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	<title>Approfondimenti Archivi - Pubblica Now</title>
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	<description>Articoli, news e consigli da Pubblica Now</description>
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	<title>Approfondimenti Archivi - Pubblica Now</title>
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		<title>Caro carburanti: perché benzina e diesel sono ai massimi, come funzionano le accise e cosa può davvero fare il governo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I prezzi dei carburanti in Italia sono tornati sopra i 2 euro al litro, spinti dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento del petrolio. Il governo potrebbe continuare con i tagli temporanei alle accise, mentre si valuta a livello europeo una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Resta aperto il problema di una soluzione strutturale per contenere [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I prezzi dei carburanti in Italia sono tornati sopra i 2 euro al litro, spinti dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento del petrolio. Il governo potrebbe continuare con i tagli temporanei alle accise, mentre si valuta a livello europeo una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Resta aperto il problema di una soluzione strutturale per contenere i prezzi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non capitava dal 2022: nell&#8217;ultimo weekend di agosto la benzina è tornata stabilmente sopra i 2 euro al litro e il gasolio ha sfondato quota 2,13 euro nella rete ordinaria, con punte oltre 2,20 euro in autostrada. Secondo i dati del <a href="https://www.mimit.gov.it/it/">Ministero delle Imprese e del Made in Italy</a>, il 23 agosto il prezzo medio del self service era di 2,010 €/l per la verde e 2,130 €/l per il gasolio, in aumento rispetto al giorno precedente e ormai vicino ai massimi storici toccati nel marzo 2022, subito dopo l&#8217;inizio della guerra in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cause sono note: le tensioni in Medio Oriente e le limitazioni al traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz hanno spinto le quotazioni del greggio, che a giugno avevano superato i 120 dollari al barile prima di ridiscendere. Ma il calo delle quotazioni internazionali non si è tradotto in un sollievo equivalente alla pompa, alimentando accuse di speculazione lungo la filiera della distribuzione. Per una famiglia che fa il pieno di benzina, secondo le stime di Codacons, il rincaro rispetto all&#8217;anno scorso vale oggi quasi 14 euro a rifornimento; su un viaggio Milano-Lecce andata e ritorno la differenza tra benzina e diesel dell&#8217;anno scorso e quelli attuali supera i 30-50 euro. Nel complesso, secondo le analisi di Facile.it, il maggior esborso degli automobilisti italiani per il solo mese di agosto 2026 sfiora il miliardo di euro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono le accise e perché pesano così tanto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo di un litro di carburante alla pompa è la somma di quattro componenti: il costo industriale del prodotto (raffinazione e approvvigionamento della materia prima), il margine di distribuzione e trasporto, l&#8217;accisa e l&#8217;IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo del prodotto ma anche sull&#8217;accisa stessa, che quindi viene tassata due volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accisa è un&#8217;imposta indiretta fissa, espressa in euro per mille litri, che lo Stato applica alla produzione o all&#8217;immissione in consumo di un prodotto energetico, indipendentemente dal prezzo di mercato del petrolio. È per questo che si parla di tassazione &#8220;fissa&#8221;: che il petrolio costi 60 o 120 dollari al barile, l&#8217;accisa resta la stessa in valore assoluto, e quindi pesa proporzionalmente di più quando i prezzi sono bassi e di meno quando sono alti. In termini assoluti resta comunque un costo enorme e costante per l&#8217;automobilista. In Italia le accise sui carburanti sono storicamente tra le più alte d&#8217;Europa: secondo gli ultimi dati comparativi disponibili a livello UE erano pari a circa 728 euro ogni mille litri per la benzina e 617 euro ogni mille litri per il diesel. L&#8217;Italia risultava allora al primo posto nell&#8217;Unione per accisa sul gasolio e al secondo per quella sulla benzina, dopo i Paesi Bassi. Dal 1° gennaio 2026 il governo ha inoltre avviato un graduale riallineamento delle due aliquote, alzando di 5 centesimi al litro l&#8217;accisa sul gasolio e riducendo in modo speculare quella sulla benzina, per eliminare quello che viene considerato un sussidio ambientalmente dannoso al diesel: un&#8217;operazione non a saldo zero, che secondo le stime diffuse dagli operatori del settore genererà un gettito aggiuntivo per lo Stato di circa 600 milioni di euro nel solo 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, tra accisa e IVA, le imposte rappresentano ancora oggi più della metà del prezzo finale di un litro di benzina in Italia. È una delle ragioni storiche per cui il nostro Paese ha prezzi alla pompa tra i più alti dell&#8217;Unione Europea, ed è anche il motivo per cui, ogniqualvolta il greggio sale, il dibattito politico si concentra sulla possibilità di intervenire proprio su questa componente fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le misure del governo: sconti temporanei, non riduzioni strutturali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte all&#8217;impennata dei prezzi, l&#8217;esecutivo Meloni ha scelto la strada già battuta in passato dai governi precedenti: tagli temporanei e rinnovabili di mese in mese, finanziati non con nuovo debito ma con il maggior gettito IVA generato dagli stessi rincari (un meccanismo simile alla vecchia &#8220;sterilizzazione&#8221; evocata anche in campagna elettorale). Da luglio 2026 è in vigore uno sconto sull&#8217;accisa del gasolio di 17,1 centesimi al litro IVA inclusa, più volte prorogato — l&#8217;ultima volta fino al 26 agosto — con un decreto firmato dal ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti insieme al ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Accanto allo sconto sulle accise, è stato prorogato anche il credito d&#8217;imposta a favore dell&#8217;autotrasporto, il settore più esposto alle oscillazioni del prezzo del gasolio, e il governo ha convocato più volte le principali compagnie petrolifere — Eni, Ip, Tamoil, Q8 — per chiedere collaborazione nel contenere i rincari e scoraggiare eventuali speculazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste misure, però, hanno un limite strutturale: sono temporanee e vanno rifinanziate di mese in mese. Secondo una stima diffusa da Legambiente, che ha sommato le proroghe dei decreti sul taglio delle accise varati tra marzo e luglio 2026, la misura sarebbe costata alle casse pubbliche quasi 2 miliardi di euro in cinque mesi; il deputato dei Verdi Angelo Bonelli ha parlato invece di 2,5 miliardi in quattro mesi. Si tratta di stime di parte, diffuse da soggetti critici verso l&#8217;impostazione del governo, ma che convergono su un ordine di grandezza: quello di un trasferimento di risorse pubbliche — pagate da tutti i contribuenti attraverso il gettito fiscale — verso il prezzo alla pompa, senza intaccare i margini industriali lungo la filiera.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo degli extraprofitti e la partita europea</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio su questo punto che si è riacceso lo scontro politico. Negli ultimi giorni Giorgetti ha firmato, insieme ai ministri economici di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, una lettera alla presidenza di turno irlandese dell&#8217;Ecofin per chiedere di aprire un confronto europeo su una tassa comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, sul modello di quanto fatto dal governo Draghi nel 2022 con il contributo di solidarietà straordinario. Il tema dovrebbe arrivare sul tavolo dei ministri delle finanze dell&#8217;Unione a metà settembre, a Dublino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha colto l&#8217;occasione per chiedere all&#8217;esecutivo di anticipare l&#8217;iniziativa a livello nazionale, senza attendere l&#8217;accordo europeo che richiederebbe comunque diversi mesi prima di tradursi in norme operative. Le opposizioni sostengono che le sole misure &#8220;tampone&#8221; sulle accise non bastino più e che serva una strategia più strutturale, capace di intervenire sui margini industriali e non solo sul carico fiscale. Il governo, dal canto suo, ha finora preferito muoversi nella cornice europea, anche per evitare il rischio di contenziosi legali e di disincentivare gli investimenti delle compagnie energetiche nel Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le possibilità reali di abbattere i costi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando alla sostanza tecnica, gli spazi di manovra reale sono più limitati di quanto il dibattito politico lasci intendere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il taglio delle accise</strong> è l&#8217;intervento più immediato e visibile, ma è anche il più costoso per le casse pubbliche e, non modificando la struttura del mercato, va costantemente rinnovato: se il governo smettesse di prorogarlo, l&#8217;effetto sui prezzi si annullerebbe nel giro di pochi giorni.</li>



