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	<title>Pubblica Now</title>
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	<description>Articoli, news e consigli da Pubblica Now</description>
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		<title>Sciopero, manifestazioni e scontri, l&#8217;opinione di Francesco Bucci: «Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma chi aggredisce le forze dell’ordine attacca lo Stato»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 17:17:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su Pubblica Now intervista a Francesco Bucci, esperto di sicurezza, sui gravi episodi di violenza verificatisi nella Capitale nella giornata di venerdì 30 ottobre, sul ruolo delle forze dell’ordine e sulla necessità di garantire sicurezza, legalità e libertà di manifestazione Bucci, ieri Roma è stata teatro di scontri e momenti di forte tensione tra manifestanti [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su Pubblica Now intervista a Francesco Bucci, esperto di sicurezza, sui gravi episodi di violenza verificatisi nella Capitale nella giornata di venerdì 30 ottobre, sul ruolo delle forze dell’ordine e sulla necessità di garantire sicurezza, legalità e libertà di manifestazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bucci, ieri Roma è stata teatro di scontri e momenti di forte tensione tra manifestanti e forze dell’ordine. Qual è la sua valutazione di quanto accaduto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le immagini che abbiamo visto sono preoccupanti e meritano una riflessione seria. Il diritto di manifestare rappresenta uno dei pilastri della nostra democrazia e deve essere sempre garantito. Ma esiste una linea di confine molto chiara tra la libera espressione del dissenso e la violenza. Quando si passa dalle parole al lancio di oggetti, dalle rivendicazioni alle aggressioni contro gli operatori di polizia, non siamo più nell’ambito della protesta democratica. Siamo di fronte a comportamenti che devono essere condannati senza esitazioni. Roma non può diventare il teatro di una guerriglia urbana».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è chi sostiene che alcune reazioni delle forze dell’ordine siano state eccessive. Cosa risponde?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Credo che sia necessario evitare giudizi sommari, soprattutto quando si parla di situazioni operative estremamente complesse. Le forze dell’ordine intervengono in contesti nei quali le decisioni devono essere assunte in pochi istanti, spesso in condizioni di grande pressione e pericolo. Ogni intervento deve naturalmente rispettare i principi di legalità, necessità e proporzionalità, ma non possiamo dimenticare che gli operatori hanno il dovere di tutelare l’incolumità delle persone e impedire che la violenza degeneri. Eventuali comportamenti non conformi alle regole devono essere accertati nelle sedi competenti, senza però trasformare automaticamente chi garantisce l’ordine pubblico nel responsabile delle tensioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il suo messaggio agli agenti che ieri hanno affrontato una giornata così difficile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il mio primo pensiero va alle donne e agli uomini della Polizia di Stato e a tutti gli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico. A loro desidero esprimere solidarietà, vicinanza e gratitudine. Dietro ogni uniforme ci sono persone, famiglie, professionisti che ogni giorno scelgono di servire lo Stato. Troppo spesso ci si dimentica che chi indossa una divisa non è un bersaglio, ma un servitore delle istituzioni. Aggredire un poliziotto significa colpire chi è lì per garantire la sicurezza collettiva, anche di chi sta manifestando».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto conta, in situazioni come queste, il lavoro di coordinamento delle autorità di pubblica sicurezza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È assolutamente determinante. Desidero sottolineare l’importanza del lavoro svolto dal Prefetto e dal Questore di Roma, insieme a tutti i dirigenti e agli operatori coinvolti nella gestione dell’ordine pubblico. Governare una manifestazione in una città complessa come Roma significa trovare un equilibrio delicatissimo tra la tutela dei diritti costituzionali e la sicurezza dei cittadini. È un lavoro che comincia molto prima dell’arrivo dei manifestanti nelle piazze, attraverso attività di analisi, prevenzione, pianificazione e coordinamento. Si tratta di professionalità che meritano rispetto e riconoscimento».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo lei, dietro questi episodi c’è il rischio che alcune manifestazioni vengano strumentalizzate da gruppi interessati esclusivamente allo scontro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È un rischio che non possiamo sottovalutare. Dobbiamo distinguere nettamente la grande maggioranza delle persone che scende in piazza pacificamente da chi utilizza quelle occasioni per cercare lo scontro con le istituzioni. La violenza finisce per danneggiare innanzitutto le ragioni di chi manifesta legittimamente, perché sposta l’attenzione dalle rivendicazioni ai disordini. Saranno naturalmente gli accertamenti delle autorità competenti a stabilire le responsabilità individuali e l’eventuale presenza di condotte organizzate. Non bisogna generalizzare, ma nemmeno minimizzare».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha più volte richiamato l’importanza della prevenzione e della fermezza nella gestione dell’ordine pubblico. Condivide questa impostazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ritengo che prevenzione e fermezza debbano procedere insieme. La prevenzione serve a ridurre i rischi, a individuare tempestivamente le criticità e a creare le condizioni affinché le manifestazioni possano svolgersi pacificamente. La fermezza, invece, è necessaria quando qualcuno decide deliberatamente di oltrepassare i limiti della legalità. Non significa comprimere il dissenso, ma impedire che la libertà di alcuni venga utilizzata per mettere in pericolo quella degli altri. Lo Stato deve essere autorevole, equilibrato e capace di intervenire nel rispetto delle regole».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei si occupa da tempo di sicurezza. Cosa bisognerebbe fare concretamente per evitare il ripetersi di episodi simili?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Occorre continuare a investire nella formazione degli operatori, nelle tecnologie, nelle dotazioni di protezione e soprattutto nella capacità di prevenzione. La gestione dell’ordine pubblico richiede preparazione, esperienza e un coordinamento sempre più efficace tra le diverse istituzioni. Ma serve anche una maggiore responsabilità collettiva. La sicurezza non può essere considerata esclusivamente un problema delle forze dell’ordine: è un valore che riguarda l’intera società. Chi organizza una manifestazione, chi vi partecipa e chi ricopre responsabilità pubbliche deve contribuire a creare un clima di rispetto delle regole».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è anche un tema di rispetto verso le istituzioni e verso chi rappresenta lo Stato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Assolutamente sì. Credo che negli ultimi anni si sia progressivamente indebolita, in alcuni contesti, la percezione del valore delle istituzioni e del ruolo di chi quotidianamente le rappresenta. La divisa non deve essere considerata un elemento di contrapposizione, ma un simbolo di servizio alla collettività. Naturalmente il rispetto deve essere reciproco e deve sempre accompagnarsi alla trasparenza e alla responsabilità. Ma non possiamo accettare che l’aggressione a un appartenente alle forze dell’ordine venga banalizzata o giustificata come una normale espressione del conflitto sociale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In conclusione, quale messaggio vuole lanciare dopo quanto accaduto ieri nella Capitale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vorrei ribadire un concetto semplice: la libertà di manifestare e il diritto alla sicurezza non sono valori contrapposti. Sono entrambi fondamentali e devono essere tutelati con la stessa determinazione. Roma è la Capitale della Repubblica, il cuore delle nostre istituzioni, e non può diventare ostaggio di chi sceglie la violenza. Dobbiamo difendere il diritto di chi protesta pacificamente e, allo stesso tempo, sostenere concretamente chi ogni giorno lavora per garantire la sicurezza dei cittadini. La democrazia si rafforza attraverso il confronto, non attraverso le aggressioni. E uno Stato democratico deve saper ascoltare il dissenso senza mai arretrare davanti alla violenza. Questo è il principio che, a mio avviso, deve guidare ogni riflessione su quanto accaduto».</p>



