Come funziona il rimpatrio sanitario dei cittadini italiani all’estero (e perché il caso Di Battista non è un’eccezione)

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Il ricovero di Alessandro Di Battista a Cuba ha riacceso il dibattito sull’utilizzo dei voli di Stato per il rimpatrio sanitario degli italiani malati all’estero. La procedura, secondo le regole ufficiali, non costituisce un privilegio riservato a politici o personaggi pubblici, ma può essere attivata anche per cittadini comuni in presenza di specifiche condizioni cliniche e logistiche

di Alessio Ramaccioni

Il malore che ha colpito Alessandro Di Battista a Cuba, dove l’ex deputato del Movimento 5 Stelle è ricoverato dal 28 agosto, ha riportato l’attenzione su un meccanismo dello Stato italiano poco conosciuto ma tutt’altro che raro: il rimpatrio sanitario dei connazionali che si ammalano gravemente all’estero. Sui social sono circolate polemiche e domande legittime: perché mettere a disposizione un aereo per un ex politico? È un privilegio riservato a chi ha un nome noto? La risposta, in base a quanto ricostruito da fonti giornalistiche e dalle regole ufficiali, è no: la procedura applicata al caso Di Battista è quella ordinaria, già utilizzata decine di volte in passato per cittadini comuni.

Cosa prevede la Farnesina

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale garantisce forme di assistenza consolare ai cittadini italiani che si trovano in difficoltà all’estero, incluse le emergenze sanitarie gravi. Questo non significa, però, che lo Stato organizzi automaticamente un volo dedicato per chiunque si ammali in viaggio: l’assistenza per il rientro sanitario riguarda in linea di principio qualsiasi cittadino italiano che, trovandosi all’estero, abbia bisogno di proseguire le cure in patria, non solo politici o personaggi pubblici. Il volo di Stato, in particolare, resta però uno strumento riservato a situazioni eccezionali, e non la modalità standard di rientro: nella maggior parte dei casi il rimpatrio avviene con mezzi civili, eventualmente assistiti.

La procedura passo dopo passo

Il meccanismo non nasce per il caso specifico: è disciplinato da una direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 23 settembre 2011, che regola l’utilizzo dei voli di Stato, di governo e umanitari. L’iter prevede alcuni passaggi fissi:

  1. Segnalazione consolare: la richiesta parte sempre dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana competente per il Paese in cui si trova il cittadino, che segue il caso fin dal primo contatto con l’ospedale locale.
  2. Documentazione medica: il fascicolo deve contenere la documentazione clinica sulle condizioni del paziente, una valutazione della sua idoneità a volare e l’indicazione della struttura ospedaliera italiana pronta ad accoglierlo.
  3. Valutazione a Palazzo Chigi: il dossier passa alla Presidenza del Consiglio, tramite l’ufficio competente per i voli di Stato, di governo e umanitari, che decide se autorizzare la missione.
  4. Organizzazione della missione: una volta autorizzato, è l’Aeronautica Militare a scegliere velivolo, equipaggio e dispositivo sanitario più adatti alle condizioni del paziente.

Un punto centrale, spesso frainteso nel dibattito pubblico, è che la gravità delle condizioni cliniche da sola non basta ad attivare un volo di Stato. Il criterio decisivo è l’impossibilità di ricorrere a un volo civile o ad altri mezzi ordinari adeguati, insieme alla certezza che il paziente sia effettivamente in grado di sostenere il trasporto. Anche nel caso di Di Battista, il rientro è rimasto sospeso non per motivi burocratici ma perché le sue condizioni, secondo quanto riferito, non gli consentivano ancora di affrontare un viaggio così lungo: la decisione finale sul “quando” spetta ai medici, non alla politica.

Non è la prima volta: i precedenti

Negli anni la macchina dei voli sanitari di Stato è stata attivata più volte, per cittadini comuni, minori, operatori umanitari e in occasione di epidemie. Tra i casi più noti riportati dalla stampa:

  • Wuhan, febbraio 2020: un diciassettenne di Grado, rimasto bloccato in Cina perché febbricitante durante l’emergenza Covid, fu recuperato con una missione dedicata dell’Aeronautica su un velivolo configurato per il biocontenimento.
  • Sierra Leone, 2014-2015: due operatori di Emergency contagiati da Ebola furono rimpatriati con voli militari attrezzati e trasferiti allo Spallanzani di Roma.
  • Gerusalemme, ottobre 2023: un connazionale ricoverato in un ospedale israeliano fu trasferito a Torino con un velivolo dell’Aeronautica.
  • Phuket, aprile 2024: una bambina italiana ricoverata d’urgenza in Thailandia fu riportata a Milano con un volo dedicato, vista la delicatezza del quadro clinico e la giovane età.
  • Bangkok, aprile 2026: un connazionale in gravi condizioni fu riportato in Italia con un volo diretto di circa dodici ore, atterrato a Milano Linate.

Questi precedenti mostrano che la disponibilità di un aereo dedicato, quando ricorrono i presupposti clinici e logistici, rientra nelle prassi già sperimentate dallo Stato italiano: non si tratta dunque di un trattamento riservato a chi ha visibilità pubblica.

Chi coordina, chi decide

Il coordinamento operativo coinvolge tipicamente tre soggetti: l’ambasciata o il consolato competente, che segue il paziente e dialoga con l’ospedale estero; la Presidenza del Consiglio, che autorizza l’uso del volo di Stato; e l’Aeronautica Militare, che esegue la missione con personale ed equipaggiamento sanitario a bordo quando necessario. Nel caso Di Battista, ad esempio, è stata l’ambasciatrice italiana a Cuba a seguire direttamente la vicenda in ospedale, mentre il ministro degli Esteri ha confermato la disponibilità del velivolo, in attesa del via libera medico al trasferimento.

Pertanto a procedura applicata al caso di Alessandro Di Battista è quella standard prevista per qualunque cittadino italiano che si trovi in condizioni sanitarie gravi all’estero e non possa rientrare con mezzi ordinari: valutazione medica, richiesta consolare, autorizzazione della Presidenza del Consiglio ed esecuzione da parte dell’Aeronautica Militare. Ciò che cambia, di caso in caso, è la distanza, la complessità clinica e il tipo di velivolo impiegato — non le regole di accesso al servizio.

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