L’Odissea: Nolan reinventa il poema e vince la sfida

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Christopher Nolan reinventa l’Odissea trasformando il poema omerico in un racconto epico, oscuro e spettacolare, costruito attraverso una narrazione non lineare che intreccia la guerra di Troia, il lungo viaggio di Ulisse e la ricerca del padre da parte di Telemaco

di Giovanni Ottone

Il racconto epico diventa una trama crepuscolare di angoscia, di dolore e di determinazione: incalzante, avvincente e spettacolare. Una scrittura innovativa e sistematica seleziona gli episodi del poema e ricombina cronologia e piani narrativi: dalla guerra di Troia alle avventure di Ulisse, alle vicende di Telemaco. Il personaggio di Ulisse, dubbioso e spogliato dai falsi miti dell’eroismo, della nostalgia e del ritorno, accetta e persegue il suo destino, il compimento della vendetta, ma in seguito riparte, scegliendo una nuova vita. Il film dell’anno, ambizioso, audace e magnifico, girato interamente su pellicola IMAX da 70 millimetri, ha incassato finora circa 1,460 miliardi di dollari in tutto il mondo e circa 54 milioni di euro in Italia, in appena sei settimane di programmazione nei cinema.

Il cinquantaseienne inglese Christopher Nolan ha dichiarato di essere stato particolarmente influenzato dallo stile visivo sorprendente di Ridley Scott e da alcuni mitici film di fantascienza, come 2001: A Space Odyssey (1968), di Stanley Kubrick, e Star Wars (1977), di George Lucas. Nel corso di 27 anni di carriera ha scritto e diretto 13 lungometraggi, raggiungendo la notorietà presso il grande pubblico con la “Trilogia del Cavaliere Oscuro”, il rilancio della saga cinematografica del supereroe Batman, comprendente Batman Begins (2005), The Dark Knight (2008) e The Dark Knight Rises (2012).

Ha realizzato film memorabili di ambientazione e di generi diversi: il cult neo-noir Memento (2000), straordinaria prova di rappresentazione visiva di spazio, tempo, azioni e immagini e primo esempio di quella che è diventata la sua abituale scelta stilistica: la narrazione di una storia frammentata in episodi, poi rimontati in ordine cronologico inverso e alternato, convergente verso il centro, in una differenza totale fra fabula e intreccio; il crepuscolare thriller psicologico Insomnia (2002); il dramma-thriller, dedicato al mondo dell’illusionismo, The Prestige (2006); Inception (2010) e Interstellar (2014), due varianti diverse, intelligenti e intriganti di storie di fantascienza, con riflessi psicologici; il coraggioso dramma di guerra Dunkirk (2017), dedicato all’evacuazione delle truppe britanniche sconfitte dalla spiaggia di Dunkerque nel maggio del 1940; l’affascinante spy story, con spostamenti nel flusso temporale, Tenet (2020); il coraggioso e articolato thriller biografico “epico” Oppenheimer (2023), dedicato al fisico teorico statunitense Julius Robert Oppenheimer, direttore del “Progetto Manhattan”, il programma di realizzazione delle prime bombe atomiche, poi caduto in disgrazia.

La poetica e lo stile di Nolan

Tutti i film di Christopher Nolan sono altamente spettacolari. Costituiscono il risultato dello sviluppo sistematico e definitivo di un’idea, attraverso una scrittura densa e dettagliata, con il fine di abbattere i tempi morti e di caratterizzarne gli aspetti visivi, estetici e visionari. Sono opere che presentano prospettive esistenziali e temi metafisici: la distinzione tra apparenza e realtà, l’essenza e il valore della verità, il concetto del tempo e la natura duttile della memoria e dell’identità personale. E che mostrano azione, suspense e violenza, senza proporre derive didascaliche.

Nolan costruisce meticolosamente la messa in scena anche attraverso concetti e immagini di ispirazione matematica, strutture narrative non convenzionali, effetti speciali pratici, utilizzando materiale di scena, montaggio alternato e passaggi sonori d’avanguardia. E supervisiona anche le scenografie e tutti gli aspetti della produzione.

In effetti, finora, il suo approccio tecnico e produttivo ha seguito logiche, per così dire, “artigianali”: è ricorso in modo limitato alla computer grafica, preferendo un approccio “pre-digitale” che si riflette anche nella scelta di utilizzare spesso pellicole IMAX di grande formato e ad alta risoluzione. In sostanza, coniuga azioni sperimentali pragmatiche rispetto al tempo cinematografico, utilizzando anche miniature e modellini, con le esigenze dell’intrattenimento mainstream, giocato sul piacere per la macchinazione e l’artificio, intesi come espedienti per risvegliare nello spettatore un rapporto attivo con il film presentato.

