Liceo del Made in Italy, falsa partenza o flop governativo?

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Doveva essere un fiore all’occhiello della formazione Made in Italy, con un indirizzo che ne traesse la denominazione, ma si è rivelato un flop, per adesioni ed appetibilità di iscrizioni.

Anche la politica si è divisa sull’argomento, puntando il dito contro l’idea di una nuova scuola sognata da Giorgia Meloni.

Quello che avrebbe dovuto costituire la bandiera della formazione tutta italiana, ha raccolto in realtà pochissime adesioni. Potrebbe trattarsi di falsa partenza e necessità di metabolizzazione culturale?

La realtà è che i piani di studio associati al Liceo del Made in Italy, risultano indefiniti, con conseguenza di cattedre a rischio, come aveva ricordato pochi giorni fa, l’onorevole Elisabetta Piccolotti, deputata dell’Alleanza Verdi Sinistra e membro della commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Inutile la proroga della scadenza adesioni, con tre giorni aggiuntivi. Poche scuole hanno attivato la scelta didattica, intuendone il potenziale.

Le vere perplessità sono state proprio sollevate dai dirigenti scolastici, che hanno descritto la sperimentazione “poco appetibile” per i futuri studenti. Solo 100 istituti, su tutto il territorio italiano, si sono adoperati con certezza, per aderire al nuovo progetto approvato da Valditara.

Ad eccezione del Veneto, risultata la regione più fiduciosa nel futuro della scuola delineato dal Governo Meloni, il nuovo indirizzo lascia intuire che sarebbe opportuno un restringimento di campo di attivazione, solo nei Licei econonomico-sociali.

La falsa partenza potrebbe riguardare il poco preavviso con cui gli Istituti, de facto, sono stati chiamati a calendarizzare l’offerta formativa. Anche se la premier aveva presentato il Liceo del Made in Italy all’interno del Vinitaly 2023, in quel di Verona, il via libera del Parlamento al nuovo corso è arrivato solo il 20 dicembre, ed il 28 è stata diramata la circolare da inviare a istituzioni scolastiche e regioni con le indicazioni per le adesioni.

Senza open day divulgativi che potessero presentare nei mesi dedicati, un accurato progetto formativo, i ragazzi hanno deciso di non affidarsi “alla cieca”, ad un indirizzo a dir poco sconosciuto.

C’è stato dunque poco tempo per preparare le eventuali platee scolastiche all’iscrizione del 15 gennaio, poi diventata 18 gennaio, date entro le quali sul tavolo del Miur sarebbero dovute arrivare le richieste di attivazione delle prime classi.

Si discute quindi non l’intenzione programmatica del Governo, ma il vuoto temporale che ha impedito un confronto all’interno del collegio docenti, con i quali si potevano vagliare le materie da poter insegnare e le metodologie con cui farlo, per arrivare in modo diretto ed impattante alle platee scolastiche del Paese.

Sarebbe dunque ingiusto parlare di flop, ma più corretto argomentare la tesi della falsa partenza, fatta di entusiasmi, ma scarsa pragmaticità organizzativa.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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