La settima edizione di Welfair, la grande fiera annuale della sanità svoltasi a Roma dal 14 al 16 ottobre, ha discusso di governance, tecnologie, prevenzione, problemi di organizzazione e professionali e rapporti tra operatori e pazienti ma in Italia le criticità del Servizio sanitario nazionale sono soprattutto la collaborazione tra ospedali e assistenza territoriale e l’implementazione di progetti per la verifica e il miglioramento della qualità delle cure
di Giovanni Ottone (medico ospedaliero di Pronto Soccorso in pensione, specialista in Medicina Interna)
B-Sanità è una nota piattaforma nazionale di networking professionale e di informazione dedicata al mondo della sanità e della salute digitale. Questa rete di collaborazione e di scambio di esperienze tra attori, dirigenti di aziende sanitarie pubbliche e private, operatori medici, tecnici e infermieristici, imprese di tecnologie e di strumentazioni sanitarie, formatori, associazioni di pazienti, ecc. è stata istituita nel 2020. Il network opera durante tutto l’anno per favorire l’innovazione e il miglioramento della governance sanitaria, collegando aziende del settore, decisori pubblici e privati, aziende sanitarie locali (ASL), Aziende ospedaliere (AO), Aziende ospedaliere universitarie (AOU), società scientifiche e associazioni di pazienti. B-Sanità organizza annualmente a Roma Welfair (La fiera del fare Sanità), un grande appuntamento espositivo di tecnologie industriali ed esperienze del settore e, al tempo stesso, un simposio di gruppi di lavoro che discutono temi cruciali di organizzazione e di problematiche scientifiche e assistenziali. L’evento coinvolge enti istituzionali e del management pubblico e privato, imprese e start up, organizzazioni dei medici e dei vari operatori sanitari, enti di formazione, società scientifiche e associazioni dei pazienti. Welfair riunisce centinaia di attori coinvolti nel sistema e nella filiera sanitari: medici, rappresentanti di dirigenti amministrativi, di enti e istituzioni, di cooperative e del terzo settore che lavorano a stretto contatto con i leader di mercato nell’High Tech, nella Information Technology e nei settori biomedicale e farmaceutico e anche con aziende Health Care, Med Tech e Bio Tech, per trovare soluzioni sui singoli processi sanitari e sui grandi assi di sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dell’intero sistema sanitario.
Welfair 2026: un osservatorio qualificato sulla sanità
La settima edizione di Welfair si è svolta presso la Fiera di Roma dal 14 al 16 ottobre. L’edizione 2026, intitolata “Il Sistema che Cura”, ha voluto definire temi e strumenti che possano essere utili oggi alla Sanità italiana ed europea per essere sostenibile, internazionale, competitiva e capace di prospettare un futuro. Il “Sistema che Cura”, in sintesi, dovrebbe essere un sistema che previene, protegge, connette e include. Un sistema capace non solo di rispondere al bisogno di cura, ma anche di generare salute prima che la malattia intervenga.
Il programma ha compreso una settantina tra tavoli di lavoro e panels con circa 500 relatori in presenza. Citiamo i principali: intelligenza artificiale nei percorsi di cura; tutela della fertilità; nutrizione in oncologia; medicina della longevità; sostenibilità ambientale degli ospedali; gestione della non autosufficienza. Welfair ha presentato anche due proposte di iniziativa concreta elaborate dei Gruppi di Lavoro permanenti di B-Sanità: un insieme di pratiche per la sostenibilità ambientale degli ospedali; una proposta di legge per la tutela della fertilità.
I simposi più significativi in termini di governance e di professionalità, sono stati i seguenti: la riunione plenaria di alcuni Direttori Generali di grandi aziende sanitarie e ospedaliere di Roma e di alcune altre sedi urbane del nord e del sud del Paese, dedicata ai temi della autonomia, delle competenze, delle alleanze e delle responsabilità per governare la complessità del SSN; il panel dedicato al modello organizzativo, dell’assistenza territoriale nel quadro delineato dal DM 77/2022 e dagli investimenti del PNRR, con la istituzione delle Case della Comunità e il ruolo della medicina generale di base; il panel intitolato “Governare la domanda: il nodo (ir)risolto della sanità”, riguardante le liste d’attesa per esami diagnostici ed interventi chirurgici; il tavolo di lavoro, coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS) e intitolato “La Clinical Governance come catalizzatore di soluzioni”, in cui si è discusso di ruolo e funzioni delle Linee Guida di diagnosi e cura redatte dalle Società Scientifiche; la riunione plenaria di varie Associazioni dei pazienti, promossa da Fiera Roma e B-Sanità by Experience che ha considerato le tre prospettive di chi governa, chi produce conoscenza scientifica e chi vive la cura.
