Bollo auto, l’abolizione continua a far discutere. Come si è arrivati al provvedimento e cosa prevede

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La misura approvata dal Consiglio dei Ministri avrà un costo complessivo stimato di 2,362 miliardi di euro, con un trasferimento compensativo alle Regioni di 2.293,5 milioni. Enti locali e partiti esprimono valutazioni diverse sulla misura

Il Consiglio dei ministri ha approvato, mercoledì 16 settembre, l’esenzione dal pagamento del bollo per il 2027 per i veicoli con potenza fino a 80 kW e per tutti i motocicli. La misura interessa una platea stimata in 14,5 milioni di veicoli, pari a circa il 70% del parco auto circolante più la totalità dei motocicli. Il decreto prevede una sola esenzione per persona fisica: chi possiede più veicoli idonei ottiene lo sconto solo su quello con la potenza più bassa.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato la misura come la cancellazione di «una delle tasse più odiate dagli italiani», definendola l’equivalente dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa varata dal governo Berlusconi IV, esecutivo di cui la stessa Meloni faceva parte come ministro della Gioventù.

Il percorso che ha portato al decreto

La proposta ha una genesi che – secondo le varie ricostruzioni – risalirebbe al mese di giugno. Sarebbe stato il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia, a lanciare per primo l’ipotesi, in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero” datata, appunto, 13 giugno. Il tema è stato poi rilanciato pubblicamente dal vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, che in un video social del 27 luglio aveva indicato l’abolizione del bollo tra gli obiettivi fiscali del partito, insieme al taglio dell’Irpef dal 35 al 33% e alla riduzione delle tasse sulle tredicesime. Nell’affrontare il tema, da parte di Forza Italia, il bollo è stato più volte descritto come una «patrimoniale mascherata», paragonabile concettualmente a una tassa sulla prima casa.

Tra agosto e settembre l’ipotesi è rimasta al centro del dibattito nella maggioranza, con posizioni interne non del tutto allineate: se ad esempio Antonio Tajani parlava di abolizione totale, da parte di altri esponenti dei diversi partiti veniva proposta una linea più cauta, orientata verso una eventuale abolizione soltanto parziale. Nelle stesse settimane, secondo altre indiscrezioni, i tecnici del governo lavoravano anche a un’ipotesi alternativa: uno sconto progressivo calibrato sulla potenza e sulla classe ambientale del veicolo. È stata infine la versione con soglia fissa a 80 kW, definita da Giorgetti il risultato di un negoziato «sofferto» dopo la valutazione di varie opzioni, ad essere approvata nel decreto del 16 settembre.

Sul piano della comunicazione, il provvedimento è stato ovviamente commentato da diversi esponenti della maggioranza. Tajani ha rivendicato la misura come «una ferma e pressante richiesta» di Forza Italia, collegandola alle battaglie storiche di Silvio Berlusconi sul «meno tasse per tutti». Il leader della Lega Matteo Salvini ha definito il provvedimento una misura attesa da tempo dal suo partito, aggiungendo osservazioni sulle criticità del sistema di riscossione attuale — che considera complesso e soggetto a evasione — e sull’ipotesi di ampliare in manovra finanziaria la soglia degli 80 kW. Anche esponenti di Fratelli d’Italia hanno rivendicato un contributo alla scelta, inquadrandola nella strategia complessiva di riduzione della pressione fiscale sulle famiglie.

Le opposizioni hanno espresso valutazioni critiche su aspetti diversi della misura. Il Partito Democratico, tramite il deputato Andrea Casu e la segretaria Elly Schlein, ha osservato che l’esenzione copre per ora un solo anno e ha richiamato la vicinanza con le elezioni politiche dell’anno successivo, riferendosi ad una possibile natura elettoralistica del provvedimento. Il Movimento 5 Stelle ha ricordato una proposta simile presentata in passato in Calabria, mentre Azione ha concentrato le proprie osservazioni sulla sostenibilità finanziaria della misura negli anni successivi al 2027.

Il tema delle compensazioni alle Regioni

Il bollo è un tributo regionale e genera oggi un gettito complessivo stimato in circa 7,1 miliardi di euro l’anno. A fronte di un costo complessivo dell’operazione quantificato in 2,362 miliardi di euro, il decreto prevede un trasferimento compensativo per Regioni e Province autonome di 2.293,5 milioni per il 2027, riferito alla quota di gettito collegata ai veicoli effettivamente esentati.

Diversi presidenti di Regione hanno chiesto chiarimenti sull’entità e sulla stabilità di questo trasferimento. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha segnalato il rischio di ricadute sulla spesa sanitaria, ricordando che la Regione ha destinato 310 milioni di euro aggiuntivi alla sanità nel 2025. Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha stimato in circa 550 milioni la quota di mancato gettito per la propria Regione, chiedendo maggiore chiarezza sul meccanismo compensativo. Osservazioni analoghe sono arrivate dal presidente della Puglia Antonio Decaro e da consiglieri regionali del Pd in Piemonte, che hanno indicato sanità, servizi sociali e trasporto pubblico come ambiti potenzialmente coinvolti da eventuali squilibri di bilancio.

Altri presidenti di Regione hanno invece espresso una valutazione favorevole alla misura. Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, ha condizionato il proprio giudizio positivo all’assenza di oneri aggiuntivi per gli enti territoriali. La Conferenza delle Regioni ha comunque richiesto un confronto con il Ministero dell’Economia, segnalando alcune differenze tra i dati diffusi dal governo e quelli elaborati dal Ministero dei Trasporti.

Va precisato che il bollo non è formalmente vincolato a una singola voce di spesa regionale, ma confluisce nei bilanci insieme alle altre entrate: l’impatto effettivo sui servizi dipenderà quindi dalla puntualità e dalla continuità del trasferimento compensativo previsto dallo Stato.

Le coperture indicate per il provvedimento

Le risorse per finanziare la misura dovrebbero derivare da risparmi realizzati sulle misure collegate al Pnrr. Il governo ha definito la misura emergenziale nella sua prima applicazione, indicando l’obiettivo di renderla strutturale con la prossima Legge di bilancio. Sul fronte del superbollo — l’addizionale per i veicoli sopra i 185 kW, che genera un gettito stimato di circa 250 milioni l’anno — il ministero dei Trasporti ha comunicato di essere al lavoro su un’ipotesi di innalzamento della soglia di potenza, senza una cancellazione immediata del tributo.

Durata della misura e risparmio stimato

L’esenzione approvata riguarda i pagamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027, per la durata di un anno. Secondo un’analisi di Facile.it e Pratiche Auto Online realizzata per Adnkronos, il risparmio medio per i veicoli interessati è stimato in 163,5 euro, con un’oscillazione tra circa 129 e 206 euro a seconda della Regione e delle caratteristiche del mezzo. Nello stesso Consiglio dei ministri è stata inoltre prorogata, con importi ridotti rispetto al periodo precedente, la riduzione delle accise sul gasolio: un elemento che, per i veicoli diesel, incide sul risparmio complessivo ottenibile dai due provvedimenti considerati insieme.

Storia del tributo

Il bollo auto è stato introdotto nel 1953 come “tassa di circolazione”, accompagnando la crescita della motorizzazione di massa in Italia. Negli anni Ottanta ha assunto la natura di “tassa di possesso”, dovuta indipendentemente dall’uso effettivo del veicolo. Un’abolizione del tributo era già stata ipotizzata in passato da precedenti governi di centrodestra, senza però arrivare ad attuazione.

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