Il 4 giugno del 1994 ci lasciava il grande Massimo Troisi. L’attore napoletano morì a causa di uno scompenso cardiaco. Con Lello Arena ed Enzo De Caro, sul finire degli anni ’70 fondaro il trio comico “La Smorfia”. Troisi successivamente si dedicò al cinema, fu regista ed attore protagonista dei sui film, ricordiamo l’esordio cinematografico con “Ricomincio da tre” del 1981, ancora, “Scusata il ritardo” del 1983, con Roberto Benigni nel 1984 presenta “Non ci resta che piangere”, pellicola di grande successo e divenuta negli anni un cult.

A firmare le musiche di alcuni suoi film l’amico Pino Daniele, il cantautore napoletano nel 1991 scrive la canzone “Quando” per il film “Pensavo fosse amore invece era un calesse”. L’ultimo suo film è stato “Il Postino”, aiutato da una controfigura per le scene più faticose, Troise volle a tutti costi terminare le riprese, pur avendo urgenza di operarsi al cuore negli Stati Uniti. Morì a Ostia nel sonno, nella casa della sorella Annamaria, aveva 41 anni. Nella sua carriera ha lavorato con Renzo Arbore, Maurizio Nichetti, Carlo Verdone, Marcello Mastroianni, Ettore Scola, Amanda Sandrelli e tanti ancora. Affidiamo il ricordo di Massimo alle parole dell’amico Benigni, dopo la sua dipartita l’attore toscano gli dedicò questa bellissima poesia.

Non so cosa teneva dint’a capa;
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!;
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.


