Livello di allerta terrorismo innalzato a Bruxelles. Dopo l’attentato di ieri sera in cui sono morti due cittadini svedesi, le istituzioni Ue presenti sul posto, hanno disposto il telelavoro per tutti i dipendenti, sospendendo le visite dei luoghi istituzionali, limitando gli orari di apertura uffici, chiudendo i parcheggi adiacenti.
Il sospetto attentatore che aveva dichiarato la sua appartenenza all‘Isis, identificato già a Bologna nel 2016, fu rintracciato dalla polizia nel capoluogo emiliano. Abdesalem Lassoued sarebbe morto per arresto cardiaco dopo le ferite riportate nello scontro a fuoco con la polizia, avvenuto questa mattina. Altre due persone sarebbero al momento ricercate.
L’attentatore arrivato in scooter con giacca arancione, aveva aperto improvvisamente il fuoco in boulevard d’Ypres, poco dopo le 19.00 di lunedì, gridando “Allah Akhbar”. Aveva addirittura postato un video della rivendicazione dell’atto appena compiuto.
Testimoni hanno raccontato che l’uomo stamattina era al bar a fare colazione come se nulla fosse, quando è stato raggiunto dalle forze dell’ordine nel quartiere Schaerebeek.
Aveva chiesto asilo in Belgio nel 2020, ma gli era stato rifiutato. A dichiararlo è il ministro della Giustizia, Vincent Van Quickenborne.
“Nel 2016, informazioni non confermate trasmesse da un servizio di polizia straniero indicavano che l’uomo aveva un profilo radicalizzato e che voleva partire per una zona di conflitto per la jihad. Le informazioni sono state verificate ma non è stato possibile fare nulla: non vi era alcuna indicazione concreta di radicalizzazione”, ha aggiunto il ministro.
“È stato ufficialmente cancellato dall’anagrafe nazionale del comune il 12 febbraio 2021 e pertanto non è stato possibile localizzarlo per organizzare il suo rientro. All’inizio di quest’anno, avrebbe minacciato un occupante di un centro di asilo a Kempen tramite i social media. Questa persona lo ha denunciato, aggiungendo che l’interessato era stato condannato per terrorismo in Tunisia, dove non è stato condannato per terrorismo in Tunisia ma per reati comuni. Non si trattava di una minaccia concreta o imminente”.


