Stupro Palermo, la lettera della vittima apre un interrogativo sul senso di giustizia

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Continua a far discutere il caso dello stupro di Palermo ed è naturale che non possa conoscere battuta d’arresto, soprattutto perchè nella vita della vittima lo spettro della violenza diventerà elemento con cui convivere per tutta una vita.

Dopo i messaggi affidati ai social, la ragazza 19enne violentata da 7 coetanei, affida ancora una volta alla scrittura, il dolore del suo stato d’animo: “Ho sentito parlare di ‘rieducazione’ per gli stupratori. Ma come si fa a pensare di rieducare una persona e lasciarla nuovamente in giro dopo che ha rovinato una ragazza?”.

Queste poche righe lette in diretta tv su Rete4, hanno aperto una voragine sul senso reale di giustizia in Italia.

“Perché lasciarmi condizionare l’esistenza così tanto da persone che vogliono solo questo? Devo andare avanti – aggiunge la ragazza – voglio farlo, controvoglia, ma devo riuscirci. Non solo perché voglio una vita migliore ma anche per mia madre, che nonostante fosse molto malata e bloccata a letto, si faceva sempre vedere col sorriso”.

Dalla casa protetta in cui è accolta, la vittima cerca di andare avanti, ma trova il coraggio di urlare contemporaneamente il proprio disappunto per il percorso legale che attende i suoi violentatori. Ansia, collera, sensi di colpa, si arrovellano tra loro nel quotidiano di una donna abusata, che secondo gli studi, dovrà fare i conti con stress, disturbi del sonno, incubi notturni.

I follow up testimoniano che spesso il 33% delle donne abusate pensano al suicidio; molte iniziano a soffrire di agorafobia, allontanando la gente di cui si comincia ad aver paura, oppure incorrono in disturbi alimentari.

Il senso di vergogna si mescola a quello di colpa e ammanta col silenzio la vittima, che inevitabilmente finisce col perdere autostima. Davanti a questa lunga epopea che attende inevitabilmente la vita di un’abusata, può bastare semplicemente una rieducazione?

Se lo è chiesto la vittima e se lo chiede una buona fetta di italiani. Una sentenza emessa su un caso simile diventa sentenza di un’intero Paese che si aspetta diligenza e non sessismo, anche in una eventuale designazione della pena.

Può uno stupratore redimersi effettivamente rispetto al gesto commesso? La domanda più pregnante resta questa e ad essa Stato e società dovrebbero cercare di dare una risposta concreta e non più labile.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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