Il professore della musica italiana spegne oggi le sue 80 candeline. Poeta contemporaneo, comunicatore dalla spiccata sensibilità, Roberto Vecchioni ha sempre coniugato insegnamento e cantautorato, senza mai trascurare il valore di entrambe le professioni.
Nato a Carate Brianza da genitori napoletani, con una laurea in lettere antiche presso l’Università Cattolica di Milano, dove ha lavorato come assistente di “Storia delle religioni”, inizia l’attività musicale in qualità di paroliere per terzi negli anni ’60.
Decide poi di “metterci la faccia” cantando in pubblico le sue canzoni nel 1971 quando incide il suo primo album “Parabola” che contiene la famigerata “Luci a San Siro”.
Subito si distingue per la sua capacità di cantautore, tanto da guadagnare il famoso Premio Tenco nel 1983. Da qui l’ascesa della carriera con esibizioni al Festivalbar (1992), Festival di Sanremo (2011) ed il conseguimento del Premio Mia Martini della critica (2011).
Scrittore, oltre che artista della musica, nel 2023 gira l’Italia con il tour “L’Infinito” e partecipa, interpretando se stesso in un cammeo nel film “La primavera della mia Vita” di e con Di Martino e Colapesce.
La sua vita ha conosciuto anche il dolore, come confessa in una intervista rilasciata al Corriere della Sera per celebrare i suoi 80 anni. Vecchioni ha infatti perso un figlio di 35 anni, tragico evento commentato come «una cesura tra una vita e un’altra” che ha segnato ancora di più la moglie.


