponti/viadotti, spartitraffico, rilevati con dislivello superiore a 1 metro e scarpate con pendenza marcata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella strada in questione essendo all’interno del contesto urbano classificata tra quelle “D: Strada di scorrimento” e strada “E: Strade urbane di quartiere”, dove la velocita consentita è di 50 km/h, avrebbero potuto evitare il posizionamento delle barriere, anche perché già totalmente arrugginite e pericolose per via degli spuntoni che sorreggono tutta la struttura (la gomma posta in alcuni punti non sembra essere sufficiente a garantire l’incolumità delle persone). Al contrario, le barriere sono opportunamente posizionate dove vi è il cavalcavia sulla ferrovia. Per un’opera attesa da oltre due anni e costata oltre 600mila euro, si doveva e poteva fare molto di più».</p>
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		<title>Periferie, a Roma l&#8217;impegno per la legalità e la sicurezza di &#8220;Luce Sia&#8221;. Tiziana Siano: «La dignità passa dai servizi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle periferie romane da tempo opera l&#8217;associazione &#8220;Luce Sia&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle periferie romane da tempo opera l&#8217;associazione &#8220;Luce Sia&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare il rispetto della legalità con la tutela delle persone fragili e l’accelerazione delle assegnazioni degli alloggi. È stata protagonista di numerose fiaccolate ed eventi al fianco di Don Antonio Coluccia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Luce Sia è una associazione di Roma, nata dalla volontà di un gruppo di cittadini radicati in tutto il territorio capitolino che hanno scelto volontariamente di impegnarsi in prima persona rispetto le criticità dei propri quartieri. Più che una singola associazione, è una rete: ogni quartiere ha costituito la propria associazione, con sede e struttura autonome, e tutte si coordinano per realizzare obiettivi comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è nata dall&#8217;incontro tra cittadini di zone diverse della città, avvenuto durante alcune manifestazioni. Verificando da un lato una serie di aspetti comuni alle questioni per le quali protestavano, ed allo stesso tempo tenendo al centro la specificità dei diversi quartieri e territori, hanno deciso di creare una sorta di coordinamento tra associazioni distinte: ogni periferia ha problemi in parte diversi, ma per risolverli, anche rispetto alla complessità di una città come Roma, è necessaria una massa critica che solo una struttura che agisce a livello cittadino, rappresentando di più territori, è in grado di garantire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo centrale, per Luce Sia, è il degrado urbano e i fenomeni che lo alimentano. L&#8217;associazione lega il problema a vari fattori, tra cui le occupazioni abusive di immobili ed il traffico di stupefacenti, ritenuti strumenti di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Sul tema delle case, ovviamente, il tema è che le persone fragili vanno tutelate, ma non devono essere messe in condizione di diventare vittime del racket delle occupazioni. Per questo, la strada maestra, per Luce Sia, è quella di accelerare le assegnazioni, così che gli sgomberi siano accompagnati da soluzioni per chi ne ha davvero diritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo utilizzato è il dialogo con le istituzioni. Luce Sia si muove in coordinamento con le forze dell&#8217;ordine, con la possibilità di incontri periodici di confronto ed una presenza più visibile sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete è in crescita: le diverse associazioni sui territori sono attive a Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, Esquilino e Laurentino 38, mentre altre sono in costituzione a San Basilio e Villaggio Falcone, con i quartieri di Trastevere, Magliana e Pietralata come probabili prossimi quartieri dove intervenire ed organizzarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La coordinatrice delle diverse associazioni sui territori è, come detto, l’avvocato Tiziana Siano, che presiede in particolare quella di Don Bosco, il quartiere nel quale vive. Un ruolo ed una volontà di azione ed attivismo che sono maturati sia attraverso l’esperienza diretta sui territori che grazie all&#8217;attività professionale e forense.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo intervistato Tiziana Siano</strong> a margine dell’evento &#8220;Periferie al centro&#8221;, incontro promosso dal coordinamento di Forza Italia del Municipio VII tenutosi ad inizio a Morena, Roma.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p class="wp-block-paragraph">«La prima cosa che bisogna fare nelle periferie è portare i servizi essenziali, perché quando parliamo di lotta per la legalità, per la sicurezza, e quindi di riqualificazione del territorio, un territorio lo riqualifichi non solo con la repressione, ma lo riqualifichi con i servizi. Quando io ho detto che ci vuole la luminosità, è un primo servizio che viene offerto ai cittadini: ma questo è un problema di tutto il territorio. Quindi va ripristinato il rispetto delle regole, perché soltanto con il rispetto delle regole viene garantita la libertà di tutti i cittadini di muoversi nei loro territori, accompagnati proprio da servizi più rilevanti» spiega Siano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Noi a Don Bosco &#8211; continua Siano &#8211; su questo non ci possiamo lamentare: siamo un quartiere particolarmente servito. Quando però vado in altre periferie, come Villaggio Falcone, Quarticciolo, Bastogi, dove spesso mi impegno, i cittadini mi dicono che non hanno neanche la fermata dell&#8217;autobus sotto casa. A Roma va fatto un lavoro di ricostruzione della città, partendo da questo: si deve partire dalle periferie e ridare dignità alle periferie, perché dando dignità alle periferie si ricomincia a ricostruire la città. Quindi, ripeto, dare i servizi e contestualmente ridare quella sicurezza che ormai i cittadini romani non percepiscono più».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«A Roma le periferie alla fine sono centro: don Antonio Coluccia ci dice sempre che il centro è la periferia e la periferia è il centro, e ha ragione. Definire oggi una periferia è abbastanza difficile, come per tante altre zone di Roma. La vita si svolge lì: c&#8217;è stato in questi anni un abbandono della periferia, si vede quando si va in alcuni territori. Per esempio, in un territorio come Quarticciolo, rispetto ai semplici immobili occupati, gestiti anarchicamente da chi si ritiene proprietario di quei territori, va fatto un lavoro, perché la gran parte dei cittadini vive là. Noi nasciamo da lì, e vogliamo che ci venga riconosciuta quella dignità che non voglio dire che in questi anni ci sia stata tolta» conclude l&#8217;avvocato.</p>



