Strage di Erba, un nuovo processo per stravolgere l’accusa

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Sono tornati di nuovo in Aula Olindo Romano e Rosa Bazzi, i responsabili della strage di Erba, per i quali era stato predisposto l’ergastolo. Oggi, a distanza di 17 anni dal delitto, il Pg Rispoli è lapidario: “Impossibile ribaltare le prove con questo processo di revisione”.

A Brescia l’udienza si è aperta con la relazione di uno dei giudici del collegio formato dal presidente Antonio Minervini e, a latere, Ilaria Sanesi e Marcello Mainardi.

Davanti alla Corte d’Appello, la difesa dei coniugi Romano ha ribadito: “Non è ancora stata fatta giustizia, non sono stati loro”, citando la testimonianza di Azouz Marzouk, padre del piccolo Youssef e marito di Raffella Castagna, morti durante la strage del 2006. La spettacolarizzazione del processo di revisione è estrema. Per questo, solo due giorni fa nella piazza principale di Erba dove si svolge il mercato, l’artista Nicolò Tomaini ha installato due statue dal titolo ‘The Lovers’, indicando i complici e amanti che hanno ucciso a coltellate e sprangate tre familiari. I coniugi sono messi l’uno di fronte all’altro, proprio come oggi, per “smascherare le dinamiche spettacolari dell’aberrante teatrino mediatico a cui le vittime stesse sono state sottoposte”.

Decine di persone si sono presentate di fronte all’aula del Palazzo di Giustizia di Brescia per capire se la coppia avrà l’assoluzione che cerca a 18 anni dell’eccidio.

La difesa ha riscritto il dibattito che si sta tenendo a telecamere accese in Aula, senza poter però riprendere Olindo e Rosa. 

L’avvocatura di Stato si scaglia su Olindo: “Vuole passare per sciocco, ma non lo è”, ribadisce. L’avvocato Domenico Chiaro non ci sta: “Il popolo ha diritto ha essere informato, ma credo che si siano superati determinati limiti. La giustizia si amministra in nome del popolo, ma bisogna capire che le decisioni vengono assunte nelle aule e non altrove e per questo il mio sarà un intervento su aspetti procedurali e non su  suggestioni mediatiche. Non è vero che la condanna di Rosa e Olindo si basa solo su tre prove, se anche non ce ne fosse una di queste o addirittura tutte e tre avremo la possibilità di fare un processo indiziario perché tanti sono gli elementi che gravano sugli imputati”.

Le richieste della difesa di Olindo e Rosa e del Pg di Milano Tarfusser, sono state respinte. Il procuratore generale Guido Rispoli ha appoggiato l’argomentazione su cui incalza l’avvocato di Stato per dovere di giustizia e cronaca: “Il povero Frigerio l’ha detto subito: è stato Olindo. Non c’era nessun aggressore in casa, e Valeria Cherubini in stato di incoscienza per il colpo subito, era salita nella sua casa, la sua tana per rifugiarsi. Le macchie si sangue e la scena del crimine sono elementi già in possesso dei giudici precedenti ed erano già stati analizzati compiutamente. Ci sono cascate di prove che è impossibile ribaltare”.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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