“Palazzina Laf”: il film di Michele Riondino sull’Ilva e gli operai scomodi

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Uscirà nelle sale cinematografiche italiane giovedì 30 novembre il film che segna l’esordio alla regia di Michele Riondino, volto celebre del piccolo e grande schermo, “Palazzina Laf”.

Presentato e applaudito in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, il film, già designato pellicola della critica dal Sindacato critici cinematografici, racconta le vicende che ruotano attorno all’Ilva di Taranto negli anni 90.

“Palazzina Laf” è un film politico, ideologico e di parte che commuove e diverte al contempo nei racconti, talvolta contrastanti di ciò che successe all’Ilva in quegli anni. E se dell’Ilva si conoscono i processi, la storia e i danni ecologici della Palazzina Laf si sa poco o niente.  

La pellicola ci riporta al 1997 quando, la cosidetta “novazione” del contratto, ovvero la cancellazione del ruolo svolto fino a quel momento per approdare ad una posizione minore da operai, portò legittime proteste. Chi protestava finiva diritto alla Palazzina Laf (acronimo di laminatoio al freddo): uno speciale reparto dove venivano confinati e mobbizzati gli impiegati che si opponevano al declassamento e che, grazie all’articolo 18, non potevano essere licenziati.

La Palazzina Laf, dunque, divenne simbolo di un luogo dove si finiva confinati e messi a tacere: alimentando le critiche di chi, dall’esterno, riteneva che all’Ilva di Taranto c’era chi veniva pagato per non lavorare. Solo un processo del 1998 mise fine a questi soprusi condannando alcuni dirigenti dello stabilimento.

“L’idea nasce dai racconti contrastanti su quello che successe all’Ilva negli anni Novanta, dove lavoravano anche mio padre e i miei zii. – afferma il regista Riondino nato a Taranto nel 1979 – Ci ho messo tanto tempo per dire con questo film verità oggettive che hanno portato poi alla prima sentenza sul mobbing quando questa parola neppure si conosceva. A quell’epoca – continua Riondino –c’era una strategia della tensione: non venivano promossi lavoratori capaci, ma solo quelli che voleva l’azienda. C’era allora un clima di scatenata arrampicata sociale. L’idea era che c’erano troppi quadri e a loro servivano operai. Che faceva allora il sindacato? Era complice, silente, faceva finta di non vedere”.

Il film è arricchito dalla canzone scritta da Diodato “La mia Terra”.

Chiara Imbimbo
Chiara Imbimbo
Laureata in Filologia Moderna alle Federico II di Napoli con una tesi in critica letteraria. Iscritta all’albo dei giornalisti come pubblicista coltiva la passione per il cinema, la lettura e la scrittura.

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