Nelle periferie romane da tempo opera l’associazione “Luce Sia”, promossa dall’avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare il rispetto della legalità con la tutela delle persone fragili e l’accelerazione delle assegnazioni degli alloggi. È stata protagonista di numerose fiaccolate ed eventi al fianco di Don Antonio Coluccia
di Alessio Ramaccioni
Luce Sia è una associazione di Roma, nata dalla volontà di un gruppo di cittadini radicati in tutto il territorio capitolino che hanno scelto volontariamente di impegnarsi in prima persona rispetto le criticità dei propri quartieri. Più che una singola associazione, è una rete: ogni quartiere ha costituito la propria associazione, con sede e struttura autonome, e tutte si coordinano per realizzare obiettivi comuni.
L’idea è nata dall’incontro tra cittadini di zone diverse della città, avvenuto durante alcune manifestazioni. Verificando da un lato una serie di aspetti comuni alle questioni per le quali protestavano, ed allo stesso tempo tenendo al centro la specificità dei diversi quartieri e territori, hanno deciso di creare una sorta di coordinamento tra associazioni distinte: ogni periferia ha problemi in parte diversi, ma per risolverli, anche rispetto alla complessità di una città come Roma, è necessaria una massa critica che solo una struttura che agisce a livello cittadino, rappresentando di più territori, è in grado di garantire.
Il nodo centrale, per Luce Sia, è il degrado urbano e i fenomeni che lo alimentano. L’associazione lega il problema a vari fattori, tra cui le occupazioni abusive di immobili ed il traffico di stupefacenti, ritenuti strumenti di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Sul tema delle case, ovviamente, il tema è che le persone fragili vanno tutelate, ma non devono essere messe in condizione di diventare vittime del racket delle occupazioni. Per questo, la strada maestra, per Luce Sia, è quella di accelerare le assegnazioni, così che gli sgomberi siano accompagnati da soluzioni per chi ne ha davvero diritto.
Il metodo utilizzato è il dialogo con le istituzioni. Luce Sia si muove in coordinamento con le forze dell’ordine, con la possibilità di incontri periodici di confronto ed una presenza più visibile sul territorio.
La rete è in crescita: le diverse associazioni sui territori sono attive a Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, Esquilino e Laurentino 38, mentre altre sono in costituzione a San Basilio e Villaggio Falcone, con i quartieri di Trastevere, Magliana e Pietralata come probabili prossimi quartieri dove intervenire ed organizzarsi.
La coordinatrice delle diverse associazioni sui territori è, come detto, l’avvocato Tiziana Siano, che presiede in particolare quella di Don Bosco, il quartiere nel quale vive. Un ruolo ed una volontà di azione ed attivismo che sono maturati sia attraverso l’esperienza diretta sui territori che grazie all’attività professionale e forense.
Abbiamo intervistato Tiziana Siano a margine dell’evento “Periferie al centro”, incontro promosso dal coordinamento di Forza Italia del Municipio VII tenutosi ad inizio a Morena, Roma.
«La prima cosa che bisogna fare nelle periferie è portare i servizi essenziali, perché quando parliamo di lotta per la legalità, per la sicurezza, e quindi di riqualificazione del territorio, un territorio lo riqualifichi non solo con la repressione, ma lo riqualifichi con i servizi. Quando io ho detto che ci vuole la luminosità, è un primo servizio che viene offerto ai cittadini: ma questo è un problema di tutto il territorio. Quindi va ripristinato il rispetto delle regole, perché soltanto con il rispetto delle regole viene garantita la libertà di tutti i cittadini di muoversi nei loro territori, accompagnati proprio da servizi più rilevanti» spiega Siano.
«Noi a Don Bosco – continua Siano – su questo non ci possiamo lamentare: siamo un quartiere particolarmente servito. Quando però vado in altre periferie, come Villaggio Falcone, Quarticciolo, Bastogi, dove spesso mi impegno, i cittadini mi dicono che non hanno neanche la fermata dell’autobus sotto casa. A Roma va fatto un lavoro di ricostruzione della città, partendo da questo: si deve partire dalle periferie e ridare dignità alle periferie, perché dando dignità alle periferie si ricomincia a ricostruire la città. Quindi, ripeto, dare i servizi e contestualmente ridare quella sicurezza che ormai i cittadini romani non percepiscono più».
«A Roma le periferie alla fine sono centro: don Antonio Coluccia ci dice sempre che il centro è la periferia e la periferia è il centro, e ha ragione. Definire oggi una periferia è abbastanza difficile, come per tante altre zone di Roma. La vita si svolge lì: c’è stato in questi anni un abbandono della periferia, si vede quando si va in alcuni territori. Per esempio, in un territorio come Quarticciolo, rispetto ai semplici immobili occupati, gestiti anarchicamente da chi si ritiene proprietario di quei territori, va fatto un lavoro, perché la gran parte dei cittadini vive là. Noi nasciamo da lì, e vogliamo che ci venga riconosciuta quella dignità che non voglio dire che in questi anni ci sia stata tolta» conclude l’avvocato.
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