Lo hanno definito “un inferno peggio di uno zoo”. Questo lo stato del Cpr di Ponte Galeria a Roma, visto da chi lo ha visitato.
Numerosi sono gli episodi accaduti al suo interno e balzati agli onori della cronaca: lo scorso 30 settembre un’infermiera del centro aveva subito molestie da un 25 enne nigeriano arrestato dai carabinieri; il 7 ottobre 2023 una rissa aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine; il 4 febbraio 2024 è morto un 22enne originario della Guinea, Osmani Sylla, trovato impiccato con un lenzuolo intorno ad una grata alle sei del mattino. Il 3 marzo durante una manifestazione al di fuori della struttura per sostenere le richieste dei migranti, era scoppiato un rogo di sterpaglie all’esterno dell’edificio, mentre all’interno alcuni ospiti del Cpr avevano appiccato il fuoco a dei materassi.
Sulle condizioni disumane certificate anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che si pone contro le violenze quotidiane, è stata richiesta la chiusura immediata di tutti i Cpr a partire di quello di Ponte Galeria. La protesta a Roma è stata portata avanti dai radicali della cittá, di cui si è fatta portavoce la segretaria Evita Vittoria Cammerino. Insieme hanno replicato ciò che 13 detenuti fecero nel 2014, cucendosi la bocca per denunciare le condizioni del CPR.
In contemporanea è stato mandato un appello scritto al sindaco di Roma Gualtieri. Lo scopo è quello di ottenere un’ordinanza urgente per la chiusura della struttura. I motivi indicati sono relativi all’emergenza sanitaria e alla mancata sicurezza che sussiste all’interno dell’edificio.


