Ceuta, UE in crisi sull’immigrazione: Schengen sospeso, scontro Italia – Spagna, tensioni anche con la Germania

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Cronaca di una crisi migratoria che sta spaccando l’Europa: dall’assalto alla frontiera nordafricana tra Marocco e Spagna alla sospensione degli accordi di Schengen tra Roma e Madrid, fino al pressing tedesco per rimandare in Italia i richiedenti asilo “secondari”. E ora cresce la paura che il 15 agosto tutto possa ripetersi

di Alessio Ramaccioni

Il 30 luglio scorso migliaia di persone hanno attraversato in poche ore il confine tra il Marocco e Ceuta, l’exclave spagnola sul continente africano. Le cronache hanno parlato di una vera e propria “valanga umana”: in un solo giorno diverse migliaia di migranti hanno scavalcato le barriere di frontiera, mentre altri hanno tentato la traversata a nuoto lungo la scogliera del Tarajal. Il bilancio umano è stato drammatico fin da subito, con vittime e dispersi il cui bilancio è aumentato nei giorni seguenti.

Le autorità spagnole hanno parlato di circa 60mila persone entrate nell’exclave, di cui oltre 48mila rimpatriate in tempi rapidi verso il Marocco. Il conto delle vittime è salito – come detto – progressivamente: le squadre di soccorso, tra Guardia Civil, sommozzatori e servizi di salvataggio marittimo, hanno recuperato 84 corpi tra le acque antistanti la frontiera, ai quali si aggiungono altre decine di vittime, decedute nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Ad oggi le Ong parlano di 142 morti e decine di dispersi: una crisi che, per dimensioni, ha immediatamente richiamato alla memoria quella del maggio 2021, quando in meno di 24 ore circa 8mila persone avevano varcato lo stesso confine.

Il sindaco di Ceuta ha parlato, nei giorni successivi all’assalto dei migranti ai confini spagnoli che, giova ricordare e ribadire, si trovano in territorio africano, e non sul continente europeo, di una situazione ancora lontana dall’essere risolta, con migliaia di persone — tra le 8mila e le 11mila— ancora presenti nell’enclave nei giorni successivi al picco della crisi.

La decisione italiana: stop a Schengen con la Spagna

Di fronte a quella che Palazzo Chigi ha definito una possibile “emergenza migratoria programmata”, il governo Meloni ha deciso di sospendere unilateralmente il trattato di Schengen nei confronti della Spagna, ripristinando i controlli di frontiera per chi arriva dai principali scali iberici verso l’Italia. Il provvedimento ha riguardato in particolare gli hub con collegamenti diretti dalla Spagna, come Milano Malpensa, Milano Linate e Bologna Marconi, oltre ai porti.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha motivato la scelta richiamando un duplice rischio: quello del terrorismo e quello dell’immigrazione clandestina, affermando che non potevano essere sottovalutati al netto della situazione in atto. Sulla stessa linea del vicepremier si è espresso tutto il governo, che si è posizionato compatto a sostegno della sospensione di Schengen decisa dalla premier Meloni. Il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo,  ha addirittura annunciato l’assunzione straordinaria di 500 nuovi agenti di polizia, operativi da dicembre 2026, per rafforzare i controlli di frontiera e le attività delle questure.

A sostegno della posizione del governo italiano è arrivata anche un’informativa dei servizi di intelligence, secondo cui alcune aree limitrofe a Ceuta sarebbero da anni un centro di radicalizzazione jihadista, con diverse decine di persone partite in passato per raggiungere i teatri di guerra in Siria e Iraq. Un elemento che Tajani ha utilizzato per giustificare la linea dura, pur specificando che si tratta di un rischio strutturale dell’area, non direttamente collegato agli eventi dello scorso luglio.

Lo scontro diplomatico con Madrid

La decisione italiana ha provocato una reazione durissima da parte del governo spagnolo. Il premier Pedro Sánchez ha bollato lo stop a Schengen come una misura “asimmetrica” e ingiustificata, sottolineando come Ceuta non faccia parte in senso proprio dello spazio Schengen e come la Spagna sia, secondo i dati Frontex, uno dei confini esterni dell’Unione meno permeabili, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato in Italia nel periodo 2021-2026.

Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande Marlaska, ha parlato apertamente di un’azione “eccessiva e non necessaria”, mentre lo stesso Sánchez ha accusato l’Italia di aver agito per interessi politici. Madrid ha risposto, sul piano pratico, introducendo a sua volta controlli sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, in un clima che alcuni osservatori hanno descritto come un vero e proprio “occhio per occhio” diplomatico, con l’invito rivolto a Bruxelles di evitare ulteriori escalation.

Sul piano istituzionale, la Spagna ha chiesto e ottenuto una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno dei 27 Paesi membri dell’UE, tenutasi il 4 agosto. L’esito dell’incontro ha in parte disinnescato le tensioni più acute: i ministri europei hanno riconosciuto che la gestione spagnola della crisi era stata “rapida ed efficace”, hanno convenuto che quanto accaduto a Ceuta non fosse riconducibile ai normali flussi migratori — richiedendo quindi un rafforzamento strutturale delle frontiere esterne e dei rimpatri — e hanno ribadito che lo spazio Schengen “non è mai stato a rischio”. Anche il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, ha assicurato che nessun migrante proveniente da Ceuta sarebbe entrato nell’area Schengen. Nonostante queste rassicurazioni europee, il governo italiano ha mantenuto la propria linea, confermando la sospensione degli accordi con Madrid almeno fino a Ferragosto.

