‘Sardegna è ora’ è stato il suo motto nella corsa alle regionali della Sardegna. La deputata del M5s Alessandra Todde vince sul filo di lana rispetto al candidato del centro-destra.
L’ex sottosegretaria di Stato al Ministero dello sviluppo economico nel 2019 e 2021 con il Conte bis, oltre che viceministra allo Sviluppo economico nel governo Draghi fino al 2022, ora ha superato il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu nella corsa al governatorato. La candidata del centro-sinistra ha ottenuto il 45,3 % dei voti passando alla storia come primo esponente dei cinque stelle alla guida di una regione, e prima donna governatrice in Sardegna.
La 55enne originaria di Nuoro, ha dato lustro al campo largo che vede l’alleanza con il PD. Todde aveva puntato la campagna elettorale sul “voto utile”, autodefinendosi l’unica candidata credibile dell’area di sinistra.
Dalla laurea in scienze dell’informazione e successivamente in informatica presso l’Università di Pisa, pur avendo il desiderio di iscriversi all’Albo degli Ingegneri, ha iniziato prima a lavorare all’estero, occupandosi di energia ed evoluzione digitale, per poi candidarsi per la prima volta alle elezioni europee del 2019. Da quel battesimo politico, celere è stata la corsa verso la Camera dei Deputati italiana.
Con il giubilo congiunto di Giuseppe Conte e della segretaria PD Elly Shlein, Todde intende riformare la Sardegna nei seguenti punti, come promesso da programma elettorale:
- – Riforma dello Statuto sardo per valorizzare l’autonomia regionale;
- – Rafforzamento della presenza sarda in Europa e un confronto aperto con le istituzioni nazionali;
- – Gestione più efficace della giunta e dell’apparato amministrativo regionale, con l’obiettivo di una maggiore efficienza nell’attuazione delle politiche pubbliche e un ampliamento dei diritti speciali sardi;
- – Innovazione organizzativa delle risorse sarde e riorganizzazione delle direzioni generali;
- – Ridurre la burocrazia, migliorare la semplificazione dei processi e potenziare la digitalizzazione per offrire servizi pubblici più accessibili e di qualità;
- – Riformare il rapporto tra Regione e enti locali, sostituendo l’approccio centralista con uno che valorizzi la partecipazione comunitaria e il principio di sussidiarietà, decentralizzando le competenze amministrative;
- – Garantire pari opportunità di sviluppo a tutti i territori, migliorando il coordinamento e la cooperazione tra i vari livelli di governo.