Ne deriva che la costruzione delle storie, l’elaborazione di simmetrie e di architetture narrative composite, con correlazioni interne e intrecci che si risolvono progressivamente, servono ad assicurare l’assoluta atipicità dei suoi film. Il suo cinema denota quindi un dialogo continuo tra ricerca personale e intrattenimento, cinema d’autore e grande spettacolo.

Al centro della sua poetica vi sono il tempo e lo spazio, declinati in tutte le modalità possibili: tempo percepito, tempo reale, ambienti suggestivi, costruzioni reali, immaginarie e paradossali. Si tratta di elementi essenziali che vengono ingegnosamente e brillantemente distorti, manipolati e messi al servizio di storie avvincenti, fortemente geometriche, ma anche, a volte, con venature fantastiche, raffinate e potenti sul piano visivo ed efficaci su quello narrativo.

Il box office premia l’Odissea

The Odyssey (L’Odissea), tredicesimo lungometraggio scritto e diretto da Christopher Nolan, conferma pienamente la poetica e le scelte autoriali del regista, che abbiamo riassunto in premessa e che illustriamo nel commento specifico. Questo eccellente film, ambizioso e audace, della durata di 172 minuti, è stato il primo nella storia del cinema girato interamente con una cinepresa IMAX, del peso di 130 kg, e su pellicola IMAX di 70 millimetri, un formato analogico che offre immagini ad altissima qualità grazie ai suoi fotogrammi di grandi dimensioni. Vi è stato un utilizzo complessivo di ben 640.000 metri di pellicola.

Prodotto dalla Universal, a fronte di un budget di 250 milioni di dollari, a cui si aggiungono 150 milioni di dollari per il marketing, L’Odissea ha incassato finora circa 550 milioni di dollari in Nord America e 910 milioni di dollari nel resto del mondo, per un totale di 1,460 miliardi di dollari. Finora è il 18º film col maggior incasso nella storia del cinema. In Italia ha incassato circa 54 milioni di euro ed è attualmente il quarto film col maggior incasso di sempre distribuito nei cinema italiani. Inoltre, è ufficialmente il film R-rated (vietato ai minori di 17 anni negli USA) con il maggior incasso di sempre nella storia del box office mondiale.

Il cast comprende alcuni tra gli attori più stimati di Hollywood: Matt Damon (Ulisse), Tom Holland (Telemaco), Anne Hathaway (Penelope), Robert Pattinson (Antinoo), Zendaya (Atena), Charlize Theron (Calipso), Benny Safdie (Agamennone) e Lupita Nyong’o (che interpreta sia Elena sia Clitennestra), Samantha Morton (Circe), Himesh Patel (Euriloco), Bill Irwin (Polifemo) ed Elliot Page (Sinone).

Le riprese, durate 91 giorni, si sono svolte in vari Paesi: Marocco, Sahara Occidentale, Grecia, Islanda, Scozia e Italia. Le parti del film ambientate in Italia sono state girate soprattutto in Sicilia e nell’isola di Lipari. Il set di Troia, delle dimensioni di oltre 10.000 metri quadrati, incastonato tra le mura di Aït Benhaddou, è stato popolato da 2.000 comparse. La nave su cui sono stati imbarcati Ulisse e i suoi compagni è la Draken, una nave vichinga norvegese, sulla quale il cast ha davvero imparato a remare e a governare le vele in mare aperto, senza trucchi di scena.

Perchè è un film straordinario

L’Odissea è forse il film meno cerebrale e più emotivo di Nolan. Uno dei suoi temi centrali è l’ambiguità tra il mito soprannaturale e la spiegazione psicologica, introdotto fin dalla didascalia iniziale, che recita: “Un tempo di apparente magia…”. Il termine “apparente” è ambivalente. Nolan crea un mondo in cui le forze naturali, le esperienze psicologiche, le scelte umane e l’intervento divino possono occupare la stessa immagine senza annullarsi a vicenda.

Il regista reinventa il poema-leggenda di Omero, trasformandolo in una peregrinazione angosciosa, segnata dai ricordi di una guerra terribile, conclusasi con una vittoria senza onore. E non rinuncia alla geometria narrativa non lineare, con i flashback, le allucinazioni e le trame parallele.