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		<title>Progressi e proposte per la Sanità alla grande fiera Welfair di Roma. Ma il problema resta la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale </title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/10/18/progressi-e-proposte-per-la-sanita-alla-grande-fiera-welfair-di-roma-ma-il-problema-resta-la-collaborazione-tra-ospedali-e-assistenza-territoriale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 10:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La settima edizione di Welfair, la grande fiera annuale della sanità svoltasi a Roma dal 14 al 16 ottobre, ha discusso di governance,  tecnologie, prevenzione, problemi di organizzazione e professionali e rapporti tra operatori e pazienti ma in Italia le criticità del Servizio sanitario nazionale sono soprattutto la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale e l’implementazione di progetti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pubblicanow.it/2026/10/18/progressi-e-proposte-per-la-sanita-alla-grande-fiera-welfair-di-roma-ma-il-problema-resta-la-collaborazione-tra-ospedali-e-assistenza-territoriale/">Progressi e proposte per la Sanità alla grande fiera Welfair di Roma. Ma il problema resta la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale </a> proviene da <a href="https://www.pubblicanow.it">Pubblica Now</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La settima edizione di Welfair, la grande fiera annuale della sanità svoltasi a Roma dal 14 al 16 ottobre, ha discusso di governance,  tecnologie, prevenzione, problemi di organizzazione e professionali e rapporti tra operatori e pazienti ma in Italia le criticità del Servizio sanitario nazionale sono soprattutto la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale e l’implementazione di progetti per la verifica e il miglioramento della  qualità delle cure  </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">di <em><strong>Giovanni Ottone</strong></em><strong> </strong>(medico ospedaliero di Pronto Soccorso in pensione, specialista in Medicina Interna)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>B-Sanità</strong> è una nota piattaforma nazionale di networking professionale e di informazione dedicata  al mondo della sanità e della salute digitale. Questa rete di collaborazione e di scambio di esperienze  tra attori, dirigenti di aziende sanitarie pubbliche e private, operatori medici, tecnici e infermieristici,  imprese di tecnologie e di strumentazioni sanitarie, formatori, associazioni di pazienti, ecc. è stata  istituita nel 2020. Il network opera durante tutto l&#8217;anno per favorire l&#8217;innovazione e il miglioramento  della governance sanitaria, collegando aziende del settore, decisori pubblici e privati, aziende  sanitarie locali (ASL), Aziende ospedaliere (AO), Aziende ospedaliere universitarie (AOU), società  scientifiche e associazioni di pazienti. <strong>B-Sanità</strong> organizza annualmente a Roma <strong><a href="https://www.romawelfair.it/">Welfair</a> (La fiera  del fare Sanità</strong>), un grande appuntamento espositivo di tecnologie industriali ed esperienze del  settore e, al tempo stesso, un simposio di gruppi di lavoro che discutono temi cruciali di  organizzazione e di problematiche scientifiche e assistenziali. L’evento coinvolge enti istituzionali e  del management pubblico e privato, imprese e start up, organizzazioni dei medici e dei vari operatori  sanitari, enti di formazione, società scientifiche e associazioni dei pazienti. <strong>Welfair</strong> riunisce centinaia di attori coinvolti nel sistema e nella filiera sanitari: medici, rappresentanti di dirigenti  amministrativi, di enti e istituzioni, di cooperative e del terzo settore che lavorano a stretto contatto  con i leader di mercato nell’High Tech, nella Information Technology e nei settori biomedicale e  farmaceutico e anche con aziende Health Care, Med Tech e Bio Tech, per trovare soluzioni sui singoli  processi sanitari e sui grandi assi di sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dell’intero  sistema sanitario. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Welfair 2026: un osservatorio qualificato sulla sanità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La settima edizione di <strong>Welfair</strong> si è svolta presso la Fiera di Roma dal 14 al 16 ottobre. L’edizione  2026, intitolata “Il Sistema che Cura”, ha voluto definire temi e strumenti che possano essere utili  oggi alla Sanità italiana ed europea per essere sostenibile, internazionale, competitiva e capace di  prospettare un futuro. Il “Sistema che Cura”, in sintesi, dovrebbe essere un sistema che previene,  protegge, connette e include. Un sistema capace non solo di rispondere al bisogno di cura, ma anche  di generare salute prima che la malattia intervenga. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma ha compreso una settantina tra tavoli di lavoro e panels con circa 500 relatori in&nbsp; presenza. Citiamo i principali: intelligenza artificiale nei percorsi di cura; tutela della fertilità;&nbsp; nutrizione in oncologia; medicina della longevità; sostenibilità ambientale degli ospedali; gestione&nbsp; della non autosufficienza. <strong>Welfair</strong> ha presentato anche due proposte di iniziativa concreta elaborate&nbsp; dei Gruppi di Lavoro permanenti di <strong>B-Sanità</strong>: un insieme di pratiche per la sostenibilità ambientale&nbsp; degli ospedali; una proposta di legge per la tutela della fertilità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I simposi più significativi in termini di governance e di professionalità, sono stati i seguenti: la riunione plenaria di alcuni Direttori Generali di grandi aziende sanitarie e ospedaliere di Roma e di  alcune altre sedi urbane del nord e del sud del Paese, dedicata ai temi della autonomia, delle competenze, delle alleanze e delle responsabilità per governare la complessità del SSN; il panel  dedicato al modello organizzativo, dell’assistenza territoriale nel quadro delineato dal DM 77/2022 e  dagli investimenti del PNRR, con la istituzione delle Case della Comunità e il ruolo della medicina  generale di base; il panel intitolato “Governare la domanda: il nodo (ir)risolto della sanità”, riguardante le liste d’attesa per esami diagnostici ed interventi chirurgici; il tavolo di lavoro,  coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS) e intitolato “La Clinical Governance come  catalizzatore di soluzioni”, in cui si è discusso di ruolo e funzioni delle Linee Guida di diagnosi e  cura redatte dalle Società Scientifiche; la riunione plenaria di varie Associazioni dei pazienti,  promossa da Fiera Roma e B-Sanità by Experience che ha considerato le tre prospettive di chi  governa, chi produce conoscenza scientifica e chi vive la cura.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">La collaborazione tra ospedale e territorio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso delle discussioni avvenute nei tavoli di lavoro di <strong>Welfair</strong>, dedicati a modelli, competenze e ruoli per la sanità territoriale e al governo della domanda, con particolare riferimento al nodo  irrisolto delle liste di attesa, sono emerse interessanti esperienze sul campo in alcune Asl e ASO di  Roma, del Lazio, del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e della Campania, ove si  registra, ad esempio, il grande rilancio dell’ospedale di Avellino. Si è registrata una positiva ulteriore  implementazione della cultura e della pratica organizzativa in applicazione dei postulati del  fondamentale DL 502 / 92, riguardante l’aziendalizzazione del SSN, e del DM 70 / 2015, riguardante  gli standard relativi all’assistenza ospedaliera, e anche numerose proposte ed esperienze di utilizzo  della telemedicina e della intelligenza artificiale (IA) per migliorare la gestione delle risorse, degli esami diagnostici e dei servizi ospedalieri. Viceversa si deve prendere atto che la questione essenziale della collaborazione e integrazione tra Ospedale e Territorio, purtroppo sconta ritardi e carenze, ma  anche ostacoli, a causa di un paradigma ideologico da parte di molti esperti e dirigenti del settore che  enfatizzano l’integrazione tra servizi sociali dei Comuni e servizi sanitari territoriali delle ASl, già  male impostata nel DL 229 / 1999, curato dall’ex ministro della sanità Rosy Bindi., mentre non  attuano sufficienti iniziative concrete e necessarie per la collaborazione tra Territorio e Ospedale.