Tutta la semantica italiana è legata da un punto di vista giuridico alla parola paternità. Pater, termine latino indicante il padre, non si attesta solo come indicativo della genitorialità, ma nutrendosi di valore retorico ed allegorico, abbraccia nella nostra cultura un senso più ampio: quello della tutela e della maestà.
Accanto alle fondamenta del diritto romano salde sul ruolo del pater familias, dotato di ius vitae necisque (diritto di vita e di morte) nella gestione di famiglia e prole, pian piano si affiancò il pater patriae (padre della patria), titolo onorifico conferito nell’antica Roma, abbreviato come P.P.
Il titolo fu attribuito originariamente dai Romani al loro fondatore Romolo, poi a persona benemerita dello Stato. Venne successivamente conferito ad Augusto dal senato e dal popolo nel 2 a.C. e portato dagli imperatori successivi, eccetto Tiberio che lo rifiutò ed Adriano che lo assunse come titolo successivo.
Il termine compariva sulle monete imperiali, e rappresentava un riconoscimento ufficiale dello Stato, senza però avere carattere giuridico. Ad esso si legava dunque la maestà, ossia la capacità di essere autorevole, al punto tale da ispirare riverenza o ammirazione.
In seguito ai continui rimaneggiamenti la parola pater è stata inserita nell’evoluzione del codice civile e rubricata come “Diligenza nell’adempimento”, collegata al livello familiare e sociale.
Alla paternità è infatti legata l’“Obbligazione di custodire”, nel senso di difendere. Traslando il valore del termine su un piano qualitativo, l’adempimento della paternità intesa in modo più ampio, richiede dunque diligenza.
Nel ’700 infatti lo scrittore e storico francese Abbé Prévost scriveva che “Un cuore di padre è il capolavoro della natura”, legando alla parola padre, un ruolo di perseveranza creativa, al pari di quello della natura.
Su questa scia sarà l’Ottocento ad essere eletto come “secolo del padre”. I processi culturali, economici e politici che caratterizzano l’intero corso del XIX secolo, conferirono al “padre” sia ideale regolativo-politico, sia il principio da cui far discendere usi e costumi familiari e societari.
Questa lettura del termine è ancora oggi adoperata, collegando al riferimento paterno, non solo la genitorialità, ma l’ideale di guida e garanzia di diritto e tutela civile, oltre che familiare.


