La maternità è perno della politica in quanto piedistallo sociale e motore della famiglia. Tutti siamo figli di una madre, nessuno escluso, eppure le mamme sono sempre più sole e con pochi benefici.
A loro è demandata fin dalla notte dei tempi, l’assistenza e la cura della famiglia; la garanzia di perpetrazione della specie e dunque di un tasso demografico che sostiene il mondo. Eppure costituiscono una crepa nel mercato del lavoro e nondimeno, dell’economia italiana.
L’incentivo alla maternità nel Paese è pari a zero: l’Italia vive il calo di natalità più eclatante della storia. Ci si è chiesti il perchè? Sempre meno donne hanno figli e se tentano di conciliare famiglia e realizzazione professionale, devono farlo con grandi sacrifici: in termini di tempo ed investimento anche economico, oltre che di salute.
Nel loro pragmatismo fa capolino la parola ‘urgenza’. L’età media per il primo figlio è salita a 32,4 anni e sempre più donne sono definite “primipare attempate” perchè accarezzano il sogno della maternità dai 40 anni in poi. Anche il numero di figli è calato bruscamente: si è ridotto per ogni donna a 1,24. Spesso la decisione di avere un figlio si trasforma in una rinuncia definitiva, per tanti fattori. Anche l’Istat avvalora i dati allarmanti e comunica che le donne tra i 15 e i 49 anni diventate mamme, sono un milione in meno rispetto al 2008.
Non possiamo esimerci dal menzionare le famiglie monogenitoriali, costituite da sole madri che rappresentano l’80,9%. Questo significa che salvo rarissimi casi, non navigano nell’oro e da sole devono assumersi la responsabilità di crescere e dare cura ai figli.
Le mamme lavorano il triplo, ed anche il quadruplo rispetto ai propri partner. Molte faccende sono appannaggio del loro ruolo che vivono fino all’ultimo respiro della propria esistenza ed è tutto lavoro che non riceve compenso economico, se non affettivo. Di fatto rappresentano una fetta minore del mercato del lavoro, pur essendo l’ombelico dell’universo a cui andrebbe riconosciuto un esatto valore economico, anche per incentivare le donne del nostro tempo a vivere la bellissima esperienza della maternità.
Al noto divario tra i tassi di occupazione di donne e uomini, si aggiunge il gap tra donne con e senza figli. Il rapporto Bes evidenzia un tasso di occupazione pari al 55,5% tra le donne tra i 25 e i 49 anni con un figlio fino a sei anni, che sale al 76,6% per chi non ha figli. Secondo il Bilancio di genere 2022 del Mef il rapporto tra il tasso di occupazione delle lavoratrici madri con figli under 6 e quello delle lavoratrici senza figli è pari al 73%: significa che su 100 donne senza figli occupate, ci sono solo 73 madri che lavorano. Anche perché per una donna su cinque diventare mamma significa dire addio al mondo del lavoro, sempre più spesso in modo irreversibile.