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		<title>La Fiom e la Cgil &#8216;mettono la kefiah&#8217;: prima la questione palestinese, poi i diritti dei lavoratori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 11:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente polemica sulla kefiah indossata da Samuele Lodi, nuovo segretario dei metalmeccanici della Fiom &#8211; CGIL, riporta al centro del dibattito il ruolo e l’identità del sindacato. Da tempo la CGIL guidata da Landini ha progressivamente abbandonato la sua missione originaria di difesa dei lavoratori, concentrandosi sempre più su battaglie politiche e questioni internazionali, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La recente polemica sulla kefiah indossata da Samuele Lodi, nuovo segretario dei metalmeccanici della Fiom &#8211; CGIL, riporta al centro del dibattito il ruolo e l’identità del sindacato. Da tempo la CGIL guidata da Landini ha progressivamente abbandonato la sua missione originaria di difesa dei lavoratori, concentrandosi sempre più su battaglie politiche e questioni internazionali, come quella palestinese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Mattia Pascal</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni sta facendo molto discutere l’immagine del nuovo segretario dei metalmeccanici della Cgil, Samuele Lodi, con indosso una kefiah palestinese che riportava sul lembo sinistro della sciarpa la scritta in arabo: “Diluvio di Al-Aqsa”. Non un’espressione qualsiasi, ma il nome scelto da Hamas per identificare l’operazione terroristica del 7 ottobre 2023, quando i terroristi attaccarono Israele, uccidendo oltre 1.200 persone e prendendone in ostaggio altre 251. La Fiom ha preso subito le distanze, parlando di motto “incompatibile con la storia, i principi, e i valori” e annunciando verifiche interne a tutela dell’organizzazione. È anche possibile che Lodi non sapesse che quella scritta in arabo oltraggiava la memoria delle tante persone che hanno perso la vita nel barbaro attacco del 7 ottobre. Ma il punto non è questo. Il dato è che la Cgil ha ormai subìto una metamorfosi forse irreversibile: da movimento nato per tutelare i lavoratori ad associazione che fa politica e spesso è molto più attenta a questioni assolutamente degne e importanti, come il clima e le questioni di politica estera, ma non strettamente connesse con la vita quotidiana di migliaia di lavoratori. In Italia c’è un oggettivo problema di aziende che delocalizzano, salari bassi e contratti a termine usati a volte con eccessiva disinvoltura, ma gli scioperi o le manifestazioni vengono indetti “a sostegno della Palestina”, “contro il cambiamento climatico” o “per fermare il riarmo”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è quello uscito dal Congresso che ha eletto Lodi alla guida della Fiom: il simbolo da mostrare appena eletto è quello della Palestina, o meglio quello della Palestina targata Hamas, organizzazione riconosciuta a livello internazionale come terrorista. La questione palestinese assorbe in questo momento gran parte delle energie della sinistra italiana, compresa la sinistra sindacale. Questo però spiega anche la sempre maggiore disaffezione degli italiani verso un certo tipo di attività sindacale: se al centro dell’azione sindacale non ci sono le condizioni dei lavoratori questi si tramutano in qualcosa di diverso, in associazioni politiche o in movimenti di opinione. Legittimi, ma lontani dalla funzione per cui sono nati. Ci si aspetterebbe un Landini incatenato di fronte a una fabbrica che chiude, alla Stellantis che delocalizza o ai giovani ai quali viene offerto uno stipendio di mille euro alla prima esperienza lavorativa. Invece questi temi cruciali restano sempre sullo sfondo delle battaglie della Cgil che punta a creare una coalizione sociale in opposizione al governo guidato da Giorgia Meloni. Qualcuno potrebbe pensare “peggio per loro” ma in realtà non è così, il danno è per tutto il Paese. Perché se il più rappresentativo sindacato d’Italia non fa bene il proprio mestiere la domanda di rappresentanza sindacale resta insoddisfatta e sempre più lavoratori possono essere indotti a guardare verso sigle e movimenti più radicali. A un pensionato che vive con disagio il caro vita o a un operaio che fatica ad arrivare alla fine del mese la questione palestinese appare meno urgente rispetto a quanto possa apparire ad alcuni dirigenti sindacali. Landini e la Cgil, ormai da tempo, sembrano preferire la lotta politica al vecchio mestiere del sindacalista: quanto sono lontani i tempi di Luciano Lama e di un sindacalismo che sapeva farsi interprete, con responsabilità, delle esigenze dei lavoratori anche a costo di scontrarsi con le ali più radicali del movimento operaio.</p>



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		<title>Processi e pressione mediatica: quando il racconto dei fatti rischia di diventare una sentenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 15:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Memoria dei testimoni, formazione della prova e presunzione di innocenza: all’Istituto Jemolo il confronto tra il Generale Luigi Cortellessa e il presidente della Camera penale di Roma Giuseppe Belcastro Una domanda formulata in un certo modo, il tono di chi interroga, il contesto in cui si raccoglie una testimonianza possono incidere sul racconto di un [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Memoria dei testimoni, formazione della prova e presunzione di innocenza: all’Istituto Jemolo il confronto tra il Generale Luigi Cortellessa e il presidente della Camera penale di Roma Giuseppe Belcastro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una domanda formulata in un certo modo, il tono di chi interroga, il contesto in cui si raccoglie una testimonianza possono incidere sul racconto di un evento. Quando a quella ricostruzione si sovrappongono l’esposizione mediatica e le aspettative dell’opinione pubblica, diventa ancora più delicato il compito del processo: accertare i fatti attraverso prove e regole, garantendo il diritto di difesa e la presunzione di innocenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il nodo affrontato all’<a href="https://www.jemolo.it/">Istituto A.C. Jemolo </a>nel seminario “L’indagine tradizionale tra verità storica e verità processuale”, che ha aperto il corso di alta formazione “<strong>Arte investigativa e Strategie difensive</strong>”. Al centro del confronto, una questione che attraversa la cronaca giudiziaria: quale distanza può esserci tra ciò che è accaduto, ciò che viene ricordato e ciò che si riesce a dimostrare in un’aula di giustizia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Generale dei Carabinieri Luigi Cortellessa, Commissario straordinario dell’Istituto, ha richiamato la centralità dei fatti e la complessità della loro ricostruzione. La memoria è individuale e il racconto di uno stesso episodio può cambiare a seconda di chi lo riferisce. Anche le modalità con cui vengono poste le domande e raccolte le dichiarazioni possono influire sulla narrazione. Da qui l’importanza del metodo investigativo: esaminare i racconti, cercare riscontri e distinguere gli elementi verificabili dalle interpretazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Diritto di difesa e terzietà del giudice</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo terreno si misura il valore delle garanzie processuali. L’avvocato Giuseppe Belcastro, presidente della Camera penale di Roma, ha posto al centro del suo intervento il diritto di difesa, il confronto tra accusa e difesa nella formazione della prova e la terzietà del giudice. Principi che diventano particolarmente esposti quando il dibattito pubblico anticipa il giudizio e una ricostruzione ancora da verificare si consolida come certezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il processo, è emerso dal confronto, non è un procedimento matematico.