<li><strong>Una tassa sugli extraprofitti</strong>, come quella ipotizzata a livello europeo, potrebbe generare risorse da redistribuire verso famiglie e imprese più esposte, ma il precedente 2022 mostrò le difficoltà applicative di questo strumento: definire cosa sia un &#8220;profitto straordinario&#8221;, evitare contenziosi e ricorsi, e impedire che il costo venga comunque scaricato sui consumatori.</li>



<li><strong>Un tetto ai prezzi (price cap)</strong>, più volte evocato anche a livello europeo per il gas, è tecnicamente complesso da applicare ai carburanti liquidi in un mercato globale e rischia di generare carenze di approvvigionamento se fissato in modo troppo aggressivo.</li>



<li><strong>La riduzione strutturale della dipendenza da petrolio e gas</strong>, attraverso l&#8217;accelerazione delle rinnovabili e dell&#8217;elettrificazione dei trasporti, è la leva che gli analisti indicano come l&#8217;unica realmente in grado di rendere l&#8217;Italia meno vulnerabile agli shock geopolitici nel medio-lungo periodo, ma richiede anni di investimenti e non offre alcun sollievo immediato.</li>



<li><strong>Maggiore trasparenza sui prezzi e controlli sulla filiera distributiva</strong>, per verificare che i cali del greggio si riflettano davvero e rapidamente sui listini alla pompa, restano lo strumento più a portata di mano nel breve periodo, anche se il loro impatto sui prezzi finali è storicamente modesto.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, con lo sconto sulle accise del gasolio destinato a scadere a fine agosto e i prezzi ancora sui massimi dell&#8217;anno, il governo si trova a dover decidere in tempi rapidi se prorogare ancora una misura che pesa sui conti pubblici o accettare un nuovo rincaro alla pompa proprio mentre si discute, a livello europeo, di una soluzione più strutturale che però non arriverà prima di settembre inoltrato.</p>



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		<title>Le città al tempo del grande caldo: come si prova a raffreddare le metropoli del futuro</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/08/24/le-citta-al-tempo-del-grande-caldo-come-si-prova-a-raffreddare-le-metropoli-del-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 07:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra alberi, vernici riflettenti, &#8220;stanze fresche&#8221; e nuove figure istituzionali dedicate al caldo, le amministrazioni urbane cercano soluzioni per mesi estivi sempre più lunghi e roventi di Alessio Ramaccioni Camminare in centro città in una giornata di piena estate, oggi, significa spesso attraversare un forno a cielo aperto. Lo abbiamo sperimentato in maniera definitiva questa [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Tra alberi, vernici riflettenti, &#8220;stanze fresche&#8221; e nuove figure istituzionali dedicate al caldo, le amministrazioni urbane cercano soluzioni per mesi estivi sempre più lunghi e roventi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Camminare in centro città in una giornata di piena estate, oggi, significa spesso attraversare un forno a cielo aperto. Lo abbiamo sperimentato in maniera definitiva questa estate, ma sono anni ormai che chi vive in città percepisce un livello di difficoltà quotidiana collegata alle alte temperature, direttamente esponenziale al progredire della stagione estiva. L&#8217;asfalto restituisce calore anche di notte, i palazzi di vetro lo intrappolano, l&#8217;aria condizionata di migliaia di edifici lo scarica all&#8217;esterno alimentando un circolo vizioso. È il fenomeno che gli scienziati chiamano <strong>isola di calore urbana</strong>: le città possono risultare dai cinque ai dieci gradi più calde delle campagne circostanti, con effetti diretti su salute pubblica, mortalità, consumi energetici e qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è più un problema di nicchia per climatologi e urbanisti, e lo abbiamo compreso chiaramente in questo 2026, con un&#8217;estate anticipata già a fine maggio: una prima, intensa ondata di calore ha investito gran parte dell&#8217;Europa occidentale, con temperature superiori di 10-15 gradi rispetto alle medie stagionali e punte oltre i 40°C in Portogallo. <a href="https://www.pubblicanow.it/2026/08/10/caldo-siccita-e-gas-perche-litalia-e-il-ventre-molle-dellenergia-europea/">Un’estate caldissima</a>, che segue quella del 2025 che gli scienziati hanno definito tra le più letali degli ultimi decenni per il continente, con decine di migliaia di morti attribuibili al caldo eccezionale, secondo le stime degli istituti di ricerca europei. Un quadro preoccupante, che rende sempre più urgente una domanda: come si può rendere una città vivibile quando le temperature estive diventano strutturalmente più alte?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un problema non solo climatico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il riscaldamento globale spiega solo una parte del fenomeno. L&#8217;altra parte, quella su cui le amministrazioni possono effettivamente intervenire, riguarda <strong>come sono fatte le città</strong>: superfici scure che assorbono radiazione solare, scarsità di vegetazione, edifici alti e ravvicinati che intrappolano il calore e ostacolano la ventilazione naturale, traffico e climatizzatori che riversano calore aggiuntivo nell&#8217;ambiente urbano. È la combinazione tra un clima più caldo e un tessuto urbano progettato per trattenere quel calore a rendere le estati in città sempre più difficili da sopportare, soprattutto nei quartieri più densi e meno alberati, che spesso sono anche quelli abitati dalle fasce di popolazione più fragili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le strategie sul tavolo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a questo scenario, città di tutto il mondo stanno sperimentando e discutendo diverse tipologie di interventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Più verde, meno cemento.</strong> L&#8217;aumento della copertura arborea resta la misura più citata dagli esperti: gli alberi offrono ombra diretta e raffreddano l&#8217;aria tramite l’evapotraspirazione. Molte città europee, tra cui diverse italiane, hanno inserito nei propri piani di intervento l’espansione del verde urbano e della cosiddetta &#8220;foresta urbana&#8221;, insieme alla depavimentazione di piazze e cortili scolastici per far posto a superfici permeabili e alberate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Superfici che riflettono invece di assorbire.</strong> Tetti e pavimentazioni chiare o rivestite con vernici ad alta riflettanza (i cosiddetti <em>cool roofs</em> e <em>cool pavements</em>) respingono parte della radiazione solare invece di accumularla. Alcune sperimentazioni condotte, come ad esempio a Phoenix, negli Stati Uniti, hanno registrato riduzioni della temperatura superficiale dell&#8217;asfalto di diversi gradi grazie a rivestimenti specifici; interventi simili sono allo studio o in fase di test anche in diverse città europee su tetti pubblici e scolastici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Acqua e fontane come infrastruttura di raffrescamento.</strong> In diverse capitali europee, durante le ondate di calore più intense, le amministrazioni hanno reso gratuite le piscine pubbliche o potenziato l&#8217;accesso a fontane e nebulizzatori nei luoghi di maggiore passaggio, trasformando l&#8217;acqua da elemento estetico a vera e propria infrastruttura di emergenza climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Stanze fresche&#8221; e reti di rifugio.</strong> Sul modello già sperimentato in diverse città francesi e statunitensi, si moltiplicano gli spazi pubblici climatizzati — biblioteche, centri civici, alcune stazioni della metropolitana — aperti gratuitamente come rifugio nelle ore più calde, spesso pensati in primo luogo per anziani, persone sole e senza fissa dimora.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Urbanistica e regolamenti edilizi.</strong> Un fronte più strutturale riguarda le regole di progettazione: altezza e orientamento degli edifici per favorire la ventilazione naturale, requisiti minimi di ombreggiamento negli spazi pubblici, limiti alla cementificazione dei nuovi quartieri, incentivi per isolamento termico e materiali da costruzione a bassa capacità di accumulo del calore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;intelligenza artificiale al servizio della pianificazione.