Armita Garawand come Masha, la repressione iraniana sempre più violenta con le donne

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Lo avevano giustificato come un atto casuale ed invece anche questa volta le attiviste iraniane avevano ragione a denunciare abusi e violenze. Non aveva battuto accidentalmente la testa in metropolitana, ma era stata picchiata fino a perdere i sensi, la 16enne Armita Garawand, per la quale ieri è stata dichiarata la morte cerebrale.

Lo scorso 1 ottobre la polizia della morale ha ripreso Armita per aver indossato male il velo, proprio come Masha Amini ed è ancora più agghiacciante il destino successivo che ha accomunato le due ragazze: soccorse in gravi condizioni, sono finite in ospedale, dove poi nulla c’è stato da fare.

In coma Armita ci resterà senza svegliarsi, a causa di un trauma cranico procuratole a Theran. Nell’ospedale presidiato a Fajr, all’inizio la madre della ragazza non poteva entrare, tanto da essere stata costretta a protestare per vedere la figlia, cosa che l’ha portata ad essere messa in custodia dalle forze di sicurezza.

Come se non bastasse anche gli insegnanti e i compagni della 16enne picchiata dalla polizia morale, hanno subito pressioni per non diffondere sui social notizie o foto di Armita. I docenti sono stati ricattati con il licenziamento da parte del direttore della sicurezza del ministero dell’Istruzione.

I compagni di classe dell’adolescente sono stati invece costretti a comparire davanti alle telecamere per negare di aver detto che la ragazza era stata picchiata dagli agenti della polizia morale. I video diffusi dai media iraniani avevano inoltre tagliato delle immagini salienti per la ricostruzione reale della sorte di Armita.

La polizia morale, addestrata in Iran per arrestare coloro che violano il codice di abbigliamento, dal 2005 adotta un regime repressivo sempre più discutibile. Tutto nasce dall’hisbah, concetto che nel Corano invita a disprezzare ciò che è sbagliato per rendere migliori se stessi e la società. Da qui la “promozione della virtù e la repressione del vizio”.

A Theran la questura morale si trova in via Vosarah, luogo in cui è stata uccisa Masha. Le giovani donne sono oggetto di mira per i colori troppo sgargianti dei soprabiti considerati peccaminosi, per le sfumature dell’ombretto, per le acconciature scandalose che lasciano vedere i capelli e soprattutto per il velo mal indossato.

In Questura venivano addirittura portate dai genitori per essere corrette con rimproveri ad alta voce e manganellate. Il tutto però si è spinto ancora oltre.

Dopo il caso Masha Amini, Theran aveva annunciato di abolire la polizia morale, ma alla fine ha fatto un passo indietro promuovendo una nuova campagna per costringere le donne ad indossare il velo islamico. Dieci mesi dopo la morte di Amini, la polizia morale è ritornata tra le strade ed ha fatto un’altra vittima: Armita Garawand.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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