La Cassazione conferma a Roma l’ergastolo per Giacomo Bozzoli, nipote ora 40enne di Mario Bozzoli, accusato di aver ucciso lo zio nel 2015, gettando il suo corpo in una fonderia.
Questa mattina i Carabinieri si sono recati nella sua dimora sul lago di Garda per condurlo in carcere, ma l’uomo è fuggito. In corso le ricerche per scovare dove si sia nascosto.
I difensori di Bozzoli avevano richiesto l’annullamento dell’ergastolo, basandosi su vizi di forma e motivazioni nel processo riscontrati in ben 240 pagine di scrittura. Ma alle 17.30 di ieri, il procuratore generale si è espresso rigettando quanto proposto dalla difesa. Ora la parola è stata data alle parti civili. Poi sarà la volta della difesa.
Incontestabile per l’accusa, il fatto che Mario Bozzoli sia morto nel forno della sua azienda. Durante le indagini si è seguita anche la pista della magia.
Libero per nove anni dall’accadimento dei fatti, Giacomo, seppur imputato, non era presente in aula al momento del giudizio.
IL CASO
Era l’8 ottobre del 2015 quando di Mario Bozzoli, fratello di Adelio, papà di Giacomo, si persero le tracce. L’uomo telefonò di sera alla moglie. Si trovava in una trattoria sul Garda, vicino casa, ma non fece più rientro dalla famiglia. Da qui le ricerche pensando ad un primo allontanamento. Nessuno però lo aveva più visto uscire dalla fonderia del fratello in cui stava lavorando. Giacomo Bozzoli venne subito interrogato.
Nei giorni successivi alla scomparsa, un operaio della fonderia fu ritrovato senza vita a Case di Viso. Si parlò di suicidio per i sensi di colpa verso l’esito della vita di Mario Bozzoli e per il ruolo che avrebbe ricoperto nell’omicidio.
L’omicidio del forno ha mostrato telecamere dell’azienda spostate poco prima dell’assassinio dello zio di Giacomo, i cui ingressi con relative uscite dalla fabbrica, coincidono con gli orari della morte dello zio e dell’occultamento del cadavere.
Giacomo avrebbe odiato lo zio, perchè “lucrava sui proventi della società intralciando i suoi progetti imprenditoriali”. Di questa percezione era a conoscenza anche l’ex fidanzata dell’imputato, alla quale l’uomo avrebbe poi confidato un piano per uccidere lo zio, come emerso nel primo grado del processo.