</strong> Un tema sempre più discusso è l&#8217;uso di modelli di analisi dati e intelligenza artificiale per mappare con precisione le aree più a rischio ’isola di calore’ all&#8217;interno di una città, prevedere i picchi di domanda energetica legata al raffrescamento e ottimizzare in tempo reale la gestione degli impianti di climatizzazione degli edifici pubblici, riducendo sprechi e costi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una nuova figura istituzionale: i &#8220;responsabili del caldo&#8221;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni sul piano della governance è la nascita della figura del <strong>Chief Heat Officer</strong>, un funzionario dedicato esclusivamente alla gestione del rischio caldo. La prima nomina risale al 2021, a Miami-Dade, negli Stati Uniti. Una sperimentazione che è stata recepita in fretta da altre città, sempre in America (Phoenix e Los Angeles), in Europa (Atene) e poi in altre città nel mondo. Il compito di questi funzionari è coordinare i tanti soggetti coinvolti nella risposta al caldo (sanità, protezione civile, urbanistica, servizi sociali), che spesso lavorano in modo frammentato, e dare priorità politica e comunicativa a un rischio che, a differenza di alluvioni o terremoti, uccide silenziosamente e in modo diluito nel tempo. Anche altre grandi città nordamericane, come Toronto, stanno valutando l&#8217;introduzione di ruoli analoghi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I limiti e le critiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non mancano, ovviamente, gli scetticismi. Alcuni esperti di pianificazione urbana fanno notare che molte di queste misure — dagli alberi ai tetti bianchi — richiedono anni per produrre effetti misurabili e soprattutto risorse economiche significative, in un momento in cui i bilanci comunali sono spesso sotto pressione. C&#8217;è poi il tema dell&#8217;equità: senza una pianificazione mirata, gli interventi di rinverdimento e riqualificazione rischiano di concentrarsi nei quartieri già più ricchi e alberati, lasciando indietro le periferie più dense e povere di verde, che sono anche quelle statisticamente più esposte al rischio caldo. Infine, la ricerca più recente segnala che indicatori come la sola temperatura superficiale non bastano a descrivere lo stress da calore effettivamente percepito da chi cammina per strada: contano anche ombra, ventilazione e umidità, il che significa che le strategie di mitigazione vanno progettate combinando più soluzioni insieme, e non affidandosi a un&#8217;unica misura.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Uno scenario che non può più aspettare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con estati che iniziano prima, durano di più e toccano temperature record — come mostrano sia il 2025 sia questa caldissima estate 2026 — la discussione sulla mitigazione del caldo urbano sta rapidamente passando dalla fase sperimentale a quella delle politiche strutturali. Il nodo, per molte amministrazioni, non è più <em>se</em> intervenire, ma <em>quanto in fretta</em> e <em>con quali priorità</em>, in un contesto in cui il caldo estremo è ormai riconosciuto come uno dei rischi climatici più letali — e meno visibili — per chi vive nelle città.</p>



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		<title>Allumiere si prepara al Palio delle Contrade: domenica 23 agosto la corsa, tra identità e tradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 09:04:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla rievocazione dei fasti del Cinquecento di Agostino Chigi all&#8217;eredità di Riccardo Rinaldi: la comunità di Allumiere rinnova il suo patto con la storia attraverso lo storico Palio Il conto alla rovescia sta per esaurirsi. Domenica prossima 23 agosto Allumiere, piccolo borgo in provincia di Roma, si fermerà per l’appuntamento più atteso dell’anno: il “Palio [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla rievocazione dei fasti del Cinquecento di Agostino Chigi all&#8217;eredità di Riccardo Rinaldi: la comunità di Allumiere rinnova il suo patto con la storia</strong> <strong>attraverso lo storico Palio</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conto alla rovescia sta per esaurirsi. Domenica prossima 23 agosto Allumiere, piccolo borgo in provincia di Roma, si fermerà per l’appuntamento più atteso dell’anno: il “<strong>Palio delle Contrade</strong>”, una manifestazione che ha ormai conquistato il rango di festa a rilevanza regionale e nazionale. Piazza della Fontana Tonda è pronta a trasformarsi nel teatro della mitica corsa dei 18 asinelli &#8211; tre per ciascuna delle sei contrade: Burò, Ghetto, La Bianca, Nona, Polveriera e Sant’Antonio- che si sfideranno nelle celebri tre &#8220;sgabbiate&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se la carriera in piazza dura appena una ventina di minuti nel tardo pomeriggio, l&#8217;essenza del Palio si respira invece lungo tutta la giornata, a partire dai suoi momenti più solenni e carichi di tensione emotiva. La mattina di domenica aprirà infatti i battenti con due tappe rituali imprescindibili per ogni contradaiolo. Il debutto coincide con il momento più intimo e sentito dell&#8217;intera manifestazione: la Benedizione degli asini e dei fantini. Si tratta di un rito profondo capace di fondere sacro e profano, dove i fantini e l&#8217;intera comunità si stringono attorno agli animali, invocando la buona stella prima della rocambolesca corsa pomeridiana. Da qualche anno questa solenne funzione si svolge singolarmente in ciascun rione: don Roberto Fiorucci officerà il rito per le cinque contrade di Allumiere, mentre Don Fabio Casilli farà lo stesso per la contrada La Bianca. A seguire si terrà la Punzonatura, ovvero l&#8217;atto ufficiale di marchiatura e verifica degli asini che certifica la regolarità della gara, completando così i preparativi tecnici prima della sfida pomeridiana. </p>


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<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="592" height="1024" src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-592x1024.jpg" alt="" class="wp-image-48334" style="aspect-ratio:0.5781311501220184;width:260px;height:auto" srcset="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-592x1024.jpg 592w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-173x300.jpg 173w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-768x1328.jpg 768w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-888x1536.jpg 888w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-150x259.jpg 150w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-300x519.jpg 300w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-696x1204.jpg 696w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2-1068x1847.jpg 1068w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio2.jpg 1080w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Il significato del Palio di Allumiere, &#8220;collante identitario&#8221; della città</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ridurre però il Palio a una semplice corsa di asini sarebbe un errore imperdonabile, in quanto la manifestazione rappresenta la punta di un iceberg sociale immenso, un vero e proprio fenomeno dal profondo valore antropologico. Come ha ricordato il sindaco Luigi Landi, il Palio ad Allumiere funge da collante identitario, un ponte indissolubile tra le vecchie e le nuove generazioni. Dietro i circa 300 figuranti del corteo storico e dietro i volteggi degli sbandieratori, c&#8217;è un anno intero di cooperazione, di ricerca storica rigorosa e del lavoro instancabile delle sarte. Non a caso, a giudicare la sfilata storica — che rievoca i fasti del Cinquecento di Agostino Chigi, il ricco banchiere senese a cui venne affidato l’appalto delle storiche miniere di allume — è chiamata una giuria di esperti antropologi e costumisti, a testimonianza del rigoroso rilievo culturale che sorregge l&#8217;evento. Per quanto riguarda sbandieratori e tamburini, la valutazione è invece affidata a una giuria tecnica composta da maestri d&#8217;esibizione ed esperti della disciplina.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa straordinaria macchina sociale non esisterebbe senza la figura di Riccardo Rinaldi. Nel 1965, da sindaco lungimirante, Rinaldi ebbe l&#8217;intuizione di inventare il Palio. Non fu un semplice espediente folcloristico, ma un&#8217;operazione di salvataggio sociale: con la graduale chiusura delle cave d’allume, la principale attività produttiva dell&#8217;epoca, la comunità rischiava lo sfaldamento. Rinaldi ridiede al paese coesione, orgoglio e uno spirito di appartenenza che, a distanza di oltre mezzo secolo, arde ancora intatto nelle vene dei cittadini.<br>L&#8217;attesa della domenica è stata alimentata dalla &#8220;Notte del Palio&#8221;, l&#8217;evento organizzato dall&#8217;associazione Eureka, interamente dedicato alla presentazione del &#8220;Cencio&#8221;, il totem dipinto della comunità. L&#8217;ambitissimo drappo, un&#8217;opera d’arte interamente realizzata a mano dall’artista Danila Petrini, rimarrà custodito ed esposto nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo, meta di sguardi e speranze dei contradaioli, fino al momento in cui la contrada vincitrice lo conquisterà sul campo per portarlo trionfalmente nella propria sede.</p>


