È uno dei disturbi più comuni e non riguarda solo l’età avanzata, ma coinvolge spesso un eccessivo sforzo fisco o una postura mal adotatta.
Il mal di schiena interessa proprio tutti e può trasformarsi in disturbo cronico. Per far fronte proprio a questa sintomatologia ricorrente con annesso dolore, gli scienziati sono al lavoro.
In particolare quelli dell’Università del Colorado Anschutz Medical Campus, che hanno pubblicato su JAMA Network Open, una ricerca-studio sulla correlazione esistente tra cervello e dolore alla schiena.
A quanto pare la risposta per la cura del disturbo cronico, potrebbe proprio risiedere nel nostro cervello. In particolare, è stata analizzata la convinzione che hanno le persone sulle cause del dolore.
Lo studio guidato dal ricercatore Yoni Ashar, professore assistente di medicina interna presso l’Università sopra citata ed esperto della correlazione esistente tra cervello, panico ed emozioni, ha rivelato che dopo la PRT i pazienti hanno riportato una riduzione dell’intensità del dolore alla schiena.
Tredici milioni di italiani sono affetti da questo disturbo, ma il trattamento psicologico di quattro settimane chiamato Pain Reprocessing Therapy (PRT) ha assicurato sollievo dal mal di schiena cronico per circa 12 mesi.
La PRT non è altro che una semplice discussione con il paziente sulla entità della percezione del dolore nella loro condizione. Quando quest’ ultimo arriva a comprendere che la sua attribuzione del dolore è spesso imprecisa, ma può derivare in realtà dal cervello, i risultati possono essere sorprendenti.
La squadra di ricerca ha scoperto che due terzi delle 150 persone coinvolte nel colloquio PRT, hanno riferito di essere liberi dal dolore o quasi, rispetto a solo il 20% del gruppo di controllo trattato con placebo.
“Prima del trattamento PRT, solo il 10% delle considerazioni dei partecipanti al trattamento PRT erano legate alla mente o al cervello. Tuttavia, dopo la PRT, questa percentuale è salita al 51% – ha rivelato Ashar – Questi risultati dimostrano che il cambiamento di prospettiva sul ruolo del cervello nel dolore cronico può consentire ai pazienti di migliorare le proprie condizioni che ritiene che uno dei motivi alla base degli esiti della ricerca essere che, quando i pazienti comprendono che il loro dolore è dovuto a processi cerebrali, imparano che non c’è nulla di sbagliato nel loro corpo e che il dolore è un falso allarme, generato dal cervello, di cui non devono avere paura”.