</em> La decisione richiede una valutazione delle prove e della loro capacità di sostenere una ricostruzione dei fatti, tenendo conto delle incertezze che possono rimanere. In questo quadro Belcastro ha indicato nel criterio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio” un argine all’arbitrio giudiziario e un presidio della presunzione di innocenza: la condanna esige un grado di certezza che non può essere sostituito dalla forza persuasiva di una narrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto riguarda anche chi racconta le indagini e i processi. Il passaggio di una notizia dall’atto giudiziario al dibattito pubblico rende essenziale distinguere ipotesi investigative, elementi di prova e responsabilità accertate. Una distinzione dalla quale dipendono la tutela delle persone coinvolte e la qualità dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corso “Arte investigativa e Strategie difensive” approfondisce questi temi attraverso un percorso di 82 ore dedicato alle tecniche investigative, alle scienze forensi e alle regole di formazione e valutazione della prova. È possibile partecipare tutti i martedì dalle 14.30 alle 17.30, per complessive 82 ore, anche ai singoli seminari, con il riconoscimento di due crediti formativi per ciascuna giornata agli avvocati partecipanti. Per gli avvocati partecipanti, saranno rilasciati due crediti formativi per ogni giornata.</p>



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		<title>Danilo Gigante alla Festa del Cinema di Roma con “ULYA”: IBA porta il suo modello tra arte, cinema e investimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 14:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura & Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IBA Investment Art &#38; Finance è partner del progetto distribuito in Italia da Invisible Carpet. Gigante: «Abbiamo scommesso su questo film. Ha tutte le carte in regola per affrontare il prossimo step» Dall’arte contemporanea al grande cinema internazionale. Danilo Gigante, consulente unico di IBA Investment Art &#38; Finance, porta alla Festa del Cinema di Roma [&#8230;]</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>IBA Investment Art &amp; Finance è partner del progetto distribuito in Italia da Invisible Carpet. Gigante: «Abbiamo scommesso su questo film. Ha tutte le carte in regola per affrontare il prossimo step»</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’arte contemporanea al grande cinema internazionale. <strong>Danilo Gigante</strong>, consulente unico di <strong>IBA Investment Art &amp; Finance</strong>, porta alla Festa del Cinema di Roma un nuovo tassello del percorso con cui la società sta ampliando il proprio raggio d’azione nel mondo della cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’appuntamento romano c’è <strong><a href="https://www.nkc.gov.lv/en/article/latvias-submission-oscars-best-international-feature-ulya?utm_source=chatgpt.com">ULYA</a></strong>, il film diretto da <strong>Viesturs Kairišs</strong>, distribuito in Italia da <strong>Invisible Carpet</strong> e sostenuto nel suo percorso italiano anche dalla partnership con <strong>IBA Investment Art &amp; Finance</strong>. La pellicola, dopo il debutto a Cannes nella sezione <em>Un Certain Regard</em>, è stata scelta dalla Lettonia come propria candidatura agli Academy Awards 2027 per il Miglior Film Internazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«<strong>Noi su questo film abbiamo scommesso e, come sempre, speriamo di vincere</strong>», racconta Gigante nell’intervista realizzata durante la Festa del Cinema. «<strong>Le risposte sono state tutte molto positive: abbiamo visto una sala piena e soddisfatta. Credo che abbia tutte le carte in regola per superare il prossimo step</strong>». Per Gigante, la collaborazione con <strong>Stefania Rifiordi</strong>, fondatrice di Invisible Carpet, nasce proprio dalla vicinanza tra due mondi apparentemente differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<strong>Io ho semplicemente ascoltato Stefania e sono un suo piccolo partner, anche se porto Gigante di cognome</strong>», scherza. Rifiordi individua il punto di contatto nella stessa attività di selezione e valorizzazione: da un lato le opere cinematografiche e i loro autori, dall’altro il lavoro portato avanti da IBA sugli artisti e sull’arte contemporanea.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>IBA: dall’arte al cinema</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo passaggio a rappresentare l’elemento più interessante della presenza di Gigante alla Festa del Cinema: <strong>IBA non guarda più soltanto all’opera d’arte in senso tradizionale, ma allarga il proprio modello di partnership e valorizzazione a progetti culturali capaci di mettere in relazione arte, spettacolo, impresa e investimento</strong>.</p>


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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="733" height="1024" src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-733x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-48490" style="aspect-ratio:0.7158204562178072;width:357px;height:auto" srcset="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-733x1024.jpeg 733w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-215x300.jpeg 215w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-768x1073.jpeg 768w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-150x210.jpeg 150w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-300x419.jpeg 300w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1-696x972.jpeg 696w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-16.57.22-1.jpeg 864w" sizes="(max-width: 733px) 100vw, 733px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Un percorso che per Gigante arriva dopo anni di presenza nei principali appuntamenti internazionali. «<strong>Abbiamo fatto Cannes, Monte-Carlo, Venezia. Ma non dobbiamo dimenticare Roma, perché Roma è essa stessa un’opera d’arte</strong>», sottolinea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le esperienze che ricorda con maggiore emozione c’è proprio <strong>Cannes</strong>, dove negli anni ha legato l’attività di IBA anche a iniziative espositive organizzate nei giorni del Festival. Oggi, però, il nuovo capitolo passa da Roma e dal rapporto con il cinema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ULYA diventa così non soltanto un film sul quale IBA ha scelto di puntare, ma il simbolo di una contaminazione sempre più concreta tra i settori nei quali Gigante sta costruendo il posizionamento della società: arte, cultura, cinema e finanza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E il percorso internazionale della pellicola offre a questa partnership un’ulteriore prospettiva: la selezione della Lettonia per gli Oscar arriva infatti dopo Cannes e dopo il passaggio alla Festa del Cinema di Roma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Gigante è anche la conferma di una filosofia che accompagna da anni il lavoro di IBA: <strong>individuare un progetto, crederci prima che diventi evidente il suo potenziale e costruirgli attorno relazioni e occasioni di valorizzazione</strong>. «<strong>Noi ci abbiamo scommesso</strong>», sintetizza Gigante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è probabilmente questa la frase che racconta meglio il senso della sua presenza alla Festa del Cinema di Roma.</p>