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<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-48335" style="aspect-ratio:0.6669954301870664;width:249px;height:auto" srcset="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-683x1024.jpg 683w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-200x300.jpg 200w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-768x1152.jpg 768w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-1024x1536.jpg 1024w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-150x225.jpg 150w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-300x450.jpg 300w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-696x1044.jpg 696w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1-1068x1602.jpg 1068w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/08/Palio1.jpg 1365w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">«Domenica prossima – ha commentato il sindaco, Luigi Landi – Allumiere rinnova il proprio patto con la storia e la tradizione. Il Palio non è una semplice rievocazione, ma l’anima stessa della nostra comunità, il filo rosso che unisce il nostro glorioso passato minerario al futuro delle nuove generazioni. Vedere i giovani lavorare fianco a fianco con gli anziani nelle scuderie e nelle sartorie è la prova che l&#8217;intuizione di Rinaldi è più viva che mai. Scendiamo in piazza non solo per vincere un drappo, ma per celebrare chi siamo, la nostra coesione e l&#8217;orgoglio profondo di appartenere a questa terra». </p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"><br>In queste ore di vigilia, in cui si respira un’atmosfera coinvolgente e ricca di trepidazione, la Proloco di Allumiere – guidata da Maria Pinardi e organizzatrice della kermesse insieme al Comune – sta mettendo a punto gli ultimi dettagli per garantire, come ogni anno, la perfetta riuscita del Palio 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ringraziamento speciale da parte del Sindaco e della Presidente della Proloco va alle sei Contrade, per lo straordinario lavoro che stanno svolgendo, e ai tantissimi volontari il cui contributo resta determinante. Le istituzioni esprimono inoltre profonda gratitudine agli enti che supportano l&#8217;evento: la Regione Lazio, il MiC, la Città Metropolitana di Roma Capitale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia ed Enel Spa.</p>



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		<title>Ceuta, UE in crisi sull’immigrazione: Schengen sospeso, scontro Italia – Spagna, tensioni anche con la Germania</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/08/12/ceuta-ue-in-crisi-sullimmigrazione-schengen-sospeso-scontro-italia-spagna-tensioni-anche-con-la-germania/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 07:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cronaca di una crisi migratoria che sta spaccando l&#8217;Europa: dall&#8217;assalto alla frontiera nordafricana tra Marocco e Spagna alla sospensione degli accordi di Schengen tra Roma e Madrid, fino al pressing tedesco per rimandare in Italia i richiedenti asilo &#8220;secondari&#8221;. E ora cresce la paura che il 15 agosto tutto possa ripetersi di Alessio Ramaccioni Il [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Cronaca di una crisi migratoria che sta spaccando l&#8217;Europa: dall&#8217;assalto alla frontiera nordafricana tra Marocco e Spagna alla sospensione degli accordi di Schengen tra Roma e Madrid, fino al pressing tedesco per rimandare in Italia i richiedenti asilo &#8220;secondari&#8221;. E ora cresce la paura che il 15 agosto tutto possa ripeters</em>i</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 30 luglio scorso migliaia di persone hanno attraversato in poche ore il confine tra il Marocco e <a href="https://www.ceuta.es/ceuta/">Ceuta</a>, l&#8217;exclave spagnola sul continente africano. Le cronache hanno parlato di una vera e propria &#8220;valanga umana&#8221;: in un solo giorno diverse migliaia di migranti hanno scavalcato le barriere di frontiera, mentre altri hanno tentato la traversata a nuoto lungo la scogliera del Tarajal. Il bilancio umano è stato drammatico fin da subito, con vittime e dispersi il cui bilancio è aumentato nei giorni seguenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le autorità spagnole hanno parlato di circa 60mila persone entrate nell&#8217;exclave, di cui oltre 48mila rimpatriate in tempi rapidi verso il Marocco. Il conto delle vittime è salito – come detto &#8211; progressivamente: le squadre di soccorso, tra Guardia Civil, sommozzatori e servizi di salvataggio marittimo, hanno recuperato 84 corpi tra le acque antistanti la frontiera, ai quali si aggiungono altre decine di vittime, decedute nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Ad oggi le Ong parlano di 142 morti e decine di dispersi: una crisi che, per dimensioni, ha immediatamente richiamato alla memoria quella del maggio 2021, quando in meno di 24 ore circa 8mila persone avevano varcato lo stesso confine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sindaco di Ceuta ha parlato, nei giorni successivi all’assalto dei migranti ai confini spagnoli che, giova ricordare e ribadire, si trovano in territorio africano, e non sul continente europeo, di una situazione ancora lontana dall&#8217;essere risolta, con migliaia di persone — tra le 8mila e le 11mila— ancora presenti nell&#8217;enclave nei giorni successivi al picco della crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La decisione italiana: stop a Schengen con la Spagna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a quella che Palazzo Chigi ha definito una possibile &#8220;emergenza migratoria programmata&#8221;, il governo Meloni ha deciso di sospendere unilateralmente il trattato di Schengen nei confronti della Spagna, ripristinando i controlli di frontiera per chi arriva dai principali scali iberici verso l&#8217;Italia. Il provvedimento ha riguardato in particolare gli hub con collegamenti diretti dalla Spagna, come Milano Malpensa, Milano Linate e Bologna Marconi, oltre ai porti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha motivato la scelta richiamando un duplice rischio: quello del terrorismo e quello dell&#8217;immigrazione clandestina, affermando che non potevano essere sottovalutati al netto della situazione in atto. Sulla stessa linea del vicepremier si è espresso tutto il governo, che si è posizionato compatto a sostegno della sospensione di Schengen decisa dalla premier Meloni. Il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo,&nbsp; ha addirittura annunciato l&#8217;assunzione straordinaria di 500 nuovi agenti di polizia, operativi da dicembre 2026, per rafforzare i controlli di frontiera e le attività delle questure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sostegno della posizione del governo italiano è arrivata anche un&#8217;informativa dei servizi di intelligence, secondo cui alcune aree limitrofe a Ceuta sarebbero da anni un centro di radicalizzazione jihadista, con diverse decine di persone partite in passato per raggiungere i teatri di guerra in Siria e Iraq. Un elemento che Tajani ha utilizzato per giustificare la linea dura, pur specificando che si tratta di un rischio strutturale dell&#8217;area, non direttamente collegato agli eventi dello scorso luglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo scontro diplomatico con Madrid</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione italiana ha provocato una reazione durissima da parte del governo spagnolo. Il premier Pedro Sánchez ha bollato lo stop a Schengen come una misura &#8220;asimmetrica&#8221; e ingiustificata, sottolineando come Ceuta non faccia parte in senso proprio dello spazio Schengen e come la Spagna sia, secondo i dati Frontex, uno dei confini esterni dell&#8217;Unione meno permeabili, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato in Italia nel periodo 2021-2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande Marlaska, ha parlato apertamente di un&#8217;azione &#8220;eccessiva e non necessaria&#8221;, mentre lo stesso Sánchez ha accusato l&#8217;Italia di aver agito per interessi politici. Madrid ha risposto, sul piano pratico, introducendo a sua volta controlli sui viaggiatori in arrivo dall&#8217;Italia, in un clima che alcuni osservatori hanno descritto come un vero e proprio &#8220;occhio per occhio&#8221; diplomatico, con l&#8217;invito rivolto a Bruxelles di evitare ulteriori escalation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano istituzionale, la Spagna ha chiesto e ottenuto una videoconferenza straordinaria dei ministri dell&#8217;Interno dei 27 Paesi membri dell’UE, tenutasi il 4 agosto. L&#8217;esito dell&#8217;incontro ha in parte disinnescato le tensioni più acute: i ministri europei hanno riconosciuto che la gestione spagnola della crisi era stata &#8220;rapida ed efficace&#8221;, hanno convenuto che quanto accaduto a Ceuta non fosse riconducibile ai normali flussi migratori — richiedendo quindi un rafforzamento strutturale delle frontiere esterne e dei rimpatri — e hanno ribadito che lo spazio Schengen &#8220;non è mai stato a rischio&#8221;. Anche il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, ha assicurato che nessun migrante proveniente da Ceuta sarebbe entrato nell&#8217;area Schengen. Nonostante queste rassicurazioni europee, il governo italiano ha mantenuto la propria linea, confermando la sospensione degli accordi con Madrid almeno fino a Ferragosto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il timore del 15 agosto: nuovo assalto in vista?