La scelta innovativa della sceneggiatura di Nolan ricolloca le vicende che avvengono durante il viaggio decennale di Ulisse come singoli episodi non continui, in parallelo con quelle di Telemaco, che rappresentano una sorta di romanzo di formazione durante la ricerca della verità sul proprio padre, che di fatto non ha mai conosciuto.

La convivenza con i Proci a Itaca, il viaggio-inchiesta a Sparta, alla corte di Menelao, e l’agguato mortale nel tempio di Pilo, vissuti da Telemaco, si intrecciano in un doppio arco narrativo, che si riunisce solo nell’epilogo, con episodi famosi che coinvolgono Ulisse-Odisseo e i suoi compagni in una sequela quasi di genere fantasy, in cui compaiono Polifemo, Circe, i giganti Lestrigoni, l’Ade, le Sirene, le Vacche del dio Sole a Thrinacia, Scilla e Cariddi e Calipso.

Nolan riformula un assetto unitario in cui questi episodi affascinanti e attraenti, raccontati da Ulisse nel tentativo di ricordarli e non mediati da un racconto rivolto ad altri, determinano un ritmo narrativo con continue accelerazioni, in parallelo allo svolgersi della vicenda principale che, nel film, a differenza del poema, diventa quella che si svolge a Itaca, con Telemaco, Penelope e i loro antagonisti, i Proci, ovvero Antinoo e gli altri nobili pretendenti.

La nuova organizzazione del racconto consente di integrare alla linea principale altri episodi e personaggi, come Sinone, un personaggio dell’Eneide di Virgilio, che diventa protagonista durante l’inquietante discesa di Ulisse nell’Ade, caratterizzata da una suggestiva iconografia di morti viventi. E impone una selezione e una rideterminazione funzionale dei personaggi.

Ne risultano alcune peculiarità: l’assenza di personaggi favorevoli e ospitali, Nausicaa e Alcinoo, il re dei Feaci, e Laerte e Anticlea, gli anziani genitori dell’eroe, forse voluta per sottolineare che Ulisse si trova in un mondo dove tutti i legami sociali sono stati troncati; la restituzione di Agamennone come potente sovrano, di fronte a cui tutti si inchinano; l’innovazione di Penelope, solenne regina, ma soprattutto donna innamorata; la trasformazione di Circe in una donna matura, una strega nefasta che vive in una catapecchia-laboratorio di sortilegi su un’isola inospitale, inveisce contro le violenze perpetrate dagli uomini e, soprattutto, si lamenta a causa delle sue frustrazioni; la nuova, sorprendente immagine di Elena, spogliata del ruolo di causa della guerra perché, come afferma Ulisse, la spedizione greca contro Troia in realtà mirava al controllo delle rotte e dei traffici mercantili, e privata della sua pericolosa bellezza perché Menelao, dopo averla riaccolta nella sua casa, ne ha sfregiato il volto, come mostra senza ritegno allo stesso Telemaco, che gli ha reso visita e che apprende da lui alcuni particolari sul cavallo e sulla distruzione di Troia grazie a un magistrale flashback visivo, ricco di realismo e di tensione.

Il finale che ne deriva, dopo la strage dei Proci, per necessità e verosimiglianza non può che consistere nella nuova partenza di Ulisse da Itaca, insieme a Penelope, in un viaggio verso Occidente per cercare la pace in esilio, mentre Telemaco, invece, viene proclamato nuovo re di Itaca.

Nolan propone le vicissitudini e le traversie di un eroe vulnerabile, tormentato dalla propria hybris e lacerato da dubbi, mancanza di certezze sul suo ruolo rispetto ai compagni, rimpianti e presa di coscienza di sé. Ulisse è un uomo determinato, ma la sua curiosità si è quasi spenta e, anche quando Calipso gli dichiara il suo amore e gli prospetta un’unione imperitura, non manifesta alcuna pulsione erotica. Perché si sente oppresso dal peso delle proprie responsabilità, avendo inventato, con l’inganno, il cavallo, un meccanismo che ha generato conseguenze tremende e irreversibili, distruggendo i fragili legami tra gli uomini, e perché è sconcertato dall’orrore di ciò che ha visto.

Il cavallo di Troia è infatti il prodotto della sua intelligenza strategica, ma quella stessa intelligenza viene utilizzata per provocare una carneficina. Ma il suo personaggio è ben lontano dalla versione “politicamente corretta” del reduce colpevole di crimini di guerra che deve espiare le sue colpe, perché rappresenta l’esperienza umana e la voglia di vivere.

