Processi e pressione mediatica: quando il racconto dei fatti rischia di diventare una sentenza

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Memoria dei testimoni, formazione della prova e presunzione di innocenza: all’Istituto Jemolo il confronto tra il Generale Luigi Cortellessa e il presidente della Camera penale di Roma Giuseppe Belcastro

Una domanda formulata in un certo modo, il tono di chi interroga, il contesto in cui si raccoglie una testimonianza possono incidere sul racconto di un evento. Quando a quella ricostruzione si sovrappongono l’esposizione mediatica e le aspettative dell’opinione pubblica, diventa ancora più delicato il compito del processo: accertare i fatti attraverso prove e regole, garantendo il diritto di difesa e la presunzione di innocenza.

È questo il nodo affrontato all’Istituto A.C. Jemolo nel seminario “L’indagine tradizionale tra verità storica e verità processuale”, che ha aperto il corso di alta formazione “Arte investigativa e Strategie difensive”. Al centro del confronto, una questione che attraversa la cronaca giudiziaria: quale distanza può esserci tra ciò che è accaduto, ciò che viene ricordato e ciò che si riesce a dimostrare in un’aula di giustizia?

Il Generale dei Carabinieri Luigi Cortellessa, Commissario straordinario dell’Istituto, ha richiamato la centralità dei fatti e la complessità della loro ricostruzione. La memoria è individuale e il racconto di uno stesso episodio può cambiare a seconda di chi lo riferisce. Anche le modalità con cui vengono poste le domande e raccolte le dichiarazioni possono influire sulla narrazione. Da qui l’importanza del metodo investigativo: esaminare i racconti, cercare riscontri e distinguere gli elementi verificabili dalle interpretazioni.

Diritto di difesa e terzietà del giudice

Su questo terreno si misura il valore delle garanzie processuali. L’avvocato Giuseppe Belcastro, presidente della Camera penale di Roma, ha posto al centro del suo intervento il diritto di difesa, il confronto tra accusa e difesa nella formazione della prova e la terzietà del giudice. Principi che diventano particolarmente esposti quando il dibattito pubblico anticipa il giudizio e una ricostruzione ancora da verificare si consolida come certezza.

Il processo, è emerso dal confronto, non è un procedimento matematico. La decisione richiede una valutazione delle prove e della loro capacità di sostenere una ricostruzione dei fatti, tenendo conto delle incertezze che possono rimanere. In questo quadro Belcastro ha indicato nel criterio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio” un argine all’arbitrio giudiziario e un presidio della presunzione di innocenza: la condanna esige un grado di certezza che non può essere sostituito dalla forza persuasiva di una narrazione.

Il confronto riguarda anche chi racconta le indagini e i processi. Il passaggio di una notizia dall’atto giudiziario al dibattito pubblico rende essenziale distinguere ipotesi investigative, elementi di prova e responsabilità accertate. Una distinzione dalla quale dipendono la tutela delle persone coinvolte e la qualità dell’informazione.

Il corso “Arte investigativa e Strategie difensive” approfondisce questi temi attraverso un percorso di 82 ore dedicato alle tecniche investigative, alle scienze forensi e alle regole di formazione e valutazione della prova. È possibile partecipare tutti i martedì dalle 14.30 alle 17.30, per complessive 82 ore, anche ai singoli seminari, con il riconoscimento di due crediti formativi per ciascuna giornata agli avvocati partecipanti. Per gli avvocati partecipanti, saranno rilasciati due crediti formativi per ogni giornata.

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