Mega sanzione per Comune di Roma, Ama e Asl. Multa di 176.000 euro per il primo, di 239.000 euro per Ama ed ammonimento per l’Asl.
Il Garante della privacy richiama l’ordine sui “prodotti del concepimento” di età inferiore alle 20 settimane che possono essere sepolti solo su richiesta dei “genitori”, a differenza della sepoltura sempre prevista per i “nati morti”. Per i “prodotti abortivi”, invece, la sepoltura viene disposta dopo 24 ore, anche senza richiesta dei genitori, ma non è lecito divulgare l’identificativo della madre abortiva.
L’istruttoria del Garante condanna la diffusione illecita dei nomi delle donne che avevano interrotto la gravidanza e i cui feti erano stati sepolti all’interno del cimitero Flaminio a Prima Porta. Si ribadisce pertanto, con questa sanzione, la necessità di tutelare i dati personali dei cittadini italiani.
Ama avrebbe infatti trasmesso ai servizi cimiteriali l’elenco delle donne che avevano effettuato interruzione di gravidanza. I dati sull’aborto rientrano però tra le informazioni relative alla salute di cui è vietata la diffusione.
La legge 194 del 1978 prevede il regime di riservatezza e sulle croci del cimitero erano stati esposti i nomi delle madri.
La querelle sulla vicenda era già partita nel 2020 sulla piattaforma Facebook, dopo che una donna si era lamentata per aver scoperto il suo nome abbinato al nato morto nel Cimitero Flaminio.
L’ammonimento all’Asl, secondo il garante, è invece giustificato dal fatto che sia stata quest’ultima ad aver trasmesso i dati identificativi delle donne ai servizi cimiteriali.