La collaborazione tra ospedale e territorio
Nel corso delle discussioni avvenute nei tavoli di lavoro di Welfair, dedicati a modelli, competenze e ruoli per la sanità territoriale e al governo della domanda, con particolare riferimento al nodo irrisolto delle liste di attesa, sono emerse interessanti esperienze sul campo in alcune Asl e ASO di Roma, del Lazio, del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, della Toscana e della Campania, ove si registra, ad esempio, il grande rilancio dell’ospedale di Avellino. Si è registrata una positiva ulteriore implementazione della cultura e della pratica organizzativa in applicazione dei postulati del fondamentale DL 502 / 92, riguardante l’aziendalizzazione del SSN, e del DM 70 / 2015, riguardante gli standard relativi all’assistenza ospedaliera, e anche numerose proposte ed esperienze di utilizzo della telemedicina e della intelligenza artificiale (IA) per migliorare la gestione delle risorse, degli esami diagnostici e dei servizi ospedalieri. Viceversa si deve prendere atto che la questione essenziale della collaborazione e integrazione tra Ospedale e Territorio, purtroppo sconta ritardi e carenze, ma anche ostacoli, a causa di un paradigma ideologico da parte di molti esperti e dirigenti del settore che enfatizzano l’integrazione tra servizi sociali dei Comuni e servizi sanitari territoriali delle ASl, già male impostata nel DL 229 / 1999, curato dall’ex ministro della sanità Rosy Bindi., mentre non attuano sufficienti iniziative concrete e necessarie per la collaborazione tra Territorio e Ospedale.
D’altronde esistono le note carenze derivanti dalla discutibile redazione della Missione 6 del PNRR (nella componente M6C1), completata nell’estate del 2022, e le gravi criticità del DM 77 / 2022, riguardanti modelli e standard dell’assistenza territoriale del SSN, in primis le Case di Comunità (CdC), ovvero gli ambiti organizzativi che dovrebbero offrire più e migliori servizi rispetto agli ambulatori delle ASL. In effetti l’ex ministro della salute Roberto Speranza, autore e responsabile di entrambi i suddetti provvedimenti, non ha previsto e stabilito precisi standard, modelli organizzativi e piani di lavoro, con relativi finanziamenti, per il personale medico e sanitario delle CdC. La conseguenza è stata la loro la loro costruzione o ristrutturazione, con i fondi del PNRR, sostanzialmente come progetto edilizio con nuove strumentazioni e tecnologie: apparecchiature radiologiche, elettrocardiografi, ecografi, ecc.
Quindi nelle circa 1200 CdC, considerate operative a livello nazionale, dopo la verifica avvenuta nel luglio scorso, si sono verificate forti disparità di personale e di livelli di attività sia tra le varie Regioni sia tra gli ambiti territoriali di una stessa Regione. E, soprattutto si registra una mancata integrazione tra le strutture e i criteri previsti dal DM 77 72022, che regola la sanità territoriale, e quelli previsti dal DM 70 / 2015, che regola gli ospedali con i loro standard.
Viceversa il nesso decisivo per un miglioramento della assistenza territoriale e per limitare la moltiplicazione di ricoveri e di accesi inadeguati ai servizi di Pronto Soccorso (PS) deve essere la collaborazione operativa tra le Case di Comunità e i servizi, i reparti e i dipartimenti di cura degli Ospedali.
Le Case di Comunità possono rappresentare un miglioramento dell’assistenza territoriale solo se verranno strutturate con specifiche “unità operative” per garantire:
a) la gestione congiunta, in accordo e in collaborazione con équipes di medici e di infermieri ospedalieri, delle dimissioni protette e delle cure per il follow up post-ricovero e preventivo di riacutizzazioni e recidive per i pazienti dimessi dagli ospedali con patologie croniche dismetaboliche, cardiovascolari, oncologiche, neurovascolari, articolari, ecc.;
b) il miglioramento, d’intesa con i medici di medicina generale, in termini di adeguatezza quantitativa, in relazione alla domanda, efficienza ed efficacia, della assistenza domiciliare specialistica (AD) per le patologie croniche suddette e ai pazienti disabili e psichiatrici;
c) l’organizzazione di esami e visite specialistiche ambulatoriali programmati, efficienti ed efficaci, utilizzando in primis medici ospedalieri specialisti, come proposto dall’ANAAO (il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri italiani).
Rimani aggiornato su Pubblica Now