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altronde esistono le note carenze derivanti dalla discutibile redazione della Missione 6 del PNRR&nbsp; (nella componente M6C1), completata nell’estate del 2022, e le gravi criticità del DM 77 / 2022,&nbsp; riguardanti modelli e standard dell’assistenza territoriale del SSN, in primis le Case di Comunità&nbsp; (CdC), ovvero gli ambiti organizzativi che dovrebbero offrire più e migliori servizi rispetto agli&nbsp; ambulatori delle ASL. In effetti l’ex ministro della salute Roberto Speranza, autore e responsabile di&nbsp; entrambi i suddetti provvedimenti, non ha previsto e stabilito precisi standard, modelli organizzativi&nbsp; e piani di lavoro, con relativi finanziamenti, per il personale medico e sanitario delle CdC. La&nbsp; conseguenza è stata la loro la loro costruzione o ristrutturazione, con i fondi del PNRR,&nbsp; sostanzialmente come progetto edilizio con nuove strumentazioni e tecnologie: apparecchiature&nbsp; radiologiche, elettrocardiografi, ecografi, ecc.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi nelle circa 1200 CdC, considerate operative a livello nazionale, dopo la verifica avvenuta&nbsp; nel luglio scorso, si sono verificate forti disparità di personale e di livelli di attività sia tra le varie&nbsp; Regioni sia tra gli ambiti territoriali di una stessa Regione. E, soprattutto si registra una mancata&nbsp; integrazione tra le strutture e i criteri previsti dal DM 77 72022, che regola la sanità territoriale, e&nbsp; quelli previsti dal DM 70 / 2015, che regola gli ospedali con i loro standard.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viceversa il nesso decisivo per un miglioramento della assistenza territoriale e per limitare la  moltiplicazione di ricoveri e di accesi inadeguati ai servizi di Pronto Soccorso (PS) deve essere la collaborazione operativa tra le Case di Comunità e i servizi, i reparti e i dipartimenti di cura degli  Ospedali.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong><a href="https://www.vocedellasanita.it/case-di-comunita-tra-resistenze-e-carenze-di-personale-la-riforma-procede-a-rilento-e-in-modo-disomogeneo-tra-le-regioni/">Case di Comunità</a></strong> possono rappresentare un miglioramento dell’assistenza territoriale solo se  verranno strutturate con specifiche “unità operative” per garantire:  </p>



<p class="wp-block-paragraph">a) la gestione congiunta, in accordo e in collaborazione con équipes di medici e di infermieri  ospedalieri, delle dimissioni protette e delle cure per il follow up post-ricovero e preventivo di riacutizzazioni e recidive per i pazienti dimessi dagli ospedali con patologie croniche  dismetaboliche, cardiovascolari, oncologiche, neurovascolari, articolari, ecc.;  </p>



<p class="wp-block-paragraph">b) il miglioramento, d’intesa con i medici di medicina generale, in termini di adeguatezza quantitativa, in relazione alla domanda, efficienza ed efficacia, della assistenza domiciliare  specialistica (AD) per le patologie croniche suddette e ai pazienti disabili e psichiatrici; </p>



<p class="wp-block-paragraph">c) l’organizzazione di esami e visite specialistiche ambulatoriali programmati, efficienti ed  efficaci, utilizzando in primis medici ospedalieri specialisti<strong>,</strong> come proposto dall’ANAAO (il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri italiani). </p>



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		<title>In Italia oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta: il Mezzogiorno resta il più colpito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 11:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 la povertà assoluta, secondo i dati Istat, coinvolge l’8% delle famiglie e il 9,3% della popolazione residente, senza variazioni significative rispetto all’anno precedente. Oltre 8,7 milioni di persone vivono invece in famiglie in povertà relativa. Minori, famiglie numerose e nuclei in affitto risultano tra i gruppi più vulnerabili, mentre il divario territoriale continua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 2025 la povertà assoluta, secondo i dati Istat, coinvolge l’8% delle famiglie e il 9,3% della popolazione residente, senza variazioni significative rispetto all’anno precedente. Oltre 8,7 milioni di persone vivono invece in famiglie in povertà relativa. Minori, famiglie numerose e nuclei in affitto risultano tra i gruppi più vulnerabili, mentre il divario territoriale continua a penalizzare il Sud</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La povertà in Italia rimane sostanzialmente stabile, ma continua a interessare una parte significativa della popolazione. Secondo le stime diffuse dall’<a href="https://www.istat.it/">Istat</a>, nel 2025 poco più di <strong>2,1 milioni di famiglie</strong> vivono in condizioni di povertà assoluta, pari all’8% delle famiglie residenti. Gli individui coinvolti sono oltre 5,4 milioni, il 9,3% della popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro, invariato rispetto al 2024, conferma la persistenza di un fenomeno che limita la possibilità di sostenere le spese essenziali. La stabilità dei dati nazionali, tuttavia, nasconde differenze marcate tra territori e categorie sociali, con situazioni particolarmente critiche per le famiglie più numerose e per quelle con figli minorenni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Mezzogiorno resta l’area più fragile</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il divario geografico continua a rappresentare uno degli elementi centrali del fenomeno. Nel Mezzogiorno l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 9,6% delle famiglie, pari a circa 813 mila nuclei. Seguono il Nord-ovest, con il 7,7%, e il Nord-est, con il 7,4%. Il Centro registra invece il dato più contenuto, pari al 6,3%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche considerando gli individui, le percentuali più elevate si osservano nel Sud e nelle Isole, dove superano l’11%. Sul fronte della povertà relativa, la distanza è ancora più evidente: nel Mezzogiorno l’incidenza familiare arriva al 19,5%, contro il 7% del Nord e il 5,9% del Centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le regioni, la Puglia registra il valore più elevato di povertà relativa familiare, con il 25,2%, seguita dalla Calabria al 23,1% e dalla Campania al 20,6%. All’estremo opposto si collocano la Valle d’Aosta, con il 3,3%, il Veneto con il 5,4% e la Toscana con il 5,7%.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Minori e giovani tra le fasce più esposte</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’età è un altro fattore determinante. Nel 2025 la povertà assoluta riguarda il 12,5% dei minori, per un totale di circa 1 milione e 136 mila bambini e ragazzi. Tra i giovani dai 18 ai 34 anni l’incidenza si attesta al 12,1%, coinvolgendo quasi 1 milione e 198 mila persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La percentuale scende all’8,9% nella fascia tra i 35 e i 64 anni e al 6,1% tra gli over 65, per oltre 891 mila individui. I dati evidenziano quindi una maggiore esposizione delle generazioni più giovani, mentre la popolazione anziana presenta un’incidenza inferiore, pur non essendo immune dal rischio di indigenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Famiglie numerose e nuclei monogenitoriali più vulnerabili</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La composizione familiare incide sensibilmente sulla probabilità di vivere in povertà assoluta. Il fenomeno raggiunge il 19,2% tra le famiglie con almeno cinque componenti e il 10,5% tra quelle con quattro. Per i nuclei di tre persone la quota è dell’8,4%, comunque superiore alla media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente difficile è la condizione delle coppie con almeno tre figli, tra le quali la povertà assoluta interessa il 16,9% dei nuclei. Un’incidenza elevata si registra anche nelle famiglie in cui convivono più