Ulisse segue il suo destino: lo anticipa, lo accetta e lo vive. Persegue con ostinazione, pazienza e capacità di sopportazione l’obiettivo cui è suo malgrado rivolto, si fa carico di guidare gli altri nonostante le resistenze, le incomprensioni e le accuse, sopravvive a infinite sofferenze e, eppure, continua il viaggio.

Il cavallo e la corda dell’arco disegnano così il doppio registro del personaggio: da una parte, l’uomo che avverte la preda per affrontarla ad armi pari; dall’altra, lo stratega che nasconde soldati nel ventre di un’offerta votiva e che utilizza l’inganno per far prevalere l’esercito a cui appartiene. È un eroe che diventa progressivamente un antieroe: per tornare a casa, dovrà fare i conti non soltanto con ciò che ha perduto, ma anche con il modo in cui ha vinto.

Nolan utilizza a più riprese i flashback in cui Ulisse narra in prima persona i suoi viaggi ai confini del mondo reale e in cui racconta l’episodio cruciale del cavallo di legno e della successiva, feroce distruzione di Troia e del massacro dei suoi abitanti, vecchi e giovani.

Nella tradizione letteraria successiva a Omero, da Dante a Pascoli, Ulisse è stato l’eroe della conoscenza e dei necessari limiti imposti dalla natura umana: l’uomo famoso per la sua celebre astuzia e per l’etica mercantile e fraudolenta del marinaio, capace di imbrogli e di insperate soluzioni. E il tema del ritorno si è trasformato in modo semplicistico nel sentimento della nostalgia, pressoché sconosciuto nell’epoca della Grecia arcaica.

Nolan rinuncia radicalmente a questa prospettiva, ormai parte della complessiva percezione dell’Odissea omerica, e non sviluppa quasi per niente il tema dell’astuzia. Mostra un personaggio ancora epico, vestito da guerriero, con l’elmo, quando sconfigge il selvaggio Polifemo e quando si scontra con i feroci Lestrigoni. Mentre la conquista e la devastazione di Troia non si riducono all’espediente del cavallo, ma sono rappresentate nelle diverse fasi, con un montaggio che ne alterna le sequenze allo scorrere della narrazione principale.

Nel film, al contrario rispetto al poema omerico, la guerra è costantemente presente e determinante, fino all’epilogo, in cui Ulisse-Odisseo combatte duramente contro i Proci, rischiando di soccombere.

L’Odissea è caratterizzata da una scelta precisa di articolazioni narrative complesse e non lineari e di un superamento dell’oggettività epica della narrazione in terza persona, che determina molteplici risultati: la presenza di una forte soggettività; la modifica dell’ordine sequenziale del tempo della storia; la revisione del principio di realtà in quello di verosimiglianza, come nel caso di Polifemo, che appare non reale, mentre sono verosimili le modalità con cui è narrato l’episodio.

Ne consegue una successione narrativa dinamica ed emozionante, scandita da una colonna sonora incalzante e dal frenetico movimento delle immagini, impreziosite dalla scelta della pellicola IMAX, che rende coinvolgente la visione da parte dello spettatore.

Ulisse è un uomo che sfida gli dei, ma che, per continuare a vivere e per tornare a casa, deve imparare l’arte più difficile, quella della rinuncia al controllo, come gli suggerisce la ninfa Calipso, che vive su una spiaggia deserta, condividendo con l’eroe un’alcova di frasche. L’amante-carceriera che lo ha irretito e lo ha trattenuto nell’isola di Ogigia durante sette anni e che, nella revisione di Nolan, che non menziona i Lotofagi, gli fornisce il loto, l’ingrediente dell’oblio. Ma che lo lascia andare quando scopre che lui ha recuperato il ricordo della moglie Penelope e, quindi, la sua identità.

Gli dei sono presenti ed evocati, ma sono invisibili. Zeus si manifesta con il tuono, come da tradizione. Nei poemi omerici gli dei svolgono un’importante funzione narrativa: i protagonisti umani del genere epico sono determinati nel destino eroico e non vi è spazio per la dimensione psicologica dei personaggi. Le azioni, le scelte e le soluzioni ai contrasti degli esseri umani non possono trovare motivazione interna nella presa di coscienza di sé, nel conflitto interiore e nell’evoluzione della propria soggettività. E quindi le loro cause sono demandate al volere e all’intervento divino, che si impone sugli uomini e ne spiega le scelte.

