Matteo Messina Denaro, il testamento in un pizzino contabile

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La stampa internazionale ha dedicato una pagina al Capo di Cosa Nostra, scomparso intorno all’una di questa notte. I social sono impazziti, così come i commenti degli utenti che gli hanno augurato un riposo in pace.

Il boss dei due mondi, Matteo Messina Denaro, che aveva riconosciuto la figlia Lorenza dandole il suo cognome solo un mese fa, ha assicurato un legame tra Cosa Nostra e Cosa Grigia. L’uomo di Totò Riina, cresciuto sulle sue gambe, dedito al lusso e alle donne, indossava foulard alla moda, rolex al polso ed amava il look Versace.

La sua “carriera” mafiosa arriva al culmine con i pedinamenti di Giovanni Falcone. Era il 1991 ed era pronto a dar compimento alla realizzazione degli attentati che hanno ucciso Falcone e Borsellino nel 1992. Capo indiscusso della mafia trapanese, è annoverato tra i mandanti degli attentai sopra citati e delle bombe del ’93 di Roma, Firenze e Milano, oltre che del fallito attentato all’Olimpico . Decine di omicidi sono stati imputati a suo carico.

Ricercato per trent’anni dalla Sicilia a New York, da Dubai alla Tunisia, aveva investito cinque milioni di euro in aziende di pollame in Venezuela, partecipando alla costruzione di villaggi turistici in Tunisia, insieme alla ‘Ndrangheta.

Eppure il soldato di Riina, cercato dappertutto e definito “invisibile”, si trovava nascosto nei suoi territori, protetto da una serie di complici e suoi affiliati.

Del suo patrimonio si apprende tramite uno scritto lasciato su un pizzino contabile nel 2013. In esso erano contenute anche indicazioni sul suo funerale, ribadite di recente agli inquirenti: “Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell`odio e nel peccato. Sono io in piena coscienza e scienza che rifiuto tutto ciò perché ritengo che il mio rapporto con la fede è puro, spirituale e autentico, non contaminato e politicizzato. Dio sarà la mia giustizia, il mio perdono, la mia spiritualità”.

Tra le voci di entrate, uscite, indicazioni date ai complici, come saldi da 85.970 mila euro, compensi da 1.500 euro per un avvocato, regali da 2.500 euro, il suo patrimonio vale 4 miliardi di euro e deriva dalla somma di commerci, dall’eolico, oltre che da case e opere d’arte acquisite in vita.

“Oggi stiamo lavorando per quella parte di patrimonio che sappiamo esiste – ha dichiarato il Procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, ma che non siamo ancora in grado di sequestrare perché non abbiamo identificato tutti i prestanome”.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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