nuclei o altri componenti, pari al 16,4%, e in quelle monogenitoriali, dove la quota raggiunge l’11,5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’età della persona di riferimento del nucleo familiare contribuisce a delineare ulteriori differenze. La povertà assoluta supera il 10% nelle famiglie con persona di riferimento fino a 34 anni e in quelle con età compresa tra 45 e 54 anni. Si riduce invece al 6,1% nei nuclei in cui la persona di riferimento ha almeno 65 anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’affitto pesa: povertà assoluta per una famiglia su cinque</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>costo dell’abitazione</strong> emerge come uno dei principali elementi di fragilità economica. Nel 2025 il 18,1% delle famiglie residenti vive in affitto, mentre il 73,3% possiede la casa in cui abita. Il restante 8,6% vive in un alloggio in usufrutto o concesso gratuitamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le famiglie in affitto, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 20,9%, contro il 4,5% di quelle proprietarie dell’abitazione. In termini assoluti, le famiglie povere che pagano un canone sono circa 999 mila, mentre quelle proprietarie sono oltre 875 mila.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione è ancora più critica per i nuclei con figli minorenni: tra quelli che vivono in affitto, la povertà assoluta arriva al 28,7%, mentre tra le famiglie proprietarie si ferma al 6%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la cittadinanza è associata a differenze significative. L’incidenza della povertà assoluta è pari al 32,8% nelle famiglie con almeno uno straniero, più del doppio rispetto al 14,9% rilevato tra quelle composte esclusivamente da italiani. Tra le famiglie povere con stranieri, inoltre, il 76% vive in affitto e appena il 12,2% possiede una casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il canone medio mensile sostenuto dalle famiglie in povertà assoluta è di circa 379 euro, contro i 454 euro delle famiglie non povere. Anche quando l’abitazione è di proprietà, il mutuo può incidere sulle risorse disponibili: il 16,2% delle famiglie povere proprietarie paga infatti un finanziamento per la casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nei piccoli comuni segnali di miglioramento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla stabilità complessiva, le stime Istat evidenziano alcune variazioni positive. Nei comuni fino a 50 mila abitanti, esclusi quelli periferici delle aree metropolitane, l’incidenza della povertà assoluta scende dall’8,9% del 2024 al 7,4% nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il miglioramento è sostenuto soprattutto dal Centro, dove il valore diminuisce dal 7,9% al 5,4%, e dal Mezzogiorno, in cui passa dall’11% all’8,2%. La situazione rimane invece sostanzialmente stabile nei comuni con oltre 50 mila abitanti e nelle diverse tipologie di comuni delle aree metropolitane, sebbene con differenze territoriali. Nel Centro, in particolare, si osservano andamenti divergenti: nei comuni capoluogo di area metropolitana la povertà assoluta sale, mentre in quelli più piccoli si registra una riduzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dell’intensità della povertà assoluta, indicatore che misura quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente inferiore alla soglia di riferimento, il dato nazionale resta stabile al 18,5%. Nel Mezzogiorno aumenta però dal 18,5% al 19%, soprattutto per effetto della crescita registrata nelle Isole.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un quadro stabile, ma con disuguaglianze persistenti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I dati del 2025 restituiscono l’immagine di un Paese in cui la povertà non mostra un peggioramento generalizzato, ma continua a colpire milioni di persone e a distribuirsi in modo diseguale. La maggiore vulnerabilità del Mezzogiorno, le difficoltà delle famiglie numerose e monogenitoriali, la condizione dei minori e il peso dell’affitto delineano le principali aree di criticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostanziale stabilità delle percentuali nazionali non equivale quindi al superamento dell’emergenza sociale. Le differenze territoriali e familiari confermano quanto le condizioni abitative, la composizione del nucleo e le risorse economiche disponibili possano influenzare concretamente il rischio di povertà.</p>



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		<title>Campidoglio, premio a Danilo Gigante: «L&#8217;arte può combattere la solitudine e diventare strumento di solidarietà»</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/10/13/campidoglio-premio-a-danilo-gigante-larte-puo-combattere-la-solitudine-e-diventare-strumento-di-solidarieta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 15:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella Sala della Protomoteca il riconoscimento all&#8217;imprenditore in occasione della nascita della Rome Global Culture &#38; Business Alliance. L&#8217;annuncio di un progetto per portare l&#8217;arte accanto alle persone malate Un riconoscimento al percorso imprenditoriale e all&#8217;impegno nella valorizzazione dell&#8217;arte, ma anche l&#8217;occasione per annunciare un&#8217;iniziativa concreta di solidarietà. Danilo Gigante, consulente unico di IBA Investment [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella Sala della Protomoteca il riconoscimento all&#8217;imprenditore in occasione della nascita della Rome Global Culture &amp; Business Alliance. L&#8217;annuncio di un progetto per portare l&#8217;arte accanto alle persone malate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un riconoscimento al percorso imprenditoriale e all&#8217;impegno nella valorizzazione dell&#8217;arte, ma anche l&#8217;occasione per annunciare un&#8217;iniziativa concreta di solidarietà. <strong>Danilo Gigante</strong>, consulente unico di IBA Investment Art &amp; Finance, è stato premiato nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio, nell&#8217;ambito della cerimonia dedicata alle eccellenze dell&#8217;imprenditoria e dell&#8217;associazionismo, promossa in occasione della presentazione della <strong>R.G.C. – Rome Global Culture &amp; Business Alliance</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa, organizzata all&#8217;insegna del claim <em>“Cultura Unisce Impresa”</em>, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e realtà associative con l&#8217;obiettivo di creare nuove sinergie tra mondo culturale, sistema produttivo e società civile, riconoscendo il valore di chi contribuisce alla crescita economica e sociale del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i momenti più significativi della cerimonia, l&#8217;intervento di <strong>Danilo Gigante,</strong> che ha voluto trasformare il riconoscimento ricevuto in un impegno concreto a favore delle persone più fragili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;arte dovrebbe rappresentare un elemento di unione tra i popoli e le persone. Oggi voglio assumere un impegno davanti a questa sala: mettere a disposizione alcune decine di opere d&#8217;arte per portare bellezza e conforto a chi vive la malattia e la solitudine. Perché anche un quadro può avere un valore terapeutico e diventare uno strumento di vicinanza e solidarietà», ha dichiarato Gigante, sottolineando la capacità dell&#8217;espressione artistica di andare oltre il suo valore estetico ed economico.