Nel 2025 la povertà assoluta, secondo i dati Istat, coinvolge l’8% delle famiglie e il 9,3% della popolazione residente, senza variazioni significative rispetto all’anno precedente. Oltre 8,7 milioni di persone vivono invece in famiglie in povertà relativa. Minori, famiglie numerose e nuclei in affitto risultano tra i gruppi più vulnerabili, mentre il divario territoriale continua a penalizzare il Sud
La povertà in Italia rimane sostanzialmente stabile, ma continua a interessare una parte significativa della popolazione. Secondo le stime diffuse dall’Istat, nel 2025 poco più di 2,1 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà assoluta, pari all’8% delle famiglie residenti. Gli individui coinvolti sono oltre 5,4 milioni, il 9,3% della popolazione.
Il quadro, invariato rispetto al 2024, conferma la persistenza di un fenomeno che limita la possibilità di sostenere le spese essenziali. La stabilità dei dati nazionali, tuttavia, nasconde differenze marcate tra territori e categorie sociali, con situazioni particolarmente critiche per le famiglie più numerose e per quelle con figli minorenni.
Il Mezzogiorno resta l’area più fragile
Il divario geografico continua a rappresentare uno degli elementi centrali del fenomeno. Nel Mezzogiorno l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 9,6% delle famiglie, pari a circa 813 mila nuclei. Seguono il Nord-ovest, con il 7,7%, e il Nord-est, con il 7,4%. Il Centro registra invece il dato più contenuto, pari al 6,3%.
Anche considerando gli individui, le percentuali più elevate si osservano nel Sud e nelle Isole, dove superano l’11%. Sul fronte della povertà relativa, la distanza è ancora più evidente: nel Mezzogiorno l’incidenza familiare arriva al 19,5%, contro il 7% del Nord e il 5,9% del Centro.
Tra le regioni, la Puglia registra il valore più elevato di povertà relativa familiare, con il 25,2%, seguita dalla Calabria al 23,1% e dalla Campania al 20,6%. All’estremo opposto si collocano la Valle d’Aosta, con il 3,3%, il Veneto con il 5,4% e la Toscana con il 5,7%.
Minori e giovani tra le fasce più esposte
L’età è un altro fattore determinante. Nel 2025 la povertà assoluta riguarda il 12,5% dei minori, per un totale di circa 1 milione e 136 mila bambini e ragazzi. Tra i giovani dai 18 ai 34 anni l’incidenza si attesta al 12,1%, coinvolgendo quasi 1 milione e 198 mila persone.
La percentuale scende all’8,9% nella fascia tra i 35 e i 64 anni e al 6,1% tra gli over 65, per oltre 891 mila individui. I dati evidenziano quindi una maggiore esposizione delle generazioni più giovani, mentre la popolazione anziana presenta un’incidenza inferiore, pur non essendo immune dal rischio di indigenza.
Famiglie numerose e nuclei monogenitoriali più vulnerabili
La composizione familiare incide sensibilmente sulla probabilità di vivere in povertà assoluta. Il fenomeno raggiunge il 19,2% tra le famiglie con almeno cinque componenti e il 10,5% tra quelle con quattro. Per i nuclei di tre persone la quota è dell’8,4%, comunque superiore alla media nazionale.
Particolarmente difficile è la condizione delle coppie con almeno tre figli, tra le quali la povertà assoluta interessa il 16,9% dei nuclei. Un’incidenza elevata si registra anche nelle famiglie in cui convivono più nuclei o altri componenti, pari al 16,4%, e in quelle monogenitoriali, dove la quota raggiunge l’11,5%.
L’età della persona di riferimento del nucleo familiare contribuisce a delineare ulteriori differenze. La povertà assoluta supera il 10% nelle famiglie con persona di riferimento fino a 34 anni e in quelle con età compresa tra 45 e 54 anni. Si riduce invece al 6,1% nei nuclei in cui la persona di riferimento ha almeno 65 anni.
L’affitto pesa: povertà assoluta per una famiglia su cinque
Il costo dell’abitazione emerge come uno dei principali elementi di fragilità economica. Nel 2025 il 18,1% delle famiglie residenti vive in affitto, mentre il 73,3% possiede la casa in cui abita. Il restante 8,6% vive in un alloggio in usufrutto o concesso gratuitamente.
Tra le famiglie in affitto, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 20,9%, contro il 4,5% di quelle proprietarie dell’abitazione. In termini assoluti, le famiglie povere che pagano un canone sono circa 999 mila, mentre quelle proprietarie sono oltre 875 mila.
La situazione è ancora più critica per i nuclei con figli minorenni: tra quelli che vivono in affitto, la povertà assoluta arriva al 28,7%, mentre tra le famiglie proprietarie si ferma al 6%.
Anche la cittadinanza è associata a differenze significative. L’incidenza della povertà assoluta è pari al 32,8% nelle famiglie con almeno uno straniero, più del doppio rispetto al 14,9% rilevato tra quelle composte esclusivamente da italiani. Tra le famiglie povere con stranieri, inoltre, il 76% vive in affitto e appena il 12,2% possiede una casa.
Il canone medio mensile sostenuto dalle famiglie in povertà assoluta è di circa 379 euro, contro i 454 euro delle famiglie non povere. Anche quando l’abitazione è di proprietà, il mutuo può incidere sulle risorse disponibili: il 16,2% delle famiglie povere proprietarie paga infatti un finanziamento per la casa.
Nei piccoli comuni segnali di miglioramento
Accanto alla stabilità complessiva, le stime Istat evidenziano alcune variazioni positive. Nei comuni fino a 50 mila abitanti, esclusi quelli periferici delle aree metropolitane, l’incidenza della povertà assoluta scende dall’8,9% del 2024 al 7,4% nel 2025.
Il miglioramento è sostenuto soprattutto dal Centro, dove il valore diminuisce dal 7,9% al 5,4%, e dal Mezzogiorno, in cui passa dall’11% all’8,2%. La situazione rimane invece sostanzialmente stabile nei comuni con oltre 50 mila abitanti e nelle diverse tipologie di comuni delle aree metropolitane, sebbene con differenze territoriali. Nel Centro, in particolare, si osservano andamenti divergenti: nei comuni capoluogo di area metropolitana la povertà assoluta sale, mentre in quelli più piccoli si registra una riduzione.
Sul fronte dell’intensità della povertà assoluta, indicatore che misura quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente inferiore alla soglia di riferimento, il dato nazionale resta stabile al 18,5%. Nel Mezzogiorno aumenta però dal 18,5% al 19%, soprattutto per effetto della crescita registrata nelle Isole.
Un quadro stabile, ma con disuguaglianze persistenti
I dati del 2025 restituiscono l’immagine di un Paese in cui la povertà non mostra un peggioramento generalizzato, ma continua a colpire milioni di persone e a distribuirsi in modo diseguale. La maggiore vulnerabilità del Mezzogiorno, le difficoltà delle famiglie numerose e monogenitoriali, la condizione dei minori e il peso dell’affitto delineano le principali aree di criticità.
La sostanziale stabilità delle percentuali nazionali non equivale quindi al superamento dell’emergenza sociale. Le differenze territoriali e familiari confermano quanto le condizioni abitative, la composizione del nucleo e le risorse economiche disponibili possano influenzare concretamente il rischio di povertà.
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