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	<title>Politica Archivi - Pubblica Now</title>
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	<description>Articoli, news e consigli da Pubblica Now</description>
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	<title>Politica Archivi - Pubblica Now</title>
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	<item>
		<title>Periferie, a Roma l&#8217;impegno per la legalità e la sicurezza di &#8220;Luce Sia&#8221;. Tiziana Siano: «La dignità passa dai servizi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle periferie romane da tempo opera l&#8217;associazione &#8220;Luce Sia&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle periferie romane da tempo opera l&#8217;associazione &#8220;Luce Sia&#8221;, promossa dall&#8217;avvocato Tiziana Siano, una rete di associazioni di quartiere di Roma nata per affrontare le criticità, con particolare attenzione al degrado urbano, alla sicurezza e alle occupazioni abusive. La rete promuove il dialogo con le istituzioni e le forze dell’ordine, sostenendo la necessità di coniugare il rispetto della legalità con la tutela delle persone fragili e l’accelerazione delle assegnazioni degli alloggi. È stata protagonista di numerose fiaccolate ed eventi al fianco di Don Antonio Coluccia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Luce Sia è una associazione di Roma, nata dalla volontà di un gruppo di cittadini radicati in tutto il territorio capitolino che hanno scelto volontariamente di impegnarsi in prima persona rispetto le criticità dei propri quartieri. Più che una singola associazione, è una rete: ogni quartiere ha costituito la propria associazione, con sede e struttura autonome, e tutte si coordinano per realizzare obiettivi comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è nata dall&#8217;incontro tra cittadini di zone diverse della città, avvenuto durante alcune manifestazioni. Verificando da un lato una serie di aspetti comuni alle questioni per le quali protestavano, ed allo stesso tempo tenendo al centro la specificità dei diversi quartieri e territori, hanno deciso di creare una sorta di coordinamento tra associazioni distinte: ogni periferia ha problemi in parte diversi, ma per risolverli, anche rispetto alla complessità di una città come Roma, è necessaria una massa critica che solo una struttura che agisce a livello cittadino, rappresentando di più territori, è in grado di garantire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo centrale, per Luce Sia, è il degrado urbano e i fenomeni che lo alimentano. L&#8217;associazione lega il problema a vari fattori, tra cui le occupazioni abusive di immobili ed il traffico di stupefacenti, ritenuti strumenti di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Sul tema delle case, ovviamente, il tema è che le persone fragili vanno tutelate, ma non devono essere messe in condizione di diventare vittime del racket delle occupazioni. Per questo, la strada maestra, per Luce Sia, è quella di accelerare le assegnazioni, così che gli sgomberi siano accompagnati da soluzioni per chi ne ha davvero diritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo utilizzato è il dialogo con le istituzioni. Luce Sia si muove in coordinamento con le forze dell&#8217;ordine, con la possibilità di incontri periodici di confronto ed una presenza più visibile sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete è in crescita: le diverse associazioni sui territori sono attive a Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Cinecittà, Esquilino e Laurentino 38, mentre altre sono in costituzione a San Basilio e Villaggio Falcone, con i quartieri di Trastevere, Magliana e Pietralata come probabili prossimi quartieri dove intervenire ed organizzarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La coordinatrice delle diverse associazioni sui territori è, come detto, l’avvocato Tiziana Siano, che presiede in particolare quella di Don Bosco, il quartiere nel quale vive. Un ruolo ed una volontà di azione ed attivismo che sono maturati sia attraverso l’esperienza diretta sui territori che grazie all&#8217;attività professionale e forense.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo intervistato Tiziana Siano</strong> a margine dell’evento &#8220;Periferie al centro&#8221;, incontro promosso dal coordinamento di Forza Italia del Municipio VII tenutosi ad inizio a Morena, Roma.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">«La prima cosa che bisogna fare nelle periferie è portare i servizi essenziali, perché quando parliamo di lotta per la legalità, per la sicurezza, e quindi di riqualificazione del territorio, un territorio lo riqualifichi non solo con la repressione, ma lo riqualifichi con i servizi. Quando io ho detto che ci vuole la luminosità, è un primo servizio che viene offerto ai cittadini: ma questo è un problema di tutto il territorio. Quindi va ripristinato il rispetto delle regole, perché soltanto con il rispetto delle regole viene garantita la libertà di tutti i cittadini di muoversi nei loro territori, accompagnati proprio da servizi più rilevanti» spiega Siano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Noi a Don Bosco &#8211; continua Siano &#8211; su questo non ci possiamo lamentare: siamo un quartiere particolarmente servito. Quando però vado in altre periferie, come Villaggio Falcone, Quarticciolo, Bastogi, dove spesso mi impegno, i cittadini mi dicono che non hanno neanche la fermata dell&#8217;autobus sotto casa. A Roma va fatto un lavoro di ricostruzione della città, partendo da questo: si deve partire dalle periferie e ridare dignità alle periferie, perché dando dignità alle periferie si ricomincia a ricostruire la città. Quindi, ripeto, dare i servizi e contestualmente ridare quella sicurezza che ormai i cittadini romani non percepiscono più».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«A Roma le periferie alla fine sono centro: don Antonio Coluccia ci dice sempre che il centro è la periferia e la periferia è il centro, e ha ragione. Definire oggi una periferia è abbastanza difficile, come per tante altre zone di Roma. La vita si svolge lì: c&#8217;è stato in questi anni un abbandono della periferia, si vede quando si va in alcuni territori. Per esempio, in un territorio come Quarticciolo, rispetto ai semplici immobili occupati, gestiti anarchicamente da chi si ritiene proprietario di quei territori, va fatto un lavoro, perché la gran parte dei cittadini vive là. Noi nasciamo da lì, e vogliamo che ci venga riconosciuta quella dignità che non voglio dire che in questi anni ci sia stata tolta» conclude l&#8217;avvocato.</p>



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		<title>Sicurezza, servizi e pulizia: la campagna elettorale di Forza Italia a Roma parte dalle periferie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 12:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forza Italia porta la campagna elettorale nelle periferie di Roma con l’iniziativa “Periferia al centro”. A Morena, Maurizio Gasparri, Giorgio Simeoni, Luisa Regimenti e Francesco Carpano hanno affrontato i principali problemi dei quartieri periferici, dalla sicurezza ai trasporti, passando per infrastrutture, pulizia e servizi. Al centro degli interventi la necessità, rivendicata dal partito, di rafforzare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forza Italia porta la campagna elettorale nelle periferie di Roma con l’iniziativa “Periferia al centro”. A Morena, Maurizio Gasparri, Giorgio Simeoni, Luisa Regimenti e Francesco Carpano hanno affrontato i principali problemi dei quartieri periferici, dalla sicurezza ai trasporti, passando per infrastrutture, pulizia e servizi. Al centro degli interventi la necessità, rivendicata dal partito, di rafforzare la presenza politica sul territorio e il rapporto diretto con i cittadini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È iniziata la campagna elettorale e i partiti si muovono, anche e soprattutto con iniziative sui territori. A Roma, nel quartiere di Morena, estrema periferia del Municipio VII, si è tenuta un&#8217;iniziativa di <a href="https://forzaitalia.it/">Forza Italia</a> dal titolo “Periferia al centro”. Dal gazebo, posizionato in piazza  Castrolibero, sono intervenuti, fra gli altri, il Senatore Maurizio Gasparri, il Segretario provinciale Alessandro Battilocchio, l&#8217;onorevole Giorgio Simeoni, Capogruppo in Regione Lazio, l&#8217;onorevole Luisa Regimenti, Segretario romano del partito, il Consigliere capitolino Francesco Carpano. Tanti i cittadini presenti all&#8217;evento organizzato dal Coordinamento municipale guidato da Giovanni Cedrone con i dirigenti locali Arturo Ciampi e Marco Eusebio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Uno può parlare di quello che si deve fare, ma anche di quello che si è fatto» ha esordito il senatore Gasparri, sollecitato dal nostro inviato. «Io qui sono stato eletto parlamentare molti anni fa, e conosco benissimo questa piazza. Ho raccontato che quando si aprì la sede della DIA, non lontano da qui, io ho preteso che si aprisse un commissariato in zona per avere una struttura anche al servizio dei cittadini, i quali avrebbero avuto sul loro territorio una struttura investigativa importante ma che si occupa di problemi altri, ed invece non avrebbero avuto un presidio del territorio. Ho chiesto che ci fosse un commissariato, conosco questa piazza, i negozi che ci sono, e credo che questa periferia abbia bisogno di maggiore rispetto, ad esempio di quello che noi abbiamo espresso in alcuni anni e che speriamo sia possibile esprimere dopo le elezioni comunali, vedendo il centrodestra vincere, garantendo, anche con Forza Italia, garantire migliori servizi sul piano delle infrastrutture, dei trasporti e della sicurezza».</p>