Il timore del 15 agosto: nuovo assalto in vista?

A tenere alta la tensione, nelle ultime settimane, è soprattutto il timore che la crisi possa ripetersi il prossimo 15 agosto. Secondo un report di intelligence giunto sul tavolo di Palazzo Chigi, lo scenario delineato dai servizi segreti prevede il possibile arrivo di ulteriori 30-50mila persone in prossimità di Ferragosto: numeri paragonabili, se non addirittura superiori, a quelli della crisi di fine luglio.

A dare corpo a questi timori sono anche segnalazioni relative a una mobilitazione organizzata sui social network. Secondo quanto riportato fonti di informazione spagnole, decine di account riconducibili a utenti marocchini starebbero diffondendo su piattaforme come TikTok, WhatsApp e Facebook messaggi rivolti soprattutto ai più giovani, con inviti a organizzare un nuovo ingresso di massa nell’exclave proprio il 15 agosto, coordinandosi attraverso gruppi privati. Al momento, tuttavia, non è arrivata alcuna conferma ufficiale né da Madrid né da Rabat sull’esistenza di un piano organizzato.

Proprio in ragione di questo allarme, il ministro Tajani ha collegato esplicitamente la durata della sospensione di Schengen a questa scadenza, dichiarando che l’Italia non potrà rivedere la propria decisione prima del 15 agosto, per poi essere pronta a “ripristinare la situazione precedente” una volta che il quadro sarà tornato alla normalità. Nei giorni scorsi, intanto, è stato ritrovato il corpo di un giovane migrante subsahariano morto nel tentativo di raggiungere Ceuta sorvolando il confine con un parapendio, precipitato in mare al largo del Tarajal: un episodio che testimonia quanto la pressione migratoria sull’area resti alta anche nelle settimane di relativa calma.

Il nuovo fronte: la Germania rispedisce i migranti in Italia

Come se non bastasse lo scontro con Madrid, negli ultimi giorni si è aperto un secondo fronte, questa volta con Berlino. Il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha infatti annunciato l’intenzione di riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”: i richiedenti asilo che, dopo essere sbarcati sul territorio italiano come primo Paese di approdo, si sono poi spostati in Germania.

Il caso simbolo di questa svolta riguarda una cittadina somala di 22 anni, Abdirisaq Warsame, arrivata in Germania lo scorso marzo dopo essere transitata dall’Italia. La donna, che vive attualmente in un centro di accoglienza in Baviera, ha ricevuto lo scorso 25 giugno una lettera dal ministero dell’Interno tedesco che le comunica il trasferimento in Italia previsto per il 19 agosto. Secondo quanto riferito da fonti del ministero dell’Interno tedesco, si tratterebbe soltanto del primo di una serie di casi analoghi.

Berlino giustifica la scelta richiamando l’entrata in vigore, dal 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, e dal 1° luglio del nuovo Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, destinato a sostituire il precedente sistema definito dal Regolamento di Dublino.  La mossa tedesca arriva in un contesto politico interno delicato per Merz, alle prese con sondaggi in calo e con la crescita dell’estrema destra di AfD, elemento che secondo diverse ricostruzioni giornalistiche avrebbe influito sulla decisione di adottare una linea più dura sul tema migratorio, in questo caso nei confronti dell’Italia.

Il Viminale ha reagito respingendo l’impostazione tedesca: secondo il ministero dell’Interno italiano, un accordo siglato l’8 dicembre 2025 in sede di Consiglio Ue avrebbe di fatto azzerato il contenzioso sui circa 60mila “dublinanti” pregressi, in cambio di un bilanciamento legato alla scarsa solidarietà mostrata dall’Europa rispetto ai 340mila ingressi irregolari registrati in Italia dall’inizio del governo Meloni. Per Roma, quell’intesa riguarderebbe però solo i casi precedenti al 12 giugno 2026, mentre per gli arrivi successivi sarebbe ancora troppo presto per accertare eventuali movimenti secondari verso altri Paesi. L’Italia chiede inoltre che eventuali rientri vengano compensati tenendo conto dei migranti sbarcati sul territorio nazionale dalle navi delle ong che battono bandiera di altri Stati europei, Germania compresa.

Le opposizioni italiane non hanno mancato di sottolineare il paradosso della situazione: il Movimento 5 Stelle ha parlato, ironizzando, di un “grande successo” del governo Meloni che, a seguito dello scontro con la Spagna, si ritroverebbe ora anche la Germania pronta a rimandare indietro richiedenti asilo.

Una crisi ancora aperta

A quasi due settimane dalla crisi di Ceuta la situazione resta quindi lontana da una soluzione definitiva.  Le prossime settimane, e in particolare la scadenza di Ferragosto, chiariranno se i timori dell’intelligence siano concreti e riferiti  possibilità reali o se la tensione, come già accaduto in altre fasi della crisi, si tradurrà soprattutto in un confronto politico e diplomatico tra le cancellerie europee.

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