Uno sciopero di 118 giorni ed un settore, quello di Hollywood interamente fermo per chiedere migliori condizioni salariali.
Il sindacato degli attori statunitensi dopo aver vagliato le ultime offerte degli studios raggiunge l’accordo preliminare e smette di incrociare le braccia.
L’ennesima proposta avanzata nel fine settimana non aveva convinto inizialmente i negoziatori della Screen Actors Guild che rappresenta 160.000 artisti. La produzione televisiva e cinematografica è ferma da 4 mesi, anche se vorrebbe presto riprendere, purchè si trovi un compromesso comune con l’organismo che rappresenta Disney, Netflix, Warner, Universal, Paramount e Sony.
Gli studios hanno infatti ritardato l’uscita di film quali “Dune: Part Two” e il prossimo capitolo di “Mission: Impossible“, o di programmi come “Stranger Things”, con una perdita di 6,5 miliardi di dollari per lo stop dei lavori complessivi.
Al centro della discussione la tutela degli attori, anche per il ricorso all’intelligenza artificiale, che si intende adoperare per riprodurre le sembianze di un attore molto tempo dopo le riprese.
Gli attori che gravitano nel circuito di Hollywood sostengono che i vecchi tetti salariali non sono al passo con l’inflazione. Un altro colpo al settore è dato dalle piattaforme di streaming sempre più guardate. Queste ultime ordinano meno episodi per serie e pagano residui minimi quando uno spettacolo di successo viene rivisto.
Il co-ad di Netflix, Ted Sarandos, aveva dichiarato: “Siamo al tavolo e stiamo lavorando davvero duramente per chiudere. Stiamo navigando in acque difficili. Il nostro obiettivo è riportare la gente al lavoro”. L’accordo è finalmente arrivato: la maggior parte dei minimi aumenterà del 7%, come i pagamenti residui per gli spettacoli trasmessi in streamingonline e si rafforzeranno i contributi ai piani sanitari e pensionistici.
Lo sciopero cominciato in primis dagli sceneggiatori, è diventato un fatto epocale. Dal 1960, quando le proteste furono guidate dall’attore e futuro presidente degli Stati Uniti Ronald Regan, non si era verificato un atto simile.
Duncan Crabtree-Ireland, capo negoziatore per gli attori, si era detto ottimista sulle richieste di un salario minimo e di un bonus per l’apparizione in spettacoli o film di successo, meno sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.