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A tenere alta la tensione, nelle ultime settimane, è soprattutto il timore che la crisi possa ripetersi il prossimo 15 agosto. Secondo un report di intelligence giunto sul tavolo di Palazzo Chigi, lo scenario delineato dai servizi segreti prevede il possibile arrivo di ulteriori 30-50mila persone in prossimità di Ferragosto: numeri paragonabili, se non addirittura superiori, a quelli della crisi di fine luglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dare corpo a questi timori sono anche segnalazioni relative a una mobilitazione organizzata sui social network. Secondo quanto riportato fonti di informazione spagnole, decine di account riconducibili a utenti marocchini starebbero diffondendo su piattaforme come TikTok, WhatsApp e Facebook messaggi rivolti soprattutto ai più giovani, con inviti a organizzare un nuovo ingresso di massa nell&#8217;exclave proprio il 15 agosto, coordinandosi attraverso gruppi privati. Al momento, tuttavia, non è arrivata alcuna conferma ufficiale né da Madrid né da Rabat sull&#8217;esistenza di un piano organizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio in ragione di questo allarme, il ministro Tajani ha collegato esplicitamente la durata della sospensione di Schengen a questa scadenza, dichiarando che l&#8217;Italia non potrà rivedere la propria decisione prima del 15 agosto, per poi essere pronta a &#8220;ripristinare la situazione precedente&#8221; una volta che il quadro sarà tornato alla normalità. Nei giorni scorsi, intanto, è stato ritrovato il corpo di un giovane migrante subsahariano morto nel tentativo di raggiungere Ceuta sorvolando il confine con un parapendio, precipitato in mare al largo del Tarajal: un episodio che testimonia quanto la pressione migratoria sull&#8217;area resti alta anche nelle settimane di relativa calma.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo fronte: la Germania rispedisce i migranti in Italia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come se non bastasse lo scontro con Madrid, negli ultimi giorni si è aperto un secondo fronte, questa volta con Berlino. Il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha infatti annunciato l&#8217;intenzione di riprendere i trasferimenti verso l&#8217;Italia dei cosiddetti &#8220;dublinanti&#8221;: i richiedenti asilo che, dopo essere sbarcati sul territorio italiano come primo Paese di approdo, si sono poi spostati in Germania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso simbolo di questa svolta riguarda una cittadina somala di 22 anni, Abdirisaq Warsame, arrivata in Germania lo scorso marzo dopo essere transitata dall&#8217;Italia. La donna, che vive attualmente in un centro di accoglienza in Baviera, ha ricevuto lo scorso 25 giugno una lettera dal ministero dell&#8217;Interno tedesco che le comunica il trasferimento in Italia previsto per il 19 agosto. Secondo quanto riferito da fonti del ministero dell&#8217;Interno tedesco, si tratterebbe soltanto del primo di una serie di casi analoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Berlino giustifica la scelta richiamando l&#8217;entrata in vigore, dal 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l&#8217;asilo, e dal 1° luglio del nuovo Regolamento sulla gestione dell&#8217;asilo e della migrazione, destinato a sostituire il precedente sistema definito dal Regolamento di Dublino. &nbsp;La mossa tedesca arriva in un contesto politico interno delicato per Merz, alle prese con sondaggi in calo e con la crescita dell&#8217;estrema destra di AfD, elemento che secondo diverse ricostruzioni giornalistiche avrebbe influito sulla decisione di adottare una linea più dura sul tema migratorio, in questo caso nei confronti dell&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Viminale ha reagito respingendo l&#8217;impostazione tedesca: secondo il ministero dell&#8217;Interno italiano, un accordo siglato l&#8217;8 dicembre 2025 in sede di Consiglio Ue avrebbe di fatto azzerato il contenzioso sui circa 60mila &#8220;dublinanti&#8221; pregressi, in cambio di un bilanciamento legato alla scarsa solidarietà mostrata dall&#8217;Europa rispetto ai 340mila ingressi irregolari registrati in Italia dall&#8217;inizio del governo Meloni. Per Roma, quell&#8217;intesa riguarderebbe però solo i casi precedenti al 12 giugno 2026, mentre per gli arrivi successivi sarebbe ancora troppo presto per accertare eventuali movimenti secondari verso altri Paesi. L&#8217;Italia chiede inoltre che eventuali rientri vengano compensati tenendo conto dei migranti sbarcati sul territorio nazionale dalle navi delle ong che battono bandiera di altri Stati europei, Germania compresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le opposizioni italiane non hanno mancato di sottolineare il paradosso della situazione: il Movimento 5 Stelle ha parlato, ironizzando, di un &#8220;grande successo&#8221; del governo Meloni che, a seguito dello scontro con la Spagna, si ritroverebbe ora anche la Germania pronta a rimandare indietro richiedenti asilo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una crisi ancora aperta</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A quasi due settimane dalla crisi di Ceuta la situazione resta quindi lontana da una soluzione definitiva. &nbsp;Le prossime settimane, e in particolare la scadenza di Ferragosto, chiariranno se i timori dell&#8217;intelligence siano concreti e riferiti&nbsp; possibilità reali o se la tensione, come già accaduto in altre fasi della crisi, si tradurrà soprattutto in un confronto politico e diplomatico tra le cancellerie europee.</p>



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		<title>Caldo, siccità e gas: perché l&#8217;Italia è il ventre molle dell&#8217;energia europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’estate bollente che stiamo attraversando sta mettendo a dura prova il nostro paese e un po&#8217; tutta l’Europa tra incendi, città rese quasi inabitabili, gestione sanitaria e costi energetici. Ma proprio riguardo all’energia, il problema non è solo il consumo, ma anche la produzione. di Alessio Ramaccioni L&#8217;estate 2026 ha reso visibile a tutti un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’estate bollente che stiamo attraversando sta mettendo a dura prova il nostro paese e un po&#8217; tutta l’Europa tra incendi, città rese quasi inabitabili, gestione sanitaria e costi energetici. Ma proprio riguardo all’energia, il problema non è solo il consumo, ma anche la produzione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estate 2026 ha reso visibile a tutti un rischio che gli addetti ai lavori conoscono da anni: quando il clima si surriscalda, il sistema elettrico non regge solo per il caldo che spinge i consumi verso l&#8217;alto, ma anche perché la produzione stessa vacilla. In Italia il fenomeno si è manifestato con un record: il 3 agosto il prezzo dell&#8217;elettricità ha toccato il livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo, sopra i 197 euro al megawattora, in una giornata in cui la domanda ha superato i mille gigawattora e l&#8217;eolico ha contribuito per poco più dell&#8217;1% del fabbisogno. Non è un incidente isolato: è la fotografia di un sistema energetico che, più di altri in Europa, si scopre fragile proprio quando l&#8217;emergenza climatica si fa sentire con più forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un Paese che dipende dal gas, e il gas dipende dall&#8217;acqua</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza della Francia, che affronta la crisi idrica con il problema — comunque serio — dei suoi reattori nucleari da raffreddare, l&#8217;Italia ha un tallone d&#8217;Achille diverso e per certi versi più strutturale: il <strong>gas naturale</strong>. Nel mix elettrico italiano il gas resta la fonte singola più importante, e nei primi mesi del 2026 ha determinato il prezzo dell&#8217;elettricità per circa l&#8217;89% delle ore, una percentuale molto più alta che nel resto d&#8217;Europa. Il problema è che quasi tutto questo gas arriva da fuori: le importazioni coprono circa il 95% dei consumi nazionali, in gran parte come gas naturale liquefatto trasportato via nave da Qatar e Stati Uniti. Questo rende l&#8217;Italia esposta non solo alle tensioni geopolitiche, ma anche — ed è il punto meno raccontato — alla stessa vulnerabilità idrica che colpisce il nucleare francese o ungherese: le centrali termoelettriche a gas, per condensare il vapore dopo la turbina, hanno bisogno di grandi quantità di acqua di raffreddamento prelevata dai fiumi, che d&#8217;estate sono più bassi e più caldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso più emblematico è <a href="https://www.adbpo.it/">quello del Po</a>. Nell&#8217;estate 2026 il fiume ha toccato livelli di magra severa già dai primi giorni di agosto, e gli impianti termoelettrici lungo il suo corso — diversi gigawatt di potenza installata tra Piemonte, Lombardia ed Emilia — si trovano a fare i conti con lo stesso doppio limite che blocca i reattori europei: da un lato le pompe di aspirazione non riescono più a garantire un flusso costante quando il livello scende troppo, dall&#8217;altro la temperatura dell&#8217;acqua restituita al fiume rischia di superare le soglie fissate per legge a tutela degli ecosistemi. Il risultato è lo stesso osservato in Polonia, dove a inizio agosto la siccità sul fiume Vistola ha costretto due centrali a carbone a ridurre la produzione per circa 1,3 gigawatt: un problema che non riguarda solo il nucleare, ma qualunque impianto termoelettrico legato a un fiume.