Un incontro per Ilaria Salis e per tutte. Cinisello aspetta il padre dell’insegnante incarcerata a Budapest, Roberto Salis, nel convegno dedicato alla figlia, intitolato ‘Senza catene’. L’uomo è da poco arrivato da Strasburgo, dove si è accordato per chiedere i domiciliari per la figlia, da presentare in data 28 marzo. Risulta preoccupato per le condizioni di Ilaria e spera che l’opinione pubblica possa salvarla.
Roberto sta attraversando l’Italia, cercando di sensibilizzare la gente affinchè faccia rumore per la figlia. Racconta a tutti delle modalità con cui è avvenuto l’arresto di Ilaria, e dà le motivazioni della fondatezza dei suoi timori.
“È stata arrestata mentre era in un taxi il giorno dopo gli eventi di cui è accusata. È stata fatta spogliare in caserma, portandole via i vestiti e lasciandola in intimo: calze, mutande e reggiseno. – ha spiegato – Le hanno consegnato degli abiti sporchi”.
Roberto fornisce ancora più dettagli sulla precarietà di condizione della figlia: “Ilaria viene poi portata in carcere. Per otto giorni è stata chiusa in una cella senza carta igienica, sapone e assorbenti. In seguito l’hanno trasferita in un’altra cella, con un’altra persona, che le ha fornito i beni di prima necessità. Per 35 giorni dal momento dell’arresto non le è stato concesso di ricevere un pacco contenente i generi di prima necessità, disponibile da lungo tempo, ma che doveva essere portato dall’ambasciata. Anche se l’ambasciata faceva richiesta di consegnare questo pacco, il carcere rifiutava”.
Nel pomeriggio in programma domenica 17 marzo alle 18.00, presso la cooperativa Agricola di via Mariani 11, l’incontro organizzato da Alleanza Verdi Sinistra di Cinisello Balsamo cercherà di fornire quanti più dettagli esaustivi su cui fondare la protesta italiana, sperando che la politica del nostro Paese non prenda sottogamba quanto sta avvenendo.
La reclusione da 13 mesi per lesioni aggravate a due manifestanti neonazisti, potrebbe costare ad Ilaria ventiquattro anni di carcere. La donna si è però dichiarata sempre innocente. Ha rifiutato il patteggiamento e dunque il processo non può essere chiuso. Ora si attendono i risvolti per capire se le verranno concessi i domiciliari, come richiesto dal padre.


