Parla di “cuore spezzato”, ma anche di speranza. La cantante Noa, di origini israeliane affida a Youtube il suo commento sull’attacco a sorpresa di Hamas alla popolazione israeliana.
Le sue canzoni sono da sempre un inno alla pace, messaggio che l’artista continua a sottolineare nonostante sia scioccata da quanto stia accadendo tra Palestina ed Israele. Se la musica unisce i popoli ed è il linguaggio più universalmente comprensibile, questo monito di Noa, non cadrà nel dimenticatoio.
“Io sto bene, così la mia famiglia, i miei figli. Ma questo è un Paese piccolo e tantissime persone che conosco non stanno bene. Viviamo un orribile incubo, questo è il nostro 11 settembre, il numero di morti, feriti e rapiti è insondabile. La popolazione è scioccata, devastata, non riesco nemmeno a descriverlo. Tutto quello in cui credevamo è andato in frantumi, pensavamo di avere l’esercito più forte, l’intelligence migliore al mondo, un governo che ci proteggeva… La devastazione è enorme, non riesco a smettere di piangere, in questo momento sono molto arrabbiata e frustrata”.
La cantante internazionale racconta anche un altro volto della guerra: quello della solidarietà tra esseri umani, come a voler sottolineare che è sempre possibile che nascano fiori in un deserto: “Quello che mi dà speranza è l’incredibile amore che vedo attorno, i volontari, il coraggio, la solidarietà della gente. Gli stessi che per settimane, mesi hanno manifestato contro il colpo di Stato e questo governo malvagio – avvisando che sarebbe successo, ed è accaduto – la prima cosa che hanno fatto è stato correre a fare i volontari”.
Noa alimenta così la speranza di riportare a casa gli ostaggi, arrivando a capire che tipo di nazione si voglia essere realmente, non geograficamente, ma moralmente: “Le persone dovranno scegliere: Chi siamo noi? Che tipo di nazione, di popolo? Io la mia scelta l’ho fatta anni fa: scelgo la pace, la solidarietà, scelgo di porre fine all’occupazione, non voglio conquistare un altro popolo, non voglio la loro miseria, ma la loro felicità, so che il loro benessere è il mio benessere. Scelgo i diritti umani per tutti, diritti uguali, dignità e rispetto per tutti. è possibile? Io lo credo. E magari da questa devastazione crescerà questa speranza. E se riusciamo a farlo, forse tutto il dolore e lo spargimento di sangue non saranno stati vani”.


