Commissione Covid, Giuseppe Conte non ci sta e contrattacca: «Meloni mi affronti politicamente»

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L’ex premier, dopo un lungo tira e molla, depone nella Commissione Covid e lancia accuse alla Meloni: «Spieghi i 100 milioni dati a un imprenditore privato per le mascherine». E accusa la premier di essere 1la regista di questi attacchi»

di Alessio Ramaccioni

Giuseppe Conte va all’attacco: all’uscita dalla lunga sessione dell’audizione di fronte alla Commissione Covid, il leader del Movimento 5 Stelle ed ex premier ha risposto ai giornalisti presenti rilanciando: «La Presidenza del Consiglio deve chiarire, e così anche il Ministro della Sanità,  come è stato possibile dare 100 milioni a un imprenditore privato che fatturava somme modestissime senza attendere il giudizio di appello e il procedimento cautelare» ha infatti dichiarato Conte, in relazione alla vicenda della transazione economica da 100 milioni di euro che il governo Meloni avrebbe concesso alla società JC Electronics srl relativamente a una fornitura di mascherine durante la pandemia. «100 milioni dei nostri soldi, è una vicenda che considero assolutamente singolare» ha aggiunto Conte: «Questo documento l’ho portato in Procura, che dovrà accertare, ed invito e diffido la Presidenza del Consiglio e il Ministero della salute a sospendere subito il pagamento di 100 milioni, perché quella vicenda va assolutamente chiarita, perché quella vicenda è assolutamente opaca e non ha una spiegazione».

Rispetto all’audizione, il leader del Movimento 5 Stelle entra nel merito rispondendo ad una domanda che è un po’ un assist per innescare un’ulteriore polemica politica: «Il centrodestra vorrebbe farsi domande e darsi anche le risposte. Oggi questo non è stato possibile» ha spiegato Conte, che poi ha aggiunto: «Non dovete chiedere a me se è andata bene oggi questa audizione. Dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta, perché lei è la regista di tutto questo. Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione che viene portato e realizzato in Commissione, qui, e ovviamente di tutto quel circuito mediatico,  grazie a stampa e tv amiche, che gettano fango da tempo per colpirmi politicamente. E allora le mando un messaggio, visto che questi mezzucci hanno un corto respiro, perché poi arriva il momento in cui io ci sono. Sto qui a parlare, a chiarire tante ore, e addirittura neppure la maggioranza ha il coraggio di farmi le domande su quelle stupidaggini, sulle mascherine, su Di Donna: ma chiariremo comunque tutto, ci ritorneremo anche a settembre», facendo riferimento alla prossima convocazione della Commissione Covid, calendarizzata appunto per il 14 di settembre.

L’ultima battuta di Conte è ancora di sfida, evidentemente riferita alla campagna elettorale ormai chiaramente aperta: «Dico questo a Giorgia Meloni: non è meglio che mi affronti politicamente? Suvvia, in trasparenza, io sono qui. Confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte».

Appuntamento rinviato a settembre, dunque, almeno per quel che riguarda la Commissione Covid e Giuseppe Conte. L’impressione è che il lavoro di questa commissione, già condizionato fin dall’inizio da una pregiudiziale ideologica rispetto alla delicatezza dei temi trattati, finisca del tutto fagocitato dallo scontro politico in vista delle elezioni. Alla faccia del diritto di chi avrebbe sul serio la necessità di chiarire alcuni passaggi oggettivamente confusi delle modalità di gestione dell’emergenza pandemica.

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