Occorrono 100 camion al giorno per offrire assistenza umanitaria a Gaza. Quanto si sta facendo non basta in termini di aiuto. Lo scenario in Medio Oriente è apocalittico con 11mila feriti e 3.200 decessi. Davanti alla morte, alla sofferenza, non esiste bandiera, né esiste chi ha torto o ragione, anche perchè a farci le spese sono sempre e solo i civili impotenti che non hanno colpa.
Mentre due popoli pagano lo scotto di una politica arrivista che non bada al rispetto delle singole identità patrie ed umane, il dramma si insanguina e vede ospedali al limite, trincee di mattoni polverizzati ed accumulati gli uni sugli altri tra le rovine; bambini feriti e deceduti, che dovrebbero essere tutelati più di chiunque altro; medici che non hanno più mezzi per curare chi ne ha bisogno; malati mandati a casa perchè c’è da dare precedenza alle vittime di guerra; ed ancora viandanti in cerca di casa e terra, ospedali bombardati, in una diaspora dal sapor di costrizione maligna che li lascia senza viveri e speranza.
Le nazioni sgomente si preoccupano di “parteggiare” a turno per Hamas, Israele o la Palestina, con il paradosso che il proselitismo di Hamas sta addirittura crescendo di giorno in giorno. I contatti online dell’organizzazione hanno sempre più followers e a destra e a manca, in giro per l’Europa aumenta il rischio attentati Isis.
Da Parigi alla Svezia, da Bruxelles all’Italia, l’allerta è alta ed è tutto concatenato in una stretta guerrafondaia che di consistente ha solo la stupidità e la barbarie della violenza.
Una lingua di terra oltre che confine, è diventata arma vera e propria, fagocitando la storia e le rivendicazioni pluridatate di due popoli che in questo momento, davanti agli orrori di Gaza, chiedono solidariètà umana e non patria.
“Gli aiuti umanitari a Gaza – una volta che saranno in grado di attraversare il confine tra l’Egitto e il territorio palestinese – dovranno essere sicuri. Dobbiamo avere la certezza di poter intervenire su larga scala ogni giorno, ripetutamente e in modo affidabile“, ha dichiarato Martin Griffiths, coordinatore delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, alla CNN Europe.
Il governo israeliano avrebbe assicurato a Joe Biden il passaggio degli aiuti umanitari attraverso il valico di Rafah.
Servono beni di prima necessità, oltre l’acqua che oramai diventa il miraggio nel deserto per la gente comune. Il diritto umanitario internazionale deve essere garanzia e le Nazioni Unite stanno insistendo per avere il via libera a fornire assistenza in sicurezza solo ai civili e non al movimento di Hamas.
Griffiths si trova da martedì al Cairo per negoziare con le autorità egiziane. Moltissimi aiuti sono bloccati da giorni nel deserto del Sinai. La logistica non aiuta: dopo ben 4 bombardamenti Rafah è chiusa sul lato palestinese.
“Israele non impedirà l’invio di aiuti umanitari dall’Egitto, purché si tratti di cibo, acqua e medicinali per la popolazione civile nel sud della Striscia di Gaza“, ha confermato un comunicato dell’ufficio del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Che cosa è l’uomo? Se c’è da attendere un lascia passare politico del primo ministro per gli aiuti da prestare a palestinesi ed israeliani, c’è davvero molto pensare!