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="579" height="1024" src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-579x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-48437" style="aspect-ratio:0.5654307936268217;width:214px;height:auto" srcset="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-579x1024.jpeg 579w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-170x300.jpeg 170w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-768x1359.jpeg 768w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-868x1536.jpeg 868w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-150x265.jpeg 150w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-300x531.jpeg 300w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41-696x1232.jpeg 696w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-16.51.41.jpeg 904w" sizes="(max-width: 579px) 100vw, 579px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Una visione che caratterizza anche la sua attività professionale, orientata alla promozione dell&#8217;arte attraverso la valorizzazione degli artisti, la realizzazione di esposizioni e il dialogo tra cultura, collezionismo e imprenditoria. «Viviamo nella città più bella del mondo e abbiamo il dovere di valorizzarne il patrimonio, offrendo agli artisti opportunità per esporre le proprie opere anche nei luoghi più prestigiosi», ha aggiunto Gigante, richiamando il ruolo di Roma come capitale internazionale della cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cerimonia, presieduta da <strong>Yuri Trombetti, </strong>Presidente della Commissione Patrimonio di Roma Capitale, ha accompagnato la presentazione ufficiale della Rome Global Culture &amp; Business Alliance, guidata da <strong>Michael Colasanti, presidente della Fondazione Saint Michel, insieme al vicepresidente Liberato Mirenna, presidente della W.I.O. – World Intercultural Organization.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento, Colasanti ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni, associazioni e imprese, evidenziando come la cultura possa rappresentare un terreno condiviso, capace di superare le appartenenze politiche e generare nuove opportunità di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea Mirenna, che ha ribadito l&#8217;importanza di costruire una rete stabile di collaborazione, trasformando le idee in progetti concreti e duraturi a beneficio della collettività. Il riconoscimento conferito a Danilo Gigante si inserisce così in una visione più ampia, nella quale l&#8217;imprenditoria culturale diventa motore di crescita, inclusione e responsabilità sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un messaggio che trova particolare espressione nell&#8217;impegno annunciato dall&#8217;imprenditore: avvicinare l&#8217;arte alle persone, soprattutto a quelle che attraversano momenti di difficoltà, dimostrando come la bellezza possa diventare anche uno strumento di solidarietà e partecipazione.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>&#8220;L’inferno addosso&#8221;: l’indagine noir e antropologica di Lorenzo Sartori. Fino a che punto possiamo mentire a noi stessi per sopravvivere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 13:11:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inferno addosso di Lorenzo Sartori è un thriller psicologico che scava nelle ferite del passato e nei segreti che la memoria cerca di cancellare. Ambientato nella provincia del Nord Italia, il romanzo parte da un drammatico episodio del 1984 e segue un’indagine che riporta alla luce traumi, colpe e verità sepolte di Claudia Proietti Ogni [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>L’inferno addosso</em> di Lorenzo Sartori è un thriller psicologico che scava nelle ferite del passato e nei segreti che la memoria cerca di cancellare. Ambientato nella provincia del Nord Italia, il romanzo parte da un drammatico episodio del 1984 e segue un’indagine che riporta alla luce traumi, colpe e verità sepolte</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>di Claudia Proietti</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni thriller psicologico che si rispetti segue dei meccanismi che vanno a smontare, se non a distruggere, determinate strutture della psiche e spesso della morale. Il tipico labirinto di segreti inconfessabili e verità taciute assume ne <em>L’inferno addosso</em> – ultima fatica letteraria di Lorenzo Sartori per <a href="https://fazieditore.it/">Fazi Editore</a> – una connotazione particolare, diventando qualcosa di ulteriormente strutturato: un palazzo che si erge in verticale, costruendo piani su piani di realtà e tensione, e, contestualmente, un tunnel sotterraneo che scava nel profondo sommerso, fino ai recessi più intimi e celati dell’anima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inferno addosso prende forma nella provincia del Nord Italia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La provincia del Nord d’Italia, statica e sonnolenta, si è trasformata negli anni, grazie alla narrativa noir contemporanea, in una dimensione oscura e claustrofobica dove a prendere forma è spesso qualcosa di abominevole e innominabile, che emerge dal fango di un passato irrisolto e ci catapulta in un vortice psicologico denso e pericolosamente profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato spazio-temporale della provincia, che amplifica il senso di isolamento del trauma mai superato, emerge come un microcosmo chiuso in sé stesso, una dimensione dove i segreti non si dissolvono, ma affondano oscure radici fermentando nell’ombra, protetti da una reticenza collettiva e dall’indifferenza generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autore sceglie la strada tanto insidiosa quanto fascinosa dell’inchiesta, che non è fine a sé stessa ma che diventa ricerca quasi delirante di una verità per troppo tempo dimenticata e bloccata nella lontana estate del 1984, quando l’atmosfera giocosa di ragazzini appena adolescenti si è tramutata di colpo in un oblio di morte e paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sempre, però, la peculiarità di un certo tipo di passato è che, quando viene sollecitato oltre un certo limite, si presenta a reclamare il conto in compagnia dei fantasmi e degli spettri più oscuri, quelli volutamente dimenticati ma che in realtà non sono mai andati via, e che tornano per dissezionare l’identità di chi li ha evocati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il caso del protagonista, che si trova coinvolto coercitivamente in un’indagine che andrà a scardinare l’equilibrio precario che ha faticosamente costruito nel tempo. Uno degli aspetti più potenti e affascinanti del romanzo risiede nell’indagine psicologica attorno alla memoria divisa e al trauma infantile. Come reagisce la mente umana quando l’orrore supera la soglia della sopportabilità? Lorenzo Sartori lascia che a rispondere siano i personaggi, attraverso le loro azioni, tra carne, sangue e fango. La memoria si rivela un campo minato protetto da barriere invisibili. C’è chi sceglie la via della rimozione radicale, sigillando interi blocchi di vissuto dentro “scatole” mentali impenetrabili; chi si cuce addosso una biografia – nuova o di seconda mano poco importa – pur di continuare a respirare; e chi si rifugia in un silenzio ostinato, ritirandosi da un mondo che rifiuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo gioca con il concetto del doppio e dello specchio: <strong>ogni personaggio sembra portare con sé un’ombra</strong>, una sorta di alter ego, che incarna la colpa, la paura o il desiderio inconfessabile di redenzione. I giochi di cortile e il grande albero che fa da tana a un gruppo di bambini si contrappongono alla brutalità della perdita dell’innocenza, rappresentata da gabbie, e scantinati bui, in questa storia che somiglia al risvolto macabro e oscuro di una fiaba. I bimbi sperduti dell’<em>isola che non c’è</em>, in queste pagine, si perdono del tutto in una dimensione infernale che diventa, loro malgrado, parte integrante delle loro vite. È così che il confine tra vittima