È crisi di soldati in Europa: un numero sempre più alto esce dai ranghi

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Con i conflitti in corso alle porte dell’Europa si è spesso parlato di rafforzare gli eserciti per far fronte alle possibili evenienze belliche dinanzi a scenari che non sono poi tanto promettenti. Il problema, però, per molti degli eserciti europei non è ampliare le forze ma riuscire a mantenere nei ranghi i propri uomini.

Basti pensare al caso della Germania, uno degli stati con il più alto potenziale di espansione delle sue forze armate che, nell’ultimo anno, ha perso oltre 1500 soldati riducendone le truppe al numero di 181.514 unità.

Stesso problema anche per la Francia dove, mediamente, i giovani restano un anno in meno negli eserciti rispetto agli anni precedenti. Come affermato dal ministro della Difesa francese Sebastian Lecornu, nel suo piano di ritenzione dei talenti, si tratta di un serio problema che attanaglia “tutte le democrazie che hanno eserciti professionali senza coscrizione.”

Uno dei motivi principali della carenza degli eserciti è sicuramente l’assenza di leva obbligatoria che accomuna la maggior parte dei paesi europei a cui segue, inevitabilmente, il fattore degli stipendi non all’altezza dell’impegno. Se si considera, infatti, che un soldato, anche in assenza di missioni vere e proprie, è costretto a trascorrere lunghi periodi lontano dalla propria famiglia, straordinari cronici e rischi per la propria incolumità, gli stipendi non risultano sempre idonei.

La Polonia, con il nuovo governo di Donald Tusk, è stato il primo ad affrontare la questione stipendi annunciando un aumento del 20% per evitare la fuoriuscita dei soldati dai ranghi. Sulla stessa linea anche la Francia che ha annunciato non solo l’aumento degli stipendi ma anche delle future pensioni tramite bonus integrativi.

E se l’aumento di stipendi non dovesse sortire l’effetto desiderato si pensa già a soluzioni più radicali come, ad esempio, quella adottata dalla Danimarca che ha annunciato un piano per estendere la leva obbligatoria anche alle donne nel nome della parità di genere.

L’Italia, attraverso le parole del ministro Guido Corsetto, ha escluso esplicitamente la reintroduzione della leva obbligatoria e, per ora, punta alla creazione di una riserva di circa 10mila uomini volontari in grado di andare ad implementare le forze regolari dell’esercito.

Chiara Imbimbo
Chiara Imbimbo
Laureata in Filologia Moderna alle Federico II di Napoli con una tesi in critica letteraria. Iscritta all’albo dei giornalisti come pubblicista coltiva la passione per il cinema, la lettura e la scrittura.

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