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<p class="wp-block-paragraph">«La politica va fatta sul territorio», ha poi aggiunto Maurizio Gasparri: «Forza Italia, e persone come me, continuano a farla in questa maniera, e quindi diciamo ai cittadini che ci siamo. Noi vogliamo l&#8217;integrazione possibile ma il controllo indispensabile per contrastare la clandestinità, e quindi riportare questi luoghi &#8211; che hanno tante potenzialità ma hanno avuto tante sofferenze &#8211; a un livello di vita adeguato ed importante. La periferia non va citata, va visitata, va vissuta. Io l&#8217;ho fatto sempre e continua a farlo, dando l&#8217;esempio a quelli che fanno la politica solo sui social. La politica va fatta con la gente, tra la gente».</p>


<div class="wp-block-image">
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<p class="wp-block-paragraph">L’onorevole <strong>Giorgio Simeoni</strong>, Capogruppo azzurro in regione Lazio, al nostro microfono, ragiona invece sull’inadeguatezza dell’attuale maggioranza in Campidoglio, proponendo un’analisi politica: «La sinistra dimostra ancora una volta che a chiacchiere è bravissima, lo riconosciamo, ma nei fatti non riesce ad attuare. Noi siamo convinti di essere sulla strada giusta: innanzitutto Forza Italia ha &#8211; di nuovo &#8211; a Roma una classe dirigente all&#8217;altezza della situazione, con un leader nazionale, Antonio Tajani, che ci indica in tutto e per tutto la strada giusta da prendere. Per cui noi siamo fiduciosi che su Roma ci sarà non una bella sorpresa, ci sarà proprio un cambiamento epocale».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importanza delle periferie, e della cura delle esigenze della popolazione che le abita, è al centro della riflessione dell’onorevole <strong>Luisa Regimenti</strong>, Segretario Romano di Forza Italia: «Per noi le periferie sono al primo posto dell&#8217;azione politica: non abbiamo cominciato certo oggi, cioè non aspettavamo la campagna elettorale per farci vedere in periferia. La segreteria romana di Forza Italia ha ben quindici sedi che sono state installate nei varie municipi. Anche qui, nel Municipio VII, c&#8217;è una nostra sede, dove appunto il segretario che ha organizzato oggi questa manifestazione, da più di un anno riceve i cittadini e li tiene in collegamento con tutte le istituzioni. Il problema delle periferie è un problema che Gualtieri non si è minimamente posto» ha proseguito l’onorevole Regimenti: «Le periferie sono invece molto importanti, perché i romani vivono nelle periferie e queste località hanno bisogno di tutto: illuminazione, strade, pulizia e sicurezza. Per parte mia io sto cercando di lavorare il più possibile sulla sicurezza. Abbiamo impegnato &#8211; come Regione Lazio &#8211; 15 milioni di euro di finanziamento per l&#8217;acquisto di dispositivi elettronici, telecamere intelligenti e centrali operative che possono rendere i cittadini più sicuri, perché la sicurezza è diffusa attraverso le telecamere, le colonnine SOS e tanti altri dispositivi sofisticati».</p>



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		<title>Caso Regeni, Tajani replica alle critiche: «Sentenza limitata, stupito da polemiche». E rivendica la chiusura di Schengen con la Spagna</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/09/30/caso-regeni-tajani-replica-alle-critiche-sentenza-limitata-stupito-da-polemiche-e-rivendica-la-chiusura-di-schengen-con-la-spagna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 29 settembre è in corso a Roma, presso La Nuvola nel quartiere Eur di Roma, l’EuroMediterranean Water Forum 2026, evento che pone al centro del dibattito l’acqua, le risorse idriche e la loro gestione. Il vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha partecipato all’evento il 30 settembre, rilasciando una lunga intervista a margine. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pubblicanow.it/2026/09/30/caso-regeni-tajani-replica-alle-critiche-sentenza-limitata-stupito-da-polemiche-e-rivendica-la-chiusura-di-schengen-con-la-spagna/">Caso Regeni, Tajani replica alle critiche: «Sentenza limitata, stupito da polemiche». E rivendica la chiusura di Schengen con la Spagna</a> proviene da <a href="https://www.pubblicanow.it">Pubblica Now</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Dal 29 settembre è in corso a Roma, presso La Nuvola nel quartiere Eur di Roma, l’EuroMediterranean Water Forum 2026, evento che pone al centro del dibattito l’acqua, le risorse idriche e la loro gestione. Il vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha partecipato all’evento il 30 settembre, rilasciando una lunga intervista a margine. Tra i temi trattati anche Ustica e le suppletive in Calabria</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«L&#8217;acqua è fondamentale per la crescita, è un bene prezioso che non possiamo disperdere. Servono quindi infrastrutture moderne. Serve puntare sull&#8217;innovazione, sulla ricerca, sulla formazione e su infrastrutture che siano in grado di non far disperdere questo patrimonio, fondamentale per l&#8217;agricoltura, soprattutto nei Paesi vittime di un forte cambiamento climatico».</em> Così il vicepremier e <a href="https://www.esteri.it/it/">Ministro degli Esteri</a>, Antonio Tajani, a margine dell’EuroMediterranean Water Forum 2026. Il tema principale è ovviamente l’acqua e la gestione delle risorse idriche, ed il Ministro si è soffermato ampiamente sulla questione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Dobbiamo impegnarci tutti insieme. Serve una collaborazione non soltanto tra pubblico e privato, ma anche internazionale. Questo è il senso di queste giornate, dove l&#8217;Italia sta profondendo il massimo dell&#8217;impegno perché consideriamo l&#8217;acqua un aspetto fondamentale. L&#8217;ho sottolineato durante l&#8217;intervento alle Nazioni Unite e ne ho parlato anche alla COP di Belém. È giusto che oggi, come ieri e nei prossimi giorni, se ne discuta e si trovino misure concrete, non semplici enunciazioni di principio: bisogna lavorare per progetti concreti, come sta facendo l&#8217;Italia</em>» ha aggiunto Tajani, che poi ha proseguito, andando a far rifermento ad uno dei progetti più ambiziosi del governo Meloni, il Piano Mattei: <em>«L&#8217;acqua è fondamentale. È parte di una strategia per la crescita e lo sviluppo del continente africano, per lo sviluppo di un&#8217;agricoltura moderna. Abbiamo tanti progetti, anche in Congo, con Bonifiche Ferraresi. Senz&#8217;acqua è difficile fare agricoltura. Come ho detto, il Piano Mattei punta anche su questo».</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="vJuelL6oThQ"><iframe loading="lazy" title="Da Regeni alle suppletive, Tajani a tutto campo al Forum dell’Acqua" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/vJuelL6oThQ?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Caso Regeni, Tajani: «Vogliamo la verità»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro è poi stato sollecitato rispetto alle polemiche seguite alla sentenza sull&#8217;omicidio di Giulio Regeni, sulla quale ha voluto precisare la sua posizione, e quella del Governo: <em>«Sono stupito dalle polemiche. Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri, che è una sentenza limitata: non ci dice chi sono gli assassini di Regeni. Noi vogliamo che si faccia piena luce su questo. Non abbiamo mai mollato. Vale più l&#8217;azione diplomatica che il clamore: non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane, in ogni incontro, su quello che per noi è fondamentale, cioè scoprire la verità e chi sono gli assassini di Regeni. Noi non copriamo nulla</em>» ha proseguito, <em>«ma vogliamo soltanto scoprire la verità. Il Governo e lo Stato sono parte civile nel processo, quindi rispetteremo sempre la legge. Ma dobbiamo andare avanti, perché la sentenza di ieri è soltanto un primo passo: tre persone sono state condannate, e questo è il perimetro della sentenza. Io non ho fatto altro che fotografarla, basta rileggere e riascoltare quanto è stato detto ieri. Ho detto che non è sufficiente per scoprire la verità su ciò che ha accertato la Corte di Roma. Bisogna andare avanti e io non ho mai ceduto su questo,Quando ci sarà una condanna formale dell&#8217;Egitto, ne prenderemo le conseguenze. Ma la sentenza va letta: non si possono fare analisi sulla base di aspettative, desideri o idee. Il processo è un processo, e noi vogliamo sapere chi sono gli assassini di Regeni»</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tajani ha poi rivendicato i risultati ottenuti con la diplomazia discreta, citando due casi diversi, quelli di Patrick Zaki e di Nessy Guerra: <em>«Con la stessa attività diplomatica silenziosa siamo riusciti a riportare in Italia Patrick Zaki, e con lo stesso impegno stiamo lavorando per riportare a casa una donna e la sua bambina. La diplomazia è importante da questo punto di vista, ma l&#8217;attività diplomatica non ha nulla a che vedere con le coperture. Agire con diplomazia e discrezione non significa non agire: a volte ci sono persone che fanno dichiarazioni e non agiscono. Il caso di Patrick Zaki, un altro caso con l&#8217;Egitto, è stato risolto dal governo italiano lavorando con la diplomazia. Così stiamo facendo per [questo secondo caso]. Non va sottovalutato: c&#8217;è una donna con una bambina, condannata, che rischia di rimanere in Egitto. Stiamo lavorando per riportarla in Italia». </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il leader di Forza Italia ha poi risposto ad una domanda sulle recenti novità relative al caso della strage di Ustica<em>:«È giusto che si scopra la verità su questa tragedia, che ha portato alla morte di tantissimi cittadini, di passeggeri, in Italia, da Bologna a Palermo. Non si è mai scoperta la verità, e anche qui vogliamo saperla. Il Governo non si ferma. Noi vogliamo sempre stare dalla parte dei nostri concittadini, come siamo sempre stati. Continueremo a farlo, con tutti quelli che abbiamo liberato nel mondo, così come vogliamo sempre sapere chi ha causato la morte di tanti cittadini italiani». </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Breve ma netto il commento sulla recente affermazione elettorale del centrodestra alle suppletive a Reggio Calabria, interessante anche per valutare “l’effetto Vannacci”: <em>«Il centrodestra ha vinto abbondantemente. Ha battuto tutte le opposizioni da solo. Il problema è di coloro che non hanno vinto le elezioni, non di chi le ha vinte». </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, Tajani ha fatto riferimento al tema della sicurezza e del tema dei controlli alle frontiere, con un riferimento alla Spagna:<em>«La sicurezza è sempre di alto livello, sia nel contrasto sia nella prevenzione del terrorismo, e i rischi ci sono. Anche per questo abbiamo sospeso Schengen con la Spagna: non per fare un dispetto alla Spagna, ma perché volevamo e vogliamo garantire la sicurezza dei nostri cittadini. Quindi massima allerta sempre, con le forze dell&#8217;ordine e i servizi di informazione che operano 24 ore su 24 per prevenire qualsiasi azione terroristica. A volte bisogna adottare dei provvedimenti: non sono provvedimenti contro qualcuno, ma a tutela della sicurezza dei nostri cittadini</em>».</p>