e carnefice si assottiglia, dissolvendosi in una zona grigia dove nessuno può dirsi completamente innocente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista stilistico, ciò che rende riconoscibile e inconfondibile la penna di Sartori è la sua indiscussa capacità di mantenere una tensione costante, quasi magnetica, senza mai cedere alla tentazione dell’effetto speciale gratuito. La suspense è generata, tra le altre cose, dalla dimensione ambientale e da quella circostanziale: la nebbia che inghiotte i casolari isolati, il ticchettio ossessivo di un orologio, i silenzi pesanti tra i banchi di una scuola o lungo i filari di un pioppeto. Ogni elemento scenografico assolve a una funzione narrativa precisa. Spazi chiusi e rifugi isolati diventano proiezioni fisiche della psiche dei personaggi, labirinti da cui sembra impossibile uscire senza smarrire una parte di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’inferno addosso</em> si inserisce a pieno titolo in quella filiera di <em>romanzi noir </em>che nobilitano il genere, elevandolo a strumento di indagine antropologica. Ci interroga su una questione scomoda: fino a che punto siamo disposti a mentire a noi stessi per sopravvivere? Il libro evita accuratamente le risposte facili e i moralismi di facciata. Ci consegna invece personaggi imperfetti, spaventati, braccati da un passato che non fa sconti. È un romanzo che, pur tenendo il lettore incollato alla pagina con il ritmo incalzante tipico dei migliori thriller, lascia addosso, a lettura terminata, un sedimento malinconico e profondo. Una riflessione lucida e spietata sul fatto che le ombre, per quanto profonde si decida di seppellirle, trovano sempre il modo di tornare alla luce e, nel peggiore dei casi, di riportarci nel buio in cui le abbiamo relegate. Sta a noi trovare un finale alternativo.</p>



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		<title>Sicurezza, servizi e pulizia: la campagna elettorale di Forza Italia a Roma parte dalle periferie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 12:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forza Italia porta la campagna elettorale nelle periferie di Roma con l’iniziativa “Periferia al centro”. A Morena, Maurizio Gasparri, Giorgio Simeoni, Luisa Regimenti e Francesco Carpano hanno affrontato i principali problemi dei quartieri periferici, dalla sicurezza ai trasporti, passando per infrastrutture, pulizia e servizi. Al centro degli interventi la necessità, rivendicata dal partito, di rafforzare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forza Italia porta la campagna elettorale nelle periferie di Roma con l’iniziativa “Periferia al centro”. A Morena, Maurizio Gasparri, Giorgio Simeoni, Luisa Regimenti e Francesco Carpano hanno affrontato i principali problemi dei quartieri periferici, dalla sicurezza ai trasporti, passando per infrastrutture, pulizia e servizi. Al centro degli interventi la necessità, rivendicata dal partito, di rafforzare la presenza politica sul territorio e il rapporto diretto con i cittadini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È iniziata la campagna elettorale e i partiti si muovono, anche e soprattutto con iniziative sui territori. A Roma, nel quartiere di Morena, estrema periferia del Municipio VII, si è tenuta un&#8217;iniziativa di <a href="https://forzaitalia.it/">Forza Italia</a> dal titolo “Periferia al centro”. Dal gazebo, posizionato in piazza  Castrolibero, sono intervenuti, fra gli altri, il Senatore Maurizio Gasparri, il Segretario provinciale Alessandro Battilocchio, l&#8217;onorevole Giorgio Simeoni, Capogruppo in Regione Lazio, l&#8217;onorevole Luisa Regimenti, Segretario romano del partito, il Consigliere capitolino Francesco Carpano. Tanti i cittadini presenti all&#8217;evento organizzato dal Coordinamento municipale guidato da Giovanni Cedrone con i dirigenti locali Arturo Ciampi e Marco Eusebio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Uno può parlare di quello che si deve fare, ma anche di quello che si è fatto» ha esordito il senatore Gasparri, sollecitato dal nostro inviato. «Io qui sono stato eletto parlamentare molti anni fa, e conosco benissimo questa piazza. Ho raccontato che quando si aprì la sede della DIA, non lontano da qui, io ho preteso che si aprisse un commissariato in zona per avere una struttura anche al servizio dei cittadini, i quali avrebbero avuto sul loro territorio una struttura investigativa importante ma che si occupa di problemi altri, ed invece non avrebbero avuto un presidio del territorio. Ho chiesto che ci fosse un commissariato, conosco questa piazza, i negozi che ci sono, e credo che questa periferia abbia bisogno di maggiore rispetto, ad esempio di quello che noi abbiamo espresso in alcuni anni e che speriamo sia possibile esprimere dopo le elezioni comunali, vedendo il centrodestra vincere, garantendo, anche con Forza Italia, garantire migliori servizi sul piano delle infrastrutture, dei trasporti e della sicurezza».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="YDCVlFMHfAY"><iframe title="Forza Italia a Roma riparte dalle periferie, l&amp;apos;incontro a Morena con i big del partito" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/YDCVlFMHfAY?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«La politica va fatta sul territorio», ha poi aggiunto Maurizio Gasparri: «Forza Italia, e persone come me, continuano a farla in questa maniera, e quindi diciamo ai cittadini che ci siamo. Noi vogliamo l&#8217;integrazione possibile ma il controllo indispensabile per contrastare la clandestinità, e quindi riportare questi luoghi &#8211; che hanno tante potenzialità ma hanno avuto tante sofferenze &#8211; a un livello di vita adeguato ed importante. La periferia non va citata, va visitata, va vissuta. Io l&#8217;ho fatto sempre e continua a farlo, dando l&#8217;esempio a quelli che fanno la politica solo sui social. La politica va fatta con la gente, tra la gente».</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-48430" style="aspect-ratio:0.562505957941698;width:240px;height:auto" srcset="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-576x1024.jpeg 576w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-169x300.jpeg 169w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-768x1364.jpeg 768w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-150x266.jpeg 150w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-864x1536.jpeg 864w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-300x533.jpeg 300w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-225x400.jpeg 225w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-1068x1897.jpeg 1068w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02-696x1236.jpeg 696w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-08-at-14.44.02.jpeg 1148w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">L’onorevole <strong>Giorgio Simeoni</strong>, Capogruppo azzurro in regione Lazio, al nostro microfono, ragiona invece sull’inadeguatezza dell’attuale maggioranza in Campidoglio, proponendo un’analisi politica: «La sinistra dimostra ancora una volta che a chiacchiere è bravissima, lo riconosciamo, ma nei fatti non riesce ad attuare. Noi siamo convinti di essere sulla strada giusta: innanzitutto Forza Italia ha &#8211; di nuovo &#8211; a Roma una classe dirigente all&#8217;altezza della situazione, con un leader nazionale, Antonio Tajani, che ci indica in tutto e per tutto la strada giusta da prendere. Per cui noi siamo fiduciosi che su Roma ci sarà non una bella sorpresa, ci sarà proprio un cambiamento epocale».