Benzina e diesel alle stelle, il tetto ai prezzi di Eni e IP fa respirare. Ma il ritorno alla normalità è lontano

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Sei mesi di aumenti, tagli di accise progressivamente ridotti e ora il price cap delle compagnie. Ma anche dopo l’intervento di Eni e IP, i prezzi restano ai livelli più alti degli ultimi anni

di Alessio Ramaccioni

È dal mese di marzo che l’Italia sta pagando caro il conflitto tra Iran e Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Da quando lo stretto è rimasto in gran parte bloccato, le quotazioni del greggio e dei prodotti raffinati sono salite senza sosta, trascinando con sé i prezzi alla pompa in tutta Europa. A inizio marzo i produttori del Golfo hanno ridotto la produzione, mentre il traffico nello stretto restava bloccato a causa della guerra.

L’effetto sull’Italia si è visto rapidamente: il prezzo dei carburanti è salito giorno dopo giorno, ed il 3 settembre il prezzo medio della benzina self service ha toccato 2,039 euro al litro, il livello più alto dall’8 luglio 2022. Dopo una settimana la situazione è addirittura peggiorata: il 10 settembre la benzina è salita a 2,077 euro ed il gasolio a 2,184, con un aumento di quasi 4 centesimi in sette giorni. A metà settembre si è aggiunto un secondo fronte: l’escalation degli attacchi dei ribelli yemeniti nello Stretto di Bab al-Mandeb ha compromesso una delle principali rotte alternative a Hormuz, e le compagnie hanno rincarato i listini.

La risposta del governo

Per attutire il colpo, l’esecutivo ha puntato su un taglio delle accise sul gasolio, prorogato più volte ma via via ridimensionato. Il 10 settembre il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio fino al 17 settembre, confermando uno sconto di 17 centesimi al litro, mentre da marzo il costo complessivo dei sostegni ai carburanti aveva già superato i 2 miliardi di euro, rendendo sempre più difficile finanziare nuove proroghe.

Il 17 settembre il governo ha varato un nuovo taglio delle accise, però al ribasso rispetto al precedente: da 17 a 12,2 centesimi al litro fino al 25 settembre, per poi ridursi ulteriormente. Dal 26 settembre lo sconto fiscale è stato infatti dimezzato, passando a 6,1 centesimi sul prezzo alla pompa, e resterà a questo livello fino al 5 ottobre, quando dovrebbe scattare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, finanziate dal maggior gettito Iva incassato dallo Stato per effetto dei prezzi più alti.

Le associazioni dei consumatori hanno criticato duramente la riduzione progressiva del sostegno: Codacons l’ha definita “del tutto insufficiente”, mentre l’Unione Nazionale Consumatori aveva chiesto di raddoppiare lo sconto a 30 centesimi sul diesel ed estenderlo anche alla benzina. Il Codacons ha calcolato che solo l’insieme delle modifiche dal 18 settembre in poi comporta un aggravio di 5,45 euro su un pieno da 50 litri. Sullo sfondo, gli allarmi si sono fatti sempre più netti: Federpetroli ha avvertito che, con lo sconto dimezzato, il rischio è di sfondare la soglia dei 3 euro al litro.

28 settembre: Eni fissa un tetto, IP la segue

È in questo contesto — accise in calo e prezzi ancora sotto pressione — che arriva la mossa delle compagnie. Il 25 settembre Eni ha annunciato un price cap sui carburanti Enilive a partire dal 28 settembre: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 per la benzina, circa 17 centesimi in meno rispetto ai prezzi di mercato. La misura vale per self e servito, dura 30 giorni ed è prorogabile fino al 31 dicembre.

Poche ore dopo si è mossa anche IP, la rete del gruppo Socar: dopo Eni, anche IP ha annunciato un tetto ai prezzi, valutando di estenderlo pure alla rete Esso — ma senza indicare una cifra precisa, parlando genericamente di prezzi “calmierati” con un meccanismo graduale.

Le due reti insieme contano, rispettivamente, 3.923 distributori Eni e 3.675 IP, pari a circa un terzo dei 21.352 punti vendita attivi in Italia. Le stime del Centro Studi Unimpresa, al netto dell’Iva, quantificano il beneficio del tetto Eni in fino a 17,80 euro a settimana (circa 80 euro al mese) per una famiglia con due auto, e tra 12 e 37 euro a settimana (50-160 euro al mese) per una piccola impresa con un furgone. Non è un dettaglio da poco nemmeno il precedente citato spesso in queste ore: in Francia il tetto imposto da Total ha provocato code ai distributori e pompe rimaste a secco.

Il tetto non riporta i prezzi alla normalità

Il price cap di Eni va letto per quello che è: un argine, non un ritorno alla normalità. Il riferimento stesso usato per calcolarne il vantaggio — la media nazionale di 2,152 euro per la benzina e 2,369 per il gasolio, rilevata dal Mimit il 28 settembre — è un livello che, va ricordato, il mercato aveva toccato l’ultima volta nell’estate del 2022, in piena crisi energetica post-invasione dell’Ucraina. Un tetto fissato a 1,99 e 2,19 euro resta quindi un prezzo storicamente alto: taglia la punta più acuta del rincaro, ma non riporta i costi ai livelli precedenti alla crisi di Hormuz. Con le accise ormai dimezzate e l’oggettiva fatica da parte del governo nel trovare coperture per nuovi sconti, un limitato argine contro il caro carburanti oggi lo stanno mettendo le compagnie petrolifere: resta da vedere quanto a lungo vorranno, o potranno, sostenerlo.

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