Sfiducia Salvini-Santanchè, oggi la svolta decisiva

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Rullo di tamburi alla Camera per le due mozioni di sfiducia che coinvolgono il vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, e la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Il voto in aula comporterebbe le eventuali dimissioni dai loro incarichi di governo.

La disposizione introdotta al Governo per la prima volta nel 1984, mette a dura prova la stabilità politica del Paese.

Nell’occhio del ciclone c’è in primis il vice premier. La sua mozione è stata presentata il 23 febbraio scorso dai capigruppo di quasi tutti i partiti di opposizione. Gli venivano contestati i rapporti tra la Lega e il partito Russia Unita di Vladimir Putin, con delle affermazioni a sostegno del regime del Cremlino, che secondo i proponenti getterebbero discredito sul governo italiano. Ma Salvini ha ribadito che quanto aveva dichiarato è decaduto nel momento in cui Putin ha scatenato guerra all’Ucraina.

Santanchè, coinvolta per la sua attività di imprenditrice in vicende giudiziarie con tanto di indagini della procura di Milano per truffa aggravata all’Inps, è al centro della mozione ripresentata dal M5S. La ministra si difende così a poche ore dal voto: “Per la nostra Costituzione fino all’esito definitivo dei tre gradi di giudizio nessuno può essere considerato colpevole. Tuttavia, in sede politica, dopo la decisione del Gup, per rispetto del Governo e del mio partito, farò una seria e cosciente valutazione di questa vicenda che è comunque antecedente alla mia nomina a ministro.”

Secondo statistiche, non è probabile che vengano approvate. Nella storia repubblicana sono state presentate 82 mozioni di sfiducia individuali; 39 sono state discusse e votate dalle aule di Camera e Senato, ma una sola ha avuto esito positivo, comportando dunque le dimissioni del ministro oggetto della mozione.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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