‘Scelgo io’, ‘Liberi fino alla fine’ o ‘Liberi tutti’ non sono semplicemente degli slogan di manifestazione del pensiero o indicazioni di un claim politico. Coinvolgono invece la lunga e dicotomica battaglia tra affermazione dello stato di diritto del singolo e scelta etica. Riguardano inevitabilmente politica e religione, separati dalla coscienza del singolo che nella parola comunità vuole trovare una sua affermazione identitaria.
Da qui il focus sul termine ‘scelta’ e la domanda che ne consegue. Quanto siamo effettivamente liberi di scegliere? L’autodeterminazione dell’io deve inevitabilmente contestualizzarsi in una società di diritto, nel vincolo costituzionale-legislativo, ma quest’ultimo cade spesso nel contraddittorio e genera battaglia nella battaglia. A pensarci bene la norma determina di per sé vincolo e la libertà dunque non è pienamente attuabile o raggiungibile. Così l’individuo si trova sballottato in un match da ping pong tra la volontà di tracciare le tappe della propria vita e le regolamentazioni o i dibattimenti socio-politici. Si ritrova praticamente come un uccellino dotato della capacità di volare, spesso ingabbiato.
Due temi caldi rappresentano in modo calzante il concetto: eutanasia ed aborto. In questa duplice possibilità del diritto rivendicato vita e morte si incrociano ancora una volta. Fa aprire gli occhi l’ultimo caso in cui una 28enne dei Paesi Bassi, Zoraya ter Beek, ha da poco annunciato di voler ricorrere all’eutanasia legale perchè soffre di depressione. Nel suo villaggio dei Paesi Bassi vive con il compagno ed attende di poter ricorrere alla pratica dopo che il suo psichiatra le ha detto che non sarebbe migliorata. Affetta da autismo e da disturbo della personalità, la giovane donna all’inizio di maggio dovrebbe essere sottoposta ad eutanasia.
Ugualmente lascia interrogare l’ultima dichiarazione di Papa Francesco che ha definito il diritto all’aborto costituzionalizzato in Francia, un peccato grave, anche se i preti assolvono chi lo ha commesso. Da qui il dilemma: fino a che punto la morale comune o collettiva può risultare dominante sulla morale del singolo? Qui si apre un crocevia sul senso dell’ ἦθος, che in greco antico definisce sia il carattere individuale che la consuetudine comune. Nel termine in sè è contemplata già la libertà di scelta su quale lettura e dunque prevalenza si intende dare alla morale. Nel “mercato delle morali” in cui ognuno dice la sua o avanza una proposta, sovrastante è il diritto umano che va a scavare nella roccia della definizione del filosofo Nietzsche quando asseriva che “non ci sono fenomeni morali, ma solamente interpretazioni morali dei fenomeni“.
E allora nella bioetica dell’eutanasia legale o del diritto all’aborto, la morte diviene pensiero centrale di tutto, laddove apre ogni interrogativo sul problema della vita umana e del suo senso. Su cosa si sostanzia il diritto alla ragione di vivere e morire come si desidera? Sull’autocomprensione dell’uomo che circoscrive con la sua scelta l’orizzonte del diritto soggettivo rispetto a quello giusnaturalista. Quando si parla infatti di diritti umani, si parla di diritti naturali spettanti all’uomo in quanto individuo, su cui lo Stato o la religione dovrebbero avere sovranità naturalmente limitata ma non limitante.