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		<title>Bollo auto, l&#8217;abolizione accende la polemica. È duello social tra Meloni e Renzi</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/09/21/bollo-auto-labolizione-accende-la-polemica-e-duello-social-tra-meloni-e-renzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 11:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decisione del governo di abolire il bollo per le auto di piccola e media potenza ha riaperto una vecchia ruggine tra i due leader. Il confronto si è svolto quasi interamente sui social di Alessio Ramaccioni Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ha varato l&#8217;abolizione del bollo per le auto di piccola e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>La decisione del governo di abolire il bollo per le auto di piccola e media potenza ha riaperto una vecchia ruggine tra i due leader. Il confronto si è svolto quasi interamente sui social</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.governo.it/it/tipologie-contenuto/consiglio-dei-ministri">Consiglio dei ministri</a> del 16 settembre ha varato l&#8217;abolizione del bollo per le auto di piccola e media potenza e per tutti i motocicli, con 2,3 miliardi stanziati per il 2027. L&#8217;esenzione riguarda le auto fino a 80 kW, i motocicli e i ciclomotori, con un solo veicolo agevolato per ciascun cittadino. La platea indicata dal governo è di circa 14,5 milioni di mezzi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attacco di Renzi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A dare il via allo scontro a distanza è stato Matteo Renzi. In tv, a “Start” su SkyTg24, dopo aver affermato che chiunque tolga le tasse, di qualunque colore politico, è benvenuto, ha però voluto aggiungere che Giorgia Meloni ha tolto “un bollino, più che un bollo”: secondo Renzi, infatti, l&#8217;eliminazione completa della tassa vale sei o sette miliardi, mentre il governo ne ha inseriti nel provvedimento solo due. Per il leader di Italia Viva è comunque un passo avanti, dopo – sempre stando alla sua dichiarazione &#8211; tagli alle tasse fino ad allora “pari a zero”, e anzi andrebbe esteso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="530" src="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-1024x530.jpg" alt="" class="wp-image-48398" style="width:688px;height:auto" srcset="https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-1024x530.jpg 1024w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-766x397.jpg 766w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-149x77.jpg 149w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-300x155.jpg 300w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-299x155.jpg 299w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-322x167.jpg 322w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-695x360.jpg 695w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet-1068x553.jpg 1068w, https://www.pubblicanow.it/wp-content/uploads/2026/09/Tweet.jpg 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sui social l&#8217;affondo è stato più duro. Renzi ha esordito riconoscendo che abbassare le tasse è sempre una buona idea. Poi ha ricordato le misure del suo governo: Imu sulla prima casa, Irap sul costo del lavoro, canone Rai e gli 80 euro. Ha anche rivendicato che per la legge di bilancio 2018 il suo esecutivo aveva trovato 7 miliardi per togliere del tutto il bollo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il post del 2016</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della polemica è un vecchio messaggio di Meloni, allora all&#8217;opposizione, che Renzi ha ripubblicato. Nel maggio 2016 Meloni commentava l&#8217;annuncio dell&#8217;allora premier sull&#8217;abolizione del bollo e sul taglio dell&#8217;Irpef, accusandolo di “distrazione di massa” e chiedendo se fosse o no un “venditore di pentole”. Nello stesso post collegava l&#8217;uscita di Renzi all&#8217;arresto di un sindaco del Pd, avvenuto in piena campagna elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Renzi ha risposto anche su questo punto. Quel sindaco era Simone Uggetti, primo cittadino di Lodi, poi assolto “con tante scuse”. Secondo Renzi, Meloni avrebbe cavalcato quell&#8217;arresto con giustizialismo. Per questo ha chiesto alla premier di scusarsi con il suo partito, con Uggetti e con gli italiani. Ha aggiunto che Meloni aggredisce gli avversari e poi li copia, come sulle trivelle e sull&#8217;Italicum.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La replica della premier</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta di Meloni è arrivata in fretta, sempre via social. Ha commentato ironicamente il post di Renzi: “Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare”. Renzi non ha lasciato cadere la battuta. Ha rivendicato le misure del suo governo, dagli 80 euro a Industria 4.0, passando per Irap e Imu sulla prima casa. Nei suoi post ha inoltre invitato la premier a un vero dibattito, anziché limitarsi a un messaggio nei commenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo politico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scambio ruota attorno a una questione tipica del dibattito politico e della propaganda: chi promette e chi mantiene. Siamo ormai in campagna elettorale, ed ogni azione politica del governo sarà – inevitabilmente – oggetto di polemica, più o meno strumentale. Nello specifico, il provvedimento deciso dal governo Meloni ha un grande punti debole: la sostenibilità rispetto alla gestione regionale dell’ammanco economico che inevitabilmente si registrerà, numeri alla mano. Numeri che, come sempre, e soprattutto in campagna elettorale, non riescono mai ad essere del tutto dirimenti rispetto alla realtà, in questo caso dei conti pubblici. L’unico dato di fatto, al momento, è che il governo Meloni è il primo ad aver annullato, almeno parzialmente e di certo per un ann0, il pagamento del bollo auto. Tutto il resto è, appunto, campagna elettorale.</p>



