La crescente instabilità nello stretto di Bab el-Mandeb, strategico passaggio tra Mar Rosso e Golfo di Aden, rischia di trasformare il conflitto yemenita in una crisi con ripercussioni globali. Il controllo della costa yemenita da parte degli Houthi e le tensioni con l’Arabia Saudita aumentano i rischi per la navigazione internazionale. Una chiusura o una grave limitazione del traffico attraverso il Mar Rosso costringerebbe le navi a percorsi alternativi, con un forte aumento di tempi, costi di trasporto, assicurazioni e prezzi delle materie prime. Lo scenario sarebbe ancora più grave in presenza di una contemporanea crisi dello stretto di Hormuz
Lo stretto di Bab el-Mandeb rappresenta uno dei principali punti strategici del commercio marittimo mondiale. Situato tra lo Yemen e il Corno d’Africa, collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e costituisce quindi un passaggio essenziale per le navi che percorrono la rotta tra Asia ed Europa attraverso il Canale di Suez. La crisi yemenita e l’espansione del controllo degli Houthi sulla costa del Mar Rosso hanno trasformato questo passaggio geografico in un potenziale chokepoint, cioè un punto di strozzatura dal quale può dipendere la continuità di importanti flussi commerciali ed energetici.
La situazione è resa particolarmente grave dal coinvolgimento degli Houthi (Ansar Allah), movimento yemenita filo-iraniano impegnato nel conflitto contro il governo yemenita e, più direttamente, contro l’Arabia Saudita. Gli Houthi hanno rivendicato attacchi missilistici e con droni contro obiettivi sauditi e hanno minacciato di aumentare la portata delle loro operazioni. Parallelamente, le forze governative yemenite hanno condotto operazioni militari nell’area di Mokha e lungo la direttrice che porta verso Bab el-Mandeb. L’arrivo di circa 1.400 persone dallo Yemen a Gibuti in sole 24 ore testimonia inoltre l’intensità dello scontro e la sua crescente dimensione regionale.
Per ora Bab el Mandeb resta aperto
Un elemento importante è però la contraddizione tra la minaccia alla sicurezza della rotta e la continuità effettiva del traffico. Secondo una fonte del Ministero dei Trasporti degli Houthi, 73 navi hanno attraversato Bab el-Mandeb nell’arco di due giorni, un volume pari al 98,6% della media precedente al divieto imposto alle navi saudite. Questi dati vengono utilizzati dagli Houthi per sostenere che il traffico internazionale non sia stato realmente compromesso. Tuttavia, la questione non riguarda soltanto quante navi riescano ancora a transitare: anche la possibilità che la rotta diventi insicura o venga chiusa può produrre conseguenze economiche molto rilevanti, perché gli operatori marittimi possono essere costretti a modificare le proprie rotte, sostenendo costi maggiori e aumentando i tempi di consegna.
Il problema assume una dimensione ancora più ampia se si considera la contemporanea crisi dello stretto di Hormuz. I due passaggi costituiscono infatti due punti strategici distinti ma strettamente collegati. Hormuz è fondamentale soprattutto per i flussi energetici provenienti dal Golfo Persico, mentre Bab el-Mandeb è essenziale per collegare questi traffici e, più in generale, le merci asiatiche con il Mediterraneo e l’Europa. La loro eventuale chiusura contemporanea produrrebbe quindi un vero “double chokepoint”, mettendo sotto pressione contemporaneamente l’approvvigionamento energetico e le principali rotte commerciali.
Secondo alcune analisi, la chiusura simultanea dei due stretti potrebbe mettere a rischio fino a 10 miliardi di dollari di commercio globale al giorno, oltre a coinvolgere fino al 30% dello shipping mondiale via container. Sarebbe inoltre minacciata una quota molto significativa delle forniture globali di petrolio e gas, indicata intorno al 22% e, secondo altre stime, fino al 25%. Le conseguenze riguarderebbero anche le importazioni europee, che potrebbero subire forti ripercussioni, e merci strategiche come fertilizzanti, alluminio e beni di consumo.
Il rischio non consiste quindi soltanto nella mancanza fisica delle merci, ma anche nell’aumento generalizzato dei costi. Una chiusura di Bab el-Mandeb costringerebbe molte navi a evitare il Mar Rosso e a circumnavigare l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza. Questo comporterebbe percorsi molto più lunghi, maggiori consumi di carburante, tempi di trasporto più elevati, aumento dei costi assicurativi e potenziale crescita dei noli marittimi. L’effetto finale potrebbe trasferirsi sui prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti, alimentando nuove pressioni inflazionistiche.
È proprio questo il significato delle dichiarazioni del ministro italiano Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui il blocco degli stretti avrebbe un effetto negativo particolarmente forte sui prezzi. La vulnerabilità dell’Arabia Saudita è significativa: anche nel caso in cui il regno riesca a utilizzare infrastrutture alternative, come l’oleodotto East-West, parte del petrolio destinato ai mercati asiatici deve comunque passare attraverso Bab el-Mandeb. Di conseguenza, un’interruzione del traffico nello stretto potrebbe limitare l’efficacia delle strategie utilizzate per aggirare la crisi di Hormuz.
Rimani aggiornato su Pubblica Now


