Trent’anni fa moriva Don Puglisi, il prete di strada ucciso dalla mafia

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Beatificato dopo essere stato ucciso dalla mafia di Brancaccio. Il parroco di strada, Don Pino Puglisi, moriva trent’anni fa il 15 settembre del 1993.

La beatificazione arriva 20 anni dopo, nel 2013, al Foro Italico. Era un prete di quartiere, la cui esecuzione avviene con un colpo di pistola alla nuca, sparatogli nella sua casa popolare di piazzale Anita Garibaldi 5, a Brancaccio. Per questo omicidio sono condannati all’ergastolo Giuseppe e Filippo Graviano, mandanti del delitto, e i componenti del commando Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e Nino Mangano, che avevano definito padre Puglisi “un sacerdote scomodo da mettere a tacere”.

Lo chiamavano ‘3 P’, Padre Pino Puglisi. Figlio di un calzolaio e di una sarta, aveva due fratelli. Sfollato con la famiglia nel ’43, a causa della guerra, a Palermo, a 16 anni chiede di essere ammesso in seminario mandando una lettera all’arcivescovo di allora, Ernesto Ruffini.

Nel 1960 diventa prete, inizia ad insegnare nelle scuole e fa volontariato tra i giovani di Palermo. Diventa parte attiva negli aiuti prestati durante il terremoto di Valle del Belice, che resta completamente distrutta dal sisma e vive tra gli sfollati.

Negli anni Settanta segue i giovani in ricerca vocazionale, e quando nel 1990 diventa parroco a Brancaccio, cerca di risolvere i problemi del quartiere in cui regnava analfabetismo e povertà.

“È vero non abbiamo niente, ma possiamo rimboccarci le maniche. E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”, diceva 3P.

Prende posizione contro le intimidazioni alla parrocchia e al comitato di via Hazon, i cui rifacimenti strutturali sono in mano alla cosca. Dopo le stragi di mafia promuove manifestazioni e forme di sensibilizzazione nel quartiere. Intanto la malavita gli rivolge minacce esplicite.

Ad aprile agli operai della ditta che si è aggiudicata l’appalto per il rifacimento del tetto della parrocchia viene detto: “Il prete sa dove deve andare”.

Il 22 maggio con un furgone della ditta posteggiato davanti alla parrocchia, si tenta un attentato incendiario; il 25 luglio comincia “Brancaccio per la vita”, evento organizzato dal parroco per il primo anniversario della strage di via D’Amelio. Il giorno dopo viene pestato un ragazzo del Centro Padre Nostro. Gli viene riferito di intimare al prete che deve lasciare lavorare chi di dovere. Il 15 settembre don Pino viene purtroppo ucciso.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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