Il diritto di contare come caposaldo della comunicazione della premier Giorgia Meloni. Così la leader di Fratelli d’Italia intende dare credibilità all’Italia in Europa, ovvero con la sua candidatura a Bruxelles.
“Sono pronta, come sempre a fare la mia parte”, ha annunciato a braccia spalancate la capolista del partito da lei rappresentato alla Conferenza programmatica FdI. La candidata in tutte le circoscrizioni chiede di votarla scrivendo solo il suo nome: Giorgia.
Ripercorre ancora una volta la stessa tecnica persuasiva, appellandosi al populismo che la vede essere una rappresentante comune dell’Italia. Poco cambia dal claim con cui ha condotto la propria campagna elettorale vincente precedente: “Io sono Giorgia, sono una mamma, sono cristiana”, aveva sentenziato. Ora marca il tono per essere votata con il suo nome di battesimo, ponendo l’accento sulla semplicità ed autenticità della sua persona.
Mai con la sinistra anche in Europa, aggiunge la premier accendendo i riflettori sul chiaro concetto identitario che ha in mente. Giorgia è pronta a tutto. Lo dice senza mezzi termini, quasi con il coltello tra i denti come una amazzone populista: “Non ci sono mezze misure, prendere o lasciare”.
E sull’identità quasi demagogicamente si sofferma nel suo parlare, come il più abile affabulatore che sa di avere il potere di essere un incantatore di serpenti dal palco. “Non accettiamo lezioni da chi invoca la chiusura delle scuole per il Ramadan mentre chiedeva di togliere il crocifisso dalle scuole”, ha aggiunto.
A Pescara, dopo un anno e mezzo di governo la premier appare come il novello Alessandro Magno pronto ad unire i due mondi con il peso della sua rappresentatività. Conservatrice e sovranista, sui valori della tradizione fonda tutta la sua comunicazione politica e spera di sedere sul trono d’Europa per dare al Paese il giusto peso collaborativo e non di sudditanza. Giorgia lo promette e lo sogna: “L’Italia cambia l’Europa”.


