Futuro Nazionale è ufficialmente nato, ed è esattamente come Roberto Vannacci l’aveva annunciato. Almeno per ora

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Immigrazione, remigrazione, euroscetticismo, interessi nazionali – o meglio, della Patria – davanti a tutto: la conferenza stampa del generale Vannacci ha chiuso la due giorni di Assemblea Costituente di Futuro Nazionale che si è svolta a Roma

di Alessio Ramaccioni

Risposte secche, dirette, argomentate il giusto. Mai evasivo, netto e convinto così come lo abbiamo imparato a conoscere in questi due anni scarsi di notorietà al grande pubblico: era infatti la tarda estate del 2023 quando la figura del generale Roberto Vannacci, già comandante del Reggimento “Col Moschin”, della Brigata “Folgore”, del contingente italiano in Iraq, nonché della Task Force 45 durante la Guerra in Afghanistan, è apparsa sulla ribalta del dibattito pubblico nazionale.

Dalla pubblicazione del libro “Il mondo al contrario” alla candidatura alle elezioni europee con la Lega (candidatura fortemente voluta da Matteo Salvini), passando dall’elezione nelle file dell’europarlamento al discusso addio alla stessa Lega, il percorso politico del generale Vannacci lo ha portato, sabato 13 e domenica 14 giugno, all’Auditorium della Conciliazione a Roma, dove si è svolta l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, il progetto di partito che sancisce il definitivo passo in avanti della proposta politica di Roberto Vannacci all’Italia. Nel corso della conferenza stampa, il generale – rispondendo alle domande – ha ribadito le sue posizioni in tema di immigrazione, Europa, politica estera ed interna, e del suo ruolo all’interno (o all’esterno) del centro-destra.

Sul tema dell’immigrazione – e della remigrazione, punto forte della proposta politica di Futuro Nazionale – il generale Vannacci, nel corso della conferenza stampa, ha voluto essere subito molto chiaro: “In Emilia Romagna la popolazione straniera e del 12,5%, un poco più alta rispetto alla percentuale di popolazione straniera a livello nazionale. Ecco, il 12,5% della popolazione straniera in Emilia Romagna occupa il 25% dell’edilizia popolare dell’Emilia Romagna stessa: quindi sono proprio questi stranieri che erodono lo stato sociale che lo Stato italiano, il popolo italiano, si è costruito con il proprio lavoro e con il proprio sudore. Non qualcun altro. Ecco perché la remigrazione costa di meno. Ed ecco perché in molti Paesi è già stata applicata. Sono tantissimi i Paesi che hanno cominciato a togliere i sussidi a questi stranieri, che hanno cominciato a effettuare i controlli” ha spiegato, per poi aggiungere: “Il problema della immigrazione in gran parte è dovuta alla non implementazione da parte dei paesi di origine dei flussi migratori, degli accordi che già ci sono sul rimpatrio degli stranieri. Perché con quasi tutti i Paesi e quando dico quasi sono almeno il 95% dei Paesi di origine dei flussi migratori esistono già degli accordi di rimpatrio. Il problema è che non vengono ottemperato non vengono implementati vengono ostacolati”.

Inevitabile anche il passaggio – più di uno, in realtà – sull’Unione Europea e sull’ Euro: “Io mi ricordo un altro guru italiano, si chiamava professore Prodi, il quale ci diceva che con l’ingresso nell’Euro avremmo lavorato un giorno in meno e saremmo stati pagati come se avessimo lavorato un giorno in più. Lo chieda agli italiani se è così: certamente l’ingresso nell’Euro a noi non ha portato bene”. Più ampia nelle sfumature la risposta alla domanda su come gestire la ‘questione Euro’: “Oggi dobbiamo uscire dall’Euro? E’ difficile, ma dobbiamo cominciare a prendere in esame una qualsiasi soluzione, perché sembrerebbe che dopo trenta anni di euro tutti questi vantaggi l’Italia non li abbia ricevuti. Allora, visto che Einstein diceva che follia è fare sempre le stesse cose aspettandosi risultati diversi, se dopo trenta anni di euro e di Unione Europea l’Europa sta andando a scatafascio, qualche cosa la dovremmo pur fare”.

Altro tema caldo della conferenza stampa, ed oggetto dell’interesse della stampa presente, è la collocazione nello spazio politico nazionale di Futuro Nazionale: con il centrodestra o no?  “Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra” ha risposto chiaramente Vannacci, per poi specificare: “E’ il centrodestra che parla di Futuro Nazionale e del fatto che dovrebbe aderire al centrodestra. Quindi non è una mia istanza, sembra anzi che sia quasi un’aspettativa di questa alleanza di centrodestra che io aderisca, e che quindi mi dovrei ammorbidire e dovrei variare le mie posizioni”.

E dunque, c’è forse uno spiraglio, un’apertura al possibile ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione guidata da Giorgia Meloni? La risposta di Vannacci lascia in effetti qualche dubbio: “Io rispondo di no: dopo tre mesi, anzi neanche, perché il partito nasce oggi, e quindi ancora prima di nascere siamo al 5%, e o siamo grazie proprio a queste posizioni e a queste linee rosse. Non ho detto che io aderisco all’alleanza di centrodestra: io ho detto che il futuro nazionale è il sestante, eventualmente, di questa alleanza di centrodestra, che riporta questa alleanza di centrodestra nella giusta direzione“.

Insomma: se voi fate quel che faccio io, possiamo stare insieme, altrimenti no: questa un po’ la sintesi del pensiero Vannacciano rispetto l’adesione o meno all’attuale maggioranza di governo. In realtà, tutto dipenderà dal valore che Futuro Nazionale avrà di qui a qualche mese, ovviamente in termini di percentuali di voto. Non è difficile immaginare che, se i sondaggi indicheranno consensi significativi alla creatura vannacciana, il centrodestra non potrà evitare di pensare ad un avvicinamento. Che tanto, poi, tra quel che si dice in campagna elettorale e quel che si fa – o si può fare – al governo, come abbiamo visto, le differenze ci sono sempre: e comunque l’importante è sempre arrivarci, a governare.

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