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;idroelettrico, la seconda fonte che sparisce proprio quando serve</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi un secondo fronte di crisi, più diretto: l&#8217;idroelettrico. In Italia è storicamente una delle principali fonti rinnovabili, seconda solo al fotovoltaico da quando quest&#8217;ultimo lo ha superato nel 2024. Ma è anche la fonte più esposta alla siccità: quando piove poco e le riserve nevose si riducono, i bacini si svuotano e la produzione cala. Nel 2025 la generazione idroelettrica italiana è scesa di oltre il 21% rispetto all&#8217;anno precedente, e nell&#8217;estate 2026 la tendenza si è confermata, con gli impianti che soffrono proprio nei mesi di punta della domanda. È un paradosso pericoloso: la fonte rinnovabile più flessibile e pronta all&#8217;uso — capace di intervenire in pochi minuti per coprire i picchi di consumo — è anche quella che si indebolisce quando il caldo la renderebbe più necessaria, lasciando il vuoto da colmare quasi sempre con più gas.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il conto in bolletta, e non solo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze si vedono nei prezzi. Nei primi quattro mesi del 2026 l&#8217;Italia ha registrato il costo dell&#8217;elettricità all&#8217;ingrosso più alto tra i grandi Paesi europei, con una media di oltre 130 euro al megawattora, contro i circa 100 euro di Germania e Olanda, i 70 euro della Francia e appena 42 euro della Spagna — un Paese che, pur non avendo il nucleare, ha investito con decisione su eolico e fotovoltaico, aumentando la produzione rinnovabile del 42% negli ultimi cinque anni, contro il 10% registrato in Italia. Il confronto è istruttivo: non è il nucleare a fare la differenza tra un sistema resiliente e uno fragile, ma la varietà delle fonti e la rapidità con cui un Paese riesce ad aggiungere capacità che non dipende dall&#8217;acqua di raffreddamento, come il fotovoltaico e l&#8217;eolico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E il nucleare, per l&#8217;Italia?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia oggi non ha centrali nucleari in funzione sul proprio territorio, quindi la crisi che ha colpito Francia, Ungheria e Romania durante questa estate non la riguarda direttamente sul piano della produzione interna. Ciò non significa però che la questione non sia da tenere in considerazione: il ritorno del dibattito politico sul nucleare come possibile soluzione alla dipendenza dal gas si scontra proprio con le fragilità che l&#8217;estate 2026 ha reso evidenti altrove in Europa: tempi di realizzazione lunghi, costi elevati e, appunto, la stessa vulnerabilità idrica che oggi paralizza i reattori francesi e ungheresi. Un&#8217;eventuale scelta nucleare andrebbe quindi valutata anche alla luce di questo rischio strutturale, non solo dei suoi vantaggi in termini di emissioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché non è un&#8217;estate come le altre, ma la prova generale delle prossime</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale, che rischia di passare in secondo piano nella cronaca delle singole giornate di caldo record, è che questa non è un&#8217;emergenza eccezionale ma una condizione destinata a ripresentarsi, e a peggiorare. Più le ondate di calore diventano frequenti e prolungate, più si riduce la disponibilità d&#8217;acqua nei fiumi proprio nei mesi in cui la domanda di elettricità per il raffrescamento è più alta. È la stessa dinamica osservata su scala continentale: dal Danubio, dove la siccità ha imposto lo stato di emergenza in Romania e riduzioni drastiche alla centrale ungherese di Paks, alla Vistola in Polonia, fino al Po in Italia, il messaggio è identico ovunque. Un sistema elettrico costruito in gran parte su impianti che hanno bisogno di grandi quantità d&#8217;acqua — che siano a gas, a carbone o nucleari — è per definizione più vulnerabile proprio nei momenti di massimo stress climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;Italia questo significa che parlare di crisi climatica non è più solo una questione ambientale, ma sempre di più una questione di sicurezza energetica. Ogni ondata di calore aumenta la domanda di elettricità e allo stesso tempo riduce la capacità di produrla: un doppio effetto che nessun sistema può assorbire all&#8217;infinito senza interventi strutturali. Accelerare sulle fonti che non hanno bisogno di acqua per funzionare — solare ed eolico in primis — insieme a investimenti su stoccaggio, reti e diversificazione degli approvvigionamenti, non è più solo un obiettivo di decarbonizzazione a lungo termine: è una misura di protezione immediata contro un rischio che, come mostra l&#8217;estate 2026, è già presente ed attuale.</p>



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		<title>A Cannes trionfa &#8220;Fjord&#8221;: la Palma d&#8217;Oro al film di Christian Mungiu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 08:48:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanni Ottone La Giuria premia il sesto lungometraggio del rumeno Christian Mungiu. Tra gli altri film spiccano &#8220;Hope&#8221;, del Coreano Na Hong-jin e Minotaur, sesto film del dissidente russo Andrey Zvyagintsev Tra i tre film del concorso ufficiale al Festival di Cannes la Palma d&#8217;Oro la conquista Fjord, sesto lungometraggio del rumeno Christian Mungiu, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>di Giovanni Ottone</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Giuria premia il sesto lungometraggio del rumeno Christian Mungiu. Tra gli altri film spiccano &#8220;Hope&#8221;, del Coreano Na Hong-jin e Minotaur, sesto film del dissidente russo Andrey Zvyagintsev</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i tre film del concorso ufficiale al <a href="https://www.festival-cannes.com/en/">Festival di Cannes</a> la <strong>Palma d&#8217;Oro</strong> la conquista Fjord, sesto lungometraggio del rumeno Christian Mungiu, e primo girato fuori dal suo Paese, è un eccezionale dramma esistenziale e sociale. Un racconto in cui l&#8217;ideologia fideistica laica e statalista rischia di stravolgere l&#8217;identità e l&#8217;armonia di un contesto familiare. I coniugi quarantenni Gheorghiu sono cristiani evangelici, ma non bigotti.<br>Mihai rumeno e Lisbet, norvegese, si trasferiscono in un piccolo centro in Norvegia, con lo scopo di offrire ai loro cinque figli, due bambini, due adolescenti tredicenni e un piccolo di pochi mesi una vita, più serena e sicura. Mihai é assunto come informatico nella scuola locale e Lisbet lavora come infermiera in un ospizio per anziani.<br>Si integrano molo bene, frequentano la loro piccola chiesa locale e fanno amicizia con i vicini Halbergs, Mats, il professore di matematica e Frida un avvocato. Poi, un giorno, vengono sospettati ingiustamente di aver sottoposto i due figli adolescenti, Emmanuel ed Elia, a punizioni corporali. La potente e inflessibile organizzazione statale norvegese di assistenza alla infanzia ottiene che i cinque figli vengano allontanati dai genitori e collocati in tre diverse famiglie affidatarie fino a che le inchieste, civile e penale sui fatti addebitati, non vengano concluse.<br>Trascorrono settimane e la vicenda diventa per loro un calvario. Fino al processo penale in cui i Gheorgiu subiscono insinuazioni e accuse discriminatorie violente di ogni tipo da parte del pubblico ministero, essendo difesi da Frida, la loro vicina. A partire da un&#8217;eccellente sceneggiatura, Mungiu conferma l&#8217;interesse bei confronti delle divisioni culturali e ripropone il suo approccio molto efficace, configurando il dramma interiore dei personaggi e lavora per sottrazione. La narrazione simula il tempo reale e sfrutta benissimo gli spazi interni. In aggiunta mostra una fine ironia, non essendo mai didascalico. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Minotaur</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Minotaur</strong>, sesto film del russo Andrey Zvyagintsev, fuoriuscito e residente in Francia.<br>È un convincente e prezioso dramma &#8211; thriller esistenziale nel quadro del profondo malessere della società russa, tra corruzione e degrado delle coscienze. Gleb, quarantenne benestante, amministratore delegato di un&#8217;azienda di trasporti, vive con la moglie Galina e un figlio quindicenne in una cittadina di provincia. La sua esistenza meticolosa entra in crisi quando, nel 2022, l&#8217;inizio della invasione in Ucraina coincide con un problema professionale, costringendolo a licenziare alcuni dipendenti. E, al tempo stesso, è obbligato a fornirne altri 14 come contingente richiesto dallo stato per andare a combattere in Ucraina.