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		<title>Bollo auto, l&#8217;abolizione continua a far discutere. Come si è arrivati al provvedimento e cosa prevede</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/09/19/bollo-auto-labolizione-continua-a-far-discutere-come-si-e-arrivati-al-provvedimento-e-cosa-prevede/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 14:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La misura approvata dal Consiglio dei Ministri avrà un costo complessivo stimato di 2,362 miliardi di euro, con un trasferimento compensativo alle Regioni di 2.293,5 milioni. Enti locali e partiti esprimono valutazioni diverse sulla misura Il Consiglio dei ministri ha approvato, mercoledì 16 settembre, l&#8217;esenzione dal pagamento del bollo per il 2027 per i veicoli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pubblicanow.it/2026/09/19/bollo-auto-labolizione-continua-a-far-discutere-come-si-e-arrivati-al-provvedimento-e-cosa-prevede/">Bollo auto, l&#8217;abolizione continua a far discutere. Come si è arrivati al provvedimento e cosa prevede</a> proviene da <a href="https://www.pubblicanow.it">Pubblica Now</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>La misura approvata dal Consiglio dei Ministri avrà un costo complessivo stimato di 2,362 miliardi di euro, con un trasferimento compensativo alle Regioni di 2.293,5 milioni. Enti locali e partiti esprimono valutazioni diverse sulla misura</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Consiglio dei ministri ha approvato, mercoledì 16 settembre, l&#8217;esenzione dal pagamento del bollo per il 2027 per i veicoli <strong>con potenza fino a 80 kW</strong> e per tutti i motocicli. La misura interessa una platea stimata in 14,5 milioni di veicoli, pari a circa il 70% del parco auto circolante più la totalità dei motocicli. Il decreto prevede una sola esenzione per persona fisica: chi possiede più veicoli idonei ottiene lo sconto solo su quello con la potenza più bassa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <a href="https://www.governo.it/it/la-presidenza-del-consiglio-dei-ministri">presidente del Consiglio</a> Giorgia Meloni ha presentato la misura come la cancellazione di «una delle tasse più odiate dagli italiani», definendola l&#8217;equivalente dell&#8217;abolizione dell&#8217;Ici sulla prima casa varata dal governo Berlusconi IV, esecutivo di cui la stessa Meloni faceva parte come ministro della Gioventù.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Il percorso che ha portato al decreto</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta ha una genesi che – secondo le varie ricostruzioni – risalirebbe al mese di giugno. Sarebbe stato il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia, a lanciare per primo l&#8217;ipotesi, in un&#8217;intervista al quotidiano “<em>Il Messaggero</em>” datata, appunto, 13 giugno. Il tema è stato poi rilanciato pubblicamente dal vicepremier e segretario di Forza Italia <strong>Antonio Tajani</strong>, che in un video social del 27 luglio aveva indicato l&#8217;abolizione del bollo tra gli obiettivi fiscali del partito, insieme al taglio dell&#8217;Irpef dal 35 al 33% e alla riduzione delle tasse sulle tredicesime. Nell’affrontare il tema, da parte di Forza Italia, il bollo è stato più volte descritto come una «patrimoniale mascherata», paragonabile concettualmente a una tassa sulla prima casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra agosto e settembre l&#8217;ipotesi è rimasta al centro del dibattito nella maggioranza, con posizioni interne non del tutto allineate: se ad esempio Antonio Tajani parlava di abolizione totale, da parte di altri esponenti dei diversi partiti veniva proposta una linea più cauta, orientata verso una eventuale abolizione soltanto parziale. Nelle stesse settimane, secondo altre indiscrezioni, i tecnici del governo lavoravano anche a un&#8217;ipotesi alternativa: uno sconto progressivo calibrato sulla potenza e sulla classe ambientale del veicolo. È stata infine la versione con soglia fissa a 80 kW, definita da Giorgetti il risultato di un negoziato «sofferto» dopo la valutazione di varie opzioni, ad essere approvata nel decreto del 16 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano della comunicazione, il provvedimento è stato ovviamente commentato da diversi esponenti della maggioranza. Tajani ha rivendicato la misura come «una ferma e pressante richiesta» di Forza Italia, collegandola alle battaglie storiche di Silvio Berlusconi sul «meno tasse per tutti». Il leader della Lega Matteo Salvini ha definito il provvedimento una misura attesa da tempo dal suo partito, aggiungendo osservazioni sulle criticità del sistema di riscossione attuale — che considera complesso e soggetto a evasione — e sull&#8217;ipotesi di ampliare in manovra finanziaria la soglia degli 80 kW. Anche esponenti di Fratelli d&#8217;Italia hanno rivendicato un contributo alla scelta, inquadrandola nella strategia complessiva di riduzione della pressione fiscale sulle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le opposizioni hanno espresso valutazioni critiche su aspetti diversi della misura. Il Partito Democratico, tramite il deputato Andrea Casu e la segretaria Elly Schlein, ha osservato che l&#8217;esenzione copre per ora un solo anno e ha richiamato la vicinanza con le elezioni politiche dell&#8217;anno successivo, riferendosi ad una possibile natura elettoralistica del provvedimento. Il Movimento 5 Stelle ha ricordato una proposta simile presentata in passato in Calabria, mentre Azione ha concentrato le proprie osservazioni sulla sostenibilità finanziaria della misura negli anni successivi al 2027.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Il tema delle compensazioni alle Regioni</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Il bollo è un tributo regionale e genera oggi un gettito complessivo stimato in circa 7,1 miliardi di euro l&#8217;anno. A fronte di un costo complessivo dell&#8217;operazione quantificato in 2,362 miliardi di euro, il decreto prevede un trasferimento compensativo per Regioni e Province autonome di 2.293,5 milioni per il 2027, riferito alla quota di gettito collegata ai veicoli effettivamente esentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi presidenti di Regione hanno chiesto chiarimenti sull&#8217;entità e sulla stabilità di questo trasferimento. Il presidente della Toscana <strong>Eugenio Giani </strong>ha segnalato il rischio di ricadute sulla spesa sanitaria, ricordando che la Regione ha destinato 310 milioni di euro aggiuntivi alla sanità nel 2025. Il presidente dell&#8217;Emilia-Romagna Michele de Pascale ha stimato in circa 550 milioni la quota di mancato gettito per la propria Regione, chiedendo maggiore chiarezza sul meccanismo compensativo. Osservazioni analoghe sono arrivate dal presidente della Puglia Antonio Decaro e da consiglieri regionali del Pd in Piemonte, che hanno indicato sanità, servizi sociali e trasporto pubblico come ambiti potenzialmente coinvolti da eventuali squilibri di bilancio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri presidenti di Regione hanno invece espresso una valutazione favorevole alla misura. <strong>Massimiliano Fedriga</strong>, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, ha condizionato il proprio giudizio positivo all&#8217;assenza di oneri aggiuntivi per gli enti territoriali. La Conferenza delle Regioni ha comunque richiesto un confronto con il Ministero dell&#8217;Economia, segnalando alcune differenze tra i dati diffusi dal governo e quelli elaborati dal Ministero dei Trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va precisato che il bollo non è formalmente vincolato a una singola voce di spesa regionale, ma confluisce nei bilanci insieme alle altre entrate: l&#8217;impatto effettivo sui servizi dipenderà quindi dalla puntualità e dalla continuità del trasferimento compensativo previsto dallo Stato.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Le coperture indicate per il provvedimento</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Le risorse per finanziare la misura dovrebbero derivare da risparmi realizzati sulle misure collegate al Pnrr. Il governo ha definito la misura emergenziale nella sua prima applicazione, indicando l&#8217;obiettivo di renderla strutturale con la prossima Legge di bilancio. Sul fronte del superbollo — l&#8217;addizionale per i veicoli sopra i 185 kW, che genera un gettito stimato di circa 250 milioni l&#8217;anno — il ministero dei Trasporti ha comunicato di essere al lavoro su un&#8217;ipotesi di innalzamento della soglia di potenza, senza una cancellazione immediata del tributo.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Durata della misura e risparmio stimato</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esenzione approvata riguarda i pagamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027, per la durata di un anno. Secondo un&#8217;analisi di Facile.it e Pratiche Auto Online realizzata per <em>Adnkronos</em>, il risparmio medio per i veicoli interessati è stimato in 163,5 euro, con un&#8217;oscillazione tra circa 129 e 206 euro a seconda della Regione e delle caratteristiche del mezzo. Nello stesso Consiglio dei ministri è stata inoltre prorogata, con importi ridotti rispetto al periodo precedente, la riduzione delle accise sul gasolio: un elemento che, per i veicoli diesel, incide sul risparmio complessivo ottenibile dai due provvedimenti considerati insieme.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Storia del tributo</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Il bollo auto è stato introdotto nel 1953 come &#8220;tassa di circolazione&#8221;, accompagnando la crescita della motorizzazione di massa in Italia. Negli anni Ottanta ha assunto la natura di &#8220;tassa di possesso&#8221;, dovuta indipendentemente dall&#8217;uso effettivo del veicolo. Un&#8217;abolizione del tributo era già stata ipotizzata in passato da precedenti governi di centrodestra, senza però arrivare ad attuazione.</p>



