Dieci anni di lunga battaglia con il cancro, fino alla decisione di farsi assistere dall’associazione Luca Coscioni per porre fine alla sua vita e dunque alla sofferenza, in Svizzera.
L’attrice, produttrice e regista romana Sibilla Barbieri, aveva 58 anni ed ha scelto il suicidio assistito, che peraltro le era stato rifiutato dalla Asl di competenza, come previsto dalla sentenza costituzionale n.242 del 2019, denominata sentenza “Cappato/Dj Fabo”.
Sibilla aveva fondato nel 2008 la società di produzione La Siliàn. Il suo ultimo lavoro cinematografico risale al 2020 con ‘Più di chiunque altro’, film sulla generazione Z.
Malata terminale e dipendente totalmente dall’ossigeno, consapevolmente, dopo il diniego dell’Asl che reputava il suo caso inadempiente a tutti i criteri di legge per morire in casa sua con suicidio assistito, l’attrice ha rilanciato il suo desiderio con un messaggio Facebook sulla pagina della onlus “Liberi Fino Alla Fine”, che si occupa di eutanasia legale.
Pativa dolori terribili Sibilla, ma la sua Asl non riteneva legittima l’eutanasia, perchè non risultava vincolata ad un trattamento di sostegno vitale, nonostante la sua documentazione medica segnalasse che fosse sottoposta a morfina ed ossigeno contemporaneamente.