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		<title>Israele, Netanyahu va meglio del previsto ma la maggioranza resta lontana: decisivi i partiti arabi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 12:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’84,5% delle schede scrutinate in Israele, il blocco del premier conquista 54 seggi contro i 49 dello schieramento guidato da Gadi Eisenkot. Nessuno raggiunge la soglia dei 61 seggi necessaria per governare. Sul tavolo l’ipotesi di un governo di unità nazionale o di nuove elezioni, mentre Trump rivendica il peso del proprio sostegno a [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con l’84,5% delle schede scrutinate in Israele, il blocco del premier conquista 54 seggi contro i 49 dello schieramento guidato da Gadi Eisenkot. Nessuno raggiunge la soglia dei 61 seggi necessaria per governare. Sul tavolo l’ipotesi di un governo di unità nazionale o di nuove elezioni, mentre Trump rivendica il peso del proprio sostegno a Netanyahu</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Benjamin Netanyahu va meglio del previsto e, mentre lo scrutinio delle elezioni per la Knesset è ancora in corso, trasforma una consultazione che sembrava poter segnare una battuta d’arresto in una partita ancora aperta. Con l’84,5% delle schede scrutinate, i risultati parziali diffusi dalla Commissione elettorale centrale assegnano 54 seggi allo schieramento del premier e 49 al blocco guidato dall’ex capo di Stato maggiore delle forze armate Gadi Eisenkot, leader di Yashar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato che ridimensiona le aspettative di una sconfitta netta per il primo ministro, ma che non gli garantisce la possibilità di formare un nuovo esecutivo. In Israele, infatti, la maggioranza assoluta non si misura in percentuale, bensì sul numero dei parlamentari: per governare servono almeno 61 seggi sui 120 della Knesset. Il dato politico centrale è dunque duplice: Netanyahu ha recuperato terreno rispetto alle previsioni, ma nessuno dei due principali schieramenti dispone, al momento, dei numeri necessari per governare autonomamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso decisivo delle liste arabe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere più complessi gli equilibri parlamentari è il risultato dei partiti a guida araba. La Lista Comune e Ra’am ottengono complessivamente 17 seggi, una rappresentanza che potrebbe rivelarsi determinante per la formazione del prossimo governo. Senza il sostegno delle due liste, infatti, né il blocco di Netanyahu né quello di Eisenkot sembrano in grado di raggiungere la maggioranza. L’elevata affluenza alle urne, descritta come storica, ha contribuito a rendere ancora più rilevante il peso elettorale della componente araba. Il risultato apre così una fase di negoziati nella quale le alleanze, le eventuali astensioni e le scelte dei singoli parlamentari potrebbero contare quanto, se non più, delle differenze emerse nelle urne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre scenari per il futuro del governo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’analisi di <em><a href="https://www.haaretz.com/">Haaretz</a></em>, le strade che si aprono dopo il voto sono principalmente tre: un governo di minoranza, un esecutivo di unità nazionale oppure il ritorno alle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima ipotesi appare particolarmente difficile. Lo schieramento di Eisenkot, attualmente in svantaggio rispetto a quello del premier, avrebbe bisogno dell’astensione della Lista Comune e del voto favorevole di almeno un parlamentare di Ra’am, guidato da Mansour Abbas. Anche un eventuale equilibrio nei risultati finali non garantirebbe, tuttavia, la nascita di una maggioranza alternativa. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le posizioni di Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, leader rispettivamente di Yisrael Beiteinu e del partito Insieme, che in passato si sono dichiarati contrari a un governo di minoranza di questo tipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un governo di unità nazionale per restare al potere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per Netanyahu, una possibile via d’uscita sarebbe la formazione di un <strong>governo di unità nazionale</strong>. Il premier potrebbe cercare un accordo con una parte dello schieramento di Eisenkot, evitando così di affidare la sopravvivenza dell’esecutivo esclusivamente agli equilibri della propria coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel discorso pronunciato nella notte elettorale, Netanyahu ha ringraziato i suoi «partner leali» e affermato che «la maggioranza sionista deve unirsi». Parole interpretate da diversi esponenti politici come un messaggio rivolto agli alleati della destra, a partire da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, oltre che ai partiti haredi, gli ultraortodossi. Il premier sembra dunque intenzionato a preservare le alleanze che hanno sostenuto il suo governo. Un eventuale accordo con Eisenkot, tuttavia, richiederebbe concessioni politiche significative e potrebbe incontrare resistenze all’interno di entrambi gli schieramenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel campo di Eisenkot, infatti, esiste il timore che entrare in un esecutivo guidato da Netanyahu significhi dipendere dalle sue decisioni e rischiare una nuova crisi di governo in qualsiasi momento. Anche per questo, l’ipotesi di un’intesa appare tutt’altro che scontata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump rivendica il merito della rimonta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A intervenire nel dibattito postelettorale è stato anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che su Truth Social ha attribuito al proprio endorsement una parte del merito per il risultato ottenuto da Netanyahu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un post pubblicato mentre lo spoglio era ancora in corso, Trump ha sostenuto che il suo sostegno avrebbe cambiato radicalmente l’andamento della competizione, trasformando quella che sembrava destinata a essere una sconfitta netta in una possibile rimonta, fino a evocare una vittoria del premier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio, tuttavia, è stato pubblicato interamente tra virgolette e si conclude con il nome di Irving C. Schwartz. Come osservato dal <em>Times of Israel</em>, non è chiaro se Trump stesse riportando le parole di un analista o parlando di sé in terza persona. Il risultato definitivo e il peso effettivo dell’appoggio americano restano quindi questioni distinte: il primo dipenderà dalla conclusione dello scrutinio, il secondo rimane una rivendicazione politica del presidente statunitense.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove elezioni, un’ipotesi concreta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli scenari considerati dagli esponenti politici c’è anche quello di <strong>nuove elezioni.