Allumiere si prepara al Palio delle Contrade: domenica 23 agosto la corsa, tra identità e tradizione

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Dalla rievocazione dei fasti del Cinquecento di Agostino Chigi all’eredità di Riccardo Rinaldi: la comunità di Allumiere rinnova il suo patto con la storia attraverso lo storico Palio

Il conto alla rovescia sta per esaurirsi. Domenica prossima 23 agosto Allumiere, piccolo borgo in provincia di Roma, si fermerà per l’appuntamento più atteso dell’anno: il “Palio delle Contrade”, una manifestazione che ha ormai conquistato il rango di festa a rilevanza regionale e nazionale. Piazza della Fontana Tonda è pronta a trasformarsi nel teatro della mitica corsa dei 18 asinelli – tre per ciascuna delle sei contrade: Burò, Ghetto, La Bianca, Nona, Polveriera e Sant’Antonio- che si sfideranno nelle celebri tre “sgabbiate”.

Ma se la carriera in piazza dura appena una ventina di minuti nel tardo pomeriggio, l’essenza del Palio si respira invece lungo tutta la giornata, a partire dai suoi momenti più solenni e carichi di tensione emotiva. La mattina di domenica aprirà infatti i battenti con due tappe rituali imprescindibili per ogni contradaiolo. Il debutto coincide con il momento più intimo e sentito dell’intera manifestazione: la Benedizione degli asini e dei fantini. Si tratta di un rito profondo capace di fondere sacro e profano, dove i fantini e l’intera comunità si stringono attorno agli animali, invocando la buona stella prima della rocambolesca corsa pomeridiana. Da qualche anno questa solenne funzione si svolge singolarmente in ciascun rione: don Roberto Fiorucci officerà il rito per le cinque contrade di Allumiere, mentre Don Fabio Casilli farà lo stesso per la contrada La Bianca. A seguire si terrà la Punzonatura, ovvero l’atto ufficiale di marchiatura e verifica degli asini che certifica la regolarità della gara, completando così i preparativi tecnici prima della sfida pomeridiana.

Il significato del Palio di Allumiere, “collante identitario” della città

Ridurre però il Palio a una semplice corsa di asini sarebbe un errore imperdonabile, in quanto la manifestazione rappresenta la punta di un iceberg sociale immenso, un vero e proprio fenomeno dal profondo valore antropologico. Come ha ricordato il sindaco Luigi Landi, il Palio ad Allumiere funge da collante identitario, un ponte indissolubile tra le vecchie e le nuove generazioni. Dietro i circa 300 figuranti del corteo storico e dietro i volteggi degli sbandieratori, c’è un anno intero di cooperazione, di ricerca storica rigorosa e del lavoro instancabile delle sarte. Non a caso, a giudicare la sfilata storica — che rievoca i fasti del Cinquecento di Agostino Chigi, il ricco banchiere senese a cui venne affidato l’appalto delle storiche miniere di allume — è chiamata una giuria di esperti antropologi e costumisti, a testimonianza del rigoroso rilievo culturale che sorregge l’evento. Per quanto riguarda sbandieratori e tamburini, la valutazione è invece affidata a una giuria tecnica composta da maestri d’esibizione ed esperti della disciplina.

Questa straordinaria macchina sociale non esisterebbe senza la figura di Riccardo Rinaldi. Nel 1965, da sindaco lungimirante, Rinaldi ebbe l’intuizione di inventare il Palio. Non fu un semplice espediente folcloristico, ma un’operazione di salvataggio sociale: con la graduale chiusura delle cave d’allume, la principale attività produttiva dell’epoca, la comunità rischiava lo sfaldamento. Rinaldi ridiede al paese coesione, orgoglio e uno spirito di appartenenza che, a distanza di oltre mezzo secolo, arde ancora intatto nelle vene dei cittadini.
L’attesa della domenica è stata alimentata dalla “Notte del Palio”, l’evento organizzato dall’associazione Eureka, interamente dedicato alla presentazione del “Cencio”, il totem dipinto della comunità. L’ambitissimo drappo, un’opera d’arte interamente realizzata a mano dall’artista Danila Petrini, rimarrà custodito ed esposto nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo, meta di sguardi e speranze dei contradaioli, fino al momento in cui la contrada vincitrice lo conquisterà sul campo per portarlo trionfalmente nella propria sede.

«Domenica prossima – ha commentato il sindaco, Luigi Landi – Allumiere rinnova il proprio patto con la storia e la tradizione. Il Palio non è una semplice rievocazione, ma l’anima stessa della nostra comunità, il filo rosso che unisce il nostro glorioso passato minerario al futuro delle nuove generazioni. Vedere i giovani lavorare fianco a fianco con gli anziani nelle scuderie e nelle sartorie è la prova che l’intuizione di Rinaldi è più viva che mai. Scendiamo in piazza non solo per vincere un drappo, ma per celebrare chi siamo, la nostra coesione e l’orgoglio profondo di appartenere a questa terra».


In queste ore di vigilia, in cui si respira un’atmosfera coinvolgente e ricca di trepidazione, la Proloco di Allumiere – guidata da Maria Pinardi e organizzatrice della kermesse insieme al Comune – sta mettendo a punto gli ultimi dettagli per garantire, come ogni anno, la perfetta riuscita del Palio 2026.

Un ringraziamento speciale da parte del Sindaco e della Presidente della Proloco va alle sei Contrade, per lo straordinario lavoro che stanno svolgendo, e ai tantissimi volontari il cui contributo resta determinante. Le istituzioni esprimono inoltre profonda gratitudine agli enti che supportano l’evento: la Regione Lazio, il MiC, la Città Metropolitana di Roma Capitale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia ed Enel Spa.

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