Germana Marucelli, la stilista che anticipó in Italia Dior

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Nel novero delle donne che hanno fatto la storia della moda e dell’impresa italiana, rientra lei, Germana Marucelli, con il merito di aver dettato le tendenze ispiratrici di Dior. Fu infatti lei a dare al nostro Paese una nuova scuola di pensiero nella moda.

Artista a tutto tondo, classe 1905, scomparsa nel 1983, la Marucelli godette del soprannome di “sarta intellettuale”, perchè da antesignana del Made in Italy, aprì un salotto culturale all’interno del suo atelier, promuovendo perfino un premio San Babila, dedicato alla poesia. Tra i poeti che nel 1948 ne furono insigniti rientrano Ungaretti e Quasimodo.

Da Settignano (Fi), a Milano il suo sogno si compì proprio prendendo le distanze dalla moda francese, quando nel 1947 inviò una lettera ad un giornale, rivendicando l’originalità della sartorialità italiana. Erede di Francesco Marucelli, priore dell’arte della lana sotto Cosimo il Vecchio, la stilista aveva in sè l’estro della creatività trasposta su tessuto. A 14 anni Germana iniziò a lavorare nel laboratorio sartoriale Romiti, nella sua Firenze, per poi aprire nel 1932 una sartoria tutta sua a Genova, fino a trasferirsi a Milano, dove avvenne il grande salto prima nell’attuale via Borgogna 8, poi in Corso Venezia 18, nel 1950.

Si autodefinì in piena telepatia con lo stile Dior, ma nella sua sartoria scelse di ospitare ogni settimana una conferenza per discutere delle tendenze della moda e delle sue intuizioni. Creò un sodalizio tra moda ed arte nel 1948, quando iniziò la sua collaborazione con il pittore e scenografo Pietro Zuffi.

Nacque lo stile Marucelli che trasferiva sugli abiti, opere, forme e materiali della scultura e della pittura artistica. Visionaria, nel 1951 la stilista partecipò alla prima sfilata collettiva della moda italiana, insieme alle sorelle Fontana e Schuberth. Il taglio a stile impero con stampe del pittore Zuffi, fu un successo.

Le sue sfilate divennero veri e propri vernissage in cui la donna che si stava emancipando, poteva trovare la sua forma ed identità. Introdusse anche il plissè soleil nei suoi abiti, con una collezione apposita che donava alla donna eleganza e regalità.

Trasferì poi sui suoi tessuti anche motivi optical, dando alla moda nuova mobilità. L’idea era quella di rendere un abito adattabile ad ogni corpo. Con la collezione Alluminio, ci fu addirittura l’inserimento di elementi metallici che negli anni ’70 diedero alla moda il ruolo di farsi interprete del cambiamento del ruolo femminile nella società.

Milano diventò intanto capitale del pret-aà-porter e Germana Marucelli ne sublimò l’eccellenza in un modo difficilmente replicabile fino ad ora.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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