</strong> La partecipazione particolarmente elevata registrata in questa tornata potrebbe non ripetersi, e Netanyahu potrebbe puntare proprio su una diversa affluenza per cercare di modificare gli equilibri parlamentari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il premier, nel frattempo, può concentrarsi sul mantenimento del controllo della Knesset e sulla permanenza alla guida del governo provvisorio. Lo schieramento di Eisenkot potrebbe a sua volta tentare di cambiare gli equilibri istituzionali prima dello scioglimento del Parlamento, ma un’operazione del genere richiederebbe la collaborazione dei partiti arabi. La prospettiva di un nuovo voto resta quindi legata all’esito dei negoziati e alla capacità dei due blocchi di trovare una soluzione condivisa. Il risultato parziale non consegna una maggioranza, ma lascia Netanyahu in una posizione più solida di quanto molti si aspettassero alla vigilia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tajani: «Lavorare per la pace e per la sicurezza di Israele»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’Italia, il ministro degli Affari Esteri <strong>Antonio Tajani </strong>ha invitato ad attendere i risultati definitivi, auspicando che il futuro governo israeliano lavori per la pace e per una soluzione stabile delle tensioni regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vediamo i risultati finali, io mi auguro che chiunque vada al governo lavori per la pace, per concludere questa stagione, si trovi un accordo su Hormuz e si trovi un accordo anche per garantire definitivamente la sicurezza di Israele», ha dichiarato Tajani a margine della conferenza annuale di Confindustria Energia a Roma. Il ministro ha inoltre ribadito il sostegno italiano a una soluzione che consenta la nascita di uno Stato palestinese in grado di vivere in pace con Israele, riconoscendolo ed essendo a sua volta riconosciuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con lo scrutinio ancora aperto e una maggioranza tutta da costruire, la partita politica in Israele resta dunque irrisolta. Netanyahu, pur senza avere ancora i numeri per governare, ha ottenuto un risultato migliore di quanto previsto e conserva concrete possibilità di incidere sulla formazione del prossimo esecutivo. Saranno ora le trattative parlamentari a stabilire se il Paese avrà un governo di unità nazionale oppure dovrà tornare alle urne.</p>



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		<title>Degrado, Don Coluccia: «Istituzioni, nelle periferie romane impegnatevi di più»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 08:59:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Don Antonio Coluccia, fondatore dell’Opera di San Giustino, ha partecipato alla fiaccolata organizzata dall’associazione Luce Sia a Torpignattara, invitando i cittadini a partecipare attivamente alla difesa della legalità, sottolineando l’importanza della democrazia, dell’amore e della solidarietà. Ha inoltre rivolto un appello alle istituzioni affinché si impegnino maggiormente per migliorare la sicurezza e la qualità della [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Don Antonio Coluccia, fondatore dell’Opera di San Giustino, ha partecipato alla fiaccolata organizzata dall’associazione Luce Sia a Torpignattara, invitando i cittadini a partecipare attivamente alla difesa della legalità, sottolineando l’importanza della democrazia, dell’amore e della solidarietà. Ha inoltre rivolto un appello alle istituzioni affinché si impegnino maggiormente per migliorare la sicurezza e la qualità della vita nei quartieri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono strade dove la notte non porta silenzio ma paura. Piazze dello spaccio dove i ragazzi crescono troppo in fretta e dove lo Stato a volte arriva troppo tardi. C&#8217;è un uomo che in quelle strade ha scelto di andarci a piedi con un megafono in mano, armato solo della parola. Un prete che non aspetta i fedeli in chiesa, ma va a cercarli lì dove nessuno vuole guardare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È don <strong>Antonio Coluccia</strong>, il fondatore dell&#8217;Opera di San Giustino, da anni impegnato nella lotta per la legalità e contro il degrado nei quartieri della periferia di Roma. Per questo suo coraggio vive sotto scorta. Eppure, continua a ricordarci che nessun quartiere è perduto finché qualcuno ha il coraggio di restarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo abbiamo incontrato a Torpignattara, alla fiaccolata organizzata dall&#8217;<a href="https://www.lucesia.eu/">associazione Luce Sia</a>. Un centinaio di persone hanno camminato insieme per le vie del quartiere, con le fiaccole accese, per dire che la legalità non si predica, si pratica. Con loro anche l&#8217;avvocato Tiziana Siano, coordinatrice di Luce Sia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio lì tra la gente. Abbiamo fatto qualche domanda a don Antonio Coluccia. «Questa fiaccolata è stata organizzata da Luce Sia: io ho accolto questo invito per dare voce anche ai cittadini di questo territorio, perché appunto più volte stanno sottolineando come qui ci siano delle criticità».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="wXTJmf1Hn58"><iframe title="Torpignattara, cittadini in piazza contro degrado e criminalità. Parla Don Antonio Coluccia" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/wXTJmf1Hn58?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Così Don Coluccia, che poi ha proseguito: «Siamo stati insieme qui per dare voce a queste persone, perché ci sia partecipazione sociale. Mi sembra che le persone abbiano partecipato, non è come hanno raccontato sui social: la diversità di opinione secondo me è una grande ricchezza, e credo che tutti debbano avere il diritto &#8211; tutti &#8211; di poter manifestare le proprie opinioni e le proprie idee. Credo nella democrazia e credo in quello che io professo: sono un sacerdote, l&#8217;amore cambia i cuori, l&#8217;amore rinnova le generazioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della fiaccolata, Don Coluccia, come è sua abitudine, ha quasi ininterrottamente parlato ai cittadini, sia quelli presenti in strada che quelli a casa, attraverso un megafono. In chiusura, si è rivolto a chi i territori li amministra. «Un messaggio alle istituzioni di esortazione, di esortazione: mi raccomando, impegnatevi di più!».</p>



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		<title>Delitti, misteri e grandi firme: il Neroma Noir Festival accende Roma. E già si pensa alla 10a edizione</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/10/22/neroma-noir-festival-trionfa-nero-romano-di-marco-proietti-mancini-e-gia-si-pensa-alla-10a-edizione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura & Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra grandi maestri, premi ed esordi d’eccezione, la Capitale celebra la nona edizione del festival crime dal Campidoglio al Libraccio di Claudia Proietti “C’è un cuore che batte nel cuore di Roma”, cantava Antonello Venditti. E quel cuore, lo scorso weekend, ha pulsato con un ritmo più scuro, misterioso e avvincente che mai. Da venerdì [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra grandi maestri, premi ed esordi d’eccezione, la Capitale celebra la nona edizione del festival crime dal Campidoglio al Libraccio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Claudia Proietti</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“C’è un cuore che batte nel cuore di Roma”</em>, cantava Antonello Venditti. E quel cuore, lo scorso weekend, ha pulsato con un ritmo più scuro, misterioso e avvincente che mai. Da venerdì 16 a domenica 18 ottobre, la Capitale è diventata la scenografia d’eccezione del <strong><a href="https://www.facebook.com/NeromaNoirFestival/?locale=it_IT">Neroma Noir Festival</a></strong>, la kermesse letteraria interamente dedicata alle molteplici sfaccettature del <em>crime</em> che da anni riunisce le migliori penne del panorama italiano e internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa amatissima manifestazione, giunta con successo alla sua nona edizione, si è aperta nell’autorevole e solenne cornice del Campidoglio, all’interno della splendida Sala Laudato Si’. A inaugurare l’evento sono stati ospiti di grande rilievo come Federico Ruffo, giornalista e conduttore di <em>Mi manda Rai3</em>, Mauro Valentini, giornalista d’inchiesta e scrittore, e Francois Morlupi, firma di punta per Salani e Feltrinelli. Ad arricchire l’apertura si è inoltre aggiunto il prezioso intervento di Tiziana Ciavardini, giornalista, scrittrice e direttrice dell’emittente televisiva Canale 122, che ha trasmesso l’evento in diretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due giornate successive si sono svolte, come di consueto, in quella che è ormai considerata la vera e propria “casa” del festival: la libreria Libraccio di Via Nazionale. Per un intero fine settimana, questo spazio si è trasformato nel crocevia ideale di incontri, presentazioni e concorsi letterari, tutto rigorosamente all’insegna del genere <em>crime</em>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mattinata del sabato si è aperta con la presentazione della seconda edizione della fortunata antologia <em>Tarocchi e Delitti</em>, edita da Tra le righe libri nella collana <em>Nero</em>, con il patrocinio dello sponsor Tarot Luna. Ben ventidue autori si sono cimentati nella stesura di racconti di genere ispirati agli arcani maggiori estratti a sorte dalla curatrice Chiara De Magistris.