<br>Inoltre, durante gli stessi giorni, scopre che sua moglie lo tradisce, intrattenendo una relazione con Anton, un fotografo trentenne.<br>Ne deriva un atto estremo compiuto istintivamente dal disperato e cinico &#8220;antieroe&#8221;, che comunque mostra piena coscienza di potersi garantire l&#8217;impunità.<br>Minotaur rivisita il thriller domestico &#8220;La femme infedele&#8221;, di Claude Chabrol, ma va ben oltre la storia di un crimine passionale. Zvyagintsev inserisce il dramma tragico all&#8217;interno di una lucida rappresentazione dello stato attuale della Russia dominata dal regime di Putin, tra violenza disinvolta, agghiacciante banalità e spunti di tesa ironia. Il ritmo narrativo, la messa un scena, con precise inquadrature e piani sequenza, e l&#8217;interpretazione degli attori garantiscono grande qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hope</strong><br><strong>Hope</strong>, del coreano Na Hong-jin, già autore di thrillers incalzanti, è un unicum nel concorso del Festival di Cannes. Un horror, ma anche un <em>disaster movie</em> fantascientifico. E inoltre è chiaramente il primo episodio di una saga. Un&#8217;opera che apparterebbe alla categoria dei film di mezzanotte perché nettamente di genere a dedicato a un pubblico di entusiasti e adolescenti.<br>Nel villaggio rurale di Hope Harbour, presso la frontiera calda demilitarizzata con la Corea del Nord si verifica un&#8217;escalation misteriosa di violenza e terrore. Finché compare una banda di alieni alti tre metri, a metà strada tra Alien e uomini primitivi. Sono invincibili, devastano e uccidono. E corrono come cani velocissimi. A fronteggiarli il solito gruppo di ardimentosi che sparano all&#8217;impazzata. Poi si scopre che sono sbarcati da una nave spaziale e guidati da una principessa aliena. Molti effetti speciali e un &#8216;interessante paesaggio boschivo. Un esempio della vitalità del cinema di genere blockbuster horror coreano, costruito con precisa intenzione di essere attrattivo anche per il pubblico occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L’importanza della denuncia: più donne parlano, meno violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 11:36:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo abituati a pensare alla violenza contro le donne come il risultato di dinamiche complesse, di traumi irrisolti, squilibri di potere, stress sociale o di fattori culturali profondi. Tutto vero ma spesso, la violenza nasce da situazioni quotidiane, da elementi apparentemente banali che fanno da miccia a reazioni sproporzionate e brutaliUna cena fredda, un ritardo, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Siamo abituati a pensare alla violenza contro le donne come il risultato di dinamiche complesse, di traumi irrisolti, squilibri di potere, stress sociale o di fattori culturali profondi. Tutto vero ma spesso, la violenza nasce da situazioni quotidiane, da elementi apparentemente banali che fanno da miccia a reazioni sproporzionate e brutali<br>Una cena fredda, un ritardo, un vestito ritenuto troppo provocante, un rifiuto, un like ad una foto sui social, una parola di troppo o una di meno.<br>La quotidianità diventa il pretesto per aggredire ma la violenza è già latente.<br>Il problema non è nel motivo scatenante, che può sembrare insignificante, ma nel fatto che l’aggressore si sente legittimato a esercitare un dominio, a punire o a far valere la propria forza.<br>Ed è la sua inquietante banalità a renderla così difficile da estirpare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che è accaduto a Qualiano ne è un duro spaccato.<br>Il nonno di una 28enne, prima di morire, le regala una televisione.<br>Lo zio non la prende bene.<br>Vive con la nipote e la sorella (madre della 28enne). Chiede continuamente di quella tv, perché – dice &#8211; spetta a lui di diritto.<br>La 28enne non cede e le continue richieste e i rifiuti che seguono diventano motivo di liti violente.<br>Si alzano voce e mani, con minacce di morte e insulti di ogni genere.<br>E proprio alla vigilia dell’8 marzo, l’uomo picchia la nipote perché non è stato ancora in grado di appropriarsi della smart tv.<br>La 28enne è terrorizzata, si chiude in bagno mentre lo zio sfascia l’anta di un armadio e prende a calci un tavolino in corridoio. Compone il 112 e chiede aiuto ai carabinieri.<br>In casa c’è anche la madre della ragazza che assiste inerme all’ennesima sfuriata del fratello.<br>I carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano arrivano in pochi istanti.<br>L’aggressore, 52enne già noto alle forze dell’ordine, non si preoccupa della loro presenza e minaccia le due donne di morte: “Hai chiamato i carabinieri, ti ammazzo di botte davanti a loro”.<br>Ovviamente non farà un altro passo perché i militari lo porteranno via in manette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che oggi, “Giornata Internazionale della Donna”, ci si ritrovi ancora a raccontare queste storie, impone una riflessione sulla violenza di genere, un fenomeno che continua ad essere una piaga dolorosa.<br>Tuttavia, interpretando i dati del Comando Provinciale Carabinieri di Napoli, emerge un segnale chiaro: l’aumento delle denunce.<br>Le donne non sono più disposte a subire in silenzio. La maggiore consapevolezza, il sostegno delle istituzioni, il rafforzamento delle misure di protezione stanno contribuendo a rompere il muro della paura e dell’isolamento. Ogni denuncia non è solo un atto di giustizia personale, ma un segnale di speranza per tutte coloro che esitano o si sentono sole in una battaglia che, invece, riguarda l’intera società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati parlano da soli: nel 2024, i carabinieri del provinciale partenopeo hanno registrato 2944 episodi denunciati, mentre nei primi due mesi del 2025 si contano già 311 denunce.<br>434 gli arresti e 2371 le persone denunciate nel 2024. Per il 2025 (Gennaio – Febbraio) il conto degli arresti si attesta su 77, quello delle persone denunciate in stato di libertà a 226.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel bilancio è stato determinante l’utilizzo di nuove tecnologie come il Mobile Angel, un dispositivo indossabile avanzato che consente alle vittime di violenza di segnalare il pericolo in tempo reale. Altrettanto importante le stanze d’ascolto allestite in 5 diversi punti della provinciali, Un modo per accogliere le donne in ambienti più familiari e sicuri, con personale specializzato nel trattamento di casi di violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La violenza sulle donne è una questione collettiva. E finché anche una sola donna avrà paura di denunciare, di camminare da sola per strada o di sentirsi libera nelle proprie scelte, non potremo dirci davvero soddisfatti. L’aumento delle denunce è un passo avanti, ma la strada è ancora lunga. Il cambiamento è possibile e l‘Arma dei Carabinieri sarà sempre pronta a sostenere le vittime con tutte le risorse disponibili.</p>
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		<title>Il Presidente Angpg Alviti denuncia Istituti di vigilanza per riduzione in schiavitù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 18:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[angpg]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Alviti]]></category>
		<category><![CDATA[Istituti di vigilanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente Associazione Nazionale guardie particolari giurate Giuseppe ALVITI a seguito di una tavola rotonda di approfondimento su tematiche essenziali tra cui ha aperto il confronto i disagi lavorativi delle guardie particolari giurate soggette a numerose aggressioni e vittime di una macelleria sociale che le vede sopperire con orari di lavoro continuare dalle 12, 16 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pubblicanow.it/2025/01/29/il-presidente-angpg-alviti-denuncia-istituti-di-vigilanza-per-riduzione-in-schiavitu/">Il Presidente Angpg Alviti denuncia Istituti di vigilanza per riduzione in schiavitù</a> proviene da <a href="https://www.pubblicanow.it">Pubblica Now</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Presidente Associazione Nazionale guardie particolari giurate Giuseppe ALVITI a seguito di una tavola rotonda di approfondimento su tematiche essenziali tra cui ha aperto il confronto i disagi lavorativi delle guardie particolari giurate soggette a numerose aggressioni e vittime di una macelleria sociale che le vede sopperire con orari di lavoro continuare dalle 12, 16 ,18 e più ore oltre a postazioni di lavoro fatiscenti non a norma di legge contro ogni decreto decreto legge sulla sicurezza dlgs 81/08.