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importanza delle periferie, e della cura delle esigenze della popolazione che le abita, è al centro della riflessione dell’onorevole <strong>Luisa Regimenti</strong>, Segretario Romano di Forza Italia: «Per noi le periferie sono al primo posto dell&#8217;azione politica: non abbiamo cominciato certo oggi, cioè non aspettavamo la campagna elettorale per farci vedere in periferia. La segreteria romana di Forza Italia ha ben quindici sedi che sono state installate nei varie municipi. Anche qui, nel Municipio VII, c&#8217;è una nostra sede, dove appunto il segretario che ha organizzato oggi questa manifestazione, da più di un anno riceve i cittadini e li tiene in collegamento con tutte le istituzioni. Il problema delle periferie è un problema che Gualtieri non si è minimamente posto» ha proseguito l’onorevole Regimenti: «Le periferie sono invece molto importanti, perché i romani vivono nelle periferie e queste località hanno bisogno di tutto: illuminazione, strade, pulizia e sicurezza. Per parte mia io sto cercando di lavorare il più possibile sulla sicurezza. Abbiamo impegnato &#8211; come Regione Lazio &#8211; 15 milioni di euro di finanziamento per l&#8217;acquisto di dispositivi elettronici, telecamere intelligenti e centrali operative che possono rendere i cittadini più sicuri, perché la sicurezza è diffusa attraverso le telecamere, le colonnine SOS e tanti altri dispositivi sofisticati».</p>



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		<title>Studenti in rivolta in Francia, le proteste sbarcano a Science Po: l&#8217;onda può arrivare anche in Italia?</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/10/07/studenti-in-rivolta-in-francia-le-proteste-sbarcano-a-sciences-po-la-protesta-dei-giovani-puo-arrivare-anche-in-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle aule dell&#8217;élite parigina alle strade di Parigi, la mobilitazione della Gen Z francese supera i confini della scuola e diventa una protesta politica. Dopo le prime occupazioni in Italia, cresce il timore di un effetto contagio La prima immagine arriva da rue Saint-Guillaume, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. È quella delle barricate davanti a Sciences [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalle aule dell&#8217;élite parigina alle strade di Parigi, la mobilitazione della Gen Z francese supera i confini della scuola e diventa una protesta politica. Dopo le prime occupazioni in Italia, cresce il timore di un effetto contagio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima immagine arriva da rue Saint-Guillaume, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. È quella delle barricate davanti a Sciences Po, l&#8217;università d&#8217;élite di Parigi dove ha studiato anche Emmanuel Macron. Gli studenti bloccano la sede centrale del campus, mentre video e immagini della protesta rimbalzano sui social. La chiusura delle altre sedi dell&#8217;ateneo, secondo alcune fonti citate dalla stampa francese, avrebbe contribuito a concentrare la mobilitazione proprio davanti allo storico edificio di <a href="https://www.sciencespo.fr/en/">Sciences Po</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un&#8217;immagine destinata a pesare oltre i confini dell&#8217;università. Perché la protesta francese non sembra più essere soltanto una questione legata alla scuola, alle condizioni degli edifici, alle classi troppo numerose o alla carenza di insegnanti. Nelle piazze sta prendendo forma una mobilitazione generazionale che coinvolge soprattutto adolescenti e giovanissimi e che, rapidamente, si è trasformata in una contestazione più ampia nei confronti della politica e delle istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola d&#8217;ordine, nei cortei, è semplice: <strong>«Andremo avanti»</strong>. E il messaggio è quello di una generazione che vuole essere ascoltata. «Non siamo abbastanza adulti per fare politica ma lo siamo per farci picchiare dalla polizia?», è una delle domande che riassumono il sentimento della mobilitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri raccontano una protesta ormai difficile da ignorare. In tutta la Francia, secondo il ministero dell&#8217;Interno, sono scese in piazza circa <strong>250mila persone</strong>, il doppio, secondo gli organizzatori. A Parigi il corteo tra République e Nation ha visto la partecipazione di decine di migliaia di manifestanti. Accanto ai ragazzi sono arrivati insegnanti, genitori, sindacalisti, esponenti politici e rappresentanti della cultura. Una saldatura che porta la protesta oltre il perimetro strettamente studentesco. Ottantotto i membri del personale scolastico <strong>ferit</strong>i, poco meno della metà dei quali sono presidi o vicepresidi, e 24 scuole danneggiate a tal punto che, dopo essere state &#8221;incendiate o saccheggiate&#8221;, non possono riaprire nell&#8217;immediato, privando &#8221;quasi 30mila studenti della possibilità di frequentare le lezioni in presenza&#8221; ha spiegato il ministro dell&#8217;Istruzione francese Edouard Geffray</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è proprio nelle piazze che emerge la contraddizione della mobilitazione. Da una parte una protesta in larga parte pacifica, dall&#8217;altra le frange più radicali che hanno trasformato alcuni cortei in scenari di scontro. A Parigi, Lione e Strasburgo non sono mancati vandalismi e violenze. Nella capitale, dopo il passaggio della maggior parte dei manifestanti, un gruppo di black bloc ha affrontato la polizia: sassi e cassonetti incendiati da una parte, lacrimogeni e granate assordanti dall&#8217;altra. Il bilancio comprende centinaia di fermi e decine di agenti feriti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione è aumentata anche per alcuni episodi che hanno coinvolto direttamente i giovanissimi. Particolarmente grave il caso dello studente ferito a Lens, nel nord del Paese, che ha riportato la mutilazione di una mano dopo l&#8217;esplosione di una granata utilizzata dalla polizia. Un&#8217;inchiesta dovrà stabilire la dinamica dell&#8217;accaduto. È invece già sotto indagine un agente accusato di aver sparato un lacrimogeno a distanza ravvicinata contro un ragazzo, provocandogli gravi lesioni al volto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo francese prova a tenere insieme due messaggi: fermezza contro le violenze e apertura verso le rivendicazioni degli studenti. Il Primo ministro <strong>Sébastien Lecornu</strong> ha promesso di ascoltare i giovani, annunciando anche una sospensione delle lezioni per favorire un momento di confronto. Ma ha accusato Jean-Luc Mélenchon e La <em>France Insoumise</em> di voler «creare il caos nel Paese», chiedendo allo stesso tempo responsabilità individuale anche ai manifestanti minorenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lettura della destra francese è diametralmente opposta a quella della sinistra. <em>Le Figaro</em> descrive la mobilitazione non come il risveglio di una generazione, ma come il sintomo di un Paese in difficoltà, denunciando quello che definisce un «crollo dell&#8217;autorità» e dell&#8217;istruzione. La protesta diventa così anche il terreno di uno scontro politico che va ben oltre le scuole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo il punto che rende la vicenda francese interessante anche per l&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mentre Parigi si prepara a nuove giornate di mobilitazione, i primi segnali arrivano anche dall&#8217;altra parte delle Alpi. A Torino e Roma sono già partite le prime occupazioni studentesche. E tra gli studenti italiani c&#8217;è chi guarda esplicitamente a ciò che sta accadendo in Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio, o per qualcuno l&#8217;opportunità, è quello dell&#8217;effetto imitazione. La protesta potrebbe attraversare il confine non necessariamente replicando le stesse forme francesi, ma intercettando un malessere comune: scuole e