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente ricca è stata anche la parentesi legata ai concorsi e ai consolidati sodalizi della manifestazione. Il contest per racconti inediti in collaborazione con Il Giallo Mondadori ha premiato Tiziana Colosimo con il suo <em>La danza delle alghe</em>, mentre l’appuntamento annuale dedicato al <em>true crime</em>, che mette in palio la pubblicazione sul settimanale <em>Giallo</em> di Albina Perri, è andato a Dimitri Favre con il racconto <em>Primo febbraio</em>. Per la sezione romanzi inediti a trionfare è stato <em>La catena del male</em> di Luigi Guiccardi, opera che verrà pubblicata da Libraccio Editore. Grande attesa anche per la Giuria d’Onore che, con votazione e spoglio in diretta nella serata di sabato, ha incoronato Marco Proietti Mancini con il suo <em>Nero Romano</em> (Fratelli Frilli Editori), seguito al secondo posto da Wladimiro Borchi con <em>Meglio un morto in casa</em> (Fratelli Frilli Editori) e al terzo da <em>Il vizio del lupo</em> (Piemme Edizioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ampliare il respiro internazionale della kermesse ha contribuito la partnership, ormai divenuta un vero e proprio gemellaggio, con il Tenerife Noir. In rappresentanza del festival canario hanno presenziato l’organizzatore Alejandro Martin Perera e l’assessore alla letteratura Ignacio Valdes Ruiz, i quali hanno nominato vincitore del primo premio il racconto <em>La buena hija</em> di Jose María Mayorga García, opera di prossima pubblicazione – con traduzione – su Il Giallo Mondadori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il Neroma è e rimane soprattutto un punto di ritrovo vivo e attivo per le presentazioni editoriali e un contatto diretto tra autori e lettori. Negli spazi di Via Nazionale si sono avvicendati nomi del calibro di Filippo Venturi, Livia Sambrotta, Paola Barbato, Carlo Lucarelli e Salvatore Basile, insieme a moltissimi altri protagonisti della scena noir, dando vita a una delle edizioni più partecipate e calorose di sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organizzatori della manifestazione – Fabio Mundadori, Simona Teodori e Chiara De Magistris – si sono detti entusiasti del riscontro del pubblico. Un successo che getta basi solidissime per la decima edizione del prossimo anno, una ricorrenza speciale per la quale si preannunciano già novità e grandi sorprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perdete di vista questo evento letterario d’eccellenza che, in perfetto stile &#8220;caravaggesco&#8221;, riesce a plasmare l’ombra ed estrarre dal fondo oscuro delle vicende le storie più avvincenti, donando loro la luce che meritano: quella della grande creatività narrativa, anche quando i fatti raccontati si rivelano cupi, crudi e terribilmente attuali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Neroma tornerà il prossimo autunno pronto ad ammaliarvi ancora. Una pagina dopo l’altra.</p>



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		<title>Vi spiego perché il guard rail della ciclabile sulla salita del Quadraro è un errore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È polemica, a Roma, sui lavori che hanno interessata la ciclabile di via Tuscolana all’altezza della salita del Quadraro, nel cuore del Municipio VII A Roma c’è una pista ciclabile che sta facendo discutere la cittadinanza. Nel Municipio VII, all’altezza del Quadraro, è stata da poco inaugurato un tratto della ciclabile su via Tuscolana che [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>È polemica, a Roma, sui lavori che hanno interessata la ciclabile di via Tuscolana all’altezza della salita del Quadraro, nel cuore del Municipio VII</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Roma c’è una pista ciclabile che sta facendo discutere la cittadinanza. Nel Municipio VII, all’altezza del Quadraro, è stata da poco inaugurato un tratto della ciclabile su via Tuscolana che ha lasciato non poche perplessità: è comparso un<em> guard rail </em>particolarmente alto, in buona parte già arrugginito, non ci sono segnali che indicano la presenza di una ciclabile e, inoltre, in cima alla piccola salita non c’è un passaggio per le biciclette. Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di <strong>Luigi Astorino</strong>, geometra ed esponente di Forza Italia, che spiega da un punto di vista normativo perché l’intervento presenta delle criticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La salita di via Tuscolana/Quadraro, strada martoriata dai lavori, è una pista ciclabile pericolosissima dalla quale improvvisamente è sparita tutta la segnaletica a terra.&nbsp; In Italia, l&#8217;integrazione della Normativa barriere stradali EN 1317, normativa tecnica, si applica ai sensi del D.M. 21.06.2004 principalmente sulle strade con velocità consentita pari o superiore a 70 km/h. La protezione è tassativa in punti critici quali bordi di ponti/viadotti, spartitraffico, rilevati con dislivello superiore a 1 metro e scarpate con pendenza marcata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella strada in questione essendo all’interno del contesto urbano classificata tra quelle “D: Strada di scorrimento” e strada “E: Strade urbane di quartiere”, dove la velocita consentita è di 50 km/h, avrebbero potuto evitare il posizionamento delle barriere, anche perché già totalmente arrugginite e pericolose per via degli spuntoni che sorreggono tutta la struttura (la gomma posta in alcuni punti non sembra essere sufficiente a garantire l’incolumità delle persone). Al contrario, le barriere sono opportunamente posizionate dove vi è il cavalcavia sulla ferrovia. Per un’opera attesa da oltre due anni e costata oltre 600mila euro, si doveva e poteva fare molto di più».</p>
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		<title>Periferie, a Roma l&#8217;impegno per la legalità e la sicurezza di &#8220;Luce Sia&#8221;. Tiziana Siano: «La dignità passa dai servizi»</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/10/20/periferie-a-roma-limpegno-per-la-legalita-e-la-sicurezza-di-luce-sia-tiziana-siano-la-dignita-passa-dai-servizi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle periferie romane da tempo opera l&#8217;associazione &#8220;Luce Sia&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle periferie romane da tempo opera l&#8217;associazione &#8220;Luce Sia&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare il rispetto della legalità con la tutela delle persone fragili e l’accelerazione delle assegnazioni degli alloggi. È stata protagonista di numerose fiaccolate ed eventi al fianco di Don Antonio Coluccia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Luce Sia è una associazione di Roma, nata dalla volontà di un gruppo di cittadini radicati in tutto il territorio capitolino che hanno scelto volontariamente di impegnarsi in prima persona rispetto le criticità dei propri quartieri. Più che una singola associazione, è una rete: ogni quartiere ha costituito la propria associazione, con sede e struttura autonome, e tutte si coordinano per realizzare obiettivi comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è nata dall&#8217;incontro tra cittadini di zone diverse della città, avvenuto durante alcune manifestazioni. Verificando da un lato una serie di aspetti comuni alle questioni per le quali protestavano, ed allo stesso tempo tenendo al centro la specificità dei diversi quartieri e territori, hanno deciso di creare una sorta di coordinamento tra associazioni distinte: ogni periferia ha problemi in parte diversi, ma per risolverli, anche rispetto alla complessità di una