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		<title>Il Governo Meloni è il più longevo della storia repubblicana: numeri e dati del record</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 10:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Bari le celebrazioni di Fratelli d&#8217;Italia alla quale hanno preso parte 10mila persone e i principali esponenti dell&#8217;esecutivo. Con 1.412 giorni battuto il precedente record, appartenuto al Berlusconi II, in carica dall&#8217;11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 di Alessio Ramaccioni Il 4 settembre 2026 l&#8217;esecutivo guidato da Giorgia Meloni è diventato ufficialmente il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pubblicanow.it/2026/09/06/il-governo-meloni-e-il-piu-longevo-della-storia-repubblicana-numeri-e-dati-del-record/">Il Governo Meloni è il più longevo della storia repubblicana: numeri e dati del record</a> proviene da <a href="https://www.pubblicanow.it">Pubblica Now</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Bari le celebrazioni di Fratelli d&#8217;Italia alla quale hanno preso parte 10mila persone e i principali esponenti dell&#8217;esecutivo. Con 1.412 giorni battuto il precedente record, appartenuto al Berlusconi II, in carica dall&#8217;11 giugno 2001 al 23 aprile 2005</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 4 settembre 2026 l&#8217;esecutivo guidato da Giorgia Meloni è diventato ufficialmente il <a href="https://www.governo.it/it">governo</a> più longevo nella storia della Repubblica italiana, superando il precedente primato detenuto dal secondo governo Berlusconi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I numeri del record</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>1.413 giorni</strong>: la durata raggiunta dal governo Meloni al 4 settembre 2026, dal giorno del suo insediamento.</li>



<li><strong>22 ottobre 2022</strong>: data di nascita dell&#8217;esecutivo, il 68° della storia repubblicana e il primo guidato da una donna.</li>



<li><strong>1.412 giorni</strong>: il precedente record, appartenuto al Berlusconi II, in carica dall&#8217;11 giugno 2001 al 23 aprile 2005. Il governo Meloni lo ha eguagliato il 3 settembre e superato di un giorno il 4 settembre 2026.</li>



<li><strong>68 governi</strong> in circa ottant&#8217;anni di storia repubblicana: un dato che, secondo la premier, misura quanto sia anomala per l&#8217;Italia una fase di stabilità così prolungata.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano economico-finanziario, il governo rivendica alcuni indicatori come segnali di stabilità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>lo <strong>spread</strong> tra BTp e Bund sceso da circa 220 a circa 80 punti base rispetto all&#8217;insediamento;</li>



<li>il rapporto <strong>deficit/Pil</strong> ridotto dall&#8217;8% a poco più del 3%, livello vicino alla soglia che consentirebbe la chiusura della procedura d&#8217;infrazione Ue aperta sui conti pubblici italiani.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si è arrivati al record</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi quattro anni segnati da diversi momenti di difficoltà: dalle tensioni interne alla maggioranza agli scontri con opposizioni e magistratura, dalla vittoria del NO al referendum sulla magistratura alla gestione di complesse crisi internazionali (guerra in Ucraina, crisi in Medio Oriente), fino al rapporto altalenante con l&#8217;amministrazione Trump. Nonostante questo, la coalizione di centrodestra non ha mai vissuto una vera crisi di governo, capace di interrompere la legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta aperta la domanda su cosa farà Meloni ora che ha raggiunto il traguardo: puntare ad arrivare a fine legislatura o muoversi verso un election day nella primavera del 2027? L&#8217;obiettivo dichiarato resta comunque il bis a Palazzo Chigi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La festa a Bari e il discorso della premier</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per celebrare il traguardo, Fratelli d&#8217;Italia ha organizzato una manifestazione alla banchina 10 del porto di Bari, alla presenza di migliaia di sostenitori (le stime parlano di circa 10mila persone) e dei principali esponenti dell&#8217;esecutivo, incluso un intervento in videocollegamento di Matteo Salvini, che ha definito Berlusconi &#8220;un gigante&#8221; della politica italiana superato ora in longevità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni ha tenuto il comizio conclusivo della serata, un intervento a tutto campo. Tra i passaggi principali del suo intervento, c’è stato un passaggio sulla stabilità, e su quello che realmente rappresenta nel quadro politico italiano: la premier ha chiarito che durare a lungo non significa automaticamente governare bene, e che il vero giudizio sull&#8217;operato spetta ai cittadini. Ha indicato come motivo di orgoglio non i 1.413 giorni in sé, ma il fatto di godere ancora oggi di un consenso superiore a quello raccolto il primo giorno di mandato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sui delicati temi dell&#8217;immigrazione e della sicurezza</strong> ha rivendicato il contrasto al fondamentalismo, ribadendo il principio dell&#8217;unicità della legge italiana e l&#8217;incedibilità della libertà delle donne nel Paese. Interessante il passaggio <strong>sui limiti dell&#8217;azione di governo</strong>: la premier ha ammesso alcune criticità, riconoscendo che su alcuni temi la discontinuità attesa dagli elettori &#8220;non si vede ancora come si dovrebbe&#8221; e che su altri le risposte non arrivano abbastanza rapidamente, pur rivendicando la volontà di proseguire nell&#8217;azione di riforma della macchina pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inevitabile il passaggio sulle opposizioni, inevitabile all’interno di una celebrazione che, oltre a festeggiare un risultato comunque simbolico, ha rappresentato un momento di campagna elettorale, ormai aperta a tutti gli effetti: Giorgia Melon ha accusato gli avversari politici di trasformare ogni giorno una nuova questione in emergenza, definendo questo atteggiamento un modo di &#8220;tifare contro la propria nazione&#8221; piuttosto che fare opposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per quel che riguarda il futuro,</strong> la premier si è riferitaalla prossima scadenza elettorale, ricordando agli elettori che il giudizio finale sui quattro anni di governo spetterà a loro alle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fuori dall&#8217;area della manifestazione si è svolta anche una contromanifestazione dell&#8217;opposizione: la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha commentato duramente il traguardo parlando di &#8220;quattro anni buttati&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il quadro internazionale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il record di longevità ottenuto dal governo Meloni ha avuto una discreta eco sulla stampa internazionale: secondo quanto riportato anche da diverse testate italiane, il <em>New York Times</em> ha sottolineato il pragmatismo della premier, mentre il <em>Financial Times</em> ha valorizzato l&#8217;operato del governo sul fronte economico. Restano tuttavia aperti, secondo diversi osservatori, gli interrogativi sulla crescita economica e sulle riforme strutturali ancora da completare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="8-XmwbJe0ag"><iframe loading="lazy" title="Record governo, Lollobrigida: «Ecco perchè la stabilità di Governo è un vantaggio per il Paese»" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/8-XmwbJe0ag?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>video</strong>, il Ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida commenta il raggiungimento del record di longevità del governo Meloni a margine dell’evento per la riapertura dell’Ippodromo delle Capannelle a Roma</p>