<br>Servizi antirapina dove le guardie svolgono servizi senza la copertura delle radio o peggio ancora delle centrali operative,servizi di zona o scorte ad una unità ,repressioni o ritorsioni di vario genere che giustificherebbero il reato di Tortura come ad esempio il proliferare di aziende che applicano anche un contratto di prossimità peggiorativo per le stesse guardie che assoldano personale al sud Italia e le trasferiscono al nord facendole lavorare 400 ore al mese stipati in 12 persone in una sola stanza accaparrandosi anche 150 /200 euro al mese come pagamento occupazione del letto<br>Veramente una riduzione in schiavitu e come tale degna di essere attenzionata dal governo e dalle istituzioni tutte a partire dalle Prefetture<br>E’ molto deciso Giuseppe ALVITI noto attivista sindacale e presidente Angpg ed par tali ragioni partirà da Napoli direzione Roma per essere escusso dal Ministero del Lavoro e dal Ministero del Interno per dire basta alla schiavitu delle guardie giurate</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>CARABINIERI CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE: 432 ARRESTI E 2230 DENUNCE A NAPOLI</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2024/11/24/carabinieri-contro-la-violenza-di-genere-432-arresti-e-2230-denunce-a-napoli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 13:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[violenzadigenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>la violenza non ammette giustificazioni, Carabinieri per arginare la violenza di genere. Negli ultimi 11 mesi 432 arresti e 2230 denunce in stato di libertà. Il bilancio del Comando Provinciale di Napoli. “Lui cambierà! Me l’ha promesso!”“Smetterà di bere, lo farà per me!”“E’ il padre dei miei figli!”“Non dovevo indossare quel vestito…” Frasi. E lame. [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2024/11/Violenza-di-genere-repertorio.mp4"></video></figure>



<p class="wp-block-paragraph">la violenza non ammette giustificazioni, Carabinieri per arginare la violenza di genere. Negli ultimi 11 mesi 432 arresti e 2230 denunce in stato di libertà. Il bilancio del Comando Provinciale di Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Lui cambierà! Me l’ha promesso!”<br>“Smetterà di bere, lo farà per me!”<br>“E’ il padre dei miei figli!”<br>“Non dovevo indossare quel vestito…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frasi. E lame. Imbevute del veleno di una relazione tossica. Cellule impazzite di un cancro che non ammette cure. Le rigetta come un anticorpo spazzino. Fanno male più delle botte. Stridono come unghie su una lavagna d’ardesia. Quando chi le pronuncia abbozza un sorriso amaro, provando a giustificare l’ennesimo schiaffo. La violenza di genere corre anche su quei sorrisi senza gioia. Perché nascondono un vuoto che solo sostegno sociale e vicinanza possono colmare. Lo sanno bene anche i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. Con iniziative e supporto concreto alle vittime di un fenomeno che non accenna a rallentare. I dati parlano chiaro. In meno di un anno (dal 1 gennaio al 21 novembre 2024), nel territorio della provincia di Napoli, sono state arrestate 432 persone (387 in flagranza di reato o in esecuzione di una misura dell’autorità giudiziaria, 45 in flagranza differita). Una media di 1,3 persone al giorno. Il dato sui denunciati in stato di libertà raggiunge i 2230: quasi 7 persone al giorno. Numeri in controtendenza per le denunce presentate. Complici le campagne di sensibilizzazione sul fenomeno, si rileva un incremento, sintomo di una maggiore fiducia nei confronti delle forze dell’ordine. Ruolo fondamentale nelle azioni di contrasto e prevenzione le 4 “stanze tutte per se” (Ercolano, Napoli Capodimonte, Caivano, Napoli Stella), inaugurate grazie al supporto dell’associazione Soroptimist. La “Stanze” sono concepite come rifugi rassicuranti, dove le donne possono condividere le proprie esperienze in un ambiente confortevole discreto e riservato. Sarà, invece, inaugurata domani una stanza rosa, realizzata con il patrocinio della Fidapa BPW Italy. Sorgerà nella sede della Compagnia Carabinieri di Ischia e anche in questo caso offrirà riservatezza a chi intende raccontare e denunciare le proprie vicende.Non solo statistiche ma storie diverse, che riempiono le cronache di ogni giorno.Il caso più recente nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio. Un 50enne è stato arrestato per maltrattamenti e lesioni aggravate. I carabinieri lo hanno bloccato dopo che aveva colpito ripetutamente la compagna con una cintura di cuoio. E poi pugni, calci, insulti e minacce. Il 50enne è finito in manette ed è ora in carcere, in attesa di giudizio. La vittima è stata portata al Cardarelli per le contusioni. Cronaca recente anche nel quartiere Vomero. Un 49enne dovrà rispondere della violazione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e atti persecutori. Nonostante la misura ha continuato a pedinare l’ex, presentandosi davanti la scuola frequentata dal figlio e sul suo luogo di lavoro. Persecuzioni anche via mail, con decine di messaggi indesiderati. L’uomo è stato arrestato in flagranza differita, secondo le indicazioni della normativa recentemente introdotta.</p>
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		<title>Accanimento Navalny: dopo la morte del dissidente russo mandato di arresto anche per la moglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pina Stendardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 07:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[caso Navanly]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Troppe ombre sulla famiglia Navalny. Il tribunale di Mosca emette un mandato di arresto per Julia Navalnaya, vedova di Alexei, dissidente morto lo scorso 16 febbraio in una prigione siberiana. Anche per lei le accuse sono di far parte di un gruppo estremista. Gli investigatori hanno indotto il giudice alla misura preventiva di carcerazione per [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Troppe ombre sulla famiglia Navalny. Il tribunale di Mosca emette un mandato di arresto per <strong>Julia Navalnaya</strong>, vedova di Alexei, dissidente morto lo scorso 16 febbraio in una prigione siberiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per lei le accuse sono di far parte di un gruppo estremista. Gli investigatori hanno indotto il giudice alla misura preventiva di carcerazione per due mesi. Julia infatti non si è mai arresa; ha denunciato i soprusi russi nei confronti del marito attribuendo loro la colpa del decesso di quest’ultimo, ed ha giurato di continuare la sua opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto, fatto! Dopo la notizia del mandato di arresto a suo carico, la donna non ha esitato nuovamente a bollare <strong>Vladimir Putin</strong> come &#8216;assassino e criminali di guerra&#8217; che manda la gente in prigione quando in realtà dovrebbe andarci lui. La consorte del leader dissidente russo, già in esilio, su X non ha avuto peli sulla lingua, scrivendo a chiare lettere di non avere timore di affrontare il leader russo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Cremlino che aveva parlato di una morte improvvisa di Alexei, e che aveva rimosso gli omaggi floreali rivolti all’uomo dopo il suo decesso davanti al quartier generale dell&#8217;intellegence, non è andato giù il prosieguo della campagna per la lotta democratica, portata avanti dalla famiglia Navalny.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Onu aveva chiesto un’indagine credibile sul caso; Londra a sua volta aveva convocato l’incaricato di affari russo, mentre l’ambasciatore russo di Mosca chiedeva che ogni paese si concentrasse sui propri problemi, invece di occuparsi del caso Navalny.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alexei stava portando avanti la sua lotta contro la corruzione e l’aveva fatto anche in carcere, incurante delle persecuzioni che avrebbe potuto subire per il suo dissenso. Il mondo si era mobilitato per il suo caso; addirittura le piazze dell’Occidente si erano riempite di centinaia di persone. In Russia molti sono stati però arrestati. Sul caso è intervenuta ad aprile anche l’intelligence statunitense, che sull&#8217;uccisione dell&#8217;uomo ha deresponsabilizzato Putin. Qualora fosse stata ordinata l&#8217;uccisione di Navalny, non sarebbe stato lui a darne mandato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo è che Alexei era diventato il nemico numero uno del Cremlino, soprattutto ad un mese dalle elezioni presidenziali russe, quando Navalny, pur essendo in prigione, ha guadagnato il centro della scena con la sua posizione in ambito internazionale. Gli era stata attribuita un&#8217;accusa per frode e di estremismo. Il 47enne blogger e attivista russo, apparentemente sarebbe morto per un malore dopo una passeggiata; questo quanto comunicato dalla struttura medica poco dopo la sua morte. Dietro il resoconto del Cremlino per &#8220;cause di morte non note&#8221;, si è aperta poi una vera e propria voragine, che ha portato tutti a puntare apertamente il dito contro Putin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Navalny era tornato volontariamente in Russia nel 2021 dalla Germania, dopo un tentativo di<strong> avvelenamento con un agente nervino</strong>. Su di lui si erano accesi i riflettori, perchè apertamente attribuiva colpe al regime russo, testimone ora passato alla moglie, per la quale si teme possa essere tracciata la stessa sorte del marito.</p>
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