Viceversa, nella versione cinematografica di Nolan, in cui i personaggi e gli eventi vengono ridefiniti, la presenza divina non può più essere tale. Gli dei sono esclusi come personaggi scenici, a eccezione di Atena, che compare come presenza muta al fianco di Ulisse. Ne ascolta le parole e i dubbi e, più che suggerire consigli e soluzioni, gli rivolge il suo sguardo, che esprime la vicinanza e l’accorata condivisione emotiva dei travagli dell’eroe che lei predilige e protegge.

Le scelte narrative e di messa in scena squisitamente cinematografiche di Nolan, che hanno contrariato alcuni eminenti studiosi e traduttori del testo omerico e che hanno suscitato polemiche speciose rispetto alla fedeltà storica e archeologica del film nel confronto con il poema, hanno invece incontrato il favore di molti spettatori, che sembrano aver gradito le novità del racconto.

D’altronde, l’Odissea omerica è chiaramente una storia finzionale. Ed è noto da secoli che la tradizione epica e mitologica si rinnova sempre, pur nella ripetizione di intrecci, temi e linguaggi, per adeguarsi alle aspettative del pubblico, modificando le trame e i caratteri dei personaggi. La sua fortuna dipende proprio dalla possibilità di variazione, sempre che, come nel caso di Nolan, le intenzioni siano esplicite e funzionali al perseguimento di idee precise e propositive e non a una manipolazione ricattatoria del pubblico.

Il cinema ha contribuito a rendere universale l’immaginario e le vicende dell’Odissea e dell’Iliade sono da sempre familiari a gran parte del pubblico. Per questo risulta indispensabile, ogni volta, proporre un nuovo racconto.

Nolan è fedele alla tradizione proprio perché è in grado di rinnovarla. Trasferisce la sua selezione innovativa di episodi in strutture narrative adeguate al cinema di dimensione colossal, con qualità superiore e proiettato sul grande schermo. E ha vinto la sfida perché il suo obiettivo non è stato quello di preservare la sacralità del testo letterario e di esibirne l’ennesimo rifacimento, ma piuttosto quello di palesare la sua idea della storia e dei personaggi e di coinvolgere il pubblico con i necessari dispositivi di immersione nei climax e di immedesimazione e straniamento nei personaggi.

Un’operazione in cui il miglior cinema d’autore diventa anche cinema per il grande pubblico.

La qualità estetica del film

Infine, alcune note sulle qualità estetiche del film. Il direttore della fotografia, lo svizzero-olandese Hoyte van Hoytema, collaboratore abituale di Nolan, mostra gli elementi della natura nel loro stato primordiale con effetti meravigliosi e impressionanti: immagini spezzate di terribili tempeste con i cieli picei, piogge torrenziali e onde spaventose e inquadrature animate da strane geometrie di corpi contorti.

La cinepresa diventa protagonista quando conduce lo spettatore letteralmente dentro il viaggio, a bordo della nave, con primi piani ravvicinati dei volti dei compagni di Ulisse e rivelando, con estrema credibilità, il sudore, il sale e la paura. Poi, per contrasto, vi sono le immagini nei campi lunghissimi tra mare, cielo e terra, senza i tradizionali cliché cromatici, e le sequenze dei combattimenti feroci e concitati, accompagnati dal rullo incessante dei tamburi.

La colonna sonora, curata dal compositore svedese Ludwig Göransson, alla sua terza collaborazione con Nolan dopo Tenet e Oppenheimer, è il “centro vitale” del film. Nolan ha chiesto di evitare la tradizionale orchestrazione sinfonica. Göransson ha quindi realizzato una partitura che combina ritmi dai timbri più disparati, rumori ambientali percussivi e melodie corali monumentali.

Ha utilizzato strumenti antichi, sonorità metalliche ed elementi elettronici, nel tentativo di creare atmosfere adeguate allo scopo. Tra gli strumenti impiegati figurano: 35 gong di bronzo sovrapposti a sintetizzatori, strumenti a percussione in bronzo, un prototipo di una lira, un aulos, un fyell e tamburi in lamiera che emanano cacofonie.

A questi si affiancano soprattutto cori tradizionali albanesi in isopolifonia e registrazioni di flauti popolari eseguiti da pastori albanesi, scelti per la loro vicinanza a pratiche musicali di origine arcaica.

Il musicista britannico James Blake e il rapper statunitense Travis Scott hanno collaborato con Göransson alla realizzazione del brano originale “When I’m Home”, utilizzato durante i credits di coda. Emergono tre note ricorrenti: un lamento che riecheggia il pizzicato della corda del leggendario arco di Ulisse.

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