Proteste a catena a Milano. I licei si uniscono ad effetto domino occupando gli istituti. Si tratta di un evento singolare partito per segnalare i danneggiamenti delle strutture scolastiche tutelando il diritto allo studio consapevole.
La protesta pacifica si fonda su assemblee che il corpo studenti organizza durante le occupazioni per discutere di futuro della scuola, di modus operandi all’interno del suo organigramma e di proposte per creare progresso e benessere all’interno degli edifici di studio.
Non puntano il dito contro i professori, ma intendono risolvere i problemi rivendicando l’appartenenza agli spazi scolastici in cui si forma la loro giovinezza in vista del domani. Ed intendono scrivere anche al Ministero, per dare ancora più valore al congestionamento degli istituti.
Così le occupazioni coinvolgono il Maxwell a Cimiano, il Carducci a Loreto, estendendosi a macchia dal capoluogo alle zone limitrofe. Il liceo Parini, il Virgilio, il Bottoni, il Donatelli di Viale Campania, il liceo linguistico Verri, per citarne alcuni, hanno protestato e protestano per l’intero sistema scolastico ed aprono il dibattito sull’importanza di farsi comunità unendosi per costruire un futuro diverso da quello che gli viene offerto. E’ quanto dichiarano le scolaresche unite, che durante le occupazioni trovano perfino il modo di solidarizzare con la Palestina sperando in un cessate il fuoco immediato o di parlare di amore e diritto alla salute mentale.
Ciò che accomuna da oltre due mesi tutte le occupazioni, è il breve arco temporale della loro durata e l’effetto lampo con cui vengono rese esecutive. Si susseguono infatti rapidamente, scardinando anche il concetto tradizionale di occupazione, proprio per essere più incisive e fare in modo che non siano travisate nel valore della loro intenzionalità.


