Felice risveglio a Napoli il giorno dopo il miracolo di San Gennaro

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Folklore, storia, religiosità e tradizione napoletana racchiusi in un unico evento. Il risveglio dopo il miracolo di San Gennaro, ha un sapore diverso per tutta la gente di Napoli.

Dal 17 agosto 1389 si ha attestazione documentata della prima liquefazione del sangue del Santo co-patrono di Napoli, il cui nome deriva dal latino “Ianuarius”, ispirato a “Ianus”’ (Giano), il dio bifronte delle chiavi del cielo, che segna l’inizio dell’anno e dà titolazione anche al nome di Gennaio.

Secondo tradizione, tutti i bambini nati in questo mese, recavano infatti il nome Gennaro, tipico della gens Ianuaria, “consacrata al dio Ianus”.

Ieri, nel Duomo di Napoli il sangue del Santo Martire, si è sciolto alle 10,02, anche se l’arcivescovo della città, don Mimmo Battaglia, che roteava l’ampolla delle sacre reliquie, ha dato l’annuncio che il sangue fosse arrivato sull’altare già sciolto, alle 9,54.

Si tratta del primo dei tre eventi legati al prodigio, che oltre al 19 settembre (data della morte del Santo), è atteso  il sabato che precede la prima domenica di maggio, ed il 16 dicembre.

Quello che esiste tra i napoletani e San Gennaro, è un vero patto di sangue, che ha sottoscrizione giuridico-contrattuale.

l 13 Gennaio 1527 fu firmato un contratto con atto notarile tra il popolo napoletano, nella rappresentanza di una Deputazione appositamente costituita, e San Gennaro, nella persona delle sue reliquie. Il contratto prevedeva la liberazione della città dalla peste e dalle altre calamità che affliggevano Napoli. In cambio, i cittadini promettevano la costruzione di una magnifica Cappella senza precedenti.

Si tratta di un contratto per adesione, applicabile a tutti i rapporti destinati a regolare una serie indefinita di rapporti e predisposti unilateralmente da un contraente.

Fatto sta che San Gennaro liberò la città dalla peste, dalla guerra e dalla carestia e i contraenti costruirono, dopo una serie di eventi, la Cappella di San Gennaro al Duomo di Napoli.

Da allora, ieri come oggi, dopo il miracolo, Napoli e i suoi abitanti si sentono protetti, sereni e sicuri che dal giorno dopo il miracolo, nulla di nefasto potrà accadere alla città e alla Campania. Si grida al “giorno buono”, con le parole ‘Viva San Gennaro’.

SAN GENNARO, STORIA DI UN CULTO

Attivo nel III secolo, Gennaro, vescovo di Benevento, sotto l’impero di Diocleziano fu alla guida di una Comunità cristiana di grande devozione. Il clamore della sua prodigiosità è legata alle reliquie fin dal V secolo, quando il martire Gennaro fu canonizzato, con conferma di santità da parte di papa Sisto V nel 1586.

La leggenda dice che una donna, Eusebia, raccolse un po’ del sangue di San Gennaro dopo la decapitazione. Dopo qualche tempo, nel paesino di Antignano, la donna incontrò il vescovo Cosimo (o Severo, secondo altre versioni,) che veniva dal primo luogo di sepoltura di San Gennaro, l’Agro Marciano, dove aveva trafugato la testa del santo che stava portando verso Napoli, e gli consegnò un po’ di questo sangue.

La tomba del santo divenne meta di continui pellegrinaggi, ed il suo nome fu associato al buon auspicio contro le calamità che si abbattevano sulla Campania e su Napoli.

Nel 472, dopo una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani ad esempio, accorsero nella catacomba del Santo per chiedere la sua intercessione.

A questo nefasto evento è legata l’intercessione del martire. Durante un’altra eruzione nel 512, l’allora vescovo di Napoli, Stefano I, iniziò le preghiere propiziatorie di intercessione di San Gennaro, accanto alla basilica costantiniana di S. Restituta, prima cattedrale di Napoli, su cui alla fine del XIII secolo fu eretto il Duomo, riponendo nella cripta il cranio e la teca con le ampolle del sangue.

Le ampolline incastonate in una teca preziosa per volere di Roberto d’Angiò durante gli anni del suo regno, 1309-1343, sono di circa dodici centimetri di diametro e contengono una, il 60% di sangue del Santo, e l’altra, la restante parte. La liquefazione del sangue avviene però solo in quella più grande.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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