Era il 28 maggio 1974 e in un cestino portarifiuti fu messa una bomba in Piazza della loggia a Brescia. L’idea era quella di colpire i partecipanti a una manifestazione del comitato antifascista contro il terrorismo fascista che imperversava in città. Morirono in otto e 102 persone furono ferite.
Da allora sono passati cinquant’anni ed il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato sul luogo della strage per rigenerare le ragioni della democrazia, condannando la strategia della tensione degli anni di piombo.
La strage della Loggia per molto tempo ha visto depistaggi e ritardi sulla verità giudiziaria di mandanti ed esecutori. Solo nel 2017 la cassazione ha condannato all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. All’attivo a Brescia, ci sono altri due processi a carico degli esecutori materiali che oggi hanno oltre settant’anni.
Una mostra allestita nella Casa della Memoria, a palazzo Martinengo delle Palle, recante il titolo ‘Siamo testimoni non perché c’eravamo ma perché non abbiamo mai smesso di esserci’, racconta tra interviste e foto ciò che accadde quella mattina di cinquant’anni fa.
In quel periodo a Brescia erano tante le manifestazioni antifasciste. Un giovane ventenne qualche giorno prima la data della strage (tra il 18 e il 19 maggio), era morto perché gli era esplosa tra le gambe la bomba che stava trasportando sul suo motorino e che sarebbe servita per un attentato. Da qui nacque la manifestazione organizzata dal comitato permanente unitario antifascista che raccoglieva tutti i partiti di quegli anni.
Il ricordo della strage è affidato ad un’immagine diventata epocale: quella di Manlio Milani sopravvissuto, che raccoglie tra le mani la testa della moglie in piazza della Loggia dopo averla soccorsa. Oggi, Milani, dopo 50 anni si spiega perchè lui sia sopravvissuto mentre gli altri suoi compagni che aveva incontrato la sera prima del nefasto evento, no, e lo fa con queste parole: “Quella bomba colpisce a caso ma colpisce persone che avevano scelto quella mattina di essere in piazza della Loggia, che avevano scelto di manifestare contro il terrorismo neofascista, qui c’è una profonda diversità rispetto alle stragi precedenti o rispetto a quelle che seguiranno, perché qui si colpisce con la consapevolezza di colpire il nemico, questa è l’origine della violenza. Io sono convinto che il caso mi abbia detto: tu sarai il testimone che dovrà raccontare, ma non dovrai limitarti solo a raccontare quello che hai visto, dovrai rientrare anche tu nella storia e cercare di rispondere alla domanda: perché è accaduto?”.


