Antisemitismo a Milano: lettera minatoria per il giornalista Stefano Jesurum

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Stefano Jesurum appartiene alla comunità ebraica di Milano. E’ un giornalista e scrittore minacciato nelle scorse ore con una lettera minatoria, lasciata davanti al suo palazzo. Ha sposato la figlia di Enzo Biagi, Carla, ed anche per questo è molto noto.

Il messaggio da lui ricevuto è chiaramente antisemita e reca la seguente scritta: “Stefano attento alle tue esternazioni, se non vuoi anche tu diventare pietra d’inciampo lì davanti al tuo portone”.

Allude alle pietre di inciampo che ricordano gli ebrei uccisi i cui nomi sono incisi su dei sanpietrini di ottone realizzati da un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig. Dal 1992 sono diffuse in tutta Europa, e a Milano sono ben 171.

Su un post Facebook il giornalista ha subito denunciato l’accaduto: “Per la prima volta in vita mia sono appena uscito da un commissariato di polizia dopo aver presentato una denuncia per minacce antisemite. Ogni commento è superfluo. Shabbat shalom”.

Immediatamente dopo Stefano ha ricevuto solidarietà dai social e in particolare dalla sede del Pd milanese: “A nome di tutto il Partito democratico Milano Metropolitana, il più grande abbraccio a Stefano Jesurum per l’attacco vergognoso che ha dovuto subire. Siamo e saremo in prima linea al tuo fianco contro ogni rigurgito di antisemitismo”.

E’ la seconda volta nella sua vita che gli capita un episodio simile. La prima volta fu negli anni ’70, in pieni anni di piombo. Ancora prima, i suoi genitori furono vittime delle leggi razziali, tanto da essere cacciati da scuola, fino a fuggire in Svizzera.

Il noto giornalista coglie al volo l’occasione per riflettere sui tempi che stiamo vivendo, tanto da sottolineare come l’antisemitismo, che si pensava fosse stato debellato, stia ritornando, cosa che dieci anni fa, sembrava impensabile.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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