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		<title>Le primarie e il rischio ‘big bang’ per il Campo largo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 13:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La stanza delle opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le primarie del Campo largo rischiano di trasformarsi in uno scontro tra Conte e Schlein, mettendo a rischio l’unità della coalizione. Sullo sfondo, avanzano anche possibili candidati a sorpresa come Salis, Manfredi e Gualtieri di Mattia Pascal Le primarie in Italia sono sempre state un oggetto misterioso. Mai codificate in modo preciso, sono state introdotte [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le primarie del Campo largo rischiano di trasformarsi in uno scontro tra Conte e Schlein, mettendo a rischio l’unità della coalizione. Sullo sfondo, avanzano anche possibili candidati a sorpresa come Salis, Manfredi e Gualtieri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Mattia Pascal</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le primarie in Italia sono sempre state un oggetto misterioso. Mai codificate in modo preciso, sono state introdotte dal centrosinistra nel lontano 2005 per garantire una maggiore partecipazione degli elettori alle scelte dei candidati. Raramente sono state usate dal centrodestra, se non in qualche elezione amministrativa, che ha quasi sempre preferito gli accordi tra i partiti. Il Campo largo rischia, però, un vero e proprio big bang sulle primarie che possono diventare una battaglia senza esclusione di colpi tra i partiti della coalizione, minandone definitivamente la già precaria unità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre Giuseppe Conte, leader M5S, sogna di tornare a Palazzo Chigi e incalza la leader dem sull&#8217;ideologia <em>woke</em>, Elly Schlein, segretario più longevo del Pd, punta a capitalizzare il consenso consolidato in questi anni di segreteria dem. Ma di fronte a questa lotta fratricida sono in sono in molti a tirare il freno a mano. Prima ci ha pensato <strong>Roberto Speranza</strong>, ex Ministro della Sanità, che ha proposto di fare una scelta simbolica, come quella di indicare come premier un neo-diciottenne o un anziano partigiano, paventando il rischio di un “clamoroso autogol”. Poi <strong>Goffredo Bettini</strong>, grande sponsor di Giuseppe Conte, che sulle primarie ha il timore “che riparta nel centrosinistra una &#8216;tarantella&#8217; infinita su metodi e regole”. Anche il leader dei Verdi <strong>Angelo Bonelli </strong>non sembra entusiasta sostenendo, non senza qualche ragione, che “prima viene la costruzione di un programma condiviso”.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il M5S non sembra intenzionato a fare marcia indietro: le primarie potrebbero avere un esito tutt’altro scontato, favorendo Giuseppe Conte a scapito di una Elly Schlein che non sembra una trascinatrice di folle. Se poi dovessero svolgersi con le regole prospettate dal deputato pentastellato Riccardo Ricciardi il risultato rischia di essere ancora più incerto: Ricciardi chiede primarie aperte a tutti, senza registrazione, anche online. Quasi un ritorno alle votazioni del vecchio blog di <strong>Beppe Grillo</strong>, in verità assai poco trasparenti. Ma tra i due litiganti, Conte e Schlein, potrebbero avere la meglio altri nomi, a partire dai sindaci <strong>Silvia Salis,</strong> <strong>Gaetano Manfredi</strong> e <strong>Roberto Gualtieri</strong>, con quest’ultimo che potrebbe essere la sorpresa finale. Una prospettiva, però, che riaprirebbe la corsa per il Campidoglio.</p>



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		<title>Caro carburanti: perché benzina e diesel sono ai massimi, come funzionano le accise e cosa può davvero fare il governo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I prezzi dei carburanti in Italia sono tornati sopra i 2 euro al litro, spinti dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento del petrolio. Il governo potrebbe continuare con i tagli temporanei alle accise, mentre si valuta a livello europeo una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Resta aperto il problema di una soluzione strutturale per contenere [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I prezzi dei carburanti in Italia sono tornati sopra i 2 euro al litro, spinti dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento del petrolio. Il governo potrebbe continuare con i tagli temporanei alle accise, mentre si valuta a livello europeo una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Resta aperto il problema di una soluzione strutturale per contenere i prezzi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non capitava dal 2022: nell&#8217;ultimo weekend di agosto la benzina è tornata stabilmente sopra i 2 euro al litro e il gasolio ha sfondato quota 2,13 euro nella rete ordinaria, con punte oltre 2,20 euro in autostrada. Secondo i dati del <a href="https://www.mimit.gov.it/it/">Ministero delle Imprese e del Made in Italy</a>, il 23 agosto il prezzo medio del self service era di 2,010 €/l per la verde e 2,130 €/l per il gasolio, in aumento rispetto al giorno precedente e ormai vicino ai massimi storici toccati nel marzo 2022, subito dopo l&#8217;inizio della guerra in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cause sono note: le tensioni in Medio Oriente e le limitazioni al traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz hanno spinto le quotazioni del greggio, che a giugno avevano superato i 120 dollari al barile prima di ridiscendere. Ma il calo delle quotazioni internazionali non si è tradotto in un sollievo equivalente alla pompa, alimentando accuse di speculazione lungo la filiera della distribuzione. Per una famiglia che fa il pieno di benzina, secondo le stime di Codacons, il rincaro rispetto all&#8217;anno scorso vale oggi quasi 14 euro a rifornimento; su un viaggio Milano-Lecce andata e ritorno la differenza tra benzina e diesel dell&#8217;anno scorso e quelli attuali supera i 30-50 euro. Nel complesso, secondo le analisi di Facile.it, il maggior esborso degli automobilisti italiani per il solo mese di agosto 2026 sfiora il miliardo di euro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa sono le accise e perché pesano così tanto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo di un litro di carburante alla pompa è la somma di quattro componenti: il costo industriale del prodotto (raffinazione e approvvigionamento della materia prima), il margine di distribuzione e trasporto, l&#8217;accisa e l&#8217;IVA al 22%, calcolata non solo sul prezzo del prodotto ma anche sull&#8217;accisa stessa, che quindi viene tassata due volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accisa è un&#8217;imposta indiretta fissa, espressa in euro per mille litri, che lo Stato applica alla produzione o all&#8217;immissione in consumo di un prodotto energetico, indipendentemente dal prezzo di mercato del petrolio. È per questo che si parla di tassazione &#8220;fissa&#8221;: che il petrolio costi 60 o 120 dollari al barile, l&#8217;accisa resta la stessa in valore assoluto, e quindi pesa proporzionalmente di più quando i prezzi sono bassi e di meno quando sono alti. In termini assoluti resta comunque un costo enorme e costante per l&#8217;automobilista. In Italia le accise sui carburanti sono storicamente tra le più alte d&#8217;Europa: secondo gli ultimi dati comparativi disponibili a livello UE erano pari a circa 728 euro ogni mille litri per la benzina e 617 euro ogni mille litri per il diesel. L&#8217;Italia risultava allora al primo posto nell&#8217;Unione per accisa sul gasolio e al secondo per quella sulla benzina, dopo i Paesi Bassi. Dal 1° gennaio 2026 il governo ha inoltre avviato un graduale riallineamento delle due aliquote, alzando di 5 centesimi al litro l&#8217;accisa sul gasolio e riducendo in modo speculare quella sulla benzina, per eliminare quello che viene considerato un sussidio ambientalmente dannoso al diesel: un&#8217;operazione non a saldo zero, che secondo le stime diffuse dagli operatori del settore genererà un gettito aggiuntivo per lo Stato di circa 600 milioni di euro nel solo 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, tra accisa e IVA, le imposte rappresentano ancora oggi più della metà del prezzo finale di un litro di benzina in Italia. È una delle ragioni storiche per cui il nostro Paese ha prezzi alla pompa tra i più alti dell&#8217;Unione Europea, ed è anche il motivo per cui, ogniqualvolta il greggio sale, il dibattito politico si concentra sulla possibilità di intervenire proprio su questa componente fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le misure del governo: sconti temporanei, non riduzioni strutturali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte all&#8217;impennata dei prezzi, l&#8217;esecutivo Meloni ha scelto la strada già battuta in passato dai governi precedenti: tagli temporanei e rinnovabili di mese in mese, finanziati non con nuovo debito ma con il maggior gettito IVA generato dagli stessi rincari (un meccanismo simile alla vecchia &#8220;sterilizzazione&#8221; evocata anche in campagna elettorale). Da luglio 2026 è in vigore uno sconto sull&#8217;accisa del gasolio di 17,1 centesimi al litro IVA inclusa, più volte prorogato — l&#8217;ultima volta fino al 26 agosto — con un decreto firmato dal ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti insieme al ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Accanto allo sconto sulle accise, è stato prorogato anche il credito d&#8217;imposta a favore dell&#8217;autotrasporto, il settore più esposto alle oscillazioni del prezzo del gasolio, e il governo ha convocato più volte le principali compagnie petrolifere — Eni, Ip, Tamoil, Q8 — per chiedere collaborazione nel contenere i rincari e scoraggiare eventuali speculazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste misure, però, hanno un limite strutturale: sono temporanee e vanno rifinanziate di mese in mese. Secondo una stima diffusa da Legambiente, che ha sommato le proroghe dei decreti sul taglio delle accise varati tra marzo e luglio 2026, la misura sarebbe costata alle casse pubbliche quasi 2 miliardi di euro in cinque mesi; il deputato dei Verdi Angelo Bonelli ha parlato invece di 2,5 miliardi in quattro mesi. Si tratta di stime di parte, diffuse da soggetti critici verso l&#8217;impostazione del governo, ma che convergono su un ordine di grandezza: quello di un trasferimento di risorse pubbliche — pagate da tutti i contribuenti attraverso il gettito fiscale — verso il prezzo alla pompa, senza intaccare i margini industriali lungo la filiera.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo degli extraprofitti e la partita europea</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio su questo punto che si è riacceso lo scontro politico. Negli ultimi giorni Giorgetti ha firmato, insieme ai ministri economici di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, una lettera alla presidenza di turno irlandese dell&#8217;Ecofin per chiedere di aprire un confronto europeo su una tassa comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, sul modello di quanto fatto dal governo Draghi nel 2022 con il contributo di solidarietà straordinario. Il tema dovrebbe arrivare sul tavolo dei ministri delle finanze dell&#8217;Unione a metà settembre, a Dublino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha colto l&#8217;occasione per chiedere all&#8217;esecutivo di anticipare l&#8217;iniziativa a livello nazionale, senza attendere l&#8217;accordo europeo che richiederebbe comunque diversi mesi prima di tradursi in norme operative. Le opposizioni sostengono che le sole misure &#8220;tampone&#8221; sulle accise non bastino più e che serva una strategia più strutturale, capace di intervenire sui margini industriali e non solo sul carico fiscale. Il governo, dal canto suo, ha finora preferito muoversi nella cornice europea, anche per evitare il rischio di contenziosi legali e di disincentivare gli investimenti delle compagnie energetiche nel Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le possibilità reali di abbattere i costi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando alla sostanza tecnica, gli spazi di manovra reale sono più limitati di quanto il dibattito politico lasci intendere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il taglio delle accise</strong> è l&#8217;intervento più immediato e visibile, ma è anche il più costoso per le casse pubbliche e, non modificando la struttura del mercato, va costantemente rinnovato: se il governo smettesse di prorogarlo, l&#8217;effetto sui prezzi si annullerebbe nel giro di pochi giorni.</li>



