Il mondo del giornalismo italiano piange la scomparsa di Franco Di Mare, storico inviato Rai, stroncato da un mesotelioma, un tumore maligno causato dall’esposizione all’amianto. Di Mare, volto noto al pubblico per i suoi reportage da zone di guerra come Bosnia, Croazia, Kosovo, Mozambico, Somalia, Rwanda, Burundi, Afghanistan e Iraq, aveva contratto la malattia durante la sua lunga carriera.
Le cronache di Di Mare lo avevano portato spesso a contatto con materiali contenenti amianto, utilizzati in quegli anni per l’isolamento di edifici e mezzi di trasporto. L’inalazione di fibre di amianto, anche a basse dosi, può causare gravi patologie polmonari, tra cui l’asbestosi e il mesotelioma, che si manifestano spesso dopo molti anni dall’esposizione.
La sua morte, ha riacceso i riflettori su una tematica molto dibattuta. Proprio lo scorso 28 aprile, infatti, si è celebrata la Giornata mondiale delle vittime di amianto.
Negli ultimi 10 anni in Italia sono deceduti per malattie asbesto correlate all’incirca 60mila persone. Solo nel 2023 l’Osservatorio nazionale amianto ha censito circa 2000 casi di mesotelioma, con un indice di mortalità, rapportato ai 5 anni antecedenti, di circa il 93% dei casi. Sempre nel 2023 si sono verificate circa 4000 nuove diagnosi di tumore del polmone per esposizione ad amianto con un indice di sopravvivenza (a 5 anni) stimato del 12% per un calcolo di circa 3500 decessi.
Asbestosi: la malattia che ha ucciso Di Mare ha stroncato 60mila persone in 10 anni
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