università percepite come inadeguate, spazi insufficienti, difficoltà economiche, futuro incerto e una crescente distanza tra giovani e istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora sarebbe prematuro parlare di una vera mobilitazione nazionale italiana. Le occupazioni e le proteste rappresentano ancora episodi circoscritti e non è detto che riescano a trasformarsi in un movimento strutturato. Ma la cronaca francese dimostra quanto rapidamente una protesta nata dentro le scuole possa allargarsi, coinvolgere famiglie e insegnanti e trasformarsi in una questione politica nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, quindi, non è soltanto se gli studenti italiani scenderanno in piazza. È se ciò che sta accadendo in Francia possa offrire loro un linguaggio, uno slogan e soprattutto la convinzione che la piazza possa diventare di nuovo il luogo in cui una generazione fa sentire la propria voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle barricate davanti a Sciences Po alle prime occupazioni italiane, la distanza geografica è ancora grande. Ma il confine, almeno sul terreno della protesta studentesca, potrebbe essere meno solido di quanto sembri.</p>



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		<title>Benzina e diesel alle stelle, il tetto ai prezzi di Eni e IP fa respirare. Ma il ritorno alla normalità è lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 07:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei mesi di aumenti, tagli di accise progressivamente ridotti e ora il price cap delle compagnie. Ma anche dopo l&#8217;intervento di Eni e IP, i prezzi restano ai livelli più alti degli ultimi anni di Alessio Ramaccioni È dal mese di marzo che l&#8217;Italia sta pagando caro il conflitto tra Iran e Stati Uniti nello [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sei mesi di aumenti, tagli di accise progressivamente ridotti e ora il price cap delle compagnie. Ma anche dopo l&#8217;intervento di Eni e IP, i prezzi restano ai livelli più alti degli ultimi ann</em>i</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">È dal mese di marzo che l&#8217;Italia sta pagando caro il conflitto tra Iran e Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Da quando lo stretto è rimasto in gran parte bloccato, le quotazioni del greggio e dei prodotti raffinati sono salite senza sosta, trascinando con sé i prezzi alla pompa in tutta Europa. A inizio marzo i produttori del Golfo hanno ridotto la produzione, mentre il traffico nello stretto restava bloccato a causa della guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;effetto sull&#8217;Italia si è visto rapidamente: il prezzo dei carburanti è salito giorno dopo giorno, ed il 3 settembre il prezzo medio della benzina self service ha toccato 2,039 euro al litro, il livello più alto dall&#8217;8 luglio 2022. Dopo una settimana la situazione è addirittura peggiorata: il 10 settembre la benzina è salita a 2,077 euro ed il gasolio a 2,184, con un aumento di quasi 4 centesimi in sette giorni. A metà settembre si è aggiunto un secondo fronte: l&#8217;escalation degli attacchi dei ribelli yemeniti nello Stretto di Bab al-Mandeb ha compromesso una delle principali rotte alternative a Hormuz, e le compagnie hanno rincarato i listini.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La risposta del governo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per attutire il colpo, l&#8217;esecutivo ha puntato su un taglio delle accise sul gasolio, prorogato più volte ma via via ridimensionato. Il 10 settembre il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio fino al 17 settembre, confermando uno sconto di 17 centesimi al litro, mentre da marzo il costo complessivo dei sostegni ai carburanti aveva già superato i 2 miliardi di euro, rendendo sempre più difficile finanziare nuove proroghe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 17 settembre il governo ha varato un nuovo taglio delle accise, però al ribasso rispetto al precedente: da 17 a 12,2 centesimi al litro fino al 25 settembre, per poi ridursi ulteriormente. Dal 26 settembre lo sconto fiscale è stato infatti dimezzato, passando a 6,1 centesimi sul prezzo alla pompa, e resterà a questo livello fino al 5 ottobre, quando dovrebbe scattare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, finanziate dal maggior gettito Iva incassato dallo Stato per effetto dei prezzi più alti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le associazioni dei consumatori hanno criticato duramente la riduzione progressiva del sostegno: Codacons l&#8217;ha definita “del tutto insufficiente”, mentre l&#8217;Unione Nazionale Consumatori aveva chiesto di raddoppiare lo sconto a 30 centesimi sul diesel ed estenderlo anche alla benzina. Il Codacons ha calcolato che solo l&#8217;insieme delle modifiche dal 18 settembre in poi comporta un aggravio di 5,45 euro su un pieno da 50 litri. Sullo sfondo, gli allarmi si sono fatti sempre più netti: Federpetroli ha avvertito che, con lo sconto dimezzato, il rischio è di sfondare la soglia dei 3 euro al litro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>28 settembre: Eni fissa un tetto, IP la segue</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto — accise in calo e prezzi ancora sotto pressione — che arriva la mossa delle compagnie. Il 25 settembre <strong><a href="https://www.eni.com/it-IT/home.html">Eni</a> </strong>ha annunciato un price cap sui carburanti Enilive a partire dal 28 settembre: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 per la benzina, circa 17 centesimi in meno rispetto ai prezzi di mercato. La misura vale per self e servito, dura 30 giorni ed è prorogabile fino al 31 dicembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poche ore dopo si è mossa anche IP, la rete del gruppo Socar: dopo Eni, anche IP ha annunciato un tetto ai prezzi, valutando di estenderlo pure alla rete Esso — ma senza indicare una cifra precisa, parlando genericamente di prezzi “calmierati” con un meccanismo graduale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due reti insieme contano, rispettivamente, 3.923 distributori Eni e 3.675 IP, pari a circa un terzo dei 21.352 punti vendita attivi in Italia. Le stime del Centro Studi Unimpresa, al netto dell&#8217;Iva, quantificano il beneficio del tetto Eni in fino a 17,80 euro a settimana (circa 80 euro al mese) per una famiglia con due auto, e tra 12 e 37 euro a settimana (50-160 euro al mese) per una piccola impresa con un furgone. Non è un dettaglio da poco nemmeno il precedente citato spesso in queste ore: in Francia il tetto imposto da Total ha provocato code ai distributori e pompe rimaste a secco.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il tetto non riporta i prezzi alla normalità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il price cap di Eni va letto per quello che è: un argine, non un ritorno alla normalità. Il riferimento stesso usato per calcolarne il vantaggio — la media nazionale di 2,152 euro per la benzina e 2,369 per il gasolio, rilevata dal Mimit il 28 settembre — è un livello che, va ricordato, il mercato aveva toccato l&#8217;ultima volta nell&#8217;estate del 2022, in piena crisi energetica post-invasione dell&#8217;Ucraina. Un tetto fissato a 1,99 e 2,19 euro resta quindi un prezzo storicamente alto: taglia la punta più acuta del rincaro, ma non riporta i costi ai livelli precedenti alla crisi di Hormuz. Con le accise ormai dimezzate e l’oggettiva fatica da parte del governo nel trovare coperture per nuovi sconti, un limitato argine contro il caro carburanti oggi lo stanno mettendo le compagnie petrolifere: resta da vedere quanto a lungo vorranno, o potranno, sostenerlo.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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