<li><strong>Una tassa sugli extraprofitti</strong>, come quella ipotizzata a livello europeo, potrebbe generare risorse da redistribuire verso famiglie e imprese più esposte, ma il precedente 2022 mostrò le difficoltà applicative di questo strumento: definire cosa sia un &#8220;profitto straordinario&#8221;, evitare contenziosi e ricorsi, e impedire che il costo venga comunque scaricato sui consumatori.</li>



<li><strong>Un tetto ai prezzi (price cap)</strong>, più volte evocato anche a livello europeo per il gas, è tecnicamente complesso da applicare ai carburanti liquidi in un mercato globale e rischia di generare carenze di approvvigionamento se fissato in modo troppo aggressivo.</li>



<li><strong>La riduzione strutturale della dipendenza da petrolio e gas</strong>, attraverso l&#8217;accelerazione delle rinnovabili e dell&#8217;elettrificazione dei trasporti, è la leva che gli analisti indicano come l&#8217;unica realmente in grado di rendere l&#8217;Italia meno vulnerabile agli shock geopolitici nel medio-lungo periodo, ma richiede anni di investimenti e non offre alcun sollievo immediato.</li>



<li><strong>Maggiore trasparenza sui prezzi e controlli sulla filiera distributiva</strong>, per verificare che i cali del greggio si riflettano davvero e rapidamente sui listini alla pompa, restano lo strumento più a portata di mano nel breve periodo, anche se il loro impatto sui prezzi finali è storicamente modesto.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, con lo sconto sulle accise del gasolio destinato a scadere a fine agosto e i prezzi ancora sui massimi dell&#8217;anno, il governo si trova a dover decidere in tempi rapidi se prorogare ancora una misura che pesa sui conti pubblici o accettare un nuovo rincaro alla pompa proprio mentre si discute, a livello europeo, di una soluzione più strutturale che però non arriverà prima di settembre inoltrato.</p>