città come Roma, è necessaria una massa critica che solo una struttura che agisce a livello cittadino, rappresentando di più territori, è in grado di garantire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo centrale, per Luce Sia, è il degrado urbano e i fenomeni che lo alimentano. L&#8217;associazione lega il problema a vari fattori, tra cui le occupazioni abusive di immobili ed il traffico di stupefacenti, ritenuti strumenti di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Sul tema delle case, ovviamente, il tema è che le persone fragili vanno tutelate, ma non devono essere messe in condizione di diventare vittime del racket delle occupazioni. Per questo, la strada maestra, per Luce Sia, è quella di accelerare le assegnazioni, così che gli sgomberi siano accompagnati da soluzioni per chi ne ha davvero diritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo utilizzato è il dialogo con le istituzioni. Luce Sia si muove in coordinamento con le forze dell&#8217;ordine, con la possibilità di incontri periodici di confronto ed una presenza più visibile sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete è in crescita: le diverse associazioni sui territori sono attive a Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, Esquilino e Laurentino 38, mentre altre sono in costituzione a San Basilio e Villaggio Falcone, con i quartieri di Trastevere, Magliana e Pietralata come probabili prossimi quartieri dove intervenire ed organizzarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La coordinatrice delle diverse associazioni sui territori è, come detto, l’avvocato Tiziana Siano, che presiede in particolare quella di Don Bosco, il quartiere nel quale vive. Un ruolo ed una volontà di azione ed attivismo che sono maturati sia attraverso l’esperienza diretta sui territori che grazie all&#8217;attività professionale e forense.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo intervistato Tiziana Siano</strong> a margine dell’evento &#8220;Periferie al centro&#8221;, incontro promosso dal coordinamento di Forza Italia del Municipio VII tenutosi ad inizio a Morena, Roma.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="zd46KprvR0w"><iframe title="Periferie, Tiziana Siano (Luce Sia): «Non basta la repressione, servono i servizi»" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/zd46KprvR0w?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p class="wp-block-paragraph">«La prima cosa che bisogna fare nelle periferie è portare i servizi essenziali, perché quando parliamo di lotta per la legalità, per la sicurezza, e quindi di riqualificazione del territorio, un territorio lo riqualifichi non solo con la repressione, ma lo riqualifichi con i servizi. Quando io ho detto che ci vuole la luminosità, è un primo servizio che viene offerto ai cittadini: ma questo è un problema di tutto il territorio. Quindi va ripristinato il rispetto delle regole, perché soltanto con il rispetto delle regole viene garantita la libertà di tutti i cittadini di muoversi nei loro territori, accompagnati proprio da servizi più rilevanti» spiega Siano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Noi a Don Bosco &#8211; continua Siano &#8211; su questo non ci possiamo lamentare: siamo un quartiere particolarmente servito. Quando però vado in altre periferie, come Villaggio Falcone, Quarticciolo, Bastogi, dove spesso mi impegno, i cittadini mi dicono che non hanno neanche la fermata dell&#8217;autobus sotto casa. A Roma va fatto un lavoro di ricostruzione della città, partendo da questo: si deve partire dalle periferie e ridare dignità alle periferie, perché dando dignità alle periferie si ricomincia a ricostruire la città. Quindi, ripeto, dare i servizi e contestualmente ridare quella sicurezza che ormai i cittadini romani non percepiscono più».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«A Roma le periferie alla fine sono centro: don Antonio Coluccia ci dice sempre che il centro è la periferia e la periferia è il centro, e ha ragione. Definire oggi una periferia è abbastanza difficile, come per tante altre zone di Roma. La vita si svolge lì: c&#8217;è stato in questi anni un abbandono della periferia, si vede quando si va in alcuni territori. Per esempio, in un territorio come Quarticciolo, rispetto ai semplici immobili occupati, gestiti anarchicamente da chi si ritiene proprietario di quei territori, va fatto un lavoro, perché la gran parte dei cittadini vive là. Noi nasciamo da lì, e vogliamo che ci venga riconosciuta quella dignità che non voglio dire che in questi anni ci sia stata tolta» conclude l&#8217;avvocato.</p>



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		<title>Progressi e proposte per la Sanità alla grande fiera Welfair di Roma. Ma il problema resta la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale </title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/10/18/progressi-e-proposte-per-la-sanita-alla-grande-fiera-welfair-di-roma-ma-il-problema-resta-la-collaborazione-tra-ospedali-e-assistenza-territoriale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 10:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La settima edizione di Welfair, la grande fiera annuale della sanità svoltasi a Roma dal 14 al 16 ottobre, ha discusso di governance,  tecnologie, prevenzione, problemi di organizzazione e professionali e rapporti tra operatori e pazienti ma in Italia le criticità del Servizio sanitario nazionale sono soprattutto la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale e l’implementazione di progetti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La settima edizione di Welfair, la grande fiera annuale della sanità svoltasi a Roma dal 14 al 16 ottobre, ha discusso di governance,  tecnologie, prevenzione, problemi di organizzazione e professionali e rapporti tra operatori e pazienti ma in Italia le criticità del Servizio sanitario nazionale sono soprattutto la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale e l’implementazione di progetti per la verifica e il miglioramento della  qualità delle cure  </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">di <em><strong>Giovanni Ottone</strong></em><strong> </strong>(medico ospedaliero di Pronto Soccorso in pensione, specialista in Medicina Interna)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>B-Sanità</strong> è una nota piattaforma nazionale di networking professionale e di informazione dedicata  al mondo della sanità e della salute digitale. Questa rete di collaborazione e di scambio di esperienze  tra attori, dirigenti di aziende sanitarie pubbliche e private, operatori medici, tecnici e infermieristici,  imprese di tecnologie e di strumentazioni sanitarie, formatori, associazioni di pazienti, ecc. è stata  istituita nel 2020. Il network opera durante tutto l&#8217;anno per favorire l&#8217;innovazione e il miglioramento  della governance sanitaria, collegando aziende del settore, decisori pubblici e privati, aziende  sanitarie locali (ASL), Aziende ospedaliere (AO), Aziende ospedaliere universitarie (AOU), società  scientifiche e associazioni di pazienti. <strong>B-Sanità</strong> organizza annualmente a Roma <strong><a href="https://www.romawelfair.it/">Welfair</a> (La fiera  del fare Sanità</strong>), un grande appuntamento espositivo di tecnologie industriali ed esperienze del  settore e, al tempo stesso, un simposio di gruppi di lavoro che discutono temi cruciali di  organizzazione e di problematiche scientifiche e assistenziali. L’evento coinvolge enti istituzionali e  del management pubblico e privato, imprese e start up, organizzazioni dei medici e dei vari operatori  sanitari, enti di formazione, società scientifiche e associazioni dei pazienti. <strong>Welfair</strong> riunisce centinaia di attori coinvolti nel sistema e nella filiera sanitari: medici, rappresentanti di dirigenti  amministrativi, di enti e istituzioni, di cooperative e del terzo settore che lavorano a stretto contatto  con i leader di mercato nell’High Tech, nella Information Technology e nei settori biomedicale e  farmaceutico e anche con aziende Health Care, Med Tech e Bio Tech, per trovare soluzioni sui singoli  processi sanitari e sui grandi assi di sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dell’intero  sistema sanitario. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Welfair 2026: un osservatorio qualificato sulla sanità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La settima edizione di <strong>Welfair</strong> si è svolta presso la Fiera di Roma dal 14 al 16 ottobre. L’edizione  2026, intitolata “Il Sistema che Cura”, ha voluto definire temi e strumenti che possano essere utili  oggi alla Sanità italiana ed europea per essere sostenibile, internazionale, competitiva e capace di  prospettare un futuro. Il “Sistema che Cura”, in sintesi, dovrebbe essere un sistema che previene,  protegge, connette e include. Un sistema capace non solo di rispondere al bisogno di cura, ma anche  di generare salute prima che la malattia intervenga. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma ha compreso una settantina tra tavoli di lavoro e panels con circa 500 relatori in&nbsp; presenza. Citiamo i principali: intelligenza artificiale nei percorsi di cura; tutela della fertilità;&nbsp; nutrizione in oncologia; medicina della longevità; sostenibilità ambientale degli ospedali; gestione&nbsp; della non autosufficienza. <strong>Welfair</strong> ha presentato anche due proposte di iniziativa concreta elaborate&nbsp; dei Gruppi di Lavoro permanenti di <strong>B-Sanità</strong>: un insieme di pratiche per la sostenibilità ambientale&nbsp; degli ospedali; una proposta di legge per la tutela della fertilità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I simposi più significativi in termini di governance e di professionalità, sono stati i seguenti: la riunione plenaria di alcuni Direttori Generali di grandi aziende sanitarie e ospedaliere di Roma e di  alcune altre sedi urbane del nord e del sud del Paese, dedicata ai temi della autonomia, delle competenze, delle alleanze e delle responsabilità per governare la complessità del SSN; il panel  dedicato al modello organizzativo, dell’assistenza territoriale nel quadro delineato dal DM 77/2022 e  dagli investimenti del PNRR, con la istituzione delle Case della Comunità e il ruolo della medicina  generale di base; il panel intitolato “Governare la domanda: il nodo (ir)risolto della sanità”, riguardante le liste d’attesa per esami diagnostici ed interventi chirurgici; il tavolo di lavoro,  coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS) e intitolato “La Clinical Governance come  catalizzatore di soluzioni”, in cui si è discusso di ruolo e funzioni delle Linee Guida di diagnosi e  cura redatte dalle Società Scientifiche; la riunione plenaria di varie Associazioni dei pazienti,  promossa da Fiera Roma e B-Sanità by Experience che ha considerato le tre prospettive di chi  governa, chi produce conoscenza scientifica e chi vive la cura.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">La collaborazione tra ospedale e territorio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso delle discussioni avvenute nei tavoli di lavoro di <strong>Welfair</strong>, dedicati a modelli, competenze e ruoli per la sanità territoriale e al governo della domanda, con particolare riferimento al nodo  irrisolto delle liste di attesa, sono emerse interessanti esperienze sul campo in alcune Asl e ASO di  Roma, del Lazio, del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e della Campania, ove si  registra, ad esempio, il grande rilancio dell’ospedale di Avellino. Si è registrata una positiva ulteriore  implementazione della cultura e della pratica organizzativa in applicazione dei postulati del  fondamentale DL 502 / 92, riguardante l’aziendalizzazione del SSN, e del DM 70 / 2015, riguardante  gli standard relativi all’assistenza ospedaliera, e anche numerose proposte ed esperienze di utilizzo  della telemedicina e della intelligenza artificiale (IA) per migliorare la gestione delle risorse, degli esami diagnostici e dei servizi ospedalieri. Viceversa si deve prendere atto che la questione essenziale della collaborazione e integrazione tra Ospedale e Territorio, purtroppo sconta ritardi e carenze, ma  anche ostacoli, a causa di un paradigma ideologico da parte di molti esperti e dirigenti del settore che  enfatizzano l’integrazione tra servizi sociali dei Comuni e servizi sanitari territoriali delle ASl, già  male impostata nel DL 229 / 1999, curato dall’ex ministro della sanità Rosy Bindi., mentre non  attuano sufficienti iniziative concrete e necessarie per la collaborazione tra Territorio e Ospedale.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altronde esistono le note carenze derivanti dalla discutibile redazione della Missione 6 del PNRR&nbsp; (nella componente M6C1), completata nell’estate del 2022, e le gravi criticità del DM 77 / 2022,&nbsp; riguardanti modelli e standard dell’assistenza territoriale del SSN, in primis le Case di Comunità&nbsp; (CdC), ovvero gli ambiti organizzativi che dovrebbero offrire più e migliori servizi rispetto agli&nbsp; ambulatori delle ASL. In effetti l’ex ministro della salute Roberto Speranza, autore e responsabile di&nbsp; entrambi i suddetti provvedimenti, non ha previsto e stabilito precisi standard, modelli organizzativi&nbsp; e piani di lavoro, con relativi finanziamenti, per il personale medico e sanitario delle CdC. La&nbsp; conseguenza è stata la loro la loro costruzione o ristrutturazione, con i fondi del PNRR,&nbsp; sostanzialmente come progetto edilizio con nuove strumentazioni e tecnologie: apparecchiature&nbsp; radiologiche, elettrocardiografi, ecografi, ecc.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi nelle circa 1200 CdC, considerate operative a livello nazionale, dopo la verifica avvenuta&nbsp; nel luglio scorso, si sono verificate forti disparità di personale e di livelli di attività sia tra le varie&nbsp; Regioni sia tra gli ambiti territoriali di una stessa Regione. E, soprattutto si registra una mancata&nbsp; integrazione tra le strutture e i criteri previsti dal DM 77 72022, che regola la sanità territoriale, e&nbsp; quelli previsti dal DM 70 / 2015, che regola gli ospedali con i loro standard.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viceversa il nesso decisivo per un miglioramento della assistenza territoriale e per limitare la  moltiplicazione di ricoveri e di accesi inadeguati ai servizi di Pronto Soccorso (PS) deve essere la collaborazione operativa tra le Case di Comunità e i servizi, i reparti e i dipartimenti di cura degli  Ospedali.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong><a href="https://www.vocedellasanita.it/case-di-comunita-tra-resistenze-e-carenze-di-personale-la-riforma-procede-a-rilento-e-in-modo-disomogeneo-tra-le-regioni/">Case di Comunità</a></strong> possono rappresentare un miglioramento dell’assistenza territoriale solo se  verranno strutturate con specifiche “unità operative” per garantire:  </p>



<p class="wp-block-paragraph">a) la gestione congiunta, in accordo e in collaborazione con équipes di medici e di infermieri  ospedalieri, delle dimissioni protette e delle cure per il follow up post-ricovero e preventivo di riacutizzazioni e recidive per i pazienti dimessi dagli ospedali con patologie croniche  dismetaboliche, cardiovascolari, oncologiche, neurovascolari, articolari, ecc.;  </p>



<p class="wp-block-paragraph">b) il miglioramento, d’intesa con i medici di medicina generale, in termini di adeguatezza quantitativa, in relazione alla domanda, efficienza ed efficacia, della assistenza domiciliare  specialistica (AD) per le patologie croniche suddette e ai pazienti disabili e psichiatrici; </p>



<p class="wp-block-paragraph">c) l’organizzazione di esami e visite specialistiche ambulatoriali programmati, efficienti ed  efficaci, utilizzando in primis medici ospedalieri specialisti<strong>,</strong> come proposto dall’ANAAO (il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri italiani). </p>



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