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		<title>Riconoscimento facciale, l&#8217;Italia recepisce l&#8217;AI Act: il difficile equilibrio tra esigenza di sicurezza e allarme privacy</title>
		<link>https://www.pubblicanow.it/2026/08/18/riconoscimento-facciale-litalia-recepisce-lai-act-il-difficile-equilibrio-tra-esigenza-di-sicurezza-e-allarme-privacy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 09:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il riconoscimento facciale non è una novità assoluta per l&#8217;Italia: sistemi simili sono già impiegati negli eGate aeroportuali, negli stadi e negli archivi di polizia, ma con il decreto legislativo approvato dal Governo cambia perimetro giuridico entro cui queste tecnologie possono operare. Infuria la polemica politica di Alessio Ramaccioni Il decreto legislativo che regola l&#8217;uso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il riconoscimento facciale non è una novità assoluta per l&#8217;Italia: sistemi simili sono già impiegati negli eGate aeroportuali, negli stadi e negli archivi di polizia, ma con il decreto legislativo approvato dal Governo cambia perimetro giuridico entro cui queste tecnologie possono operare. Infuria la polemica politica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>di Alessio Ramaccioni</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto legislativo che regola l&#8217;uso della biometria da parte delle forze dell&#8217;ordine ha ottenuto il via libera definitivo del governo, ma il percorso resta segnato da rilievi del Garante della privacy, da tensioni con Bruxelles e da uno scontro politico ancora aperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa prevede il decreto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva, lo scorso 4 agosto, il decreto legislativo che adegua l&#8217;ordinamento italiano al Regolamento europeo 2024/1689, il cosiddetto AI Act. Il provvedimento nasce dalla delega contenuta nella legge 132 del 23 settembre 2025, che impone al governo di completare l&#8217;adeguamento entro il 10 ottobre 2026. Il testo disciplina in particolare l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nelle attività di polizia, con un focus sui sistemi di identificazione biometrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due gli strumenti al centro del provvedimento: il primo, disciplinato dall&#8217;articolo 8, riguarda l&#8217;identificazione biometrica &#8220;in tempo reale&#8221;, che è ammessa solo per prevenire minacce gravi e imminenti o per la ricerca di persone scomparse, vittime di sequestro, tratta o sfruttamento sessuale, e richiede sempre l&#8217;autorizzazione preventiva di un magistrato tramite decreto motivato, con indicazione di finalità, area, persone cercate e una durata massima di quindici giorni, prorogabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo strumento, previsto dall&#8217;articolo 10, riguarda invece il riconoscimento facciale &#8220;a posteriori&#8221;, cioè applicato alle immagini già raccolte dai sistemi di videosorveglianza esistenti. In questo caso la tecnologia può essere attivata solo dopo che un reato sia stato commesso o anche solo tentato, per identificare persone già indiziate, e con un doppio controllo, da parte del PM e del Giudice per le Indagini Preliminari. Rispetto alla prima bozza, circolata a giugno, il governo ha ristretto il perimetro di utilizzo per rispondere ai rilievi arrivati da più direzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo dei dati biometrici raccolti nei luoghi pubblici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La versione iniziale del testo, esaminata dal Consiglio dei ministri il 10 giugno, prevedeva la possibilità di raccogliere e trattare in modo automatizzato i dati biometrici di chiunque si trovasse in luoghi interessati da esigenze di ordine pubblico, una piazza, il percorso di un corteo, uno stadio, con conservazione dei volti registrati per sette giorni e di una traccia amministrativa per cinque anni. È proprio questo passaggio ad aver innescato le reazioni più dure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Garante per la protezione dei dati personali, nel parere trasmesso al Parlamento il 14 luglio, ha giudicato il decreto complessivamente coerente con l&#8217;AI Act, ma ha bocciato in modo netto questo specifico punto: il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici di chi semplicemente accede a un luogo, o a un evento pubblico, non sarebbe compatibile con il regolamento europeo, che ammette il riconoscimento facciale a posteriori solo per ricerche mirate su persone sospettate o già condannate, e non per una raccolta preventiva e di massa. L&#8217;Autorità ha chiesto inoltre garanzie più solide sulla supervisione umana dei sistemi di IA, sulla qualità delle banche dati biometriche utilizzate per i confronti, ed un proprio coinvolgimento diretto nelle fasi di sperimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la Commissione europea è intervenuta pubblicamente, ricordando che il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è vietato dall&#8217;AI Act. Palazzo Chigi ha replicato sostenendo la piena conformità del testo alla normativa comunitaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo scontro politico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le opposizioni hanno trasformato il dossier in un terreno di scontro aperto. Durante l&#8217;esame parlamentare, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto un rinvio per approfondire il testo; la richiesta non è stata accolta ed i rappresentanti dei due partiti hanno abbandonato i lavori, denunciando una forzatura da parte della maggioranza. Il voto della commissione Affari europei della Camera sullo schema di decreto è stato successivamente rinviato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli interventi più duri quello del senatore del PD Filippo Sensi, che ha descritto il riconoscimento facciale ‘a posteriori’ come una sorta di ‘pesca a strascicoi: una telecamera si accende, il cittadino passa per quella strada senza aver commesso alcun reato, eppure i suoi dati possono essere trattenuti per giorni. Il parlamentare ha rivendicato il sostegno a una polizia efficace, ma ha messo in guardia contro il rischio di scivolare verso uno Stato di polizia. Per AVS, il deputato Angelo Bonelli ha bollato come inaccettabile l&#8217;ipotesi di un uso della tecnologia che si traduca in una sorveglianza indiscriminata dei cittadini.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché la questione riguarda tutti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento facciale non è una novità assoluta per l&#8217;Italia: sistemi simili sono già impiegati negli eGate aeroportuali, negli stadi e negli archivi di polizia, oltre che in sperimentazioni di videosorveglianza urbana. Ciò che cambia con il decreto è il perimetro giuridico entro cui queste tecnologie possono operare, in un contesto normativo europeo che considera i dati biometrici particolarmente sensibili perché consentono di identificare in modo univoco una persona, incrociando la sua immagine con banche dati di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questa caratteristica a rendere il tema delicato sul piano dei diritti fondamentali: la possibilità che un cittadino venga tracciato — anche solo temporaneamente — semplicemente per essersi trovato in un determinato luogo, senza aver commesso alcun illecito, tocca la libertà di movimento, la libertà di riunione e il diritto alla protezione dei dati personali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione europea. Va inoltre ricordato che, parallelamente al decreto, resta in vigore la sospensione dell&#8217;installazione e dell&#8217;uso di sistemi di riconoscimento facciale negli spazi pubblici da parte di soggetti pubblici e privati, prorogata fino al 31 dicembre 2027 dalla legge di conversione del decreto Milleproroghe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo approvato ad agosto ha già recepito alcune delle richieste del Garante, restringendo il campo di applicazione dell&#8217;articolo 10 e introducendo il doppio controllo giudiziario. Resta però da completare l&#8217;iter di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prima dell&#8217;entrata in vigore, e non è escluso che il confronto tra governo, Autorità garante e istituzioni europee possa portare a ulteriori modifiche nelle prossime settimane.</p>



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		<title>Commissione Covid, Giuseppe Conte non ci sta e contrattacca: «Meloni mi affronti politicamente»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 10:59:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ex premier, dopo un lungo tira e molla, depone nella Commissione Covid e lancia accuse alla Meloni: «Spieghi i 100 milioni dati a un imprenditore privato per le mascherine». E accusa la premier di essere 1la regista di questi attacchi» di Alessio Ramaccioni Giuseppe Conte va all’attacco: all’uscita dalla lunga sessione dell’audizione di fronte alla [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ex premier, dopo un lungo tira e molla, depone nella Commissione Covid e lancia accuse alla Meloni: «Spieghi i 100 milioni dati a un imprenditore privato per le mascherine». E accusa la premier di essere 1la regista di questi attacchi»</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessio Ramaccioni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppe Conte va all’attacco: all’uscita dalla lunga sessione dell’audizione di fronte alla Commissione Covid, il leader del Movimento 5 Stelle ed ex premier ha risposto ai giornalisti presenti rilanciando: <em>«La Presidenza del Consiglio deve chiarire, e così anche il Ministro della Sanità,  come è stato possibile dare 100 milioni a un imprenditore privato che fatturava somme modestissime senza attendere il giudizio di appello e il procedimento cautelare</em>» ha infatti dichiarato Conte, in relazione alla vicenda della transazione economica da 100 milioni di euro che il governo Meloni avrebbe concesso alla società JC Electronics srl relativamente a una fornitura di mascherine durante la pandemia. <em>«100 milioni dei nostri soldi, è una vicenda che considero assolutamente singolare</em>» ha aggiunto Conte: <em>«Questo documento l&#8217;ho portato in Procura, che dovrà accertare, ed invito e diffido la Presidenza del Consiglio e il Ministero della salute a sospendere subito il pagamento di 100 milioni, perché quella vicenda va assolutamente chiarita, perché quella vicenda è assolutamente opaca e non ha una spiegazione».</em></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Rispetto all’audizione, il leader del Movimento 5 Stelle entra nel merito rispondendo ad una domanda che è un po&#8217; un assist per innescare un’ulteriore polemica politica: <em>«Il centrodestra vorrebbe farsi domande e darsi anche le risposte. Oggi questo non è stato possibile</em>» ha spiegato Conte, che poi ha aggiunto: <em>«Non dovete chiedere a me se è andata bene oggi questa audizione. Dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta, perché lei è la regista di tutto questo. Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione che viene portato e realizzato in Commissione, qui, e ovviamente di tutto quel circuito mediatico,  grazie a stampa e tv amiche, che gettano fango da tempo per colpirmi politicamente. E allora le mando un messaggio, visto che questi mezzucci hanno un corto respiro, perché poi arriva il momento in cui io ci sono. Sto qui a parlare, a chiarire tante ore, e addirittura neppure la maggioranza ha il coraggio di farmi le domande su quelle stupidaggini, sulle mascherine, su Di Donna: ma chiariremo comunque tutto, ci ritorneremo anche a settembre</em>», facendo riferimento alla prossima convocazione della Commissione Covid, calendarizzata appunto per il 14 di settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultima battuta di Conte è ancora di sfida, evidentemente riferita alla campagna elettorale ormai chiaramente aperta: <em>«Dico questo a Giorgia Meloni: non è meglio che mi affronti politicamente? Suvvia, in trasparenza, io sono qui. Confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Appuntamento rinviato a settembre, dunque, almeno per quel che riguarda la Commissione Covid e Giuseppe Conte. L’impressione è che il lavoro di questa commissione, già condizionato fin dall’inizio da una pregiudiziale ideologica rispetto alla delicatezza dei temi trattati, finisca del tutto fagocitato dallo scontro politico in vista delle elezioni. Alla faccia del diritto di chi avrebbe sul serio la necessità di chiarire alcuni passaggi oggettivamente confusi delle modalità di gestione dell’emergenza pandemica.</p>



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